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Titolo
Autore
Ecuba Euripide
Recensione a cura di Christian

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Il dramma di una madre, Ecuba, che ha perduto tutto, viene inscenato da Euripide tra gli echi lontani della guerra di Troia. Ecuba, resa schiava dopo la sconfitta dei troiani, ha perso tutte le persone a lei care: le uniche che le sono rimaste sono l'amata figlia Polissena e il figlio, che ha trovato un rifugio al di là del mare, presso un amico di famiglia. Ma il dramma ha inizio quando gli Achei trionfatori vogliono omaggiare la tomba dell'eroe Achille, e decidono di perpetrare un mirabile sacrificio umano, condannando a morte Polissena. La madre, già disperata per l'uccisione della dolce fanciulla, è completamente soggiogata dal dolore quando impara la morte anche del caro figlio, ucciso dall'ospite infido cui l'aveva lasciato. Da queste basi, non può non nascere in Ecuba il desiderio incoercibile della vendetta.
Il tema della colpa che si tramanda di generazione in generazione è una delle possibili chiavi di lettura di quest'opera: la colpa di Ecuba, caduta dai fasti della corte troiana nella misera schiavitù, che non ha saputo salvare la figlia, e che ha cercato di salvare il figlio ma ha miseramente fallito; la colpa di Polimestore, che ha tradito il sacro vincolo dell'ospitalità uccidendo l'erede di Ecuba, e che per questo non solo subirà l'aspra vendetta di Ecuba, ma condannerà la sua progenie alla morte, e se stesso ad un'esistenza di dolore.
Questa tragedia fa riflettere, e molto, sul significato della colpa, sul concatenarsi delle diverse singole colpe, anche contingenti, che risalgono via via di momento in momento (come non ricordare in questa stessa storia la "colpa" di Elena?). A questo tema, si riallaccia quello della improrogabilità della punizione, e della certezza di questa punizione, un tema che sarà lungamente ripreso successivamente in epoca cristiana. Ma qui non è presente un tema escatologico, finalizzato alla salvezza, collegato al concetto di peccato: è invece presente una punizione molto più concreta, che scaturisce da sentimenti violenti come la vendetta e la perfida rabbia; insomma, sentimenti che definiremmo brutali oggi, ma reali ed evidenti allora quanti reali e (spesso) celati oggi.


Consigliato a:

Se volete leggere grandi opere della classicità greca, questa di Euripide potrebbe appassionarvi per la complessità di richiami, anche con il presente, che possiede. Se vi è piaciuto questo volume, non posso fare altro che consigliarvi di proseguire con le letture classiche; se invece non l'avete apprezzato, allora potreste dirigervi verso drammaturghi più recenti, a partire da Shakespeare (vi ribadirò sempre "Amleto", "Otello", "Re Lear"), oppure leggere qualche commediografo: io vi consiglio Molière ("Il Tartuffo", "Il misantropo"), Carlo Goldoni ("La locandiera"), e Luigi Pirandello ("Così è, se vi pare").

Scorrevolezza Valore artistico Contenuti Globale
7 8 8 7.5

Fronte
Retro

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Titolo
Ecuba
Tit. originale
Ἑκάβη
Autore
Euripide
Editore
www.bibliomania.it
Anno
424 a.C. Circa
Pagine
21
Genere
Tragedia teatrale
Argomento

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