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 Thomas Mann - Biografia
Articolo a cura di  Franca

Ricerca personalizzata

Thomas Mann, (Lubecca 1875 - Zurigo 1955), scrittore tedesco fra i più grandi della letteratura europea del novecento.

Thomas Mann nacque a Lubecca il 6 giugno 1875, secondo di cinque figli in una famiglia altoborghese. Il padre Thomas Johann Heinrich Mann era un ricco commerciante, colto e austero; la madre Julia da Silva-Bruhns, nata in Brasile, era giunta in Germania ancora bambina. Dotata di una elegante bellezza esotica e di una pregevole sensibilità musicale, amava suonare il piano accompagnandosi col canto per suo diletto e per rallegrare i figli.
Thomas Mann trascorse l'infanzia e l'adolescenza in un ambiente sereno, che favorì la sua inclinazione alla fantasticheria, alla riflessione, alla lettura e all'arte.
Nel 1891 il padre morì e la famiglia si trasferì a Monaco. Thomas Mann la raggiunse l'anno seguente, dopo aver portato a termine gli studi ginnasiali a Lubecca, durante i quali collaborò con la rivista scolastica "Fruehlingssturm" pubblicando alcuni articoli e recensioni.
A Monaco trovò un impiego presso una Società di assicurazioni, pur continuando a scrivere per passione nel tempo libero. La pubblicazione su di una rivista  della novella "Perduta" (1894) segnò il suo debutto letterario, che meritò il plauso del poeta Richard Dehmel, una fra le più importanti personalità culturali della città, il quale lo esortò ad abbandonare l'impiego per dedicarsi  esclusivamente alla scrittura.


Thomas Mann accolse con entusiasmo l'incoraggiamento ricevuto, sospendendo anche gli studi di letteratura presso l'Università di Monaco, iniziati per poter successivamente esercitare la professione di giornalista.
Thomas Mann, economicamente protetto da una rendita annuale ereditata dal padre, visse per qualche anno in stretto rapporto con gli ambienti culturali della città,  si dedicò alla lettura di Ibsen, si interessò alla musica di Wagner, e collaborò, insieme al fratello maggiore Heinrich, con la rivista nazionalista "Il XX secolo". Contemporaneamente scrisse le novelle "Delusione", "Il pagliaccio", "Luiselle", e "Il piccolo signor Friedemann" (1898): quest'ultima gli procurò le lodi dell'editore berlinese Samuel Fischer, che consigliò al giovane Thomas di cimentarsi nella stesura di un'opera di più ampio respiro.  Da questa esortazione, Tomas Mann trasse lo stimolo per la creazione del suo primo grande romanzo "I Buddenbrook" pubblicato nel 1901: in quest'opera autobiografica, che ebbe un immediato successo editoriale, e che rese più sicura anche la sua posizione economica, è narrata la storia di una ricca famiglia di commercianti che va in rovina, mentre la società in cui vive si avvia verso  un inarrestabile decadimento. La trama del romanzo era stata concepita nel 1896, durante il periodo trascorso a Palestrina e a Roma, insieme al fratello Heinrich al quale era molto legato. Erano stati mesi dedicati all'approfondimento dei grandi scrittori russi: Tolstoj, Turgenev, Hamsun, e allo studio delle filosofie di Nietzsche e di Schopenhauer.


Nel 1903 venne pubblicato un libro di racconti dal titolo "Tristano", che conteneva anche "L'armadio", "Gladius Dei" e "Tonio Kröger". L'ispirazione per quest'ultimo racconto, considerato un capolavoro dai critici letterari, l'aveva avuta nel corso di un viaggio in Danimarca.
Nel 1905 Thomas Mann sposò Katia Pringsheim, discendente di una fra le più ricche e prestigiose famiglie della capitale del regno della Baviera. Dal matrimonio, nacquero sei figli: Erika (1905), Klaus (1906), Golo (1909), Monika (1910), Elisabeth (1918), e Michael (1919).
In quegli anni Thomas Mann pubblicò altre novelle: "Il fanciullo prodigio" (1903), "Dal Profeta"(1904), "L'incidente ferroviario" (1907), il dramma storico "Fiorenza" (1906), e il romanzo "Altezza reale" (1909). Nel 1912 uscì il romanzo breve "La morte a Venezia", in cui si dipana il conflitto interiore dell'artista fra arte e vita, dignità borghese e liberazione degli istinti, per risolversi in una tragica atmosfera satura di decadentismo.
 
