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Ricerca personalizzata
Questo
diario è stato scritto fra il 1956 e il 1957: è
una
raccolta dei ricordi di una vita, quella di una bambina nata in uno dei
periodi più difficili della nostra storia. Maria ha solo
sette
anni quando sente parlare della guerra civile in Spagna, in cui
combatte anche il padre. Con la dichiarazione di guerra di Mussolini
cambia quella che fino ad allora era stata una vita ed una famiglia
felice, e Maria come ogni bambina della sua età non capisce
il
perché di tutte queste proibizioni, non si può
ascoltare
la radio, si devono tenere le finestre sbarrate, ed evitare di
dichiararsi antifascisti per non avere guai. Maria frequenta il liceo,
l'unica materia che ritiene interessante è la filosofia,
forse
proprio quella che la spingerà a diventare maestra. Grazie
alla
sua esperienza d'insegnante conoscerà la realtà
dei
piccoli paesi della Barbagia, in cui le famiglie lottano ogni giorno
contro la povertà, lavorando nei campi e vivendo alla
giornata,
riponendo le speranze nel tanto atteso Piano di Rinascita, di cui Maria
Giacobbe ci parla nella prefazione, per presentare un pezzo della
storia sarda, i famosi anni della ricostruzione. Nel corso di questi
anni d'insegnamento lascerà un bel ricordo nei suoi
studenti,
classi composte da bambini ma anche da adulti: il contatto solidale con
questi ambienti la spinge a porsi più come amica che come
insegnante, superando la normale diffidenza data dalla riservatezza
tipica delle famiglie sarde, ambienti in cui quindi è
difficile
guadagnarsi il rispetto, e spesso lo scontro con gli insegnanti
più anziani è inevitabile. Le realtà
sociali
cambiano da paese a paese, per esempio a Bortigali è
presente un
certo benessere, le donne non indossano l'abito tradizionale, mentre
Fonni è quello più povero, in cui Maria
darà il
suo contributo lavorando anche nel centro di cultura popolare,
organizzando catene di solidarietà con in colleghi del nord
dell'Italia. Solidarietà non sempre gradita, a causa di un
ostinato orgoglio, e della paura di essere considerati culturalmente
inferiori; spesso anziché ammirare l'impegno di questa
piccola
maestra che tenta di migliorare le loro vite, sarà
criticata, ma
alla fine quegli uomini cosi diffidenti saranno fieri di far parte di
quella società civile che porta Maria Giacobbe alla fama
internazionale. Il regista cagliaritano Nanni Loy scrive una
sceneggiatura su questa giovane insegnante, ma il progetto di un film
sulla sua vita non si concretizza sia per la mancanza di fondi, sia
perché qualcuno ha bloccato questo progetto, infatti per
quei
tempi un film "neorealista" di quel tipo avrebbe dato fastidio a molti
in un momento in cui la Barbagia era già in primo piano a
causa
di una storia di banditismo culminata con l'assassinio di due giovani
inglesi. "Diario di una maestrina" rimane comunque un documento di
grande importanza che ritrae nel dettaglio la tensione e la voglia di
riscatto sociale di questi tempi.
Consiglio questo libro a chi vuole scoprire le antiche
storie
di una sardegna poco conosciuta.
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