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 Citazioni e aforismi tratti dalle opere di: Charles Bukowski

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Citazioni varie:

Va bene essere uno scrittore morto di fame ma non uno scrittore morto di fame che beve. Agli ubriaconi non si perdona mai nulla.

La vita è una canzone triste: abbiamo ascoltato troppe voci visto troppe facce troppi corpi.

I cani dell’inferno pregano per me mentre il mondo si trascina a riva.

Forse vivere questi giorni mediocri ci prepara a quelli pericolosi.

La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa. Gli dei mi hanno viziato.


Il cibo fa bene ai nervi e allo spirito. Il coraggio viene dallo stomaco. Tutto il resto è disperazione.

Qualunque stronzo è capace di trovarsi uno straccio di lavoro; invece ci vuol cervello per cavarsela senza lavorare. Qui la chiamiamo l’arte di arrangiarsi. E io voglio diventare maestro in quest’arte.

«Ti ho visto con quella puttana un po’ di tempo fa. Non è il tuo tipo.» - «Nessuna è il mio tipo.»

Non era come prima, non è mai come prima… C’era una specie di vuoto fra noi, le cose che erano successe. Joyce era piena, soda… La afferravi per le chiappe ed era bello. Con Betty non era così bello. Era triste, era triste, era triste. Quando andammo a dormire non le appoggiai i piedi addosso, né lei li appoggiò a me, come facevamo sempre prima. Dormimmo senza toccarci. Eravamo stati derubati, tutt’e due.

Naturalmente ci sarebbero state le liti. E’ questa la natura della Donna. Alle donne piacciono i lanci di biancheria sporca, gli urli, le tragedie. Poi gli scambi di promesse. Io non ero molto bravo, con le promesse.


Le donne erano destinate a soffrire; non c’era da meravigliarsi che volessero sempre grandi dichiarazioni d’amore.

Morire su un pavimento di cucina alle 7 del mattino mentre gli altri friggono le uova non è poi così brutto se non capita a te.

Accendo la tivù e c’è Gregory Peck che finge di essere Francis Scott Fitzgerald ed è tutto agitato e sta leggendo il suo manoscritto alla sua signora. Spengo la tivù. Che razza di scrittore è quello? Uno che legge le sue pagine a una donna? E’ uno stupro…

Accendo la tivù e c’è Gregory Peck che finge di essere Francis Scott Fitzgerald ed è tutto agitato e sta leggendo il suo manoscritto alla sua signora. Spengo la tivù. Che razza di scrittore è quello? Uno che legge le sue pagine a una donna? E’ uno stupro…

Dio batte l’Uomo; l’Uomo batte Dio. La mamma faceva la marmellata di fragole mentre il mondo andava a rotoli.


La faccia è la prima cosa che si butta via quando la fortuna ti abbandona.

Tutti gli scrittori sono dei poveri idioti, ed è per questo che scrivono.

Io stesso una vacillante dinastia, sempre ubriaco più che potevo…Colto, affamato, depresso, ma in realtà un bel pezzo di figa avrebbe sciolto tutto il mio rancore; ma io non lo sapevo.

L’inferno ribolle di risate.

C’è sempre un Cristo ubriaco in osteria con le unghie sporche.

Godo ad attaccare il sole con le pistole ad acqua.

Le uniche persone che conoscono la pietà sono quelle che ne hanno bisogno.

Per scrivere non basta il dolore, ci vuole uno scrittore.

Penso che vivere con donne pazze faccia bene alla spina dorsale.

Qualsiasi mossa sulla scacchiera porta allo scacco matto.

Certe donne la sanno più lunga della scienza medica.

Qualsiasi cosa, del resto, è una perdita e spreco di tempo: tranne fottere di gusto o creare qualcosa di buono o guarire o correr dietro a una specie di fantasma- amore- felicità. Tanto tutti finiamo nel mondezzaio della sconfitta: chiamala morte, chiamala errore.

Ognuno di noi ha i suoi inferni, si sa. Ma io ero in testa, di tre lunghezze sugli inseguitori.

Dio è un posto solitario senza carne.

Natale sta arrivando come una fiocina.

Caddi in uno dei miei patetici periodi di chiusura. Spesso, con gli esseri umani, buoni e cattivi, i miei sensi semplicemente staccano, si stancano: lascio perdere. Sono educato. Faccio segno di sì. Fingo di capire, perché non voglio ferire nessuno. Questa è la debolezza che mi ha procurato più guai. Cercando di essere gentile con gli altri spesso mi ritrovo con l’anima a fettucce, ridotta a una specie di piatto di tagliatelle spirituali.

Avevo la bottiglia e anche la macchina per scrivere… due uova oggi, e all’inferno la gallina domani.

Era un buon momento. Quello che non riuscivo a tollerare era il pensiero che un giorno tutto sarebbe finito in niente, gli amori, le poesie, i gladioli. Ci saremmo ritrovati imbottiti di terra come panini.

