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 Molière, (alias di Jean-Baptiste Poquelin)
Articolo a cura di Franca

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Molière, Jean-Baptiste Poquelin, detto, (Parigi 1622 - Parigi 1673), commediografo e attore francese.

Nacque a Parigi il 15 gennaio 1622, giorno del suo battesimo avvenuto nella Chiesa di Sant'Eustachio: è la prima registrazione della sua venuta al mondo, che presumibilmente risale a qualche giorno prima.
Il padre Jean Poquelin esercitava la professione di tappezziere del re, ereditata dai suoi ascendenti; anche la madre Marie Cressé era figlia di tappezzieri e mercanti, e la famiglia pertanto godeva di una situazione economica agiata che permise a Jean-Baptiste di entrare, all'età di nove anni, nel collegio dei Gesuiti a Clermont, frequentato dalla nobiltà e dalla migliore borghesia del tempo, e successivamente di studiare a Orléans e conseguire la laurea in legge.
Nel 1637 prestò il giuramento necessario per ereditare dal padre la carica di tappezziere del re.
Ma nel giovane Jean-Baptiste, come non c' era alcuna aspirazione nei confronti della carriera di avvocato, non c'era neppure il desiderio di subentrare nella carica paterna, a cui rinunciò nel gennaio 1643. Egli decise infatti di dedicarsi al teatro: da questo ambiente era stato attratto e affascinato sin da piccolo, quando in compagnia del nonno materno andava ad ammirare le rappresentazioni comiche e tragiche delle compagnie che si esibivano all'Hôtel de Bourgogne e al Pont Neuf.


Nel 1641 fece la conoscenza di Madeleine Béjart, giovane attrice di cui s'innamorò e che seguì entrando a far parte della stessa compagnia teatrale. Dopo due anni di tirocinio, il 30 giugno 1643, Jean-Baptiste, insieme ai fratelli Béjart e ad altri nove attori, firmò l'atto costitutivo di un nuovo teatro: l'Illustre Théâtre, di cui assunse la direzione e che stabilì la propria sede a Parigi, in Jeu de Paume des Métayers. Il debutto della nuova compagnia avvenne il 1° gennaio 1644, sotto la protezione di Sua Altezza Reale Gastone d'Orléans.
Nonostante gli scarsi successi e i deludenti guadagni, Jean-Baptiste, che l'anno successivo ha già assunto il nome d'arte di Molière, s'impegnò con grande immaginazione e passione nella ricerca di una nuova strada artistica, iniziando a redigere egli stesso dei "canovacci" di commedie. Ma ben presto i debiti della compagnia, che nel frattempo si era trasferita in Jeu de Paume de la Croix-Noire, furono incolmabili e Molière, in qualità di direttore del teatro e garante per i prestiti ottenuti, subì l'onta della carcerazione, seppure per pochi giorni, per non aver pagato due forniture ad un mercante di candele. Dietro pagamento della cauzione, effettuato da L. Aubry, pavimentatore degli edifici reali, poi rimborsata dal padre, Molière ottenne nuovamente la libertà, ma fu costretto a sciogliere l'Illustre Théâtre.
Molière e i fratelli Béjart si unirono allora alla compagnia di Dufresne, che lavorava sotto la protezione del Duca d'Epernon, con la quale iniziarono un lungo pellegrinaggio nei piccoli teatri di provincia. Trascorsero tredici anni (1645-1658) di duro lavoro ed enormi sacrifici, durante i quali, nell'ambito della compagnia, Molière s'impose con la sua spiccata personalità e le sue qualità interpretative.

Il 24 ottobre 1658 avvenne finalmente un nuovo debutto a Parigi, in una sala del vecchio Louvre, davanti al re Luigi XIV (detto il Re Sole, 1638-1715) e alla sua corte. Il successo non fu straordinario, ma valse a Molière il permesso di utilizzare la sala del Petit-Bourbon , in coabitazione con la compagnia italiana di Tiberio Fiorilli, il celebre "Scaramuccia", e di avere la protezione del duca di Orléans, fratello unico del re.
Le commedie scritte da Molière, che ormai aveva abbandonato una certa comicità di maniera, in favore di una rappresentazione dagli effetti comici assai più raffinati, suscitavano l'affluenza di un pubblico entusiastico e l'interessi degli addetti ai lavori: ciò permise alla compagnia di arricchirsi di attori giovani e promettenti, e di consolidare maggiormente il proprio successo.
Intanto nell'autunno 1660 il Petit-Bourbon venne demolito per consentire l'ampliamento del Louvre e Molière, insieme alla sua compagnia, venne accolto al Palais-Royal.
Il 20 febbraio 1662 Molière sposò Armande Béjart, di vent'anni più giovane di lui. La giovane sposa nelle certificazioni ufficiali figura come sorella di Madeleine Béjart, ma pare invece che ne fosse la figlia, forse nata dalla relazione avuta con lo stesso Molière.
Mentre continuavano i successi delle sue commedie, contro Molière si scatenarono anche molte invidie e polemiche da parte dei colleghi degli altri teatri parigini. Molière tuttavia non si lasciò trascinare dalle accuse e dagli attacchi personali, bensì continuò con grande genialità, sagacia e profonda conoscenza della vita, nella creazione della commedia di costume: una mirabile fusione fra certi frammenti della Commedia improvvisata e la rappresentazione sarcastica e critica dei costumi dell'epoca, del gioco quotidiano dell'intrigo e dell'ingenuità.
Nel gennaio 1664 nacque Luigi, il suo primo figlio: i suoi padrini furono Luigi XIV e la regina. Il piccolo però morirà appena dieci mesi dopo. Nell'agosto 1665 nacque Esprit-Madeleine, sua seconda figlia che vivrà fino al 1723. Nel settembre 1672 vide la luce, soltanto per venticinque giorni, Pierre-Jean-Baptiste-Armand, terzo figlio di Molière. Nel febbraio 1672 era morta anche Madeleine Béjart. Questa catena di lutti rappresentò per Molière un duro colpo.


