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Titolo
Autore
Canne al vento Grazia Deledda
Recensione a cura di Christian

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Questo romanzo, uno dei più famosi della scrittrice Grazia Deledda, premiata con il premio Nobel agli inizi del Novecento, è univocamente rappresentativo della sua arte narrativa e della sua ricerca psicologica e introspettiva sui personaggi.
Narra la storia di una famiglia composta da tre sorelle e un servitore, cui sono molto attaccate, che si ritrovano a dover accettare nel loro nucleo familiare il figlio della quarta, distaccatasi per dissensi con il padre e ormai morta; un giovane che è venuto con buoni intenti, ma che si rivela foriero di tragedie per la sua condotta dissipata.


Per certi versi questo romanzo ricorda "Siddharta", perché come nella grande opera di Hesse, qui il vero protagonista della storia, il servitore, compie un lungo e difficile cammino, sia spaziale che soprattutto speculativo, che lo porta a riflette sulla realtà che lo circonda e sui legami d'affetto che lo legano alle tre sorelle. Diviene quindi un vagabondo, sperimenta la vita di viandante, incontra un non vedente da dolce cuore, triviali opportunisti, iniqui approfittatori e ladri. Conosce meglio l'esistenza, uscendo dalla cellula vitale in cui è stato chiuso per la maggior parte della sua vita, ma conosce soprattutto la sconfitta, la sconfitta di un modo di agire, delle speranze disilluse, delle aspirazioni disattese; culminando nella più ferale delle beffe: l'ottenimento del suo desiderio più grande, dell'obiettivo per cui si era impegnato per una vita, solo in limine mortis, quando la sua percezione è alterata, e non può più parteciparvi ne emotivamente né fisicamente. Sembra questo un finale immensamente negativo: ma l'autrice, suggerendo la débàcle del singolo, dell'individue che non può, nemmeno con tutto il suo volere, con il suo impegno, col suo travaglio di una vita, ottenere quanto desidera se non in una realizzazione postuma del beffardo destino, induce il lettore a pensare che l'esistenza sia decisamente imprevedibile, e che le vittorie o le sconfitte del singolo, così come delle singole società, intese come summa di individui, siano ottenute solo con la mediazione del fato, di quella fortuna che è il precipitato degli accandimenti, il solo capace di determinare gli eventi, di modificarli, di mutare il loro corso.


Deledda parla di questo esplicitamente, fino a partire dal titolo, che viene spiegato all'interno del romanzo: noi siamo le canne, e il vento è il destino che può scuoterci a suo piacimento, a suo giudizio, senza lasciarci la possibilità di opporci ai suoi voleri. E' quindi una condizione di passività quella che ci è imposta, quasi fosse, il destino, un succedaneo della negazione del libero arbitrio, del meccanicismo che non lascia spazio ai desideri e al lavoro dell'individuo? L'autrice può forse indurre a pensare questo, ma, ad una lettura più attenta, la realtà si rivela molto più complessa, e si riesce a notare (ad esempio nei dialoghi tra il servitore e la sorella che non vuole sposarsi) che questo destino è creato dalle stesse nostre mani, è un nostro prodotto, almeno per quanto riguarda gli eventi della socialità: infatti proprio dall'incompresione, dall'arroccamento delle posizioni, dalla pertinace credenza o superstizione, nascono le sofferenze nostre e delle persone a noi vicine.
Dunque l'autrice, che ad una prima istanza sembra accettare la passività come unica possibilità dell'umana esperienza, riesce ad indicarci anche il cammino da seguire per un miglioramento reale della nostra comprensione: quella conoscenza, comprensione, amore, che dovrebbero sempre ispirare le nostre azioni.


Consigliato a:

Se vi è piaciuto questo romanzo, potreste appassionarvi allo stile di questa grande autrice sarda: provate a leggere opere come "Cenere", "Cosima", "Il paese del vento", "Colombi e sparvieri". Se vi piace la narrativa che riesca a riprodurre la le atmosfere e i tempi popolari italiani, potreste leggere le opere di Verga, come "I Malavoglia", "Mastro don Gesualdo", le novelle, che ci mostrano una Sicilia industriosa ma dai forti contrasti, oppure Antonio Fogazzaro, per esempio nella sua opera più famosa, "Piccolo mondo antico", ambientata in una popolare provincia lombarda.

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Scorrevolezza Valore artistico Contenuti Globale
9 8 8 9

Fronte
Retro

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Titolo
Canne al vento
Tit. originale
Canne al vento
Autore
Grazia Deledda
Editore
Progetto Manuzio - www.liberliber.it
Anno
1913
Pagine
350.000 caratteri 
Genere
Romanzo
Argomento

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