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| Victor-Marie Hugo - Biografia |
Articolo a cura
di
Franca
Victor-Marie
Hugo (Besançon 1802 – Parigi 1885), poeta,
romanziere, drammaturgo francese.
Nacque il 26 febbraio 1802 a Besançon,
città della
Francia orientale, da una famiglia benestante. Il padre
Léopold-Sigisbert Hugo, discendente di una famiglia di
artigiani, era un militare dell’esercito napoleonico; la
madre Sophie
Trébuchet era di origine borghese.
Victor ed i suoi due fratelli Abel (1798) e Eugène (1800)
vissero la loro infanzia in un ambiente agiato e sereno.
Il padre, dopo una fortunata carriera militare al seguito di Napoleone,
si era distinto con l’esercito di Giuseppe Bonaparte in
Italia dove,
per meriti acquisiti nello svolgimento di alcune operazioni militari
(aveva avuto una parte decisiva nella cattura del bandito Fra Diavolo),
fu nominato governatore di Avellino, e successivamente in Spagna, dove
Giuseppe Bonaparte gli conferì il grado di generale e gli
designò l’incarico di governatore di tre province
e il titolo di
conte di Siguenza.
Fino a quando, dopo la seconda Restaurazione,
Léopold-Sigisbert
non venne messo a riposo, la moglie gli fu doverosamente accanto nei
suoi continui trasferimenti da una guarnigione all’altra,
affinché i ragazzi potessero godere della brillante
posizione
paterna e della migliore istruzione scolastica. Fu comunque la madre ad
influire maggiormente sull’educazione e
sull’inclinazione letteraria di
Victor, che precocissimo iniziò la sua attività
di
scrittore.
All’età di sedici anni pubblicò le sue
prime composizioni
romantiche: “Odi” (1818), alle quali seguirono:
“Odi e poesie varie”
(1822), e “Odi e ballate” (1826), queste ultime,
essendo ispirate da
sentimenti monarchici, gli valsero una pensione di mille franchi
ottenuta dal re Luigi XVIII.
Nello stesso periodo
pubblicò i suoi due primi romanzi:
“Han
d’Islanda” (1823) e
“Bug-Jargal”
(1826), da cui per meriti letterari
trasse un aumento di pensione: tale remunerazione gli permise di
sposare, nel 1823, poco dopo la morte della madre che l’aveva
sempre
ostacolato, l’amica d’infanzia Adèle
Foucher.
Per Victor Hugo furono anni di proficui incontri letterari con i
massimi autori francesi: Alfred de Vigny, Alphonse de Lamartine,
Charles-Emmanuel Nodier; anni allietati anche dalla nascita dei primi
due figli, Léopoldine e Charles.
Ben presto volle cimentarsi anche nella produzione di opere teatrali
che segnarono ancora di più il trionfo del romanticismo:
“Cromwell” (1827) vero e proprio manifesto del
romanticismo, “Marion
Delorme”(1929) e “Ernani”(1830),
quest’ultima
venne musicata da Giuseppe Verdi nel 1844.
Con uno stile letterario sia classico che rinnovato, Victor Hugo
produsse nuove liriche che confluirono nelle raccolte: “Le
orientali”
(1829), “Foglie d’autunno” (1831),
“Canti del crepuscolo” (1835), “Le
voci interiori” (1837), “I raggi e le
ombre” (1840).
In parallelo nacquero altre produzioni di carattere narrativo e
drammatico: “Gli ultimi giorni di un condannato a
morte”(1829), “Notre-Dame de Paris”
(1831),
famoso romanzo
storico ambientato nella Parigi del ‘400,
“Claude Gueux”
(1834), e nuove opere teatrali: “Il re si diverte”
(1832), che G.
Verdi adattò nel “Rigoletto” nel 1851,
“Lucrezia Borgia”(1832),
“Marie Tudor” (1833), “Angelo, tiranno di
Padova” (1835), “Ruy Blas”
(1838), tutte accolte con grande favore dal pubblico.
