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Ricerca personalizzata
Ascolta l'audiolibro! Questo
romanzo
incompiuto di Italo
Svevo ci presenta, come il titolo stesso
suggerisce, il viaggio in treno del protagonista che, ancor prima di
essere uno spostamento fisico tra città, risulta essere un
cammino psicologico e morale. In esso sono presenti temi e idee
già trattati in romanzi
come "La coscienza di Zeno",
sempre in chiave di sofferta istanza vitale. Il viaggio
diviene un modo per ricercare una verità che è
insita in noi stessi, per rivelare il nostro pensiero: uno
metodo di indagine interiore, che rimette in discussione noi
stessi e il nostro rapporto con gli altri; una situazione che fa
risaltare la menzogna che continuamente viene riproposta, sia verso di
noi, partendo dalle speranze disilluse e dalle pulsioni che il
nostro cervello non vuole riconoscere a noi stessi, sia
verso gli altri, che ci presentano un volto a tratti amico,
a tratti spregevole, ma che è sempre solo una
trasposizione della realtà, come viene mediata dal
nostro spirito o da quello dell'individuo che ci sta di fronte (e in
quest'ottica sarebbe importante rileggersi classici come "Uno,
nessuno e centomila" di Pirandello
o
"Rosso Malpelo" di Verga).
Consiglio questo
volume a tutti gli appassionati di Svevo
e delle sue acute introspezioni sull'insofferenza del vivere:
vi suggerisco però di leggere questo volume solo a
coronamento delle letture di questo autore,
cioè dopo
aver già affrontato libri come: "La coscienza di
Zeno", "Una vita",
"Senilità",
"La
novella del buon vecchio e della bella fanciulla".
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