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Ricerca personalizzata
Mi ha sempre
affascinato
la capacità di Banana Yoshimoto
di affrescare la realtà con sapiente tratteggio, e i suoi
ritratti ambientali sono dotati di un efficace impatto evocativo e di
mirabile vividezza. Ma purtroppo questo volume della nota autrice
nipponica mi ha profondamente deluso. Certo, si
ritrovano qui le
tematiche care all'autrice, come la malinconia sottesa alla trama, le
riflessioni implicite ed esplicite sul significato della vita e della
morte, la ricerca imperterrita dell'attimo, che sempre fugge e mai
ritorna. E tuttavia quest'opera mi sembra dominata da vizi di fondo:
non sembra aggiungere molto a quanto l'autrice ha già
espresso nei precedenti volumi, e oltretutto presenta alcuni errori nel
riferire gli eventi (incongruenze come la posizione della pietra, che
mi ha lasciato il dubbio nel primo racconto, o come il fatto di poter
salvare tutti i dati in un dischetto nel secondo brano). Certo, queste
sono pecche sicuramente non strutturali, ma nel testo mi sembra che di
queste imperfezioni ve ne siano più di una. Ma pur
tralasciando questo (i massimi capolavori della letteratura sono pieni
di difetti come questi, e spesso assai maggiori), non riesco proprio ad
apprezzare alcune frasi scontate che l'autrice ci propone a volte, come
la semplicistica laconicità quando ci parla dei suoi incubi
(inizio secondo racconto), o la perentoria accettazione delle tesi
esposte dalla serva nel primo racconto. Se vi piace Banana Yoshimoto,
dovete assolutamente leggere, oltre ai libri suddetti, anche "Kitchen", "N.P.", "L'ultima
amante di Hachiko". Leggi anche la recensione di Valentina Nuccio
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