Nel frattempo la sua vita privata aveva subito dei cambiamenti. Dopo la
nascita di altri due figli, François-Victor e
Adèle, e
mentre la moglie intratteneva una relazione amorosa con Sainte-Beauve,
amico di famiglia, lo scrittore s’innamorò di
Juliette Drouet,
una bella attrice che aveva conosciuto alle prove teatrali di
“Lucrezia
Borgia”. La loro storia d’amore, che aveva avuto
inizio nel luglio
1833, continuò per tutto il resto della loro vita. Juliette
gli
fu paziente e devota compagna, nonostante nel tempo si succedettero
numerose le infedeltà di lui.
Colmato di onori e riconoscimenti, seguito dalle nuove generazioni di
scrittori, in floride condizioni economiche per il successo delle sue
opere, nel 1841 Hugo fece il suo ingresso
all’“Académie
Française”, e nel 1845 venne nominato da Luigi
Filippo pari di
Francia.
Due anni prima però Victor Hugo aveva patito il
più
grande dolore della sua vita. Mentre tornava da un viaggio estivo con
Juliette, Hugo ebbe fra le mani il giornale
“Siècle” che recava
nelle sue pagine la notizia della tragica morte per annegamento
dell’amatissima primogenita Léopoldine e del
genero.
Questa tragedia famigliare, alla quale si aggiunse
l’insuccesso
del dramma in versi “I Burgravi”(1845) causarono
allo scrittore un
grave stato depressivo che interruppe la sua attività
letteraria
per dieci anni.
Nel 1848 le vicende politiche
portarono al potere Napoleone III, in un
primo momento come presidente della seconda repubblica, poi, col colpo
di stato del dicembre 1851, come nuovo imperatore dei francesi.
Dapprima Hugo appoggiò con fervore Napoleone III, sia
attraverso
i suoi scritti sia dai banchi dell’Assemblea Legislativa
della quale
faceva parte come deputato conservatore, poi, quando
l’imperatore
incominciò a comportarsi in modo antiliberale, usando la
politica per instaurare un potere personale, Hugo ne prese le distanze
con discorsi pubblici sulla libertà di stampa, sul suffragio
universale, e contro la miseria, l’ignoranza e la
schiavitù
sempre più dilaganti.
I contrasti con le parti conservatrici e l’opposizione delle
censure lo
indussero alla fuga in Belgio. Ebbe così inizio un esilio di
quindici anni che durerà fino al 1870, in gran parte
trascorso
nell’isola di Guernesey sulla Manica.
Si era chiuso un periodo della sua vita contrastato ma felice e
produttivo; se ne apriva uno nuovo in cui prese sempre più
forma
la sua figura mitica di poeta morale che fu poi consegnata alla
tradizione.
Ancora una volta furono le sue opere ad esprimere i suoi sentimenti
personali a cominciare dall’uscita di una feroce satira
“Napoleone, il
piccolo” (1852), e i versi satirici
“Castigo” (1853), scritti di getto
per bollare polemicamente le azioni di Napoleone III.
Ispirati invece dalla memoria e da nuovi ideali umanitari sono
“Le
contemplazioni” (1856), mentre con le liriche “La
leggenda dei secoli”
Hugo volle percorrere tutta la storia dell’umanità
dal libro
della Genesi fino al XIX secolo, attraverso una serie di quadri poetici
ispirati alle varie epoche, e legati fra loro dalla celebrazione della
lotta perenne fra il bene e il male, dalla fede nel trionfo del
progresso e della pace. Questa grande opera storica venne pubblicata in
tre parti successive nel 1859, nel 1877 e nel 1883. Sono dello stesso
periodo altri importanti affreschi sociali che ancora oggi
rappresentano le opere più conosciute dell’autore,
il grande
romanzo “I miserabili”
(1862),
considerato l’opera più popolare di tutta la
letteratura
mondiale, “I lavoratori del mare” (1866), e
“L’uomo che ride” (1869).
Furono opere che accrebbero ancor più la sua fama e il suo
prestigio in tutta l’Europa.
La sua ideale e crescente partecipazione agli avvenimenti politici
francesi ed europei (fra queste l’impresa dei Mille condotta
da
Giuseppe Garibaldi) non si fermò nonostante il dolore e la
sofferenza per alcuni drammi famigliari: la morte del fratello Abel
(1855), la fuga in Canada e la pazzia della figlia Adèle
(1863),
la morte della moglie (1868) e di alcuni nipoti. Pene alleviate dalla
fedele presenza al suo fianco di Juliette.