E’ impossibile scrivere in pace se quello che si scrive vale qualcosa.

Scrivere è il 90% per me. L’altro 10% è aspettare di scrivere.

E’ dannatamente piacevole esser un intellettuale o uno scrittore e osservare tutte queste quisquilie, fintanto che non è il TUO culo preso a zampate. Ecco UNA COSA che non va, con gli intellettuali e gli scrittori: sono sensibili solo alle loro gioie e ai loro dolori. Il che è normale ma schifoso.

“Ti manca la fiducia in te stesso”, mi diceva spesso. Io lo sapevo e mi faceva piacere che anche lei lo sapesse.

Francamente, non c’è abbastanza da capire o da mettere in dramma in questa vita; è per questo che i grandi poeti vanno male e il poeta medio rimane una noia. I poeti s’inventano più di quel che c’è davvero.

L’amore è quel che pensi l’altra persona abbia distrutto.

Soltanto pochi sono capaci di fissare una vecchia scarpa per dieci minuti o di pensare cose strampalate tipo chi ha inventato il pomello della porta?

Le dita dei piedi intraviste da sotto una coperta sono tra le visioni più magiche che esistono.

Mi lessi “Memorie dal sottosuolo” di Fëdor Dostoevskij in una piccola biblioteca a El Paso dopo una notte passata su una panchina del parco durante una tempesta di sabbia. Dopo aver letto quel libro capii che dovevo fare molta strada per diventare uno scrittore.

La mia precedente esistenza da bibliofilo mi ha forse evitato di uccidere qualcuno, compreso me stesso. [...] Mi ha fatto sopportare certe donne con cui molti uomini non saprebbero mai vivere insieme. Mi ha concesso spazio, mi ha dato una tregua.

Forse quello che ci sembra giusto spesso non è molto interessante.

La costante sta nell’accadere e l’accadere è costante.

Il morso della realtà non uccide, rende solo lucida la mente. Quello che più mi piace, mi sa, è che nel tempo tutto si risolve si aggiusta si cicatrizza indipendentemente da quel che penso o faccio, ma ciononostante, l’impetuoso e orrido corso dell’esperienza comune e fuori dal comune spesso trasforma anche chi è parecchio più sveglio di me.

Io avrei voluto innamorarmi di una miliardaria e abitare con lei in un attico a New York con piante d’appartamento a circondarci con le loro braccia da polpo ma no di certo, non sarebbe andata così, tutto sarebbe stato arido e stupido e fiacco, e io me ne stavo lì dentro al mio corpo con tutte le mie parti scassate, esattamente nel centro della storia americana che non voleva avere niente a che fare con me e neanch’io volevo avere granché a che fare con lei e era tutto molto strano...

Credo che siamo sotto esame anche mentre dormiamo, e spesso diventa tutto così letale che possiamo solo esorcizzarlo a risate.

Gli anni non sono un delitto ma la vergogna di aver scientemente sprecato la vita in mezzo a così tante vite scientemente sprecate lo è.

Caro mio, aria e luce e tempo e spazio non hanno niente a che fare con la creazione e non producono nulla tranne forse una vita più lunga per poter trovare altri alibi.

L’inferno è una porta chiusa quando fai la fame per la tua fottutissima arte, ma certe volte ti va di dare almeno una sbirciatina attraverso il buco della serratura. Giovane o vecchio, buono o cattivo, credo che niente sia così lento e duro a morire come uno scrittore.

Un’altra calda notte d’estate mentre sto qui seduto e gioco un’altra volta a fare lo scrittore. E la cosa peggiore logicamente è che le parole non saranno mai veramente gloriose per nessuno di noi.

Semplicemente non erano abbastanza fuori di testa da sedersi a una macchina da scrivere e lasciare che le parole battano i tasti. Non volevano scrivere. Volevano diventare famosi scrivendo.

Al momento conosco un paio di uomini che sembrano davvero innamorati... sono uomini logorati dal loro triste destino, non riescono a tirarsi fuori da quella situazione.

Vuole sapere quanto costa una forbice come questa? Le dia un’occhiata. Due pezzi di latta con una vite. Diciotto dollari e cinquanta. Dio mio, e poi odiavano i nazisti. Che cos’è un nazista paragonato a questo?

Cosa potrebbe fare un poeta senza tormento? Ne ha bisogno come della sua macchina da scrivere.

Comincio a vomitare. Vino rosso cattivo. Insalata. Minestra. Ravioli. Vomito sempre prima di una lettura. E’ un buon segno. Vuol dire che sono in tensione. [...] Do un’occhiata alle mie poesie. Sono terrorizzato. Vomito nel lavandino, vomito nel cesso, vomito sul pavimento. Sono pronto.

Ospedali, galere e puttane: ecco le università della vita. Ho preso diverse lauree. Chiamatemi pure dottore.

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