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La quarta di copertina
L’elaborazione di un lutto, traumi e antichi abbandoni attraverso un viaggio di ri-iniziazione alla vita, di riadattamento ai sentimenti, alla amicizia, ma anche al sonno, al pensiero, alla normalità del vivere offuscata da un angosciante complesso di colpa da sopravvissuto. Un viaggio che deve lavare via, significativamente anche attraverso il dono loro, di americani, ai poveri del mondo di una somma di danaro di cui sbarazzarsi (poiché non è servita a salvare l’amico), lavare via una coscienza ossessivamente invasiva, una follia intessuta di incessanti lavorii, di domande e risposte infinite e di presenze intollerabili che tacciono, spariscono soltanto se sbaragliate, sopraffatte dal vortice della velocità. L’intreccio Il breve viaggio di Will che ha da poco perso un amico con un suo altro caro compagno, intorno al mondo nelle sue intenzioni, si manifesta come una struggente storia di ricostruzione per mezzo della realtà ma soprattutto di molte illusioni (illusione del movimento, della velocità, della vendetta, dello sfruttamento in veglia delle ore destinate al sonno), della sua vita spezzata dalla perdita di un amico, ma anche da peccati a lungo inconfessati, dall’abbandono di un genitore, da un pestaggio umiliante, da voci assordanti nate dalla solitudine che Will riuscirà per poco ad annientare –ho vissuto!- prima del grande impatto con cui si arresterà per sempre la corsa. Il commento Vogliono fare il giro del mondo in una settimana: programma basato su elucubrazioni mentali e non corrispondenti alla realtà: Chicago, Mongolia, Qatar, Yemen Madagascar Ruanda, San Francisco, Chicago, mete combinate e ricombinate secondo le serie: senso orario, antiorario, nord sud, caldo, freddo, fusi orari... Quando partono la prima tappa è impossibile da raggiungere. Cambiano percorso ma la nuova tappa allunga i tempi: devono partire subito, l’indomani... Intanto chi parla si fa discorsi nella mente. Ha sonno, il corpo ha sonno ma la testa continua a ragionare rabbiosa. Telefonate dalla madre che gli prospetta quel progetto di viaggio come insensato. Arrovellamenti: quando si tratta di dolore la mente ha una curiosa tendenza all’organizzazione. Intanto continua la programmazione campata in aria: si considerano “cittadini del mondo che sfidavano dio spostandosi continuamente e battendo il tempo schizzando da una linea aerea a un auto a nolo”. Naturalmente ha un'accezione autoironica. Loro sono invece lì in attesa di un’auto a nolo: la “leeentezza!!! L’inutilità del tempo tra le cose”, in attesa mentre accadono cose nel mondo, lì in Senegal, mentre loro sono alla reception ad aspettare, e finalmente quando la macchina arriva, dopo ridicoli giri, ridicola e spaventosa situazione, si ritrovano davanti all’albergo e il tempo è passato e loro non hanno combinato proprio niente. Piani, programmazioni fulminee che possono essere cambiate a piacimento (sposo-divorzio-vivo con gli alimenti-parto vado a Londra non torno più indietro-mi licenzio e vado a vivere...); anche la lista delle cose fatte per essere sicuri che qualcosa si è fatto e per quantificare tempo, azioni: “abbiamo visto Dakkar, le prostitute, l’uomo senza gambe...”. Storia che vuole ingannare il tempo, il silenzio, i sentimenti con l’illusione del movimento, dell’agire velocemente per lasciare indietro tutto questo rumore doloroso che è la vita fuori e dentro di noi. Ironico e tragico Will come la disperata illusione di velocità e il desiderio tormentoso di essere vicino alla morte ma non morto. Anna Rita Federici
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