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Ricerca personalizzata
Questo
racconto
di Dickens
mi ha colpito per la
capacità evocativa dei buoni sentimenti natalizi. Una favola
che
colpisce il cuore dei lettori, le loro emozioni più sincere.
L'intento dell'autore sembra essere spiccatamente morale, anzi,
più spesso moraleggiante. E' forse questo l'unico limite di
questa storia ben scritta e ben ordita: un intenzionalità
etica
che, se ben si accompagna allo spirito di un Natale dolce e ispirato
alla bontà, lascia però un certo senso di
stucchevole
artificio moralistico, di parabola edificante che si allontana dalle
riflessioni artistiche e letterarie per giungere, invece,
più
che a descrivere i pensieri dell'autore o la realtà, a
conchiudersi in un affettato resoconto morale, concentrato
sull'inanità della cupidigia e della nequizia.
Consiglio la lettura in occasione del Natale; oppure se avete dei bambini. Invece, se volete leggere favole che meglio riproducano la complessità, e spesso negatività, della vita, vi consiglio quelle di Oscar Wilde, contenute nella raccolta completa dei suoi racconti. Se volete leggere qualcosa di più esoterico, potreste dare un'occhiata a "Fiabe Tibetane", a cura di Pietro Angelini.
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