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Titolo
Autore
Guantanamo. Usa, viaggio nella prigione del terrore Carlo Bonini
Recensione a cura di Denise

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"Nazismo, male, guerra, odio, terrore. I sillogismi della paura s'incatenano in una sequenza che ritorna, perché è quella che arriva dritta alla pancia, prima ancora che alla testa".

Guantanamo è una ridente località sull'isola di Cuba, ultimamente tornata alla ribalta delle cronache, non per descriverne le bellezze paesaggistiche e promuoverla turisticamente, ma perché sede di una delle prigioni più conosciute, che per paradosso sta appunto in una delle baite più belle del mondo. Guantamano è una prigione in cui sono rinchiusi individui provenienti da tutto il mondo, in numero sempre crescente. Camp Delta, il nome del campo di prigionia, è diviso in tre parti, dove sono rinchiusi i comunisti di Castro, e i terroristi di Al Quaeda, fra queste troviamo un avamposto americano che controlla le due aree. Carlo Bonini, un inviato speciale del quotidiano "La Repubblica", ci svela l'intricata serie di patti che gli Stati Uniti hanno stipulato per far sì che i loro militari abbiano una base in almeno tredici paesi in tutto il mondo, con cinquantamila uomini pronti ad intervenire, sempre a disposizione della Casa Bianca. Si va dalla Somalia ad Haiti, fino al Kosovo. In questa visita Bonini è accompagnato dal Tenente Moss, che gli fa da guida. La prigione è costituita da parallelepipedi d'acciaio, circondato da una pesante benda di nylon verde, che non fa filtrare né rumori né odori. Queste sono a loro volta divise in altre celle, una per prigioniero, separati in modo che non si possano vedere, perché l'isolamento deve essere totale. I prigionieri portano una tuta arancione, e le celle sono aperte da tutti e quattro i lati, in modo da non avere la benché minima intimità. In una settimana vengono concessi solo novanta minuti d'aria, divisi in mezz'ore, il minimo per evitare che i muscoli si atrofizzino. In questi brevi lassi di tempo non c'è comunque la possibilità di muoversi liberamente, i movimenti sono impediti da pesanti catene a mani e piedi, e si sta sempre dentro una delle gabbie. I premi per la loro disciplina sono quei minuti d'aria, e l'acqua calda per una doccia. I prigionieri vengono chiamati con il loro numero di gabbia, ci sono una serie di regole che questi devono rispettare: in base al loro comportamento salgono o scendono di livello, in una "scalata al premio" che concede loro più o meno tempo per prendere aria o lavarsi, le uniche cose ammesse. Il livello più basso è la stanza di tortura dove c'è pochissimo spazio e una luce sempre accesa. I prigionieri provengono da quarantadue paesi diversi, il loro governo li ha catturati e spediti in questa baita. L'Italia ha spedito otto magrebini. La differenza fra queste e le altre prigioni è che qui i diritti dettati dalle convenzioni di Ginevra, sul trattamento dei prigionieri di guerra, non vengono rispettate. Ciò è testimoniato appunto dalle recenti cronache, che mostrano fotografie scattate dagli stessi soldati americani mentre maltrattano alcuni detenuti.


A differenza delle altre prigioni, chi entra a Guantanamo sa che verrà trattenuto solo per essere interrogato, o almeno è quello che viene riferito loro al momento del fermo, poi invece, inizia la detenzione. Il non sapere se e quando finirà la tortura psicologica, e spesso fisica, nel tentativo di estorcere informazioni che possano aiutare a prevenire e sventare eventuali attacchi terroristici, può far impazzire. E' una prigione anche per chi deve lavorarci, solo che gli ufficiali hanno il necessario per distrarsi, con sale attrezzate di tutto, e uno psicologo sempre a disposizione. Se proprio non reggono questo stile di vita, vengono rimandati a casa, e assegnati ad altri incarichi. La depressione per i detenuti è inevitabile, e sono innumerevoli i tentativi di suicidio. I colori delle loro tute, arancioni o bianche, indicano chi non collabora da chi ha già espiato le proprie colpe. Quella che è stata definita "La baita dei dannati" è il luogo usato dall'America per confinare quelli che considera suoi acerrimi nemici: di fatto il Presidente degli Stati Uniti consente che il segretario della difesa Donald Rumsfeld operi come meglio crede sul nemico, perché tanto i procedimenti usati sono privi d'ogni controllo. Secondo le versioni ufficiali, chiunque venga portato a Guantanamo intrattiene rapporti con il terrorismo, e il loro scopo è interrogarli per ottenere informazioni e prevenire così eventuali attacchi contro il popolo americano. Se ritengono che le informazioni non siano utili, questi vengono rilasciati. Ma le testimonianze fatte da Amnesty International e racconti di testimoni oculari, svelano che molti sono stati torturati e umiliati prima di arrivare sull'isola, e altrettanti sono quelli prelevati senza nessun motivo: il loro presunto legame con nuclei terroristici non viene quasi mai verificato prima di portarli via, commettendo spesso degli errori. Questo è un libro documento che parla di un pezzo di terra cubana dimenticata da tutti, usata dagli Stati Uniti per perpetrare la guerra al terrore, col "tacito consenso" dei cubani.

Scorrevolezza Valore artistico Contenuti Globale
6 7,5 7 7

Fronte
Retro

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Titolo
Guantanamo. Usa, viaggio nella prigione del terrore
Tit. originale
Guantanamo. Usa, viaggio nella prigione del terrore
Autore
Carlo Bonini
Editore
Einaudi
Anno
2004
Pagine
226
Genere
Saggio di attualità
Argomento
L'orrore delle prigioni cubane

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