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Ascolta la prima pagina Il libro che vi presentiamo oggi è scritto in forma di intervista, una lunga serie di domande e risposte attraverso cui si riassume la lunga esperienza di una psicoterapeuta che, durante il corso della sua carriera, ha trattato numerosi casi di trentenni incapaci di diventare adulti. Le difficoltà affrontate da questa nuova generazione sono più o meno note; attraverso la loro analisi, la Sand ci spiega come i 25 – 35 enni diventano “pre – adulti”, vivendo in una sorta di prosecuzione dell’adolescenza, nella quale sviluppano un forte individualismo, ma, al tempo stesso, incontrano enormi difficoltà nello stabilire rapporti affettivi seri o nell’impegnarsi concretamente nella società. Cosa rende tanto diverse la nostra generazione da quella dei nostri genitori? Davanti alla complessità dell’argomento stavolta non possiamo spiegare il tutto con la classica frase “i tempi sono cambiati”. Chi ha 25 anni, oggi, non si reputa ancora in grado di compiere scelte definitive, non fa progetti, si illude di non aver bisogno di stabilità, di qualunque forma essa sia, affettiva o economica. Non sente, insomma, l’obbligo di preoccuparsi del proprio futuro, cullandosi nell’illusione di avere tutto il tempo che vuole. L’idea di vivere un periodo relativamente lungo, che la Sand quantifica in circa dieci anni, senza porsi grandi problemi, nel cosiddetto “vivere alla giornata”, può sembrare un’esperienza piacevole; in realtà, invece, spesso è proprio in questa fase dell’esistenza che nascondo grandi difficoltà psicologiche. I genitori oggi non esortano in alcun modo i propri figli a cercare una sistemazione, finire gli studi o farsi una famiglia. Un tempo l’ingresso nel mondo del lavoro segnava l’inizio della propria autonomia; oggi, purtroppo, si vive nel precariato, e risulta difficile tagliare il cordone ombelicale dai genitori, che, d’altro canto, accettano volentieri il ruolo di “padre amico” o “madre amica” alimentandone la dipendenza, provvedendo, fra le altre cose, alle spese quotidiane. Viviamo in un mondo ipertecnologico che ha cambiato radicalmente il nostro modo di comunicare: email, sms e chat hanno reso difficili i rapporti reali tra persone, trasmettere la propria interiorità, esprimere i propri sentimenti. La rivoluzione culturale del 1968 ha stravolto la struttura familiare. Oggi quando i figli decidono di tornare a casa, in seguito a qualche delusione, il loro ripresentarsi è sempre ben accetto, specie dalle mamme, che così evitano il confronto con una vita resa monotona dalla loro partenza o dal fatto di non avere più interessi in comune con l’altro coniuge. I genitori spesso temono il conflitto, lo evitano in tutti i modi, non capendo che sfuggono così a un processo naturale che deve aiutare il giovane a trovare la propria identità.
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