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 Luigi Pirandello - Biografia
Articolo a cura di Franca

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Luigi Pirandello, (1867-1936) scrittore italiano, fu romanziere, novelliere e uno dei massimi drammaturghi del Novecento. Fu uno dei pochi a saper conquistarsi una fama internazionale, grazie allo straordinario numero di compagnie che ne misero in scena i drammi in molti paesi del mondo.
Nacque il 28 giugno 1867 nei dintorni di Girgenti (oggi Agrigento), nella villa di campagna chiamata " Il Caos".
La sua famiglia era di agiata condizione; Stefano Pirandello, il padre, era un ex garibaldino, mentre Caterina Ricci Gramitto, la madre, apparteneva alla borghesia commerciale.
Nel 1880 la famiglia si trasferì a Palermo dove Luigi Pirandello portò a termine gli studi classici; sempre a Palermo, nel 1886, si iscrisse alla Facoltà di Lettere, ma l'anno successivo preferì trasferirsi a Roma, presso uno zio, per frequentare l'Università romana.
In seguito si trasferì a Boon, dove continuò gli studi universitari e dove si laureò in Filologia romanza, discutendo in tedesco una tesi che ebbe come tema la fonetica del dialetto agrigentino.
Nel 1889 fu pubblicata la sua prima raccolta di poesie, "Mal Giocondo", che Pirandello aveva iniziato a scrivere a sedici anni; ad essa seguirono: "Pasqua di Gea" (1890), "Pier Gudro-Poemetto " (1894), "Elegie renane" (1896), "Zampogna" (1901), "Scamandro" (1909), "Fuori di chiave" (1912).
Quando tornò a Roma, nel 1893, su consiglio di Luigi Capuana, cominciò a occuparsi di letteratura.


Nel 1894 sposò Maria Antonietta Portulano, figlia del socio in affari del padre, dalla quale ebbe tre figli: Stefano (1895), Lietta (1897), Fausto (1899).
Collaborò a diversi giornali e riviste (Nuova Antologia, Marzocco) e fondò anche un giornale letterario: "Ariel".
Nel 1903, a causa di una frana che distrusse la miniera di zolfo nella quale erano stati investiti tutti i capitali del padre e la dote della moglie, la sua condizione economica e famigliare cambiò radicalmente. La moglie, già sofferente di precario equilibrio psichico, ne fu così tremendamente sconvolta da sprofondare nella follia. Da questo momento la convivenza fra i due coniugi divenne molto difficile.


Per garantire il sostentamento per sé e la sua famiglia intensificò la produzione di novelle e romanzi continuando a collaborare ai giornali. Continuò a dedicarsi all'insegnamento, fu professore di stilistica e poi di letteratura nell'Istituto superiore di magistero a Roma.
La prima guerra mondiale gli provocò ulteriori dispiaceri; il figlio Stefano venne fatto prigioniero dagli austriaci; la malattia mentale della moglie, provata da questo ulteriore dolore, si aggravò irreversibilmente, tanto da essere ricoverata in una casa di cura dove restò fino alla morte.
Nei primi anni del dopoguerra ebbe inizio il grande successo delle sue opere teatrali, sia in Italia sia all'estero: ciò permise a Pirandello di lasciare la cattedra universitaria e vivere una vita più agiata, dedicandosi interamente al teatro.
Nel 1924 si iscrisse al Partito Nazionale Fascista. Ma nei confronti del regime, egli ebbe un atteggiamento ambiguo. Inizialmente lo condivise in quanto garante dell'ordine, ma poi si rese conto del suo carattere di vuota esteriorità e se ne distaccò pur evitando qualsiasi tipo di rottura e di aperto dissenso.
Dal 1925 al 1928 fu direttore del Teatro d'Arte di Roma. Fu accademico d'Italia dal 1929.
Il 10 dicembre 1934 si recò a Stoccolma per ricevere il Premio Nobel per la Letteratura.
Nel 1935 nel corso di un viaggio in America incontrò Albert Einstein.
Durante le riprese cinematografiche de "Il fu Mattia Pascal", effettuate a Roma, Pirandello si ammalò di polmonite e morì il 10 dicembre 1936 nella sua casa di Via Antonio Bosio, lasciando incompiuta l'opera "I giganti della montagna".
Furono rispettate le sue volontà testamentarie: essere avvolto nudo in un lenzuolo, messo in una cassa sul carro dei poveri per un funerale senza fiori, senza discorsi, senza essere accompagnato da alcuno, nemmeno dai figli. E così fu fatto.
Nel venticinquesimo anniversario della morte le sue ceneri vennero tumulate nella villa "Il Caos" (1961).

L'attività letteraria di Pirandello fu vastissima:
Fra i romanzi ricordiamo i più famosi: "L'Esclusa" (1901), "Il fu Mattia Pascal" (1904), "Il turno" (1902), "Suo marito" (1911), "I vecchi e i giovani" (1913), "Si gira" (1915), "Uno nessuno centomila" (1926).
Fra le opere teatrali le più importanti sono: "Pensaci, Giacomino!" (1916), "Liolà" (1916), "Così è, se vi pare" (1917), "Il piacere dell'onestà" (1917), "Il berretto a sonagli" (1917), "Il gioco delle parti" (1918), "Sei personaggi in cerca d'autore" (1921), "Enrico IV" (1922), "Ciascuno a suo modo" (1924), "Questa sera si recita a soggetto" (1930).
Le novelle, scritte fra il 1894 e la morte, furono circa 360 (quasi una per ogni giorno dell'anno), ma se ne pubblicarono complessivamente solo 250. La raccolta mantiene tuttavia il titolo "Novelle per un anno" (ne abbiamo disponibili alcune in formato audiolibro).
Scrisse anche tre importanti saggi: "Arte e scienza", "L'Umorismo", "Teatro vecchio e teatro nuovo".
Nell'opera pirandelliana, sia nel genere narrativo sia nel dramma, si evidenzia l'autentica espressione della personalità dello scrittore, da cui emerge un atteggiamento di amarezza senza speranza, una forma d'umorismo tetro e analitico che escludono ogni partecipazione immediata ai fatti e agli affetti che si descrivono. I soggetti privilegiati dello scrittore non furono le classi popolari, bensì la condizione di quel mondo piccolo-borghese conformista e schiavo delle opinioni altrui, contro il quale seppe sviluppare una critica severa e corrosiva.
I temi da lui percorsi rappresentano le minute e oscillanti angosce del vivere quotidiano, specie nei casi in cui si profila il contrasto non ricomponibile fra le convenzioni sociali, i principi stessi sui quali si basa la società e le esigenze ineliminabili dell'uomo, visto dall'autore come creatura eternamente solitaria e chiusa in se stessa.
I suoi drammi descrivono spesso il desiderio umano di superare le precarie parvenze della vita pratica per raggiungere una stabilità obiettiva, e l'impossibilità di segnare un confine fra l'illusione e la realtà.
Pirandello ebbe il merito di rinnovare il teatro: con le sue opere la rappresentazione teatrale cessò di essere un fatto esclusivamente letterario, per inserirsi in modo incisivo nelle problematiche della vita.

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