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Recensione a cura di Christian
La grandezza di questo romanzo è
la sua
incompiutezza.
Gustave
Flaubert ci narra la storia di due persone, due
onesti scapoli, impiegati ingrigiti dal lavoro e dall'ambiente in cui
vivono, che decidono, una volta conosciutisi, di abbandonare impiego e
casa per andare a vivere in campagna, lontano da tutti, dove possono
finalmente coronare i loro sogni: appagare la loro sete di conoscenza.
Perché in loro è vivo un'ardore smisurato per
tutto ciò che è nuovo, sconosciuto, di
là dal raggiungibile: e si gettano in qualsiasi campo
culturale, dalla storia alla medicina, dal giardinaggio alla filosofia,
dalla tecnica alla religione, mai paghi di nessuna esperienza
d'accrescimento, giacché non riescono a venire a capo di
nessun'arte, nessuna scienza, nessun sapere: sempre si impantanano in
inadeguatezze, imprecisioni personali, grandi insolubili quesiti; non
riescono a padroneggiare quanto di volta in volta studiano, rimanendo
dei dilettanti di ogni sapere e degli esperti girovaghi delle scienze.
Il crescendo, quasi sconfortante, di ogni loro desiderio accrescitivo
si scontra inesorabilmente con istanze interne, delle
incapacità di ogni sorta a capire, ed esterne, le
incapacità peculiari di ogni scienza di essere esaustiva e
precisa, che rendono vano ogni sforzo e illusorio ogni obiettivo,
obbligando ogni qualche passo a stornare la meta e a calcare nuovi
cammini.
Lo scontro tra precisione e indeterminatezza, che
rende celebre il grande Musil de "L'uomo senza qualità",
in
quest'opera diviene martellante e sfrenata ossessione, conducendo i
protagonisti lungo un cammino onorevole ma che purtroppo manca di
approdo.
Flaubert,
che pure dedicò anni e anni alla stesura di questo romanzo,
e che lesse per la sua redazione qualcosa come 5.000 volumi, non
riuscì mai a finire l'opera. Ma, a mio modo di vedere, qui
la mancanza diviene un inestimabile pregio: "Bouvard e
Pécuchet" è infatti la parabola di due esistenze
ricercatrici, che certamente sono viste attraverso una lente
pessimistica che vanifica le fatiche, ma sono altresì due
esistenze che solo alla luce della perpetua ricerca possono trovare la
compiutezza letteraria che le compete, e la mancanza di fine del testo
non può che indurre il lettore a cercare una sua
interpretazione dell'opera, e, soprattutto, una sua interpretazione
della ricerca inesausta.
Consigliato
a:
Consiglio questo volume a tutti le persone che non sono mai
sazie di conoscenza e che vogliono interpretare una possibile
valutazione teleologica del sapere. Chi ancora non conosce Gustave
Flaubert, dovrebbe innanzitutto leggere "Madame Bovary",
"Salambò"
e i "Tre
racconti".
Se volete apprendere i confini
attuali di alcuni saperi scientifici (in continuo divenire), vi
consiglio due grandi opere: "Dal Big
Bang ai buchi neri" di Stephen Hawking, per quanto
riguarda la fisica, e "La
mente nuova dell'imperatore" di Roger Penrose,
per
quanto concerne la matematica, la fisica e la teoria conoscitiva e
computazionale.
Citazioni dall'opera.
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
| 8 |
9 |
9.5 |
9 |
|
Fronte
|
Retro
|
 |
 |
|
Clicca sulle immagini per
ingrandire
|
|
Titolo |
| Bouvard e Pécuchet |
Tit.
originale |
| Bouvard et Pécuchet |
Autore |
| Gustave Flaubert |
Editore |
| Garzanti |
Anno |
| 1881 |
Pagine |
| 281 |
Genere |
| Romanzo |
Argomento |
|
|