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 Citazioni e aforismi tratti dalle opere di: Tahar Ben Jelloun

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Tutte queste citazioni sono tratte dal volume "Creatura di sabbia".


Non c’è niente di più ingombrante
Delle cose lasciate dal tempo in uno
Scaffale della memoria.



La solitudine è la mia scelta
E il mio territorio.
Ci abito come una ferita
Che sta nel corpo
E rifiuta qualsiasi cicatrizzazione.
Dico che ci abito
Ma a rifletterci bene
È la solitudine,
con il suo terrore,
i suoi silenzi pesanti,
i suoi vuoti invadenti,
che mi ha scelto come suo territorio di elezione,
come pacifica dimora,
dove il benessere
ha il gusto della morte.




La violenza del mio paese
È anche in questi occhi chiusi,
in questi sguardi distolti,
in questi silenzi
fatti più di rassegnazione
che di indifferenza.



Nella vita bisognerebbe
Avere due facce...
Sarebbe bene averne
Almeno una di ricambio.
Oppure, e questo sarebbe meglio,
non avere nessuna faccia,
semplicemente.
Essere solo delle voci...
Un po’ come i ciechi...



Non si ritorna mai da così lontano
Come da se stessi.
Un diario è talvolta necessario
Per dire che uno
Ha cessato di essere.



Non è forse arroganza scrivere?
E allora questa arroganza
Io la pratico,
ben consapevole dei suoi rischi.
Quali rischi?
Volere attraversare la vita
Con un’orda di parole
E le parole sono pericolose.



E chi era stato?
La domanda cadde dopo il silenzio di imbarazzo o di attesa.
Il narratore, seduto sulla stuoia con le gambe ripiegate nella
Posizione del sarto, tirò fuori da una cartella un grande
Quaderno e lo mostrò all’auditorio.
Il segreto è qui, intessuto di sillabe e di immagini. Me lo affidò
Proprio prima di morire. Mi fece giurare di non aprirlo prima che fossero passati i quaranta giorni dalla sua morte, il tempo di
Morire del tutto, quaranta giorni di lutto per noi e di viaggio
Nelle tenebre della terra per lui. L’ho aperto la notte del
Quarantunesimo giorno. Sono stato inondato dal profumo
Del paradiso, un profumo così forte che per poco non ne rimanevo
Soffocato. Ho letto la prima frase e non ho capito niente. Ho
Letto il secondo paragrafo e non ho capito niente. Ho letto la prima pagina e ne sono stato illuminato. Lacrime stupefatte
Colavano incontenibili sulle mie guance. Avevo le mani sudate;
il sangue non circolava in modo naturale. In quel momento ho
saputo di essere in possesso di un libro raro, il libro del segreto,
attraversato d’impeto da una vita breve e intensa, scritto nella
notte della lunga prova, conservato sotto grandi pietre e protetto
dall’angelo della maledizione. Questo libro, amici, non può essere
fatto circolare, né dato a chicchessia. Non può essere letto da
spiriti innocenti. La luce che emana abbaglia e acceca gli occhi che vi si posano inavvertitamente, senza essere stati preparati.
Questo libro io l’ho letto e decifrato per spiriti di quel genere.
Non potrei avervi accesso senza passare attraverso alle mie notti
E al mio corpo. Io stesso sono questo libro. Sono diventato il libro
Del segreto; ho pagato con la vita per leggerlo. Arrivato alla fine, dopo mesi di insonnia, ho sentito che il libro si incarnava in me, perché quello è il mio destino. Per raccontarvi questa storia non avrò nemmeno bisogno di aprire il quaderno, intanto perché ne ho imparato a memoria ogni passo, e poi per prudenza. Tra poco, brava gente, il giorno si lascerà scivolare nelle tenebre; io mi ritroverò solo con il libro e voi soli con l’impazienza.
Sbarazzatevi della febbre malsana che accende i vostri sguardi. Siate
Pazienti, scavate insieme con me la galleria della domanda e sappiate
Aspettare, non tanto per le mie frasi, che sono vuote, quanto
Il canto che si leverà lentamente dal mare e verrà per iniziarvi sulla
Strada del libro all’ascolto del tempo e di quanto il tempo
Sa fare in frantumi.

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