Allo scoppio della prima guerra mondiale (1914-1918), si schierò a fianco della causa del nazionalismo tedesco, e con i saggi: "Pensieri di guerra" (1914) e "Federico e la grande coalizione" (1915), diversamente dalle posizioni progressiste del fratello Heinrich, con il quale entrò in forte contrasto, Thomas Mann sostenne le ragioni ideali del conflitto, nella convinzione che la Germania era stata costretta alla guerra per difendere i valori culturali autoctoni minacciati dalle idee democratiche divulgate dall'Occidente.
Poco dopo la fine della guerra pubblicò "Considerazioni di un apolitico" (1918). Con questa opera Thomas Mann, volle ancor più approfonditamente argomentare le sue posizioni in difesa degli ideali della civiltà spirituale tedesca, nonostante avesse già compreso, ancor prima che la guerra finisse, che non ci sarebbe stata la vittoria del germanesimo, e che il corso della storia ed il rinnovamento non potevano essere fermati.


Nel 1919 Thomas Mann si ritirò dalla scena pubblica. Era necessario per lui ritrovare la propria tranquillità interiore nelle cose semplici e pacate della vita famigliare di ogni giorno. Da questo periodo nacquero due nuove composizioni: "Il poema della piccina" (1919) e "Cane e padrone" (1919). Nello stesso anno gli venne conferita dall'Università di Bonn la laurea Honoris causa della Facoltà di Lettere e Filosofia.
Ma nel 1922 drammatici avvenimenti politici lo richiamarono alla vita pubblica: recatosi a Berlino pronunciò il discorso "Della Repubblica tedesca" col quale assunse una chiara posizione in difesa della repubblica, e della ancor debole democrazia tedesca.
Da quel momento Thomas Mann scelse di assumere un ruolo pubblicamente partecipativo alla vita politica e sociale del paese. E con l'intento di far meglio comprendere la possibilità di intraprendere una nuova via per appianare i contrasti fra gli ideali romantici e il progresso civile e sociale, fra gli elementi nazionali e quelli universali, fra letteratura e vita, fra spirito e azione, fece riferimento a due grandi scrittori, ai quali dedicò un importante saggio: "Goethe e Tolstoj" (1923).  Dalla loro vita trasse esempi e indicazioni, sottolineandone i ruoli essenziali e civilizzatori svolti da entrambi  nell'ambito della società del loro tempo.
In quel periodo, per il  nuovo e significativo ruolo politico assunto, a Thomas Mann venne affidato un importante incarico rappresentativo di carattere diplomatico; quello di rinsaldare i rapporti culturali del proprio paese con le altre nazioni europee. Tale incarico lo portò a visitare l'Inghilterra, l'Ungheria, la Svizzera, l'Olanda, l'Austria, la Danimarca, la Svezia, la Spagna, l'Italia e la Francia. Dai numerosi incontri e conferenze avuti nel corso di quegli anni ricavò grande  celebrità e trasse ispirazioni per la scrittura dei saggi: "Rendiconto parigino", "Botta e risposta", "Tentativi" e "Le esigenze del giorno".


Nel 1924, dopo avervi lavorato per ben dodici anni fra pause e riprese, pubblicò l'opera considerata il suo capolavoro: "La montagna incantata". E' un grande romanzo di idee, una summa dei problemi e del dibattito ideologico dell'Europa del primo novecento.
Nel 1926 Thomas Mann venne preso da un forte interesse per la storia di "Giuseppe e i suoi fratelli", e per meglio conoscere i luoghi geografici nei quali si era svolta, compì un viaggio in Egitto e Palestina.  Successivamente iniziò la scrittura della tetralogia biblica a cui dedicherà ben quindici anni di lavoro: "La storia di Giacobbe" (1933),  "Il giovane Giuseppe" (1934),  "Giuseppe in Egitto" (1936), "Giuseppe il nutritore" (1943). Nel frattempo aveva  pubblicato due nuovi racconti: "Disordine e dolore precoce"(1925) e "Mario e il mago"(1930).
Nel 1929 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura.