In quel periodo dovette affrontare anche pesanti contrasti con G.B. Lulli, musicista di origini fiorentine, che si era conquistato il monopolio di tutte le opere teatrali in musica sulle scene francesi. Molière pertanto si trovò a non poter più disporre autonomamente di una orchestra per le sue rappresentazioni teatrali. Dopo aspri scontri legali ottenne solamente di poter contare su pochissimi musicisti, mentre alcune sue opere scritte con la musica di G.B. Lulli divennero di proprietà di quest'ultimo.
Pochi mesi dopo Molière si trovò ad essere protagonista di un gioco assai crudele del destino. Il giorno 10 febbraio 1673, Molière aveva portato in scena per la prima volta e con grande successo, "Il malato immaginario" nella sala del Palais-Royal. Il 17 febbraio 1673 nel corso della quarta replica, Moliere fu colto da un attacco cardiaco, ma volle ugualmente rimanere sulla scena affinché non venisse sottratto un giorno di salario ai tecnici di scena, ma, ironia della sorte, continuò la rappresentazione di un malato che, non solo non lo era , ma fingeva di esserlo, mentre lui che lo era davvero e prossimo alla morte non doveva mostrarlo. Solamente alla fine dello spettacolo si fece accompagnare nella sua casa poco distante dal teatro, dove morì poche ore dopo. Molière morì a Parigi quello stesso giorno, verso le dieci di sera.
Il parroco della chiesa di Sant'Eustachio, la stessa nella quale era stato battezzato, rifiutò la sepoltura dell'attore perché era morto senza rinnegare la sua professione e quindi senza liberarsi dalla scomunica. Solamente le disperate suppliche della moglie Armande rivolte all'Arcivescovo di Parigi permisero la sepoltura di Molière nel cimitero di S. Giuseppe, purchè l'inumazione venisse eseguita di notte e senza esequie celebrate da un sacerdote.

Tra le sue opere più rappresentate ricordiamo in ordine di tempo:
"Lo stordito", "Il dispetto amoroso", "Le preziose ridicole", "La gelosia dell'impistricciato", "il medico volante", "Sganarello o il cornuto immaginario", "Don Garcia di Navarra o il Principe geloso", "Gli importuni", "La scuola dei mariti", "La scuola delle mogli", "La critica della scuola delle mogli", "Il tartufo ovvero l'Impostore", "Don Giovanni o il convito di pietra", "L'amore medico", " Il misantropo", "Il medico per forza", "il Siciliano o l'amor pittore", "Melicerta", "La pastorale comica", "Anfitrione", "George Dandin o il marito umiliato", "L'avaro", "Il borghese gentiluomo", "Il signore di Pourceaugnac", "Gli amanti magnifici", "Psiche", "La contessa di Escarbagnas", "Le furbizie di Scapino", "Le donne sapienti", "Il malato immaginario".

Molière, con le sue opere quasi tutte di carattere comico, rappresentò i vizi e le falsità delle classi sociali del suo tempo. Con acuto spirito di osservazione e con sapiente perizia tecnica egli creò dei personaggi attraverso i quali fu bonario e tollerante con gli ingenui e gli sprovveduti, ma assai critico e spesso feroce con gli intriganti, gli ipocriti, i corrotti.
Con la sua arte ritrasse l'uomo nella sua universalità, senza tuttavia atteggiarsi a riformatore della società, bensì, con profondo buon senso, volle aiutare i suoi simili più indifesi a liberarsi da quella molteplice varietà di impostori e imbroglioni, spesso celati nei panni di medici ciarlatani, falsi intellettuali, finti devoti, nobili corrotti.
Con uno stile geniale attribuì ad ogni personaggio e ad ogni situazione il linguaggio più appropriato, ricorrendo spesso alla mimica e all'uso caricaturale del dialogo, strumenti capaci di moltiplicare gli effetti comici e grotteschi della rappresentazione.
Molière in vita ebbe numerosi ammiratori anche in Italia, sia fra il pubblico, sia fra gli stessi comici dell'arte che non di rado attinsero dagli intrecci e dai caratteri delle sue opere. Lo stesso Goldoni, pur senza imitarlo, lo ebbe in grande stima e gli dedicò una sua commedia dal titolo "Molière".

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