Dopo la sconfitta di Napoleone III, Victor Hugo il 5 settembre 1870
rientrò in Francia ed a Parigi venne accolto da una folla
straripante che volle entusiasticamente salutarlo. Ma la guerra
franco-prussiana, la vittoria tedesca e i drammatici avvenimenti che ne
seguirono lo costrinsero nuovamente ad abbandonare la Francia.
Tornò a Parigi nel settembre del 1872, trovandovi un
atteggiamento di condanna nei suoi confronti da parte del nuovo governo
borghese, che lo amareggiarono fortemente. La sua casa invece divenne
nuovamente meta dei maggiori letterati del momento e il favore popolare
contribuì a ridargli serenità.
Victor Hugo riprese la sua produzione letteraria con il romanzo
sulla
rivoluzione francese “Il Novantatre” (1874). Fra il
1874 e il 1881,
insieme ad una silloge dei suoi discorsi parlamentari uscita in
occasione della sua elezione a senatore di Parigi, dal titolo
“Atti e
parole” (1876), pubblicò ancora diverse raccolte
di poesie,
alcune riguardano la sua vita famigliare: “I miei
Figli” (1874),
“L’arte di essere nonno” (1877); altre
invece hanno un carattere
politico-satirico: “Il papa” (1878), “La
pietà suprema” (1879),
“I quattro venti dello spirito” (1881).
Nel 1878, colpito da una congestione cerebrale, fu costretto a ridurre
fortemente l’attività di scrittore.
Portò comunque a
compimento un’opera teatrale sul fanatismo
dell’Inquisizione dal titolo
“Torquemada” (1882), iniziata tanti anni prima.
Per il suo ottantesimo compleanno venne organizzata una grande
cerimonia di festeggiamento e migliaia di persone, per rendergli
omaggio, sfilarono davanti alla sua casa per tutto il giorno
depositando fiori.
Di li a qualche mese di distanza però avvenne la morte della
fedele e premurosa Juliette (1883), colpita dal cancro, che
lasciò Hugo all’apice di una calorosa venerazione
popolare, ma
solo e inattivo per i successivi due anni.
Il 14 maggio 1885 venne colpito da una congestione polmonare dalla
quale non si riprese più.
Victor Hugo morì il 22 maggio 1885, nella sua casa di Parigi.
Una grande folla giunta da ogni parte della Francia e anche
dall’Europa
accompagnò le sue spoglie, al Panthéon dove
vennero
sepolte. Per tutta la notte precedente la sua salma, posta su di un
catafalco sotto l’Arco di Trionfo, era stata vegliata da
dodici poeti e
da una moltitudine di persone.
Victor Hugo, nel corso della sua lunga vita, attraversò le
più diverse esperienze, conservando intatta la
capacità
di accettarle tutte per coglierne l’aspetto positivo, il
valore di
prova e di impegno umano.
Victor Hugo fu un poeta romantico improntato su modelli nuovi, lontano
dagli schemi del poeta ribelle, malinconico e solitario; egli fu il
poeta civile che seppe porsi al centro della vita sociale trasformando
la sua poesia in un messaggio rivolto agli uomini e in uno
strumento per le loro battaglie ideali. Con la sua scrittura
attraversò tutti i generi; fu grande e ammirato nella
lirica,
nella tragedia, nella satira politica e di costume; con il romanzo
sociale e storico invece riuscì a commuovere intere
generazioni
a prescindere dal ceto sociale di appartenenza.
Victor Hugo, con la sua notevole produzione letteraria,
portò
fin dentro al cuore della seconda metà
dell’Ottocento, ossia nel
pieno dell’età del realismo e
dell’oggettività, il mondo
delle grandi utopie, delle passioni romantiche e soprattutto
l’idea di
una poesia che deve essere sintesi di tutti i valori ed i significati
fondamentali della vita. Per questo egli suscitò
entusiastici
consensi non solo in Francia, ma in tutta l’Europa.
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