Nel gennaio 1933 presso l'Università di Monaco, tenne la conferenza "Dolore e grandezza di Richard Wagner", accolta con fastidio dai nazionalisti presenti in sala. Fu l'ultima occasione in cui lo scrittore parlò in pubblico nel suo paese. Il giorno seguente partì per una tournée di incontri letterari all'estero, senza immaginare che da quel giorno iniziava per lui un lungo periodo di esilio.
Dopo essere stato in Olanda, in Lussemburgo e in Francia, per la sua sicurezza gli fu sconsigliato di rientrare in Germania; decise pertanto di fermarsi in Svizzera. L'ascesa al potere di Hitler e del nazismo lasciavano ormai intuire il pericolo di nuovi conflitti.
Nel 1936 per il suo impegno civile e morale contro l'inarrestabile avanzata del nazismo, gli vennero tolte sia la laurea ad honorem dell'università di Bonn, sia la cittadinanza tedesca, come pure  all'intera sua famiglia; inoltre gli vennero sequestrate tutte le proprietà. Furono decisioni che segnarono la frattura definitiva fra Thomas Mann e la Germania.
Nel 1938 durante un viaggio negli Stati Uniti, Thomas Mann apprese la notizia dell'annessione dell'Austria al Reich. Apprese inoltre che, col trattato di Monaco, si era sancita la spartizione  della  Cecoslovacchia, paese dal quale aveva avuto la sua nuova cittadinanza. I cupi segnali di guerra che ormai incombevano sull'Europa, indussero Thomas Mann a restare in America, dove, per garantirsi un sostentamento economico, accettò di insegnare letteratura e cultura tedesca all'Università di Princeton, nello stato del New Jersey.
L'America gli dimostrò grande considerazione traducendo tutte le sue opere e partecipando con vivo interesse ad ogni suo dibattito. Anche i suoi discorsi in favore di un intervento militare americano contro le aggressioni tedesche che ormai avevano dato inizio alla seconda guerra mondiale erano condivisi e applauditi.


Pur dedicando molto del suo tempo alle apparizioni pubbliche e agli impegni politici, Thomas Mann continuò a scrivere e pubblicò  nuovi lavori "Carlotta a Weimar" (1939), la novella  "Le teste scambiate" (1940) e il racconto "La legge" (1944). Nel 1944 ottenne la cittadinanza americana.
Nel 1945, la fine della seconda guerra mondiale con la resa senza condizioni della Germania, le testimonianze sconvolgenti della ferocia nazista e della follia politica che avevano sconvolto la nazione, lasciarono un segno indelebile di profonda amarezza nell'animo di Thomas Mann.
In quello stesso anno uscì l'importante raccolta di saggi "Nobiltà dello spirito"; successivamente venne pubblicato il romanzo "Doctor Faustus" (1947), un'opera carica di pessimismo e sconforto, in cui fa da sfondo la seconda guerra mondiale.
Nel 1949, invitato in diverse città europee per tenere una serie di conferenze in occasione delle celebrazioni del bicentenario della nascita di Goethe, Thomas Mann tornò in Germania, recandosi a Weimar ed a Francoforte, città natale del poeta.
Ma la situazione politica-sociale della Germania ormai divisa in due gli rese impossibile la decisione di rimanere, e preferì tornarsene in America. Tuttavia anche in America iniziarono anni di grande cambiamento e il clima pesante della guerra fredda prese il sopravvento.
Tali metamorfosi, nel 1952, convinsero Thomas Mann a tornare in Europa. Raggiunta la Svizzera, scelse di vivere definitivamente a Kilchberg, presso Zurigo.
Nonostante la stanchezza fisica e morale, Thomas Mann continuò a scrivere e a partecipare agli avvenimenti letterari a cui era invitato. In quegli anni pubblicò altri due racconti: "L'Eletto" (1951) e "l'Inganno" (1953).
Nel 1953 in Italia gli venne conferito il Premio dell'Accademia dei Lincei. L'anno seguente si recò in Germania in occasione delle celebrazioni in onore di Schiller, dove presentò un suo importante saggio sul poeta. Nello stesso anno pubblicò "Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull"(1954): l'ideazione di questo romanzo gli era nata nel lontano 1910.
Nel 1955 per il suo ottantesimo compleanno ricevette omaggi e onorificenze dalla Francia e dall'Olanda, e la sua città natale, Lubecca, lo invitò per riconoscergli la cittadinanza onoraria. Da qui si recò per un breve periodo di riposo a Noordwijk, sul mare del Nord, ma verso la fine di luglio venne colpito da trombosi.
Trasportato urgentemente a Zurigo, vi  morì il 12 agosto 1955.

Thomas Mann raggiunse i massimi vertici della perfezione letteraria. Con le sue opere il romanzo tedesco, in virtù di una fondamentale aderenza ai più impegnativi problemi spirituali del suo tempo, occupò uno spazio di primo piano nel panorama culturale europeo e mondiale.
Egli passò attraverso esperienze ideologiche e culturali diverse: nel periodo precedente la prima guerra mondiale conciliò le ultime influenze del naturalismo con la sottile interpretazione dell'animo decadente; tra le due guerre egli si volse ad una narrativa di carattere saggistico in cui si riflettevano le inquietudini ed i problemi della crisi politica e morale europea e le esperienze formali dei movimenti di avanguardia; contemporaneamente, con le sue opere in prosa, ricchissime di raffinata sensibilità ed equilibrata razionalità, egli seppe giungere alla riconciliazione definitiva fra il classicismo e l'innovazione, fra l'arte e la vita,  in armonia con i suoi più naturali e congeniali ideali democratici e umanitari.

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