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Anna Politkovskaja era una giornalista russa della Novaja Gazeta. E’ stata uccisa il 7 ottobre 2006 perché era attivamente impegnata nella salvaguardia dei diritti del popolo ceceno. E’ stata lì più di 40 volte e questo libro è la sintesi delle terribili vicende che questa terra si trovava e si trova tuttora a vivere. Omicidi subdoli, gente deportata, donne incinte violentate e bruciate, bambini ammazzati brutalmente: ecco cosa Anna scrive in “Cecenia. Il disonore russo”. Il reportage è una dura accusa a Vladimir Putin, Capo della Federazione russa, e ai militari russi che compiono scempi sotto gli occhi velati della comunità internazionale. E’ dalla parte della popolazione Anna, lei russa che sfida i potenti del suo Paese per vivere tra il fango e il sangue, in condizioni igieniche inesistenti, con i crampi allo stomaco per la fame e in continuo pericolo di vita. Particolare il capitolo in cui racconta dell’assalto, nel 2002, al teatro Dubrovka di Mosca in cui persero la vita 129 persone tenute in ostaggio da 41 sequestratori ceceni, morti anche loro, che rivendicavano l’indipendenza della Cecenia dalla Madre Russia. Raccoglie lo strazio delle famiglie di chi a casa non è più tornato, donne e uomini che spariscono, inghiottiti dalle percosse e dalle violenze. Anna accusa la sua patria di soprusi e trattamenti disumani e degradanti che lacerano la persona e la riducono ad un essere spaventato e senza futuro.
Consigliato
chi non sa cos’è lo scempio della
Cecenia e vuole capire o semplicemente documentarsi per non dimenticare.
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