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Titolo
Autore
Il Tartuffo ovvero l'impostore Molière (Jean-Baptiste Poquelin)
Recensione a cura di Christian

Ricerca personalizzata

Con questa commedia, Molière raggiunge gli apici della sua poetica e le vette di quella critica sociale, che tanto bene sapeva inscenare nei suoi capolavori. L'argomento di quest'opera è la denuncia della figura di falso devoto, cioè la denuncia di quei personaggi, arrivisti, che si aggiravano alle corti dei nobili, ostentando un ortodosso e quasi ascetico fervore religioso, nascondendo invece una rara malevolenza e una devozione che, essendo unicamente di facciata, permetteva le più turpi illazioni e i più iniqui soprusi. Veri ipocriti in toto, perseguivano solo i propri fini opportunisti, e le loro critiche, false e irragionevoli, seminavano zizzania e malafede anche nelle famiglie più integerrime.
Molière ha avuto molte difficoltà per pubblicare e rappresentare quest'opera: nonostante avesse l'appoggio del re, il gruppo della Sacra Congregazione (di cui facevano parte molti 'veri' Tartuffi) cercò, almeno nei primi cinque anni dalla creazione dell'opera, di osteggiare con tutti i mezzi questo lavoro teatrale, un lavoro che considerava perverso, amorale, abietto. Si arrivò addirittura a minacciare la scomunica per Molière.
L'opera è stata quindi rimaneggiata, e l'autore è stato costretto ad eliminare i passi più "perversi" e a concludere la commedia con un recalcitrante quanto inconsciamente raffazzonato finale, dove il deus ex machina, che risolve per il bene tutta la storia, è il re stesso (e non mancano alcuni versi di pura apologia e incensamento della regalità).
L'opera rimane comunque di estrema bellezza: intrigante, perfettamente realizzata, maestosa nell'incedere. E' una storia che, pur collocata nel suo ambito storico, è dotata di una modernità che stupisce qualunque lettore, perché Molière critica un tipo di ipocrisia (quella dei "compiacenti lisciatori", tanto per usare un termine moderato) che ha innumerevoli esempi nella nostra società.
Il finale non vanifica assolutamente gli sforzi che l'autore ha compiuto per porre nella giusta prospettiva un problema così sentito; a maggior ragione sentito da Molière, che già nel "Misantropo" proponeva una figura simbolo di estrema sincerità come quella del protagonista.
In conclusione, questa mi sembra una delle migliori opere di Molière e, probabilmente, una delle più sincere dell'autore.


Consigliato a:

Consiglio questo volume a tutti quelli che vogliono conoscere il grande commediografo francese: questa è una delle sue opere migliori, perfettamente congegnata e ineccepibilmente scritta, e per giunta scorrevolissima. Se vi è piaciuto questo libro, vi consiglio altre opere della tradizione teatrale: per esempio Shakespeare, in commedie come "La bisbetica domata", "Le allegre comari di Windsor", "Sogno di una notte di mezza estate". Oppure potete leggere Racine, contemporaneo di Molière e suo rivale artistico, dedicatosi in particolare alla tragedia teatrale; o, ancora, Rostand e il suo ottimo "Cirano di Bergerac". Se cercate opere italiane, vi consiglio la "Mandragola" di Machiavelli, gustosa pur nel suo italiano arcaico, e molte opere di Luigi Pirandello, come "Così è, se vi pare" e "Sei personaggi in cerca di autore".

Scorrevolezza Valore artistico Contenuti Globale
9 8.5 8.5 9

Fronte
Retro
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Titolo
Il Tartuffo ovvero l'impostore
Tit. originale
Le Tartuffe
Autore
Molière (Jean-Baptiste Poquelin)
Editore
Rizzoli
Anno
1669
Pagine
275
Genere
Commedia teatrale
Argomento

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