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Ernest Miller Hemingway, (Oak
Park-Illinois 1899
– Ketchum-Idaho 1961), scrittore fra i maggiori esponenti
della narrativa americana contemporanea.Nacque a Oak Park – Illinois, il 21 luglio 1899, secondogenito di una famiglia protestante dalle condizioni economiche agiate. Il padre, Clarence Edmonds Hemingway, svolgeva la professione di medico; la madre, Grace Hall, aveva studiato musica. La famiglia possedeva un piccolo cottage con un’ampia superficie di terreno che scendeva fino alle rive del lago Bear, nel nord del Michigan, presso cui ogni estate Ernest ed i suoi cinque fratelli, insieme ai genitori, trascorrevano le vacanze. In questo luogo di spensieratezza, Ernest, sin da piccolo vivace e curioso, sotto la guida del padre, si appassionò alla pesca, alla caccia, al nuoto, alla canoa. Restò affascinato dalla bellezza del bosco, dagli innumerevoli richiami della natura, dalla vita all’aria aperta. Frequentò la scuola elementare senza particolare entusiasmo, poi, a quattordici anni, venne iscritto alla Municipal High School di Oak Park, presso cui imparò a suonare il violoncello; fu capitano della squadra di pallanuoto, giocò a rugby, incominciò a praticare il pugilato. In questa scuola ebbe la fortuna di avere due insegnanti che si accorsero della facilità con cui sapeva scrivere, e che lo incoraggiarono ad esporre per iscritto tutti i suoi turbinosi pensieri. Nacquero così i suoi primi racconti, che vennero pubblicati sulle riviste scolastiche “Tabula” e “Trapeze”. Nel 1917, portati a termine gli studi superiori, per non assecondare le aspirazioni del padre che voleva si iscrivesse all’Università, né quelle della madre che desiderava si perfezionasse nello studio del violoncello, Ernest abbandonò la famiglia. Si recò a Kansas City, dove accettò un posto di redattore del giornale “Star”: questo primo lavoro, oltre a garantirgli l’indipendenza economica, rappresentò un tirocinio di grande utilità. Quando gli Stati Uniti, nel 1918, presero parte alla prima guerra mondiale, Hemingway partì per l’Europa, e raggiunse il fronte italiano a Fossalta di Piave, con l’intenzione di arruolarsi come volontario nei reparti combattenti; ma a causa di un difetto alla vista, venne assegnato alla conduzione di un mezzo del servizio ambulanze della Croce Rossa Americana (A.R.C.). Nella notte fra l’8 e il 9 luglio, in un improvviso riaccendersi di colpi di mortaio e di mitraglie, Hemingway rimase gravemente colpito alle gambe. Nonostante le ferite, e sotto il fuoco continuo e ininterrotto, Hemingway riuscì a caricarsi sulle spalle un soldato, dilaniato da innumerevoli colpi, e a porre entrambi in salvo. Per questo gesto eroico riceverà la medaglia d’Argento dal Governo Italiano. Dopo essere stato sottoposto all’estrazione delle innumerevoli schegge penetrate nelle ginocchia e nelle gambe, con un treno ospedale venne inviato a Milano, presso l’Ospedale della Croce Rossa Americana, per un periodo di convalescenza. Qui si innamorò di Agnes Hannad von Kurowsky, un’infermiera americana di origine tedesca. Il 4 gennaio 1919 s’imbarcò per far ritorno in America. Giunto ad Oak Park, fu accolto trionfalmente dall’intera cittadinanza, ed elogiato dalla stampa locale per le imprese coraggiose in cui si era distinto. Finiti i festeggiamenti, per Hemingway ebbe inizio un faticoso riadattamento alla vita civile, attraversato da una lunga crisi esistenziale. Iniziò a bere in modo esagerato e a soffrire d’insonnia; le esperienze traumatiche di Fossalta gli avevano lasciato nell’animo un segno indelebile. Quando poi Agnes von Kurowsky troncò la loro relazione sentimentale, ne soffrì tanto da ammalarsi fisicamente, restando per lunghe settimane completamente esausto. Uscito dalla crisi riprese a scrivere racconti, a leggere intensamente, a frequentare gli amici, con i quali si rifugiò nel nord del Michigan, per pescare e vagare nei boschi. Ma il disappunto della famiglia lo indusse a trovarsi un nuovo lavoro. Nel gennaio del 1920 si trasferì a Toronto, in Canada, dove divenne collaboratore del settimanale “Star Weekly”; nel dicembre dello stesso anno se ne andò a Chicago, dove fu assunto come redattore del mensile “Cooperative Commonwealth”. Fece amicizia con lo scrittore Sherwood Anderson e incontrò Hadley Richardson, una bella ragazza di cui s’innamorò, e che sposò il 3 settembre 1921. Pochi mesi dopo, i coniugi Hemingway partirono per la Francia, stimolati dal richiamo della vita intellettuale europea, con l’incarico per Hemingway di scrivere articoli per lo “Star” e lo “Star Weekly” di Toronto. A Parigi, dove presero alloggio, conobbero Ezra Pound, Gertrude Stein e Sylvia Beach. Nei tre anni successivi, Hemingway, in qualità di inviato speciale, partecipò alla Conferenza Economica Internazionale di Genova, si trovò in Tracia durante la guerra greco-turca, fu invitato alla Conferenza della pace di Losanna, raggiunse l’Italia per intervistare Mussolini, si recò anche in Spagna, dove assistette alle corride di Siviglia, Madrid e Pamplona. Nel 1923 rientrò a Toronto, per dare le dimissioni da corrispondente. Hemingway aveva deciso di dedicarsi all’attività di scrittore, mentre il lavoro di giornalista gli sottraeva troppo tempo. In questa stessa città, il 10 ottobre 1923, nacque il suo primo figlio John, soprannominato Bumby. Al lieto evento si aggiunse un altro momento di festa: la pubblicazione del suo primo libro dal titolo “Tre storie e dieci poesie” (Three stories and ten poems). A metà gennaio del 1924 Hemingway si trasferì nuovamente a Parigi, sistemandosi in rue Notre-Dame-des-Champs, non molto distante dall’abitazione di Ezra Pound. Con
l’aiuto di Ezra Pound, divenuto suo ottimo amico,
riuscì a farsi conoscere da Ford Maddox Ford, noto critico e
romanziere inglese, il quale lo nominò vicedirettore del
“Transatlantic Review”. In quel periodo, oltre ad
incontrare Francis Scott Fitzgerald e John Dos Passos, gli fu amica
preziosa anche Sylvia Beach, che gli fece conoscere James Joyce. Hemingway si era innamorato di Pauline Pfeiffer, una redattrice di “Vogue” che sposò il 10 maggio 1927. Per ritrovare la tranquillità smarrita a causa dei problemi familiari, Hemingway riprese febbrilmente a scrivere, e prima della fine dell’anno furono pubblicati quattordici racconti in un volume dal titolo “Uomini senza donne” (Men Without Women). Verso la fine di marzo 1928, Hemingwey tornò in America e mise su casa a Key West, all’estrema punta meridionale della Florida, di fronte a Cuba, dove Pauline diede alla luce Patrick, il suo secondogenito. In dicembre lo raggiunse la notizia del suicidio del padre. Nell’aprile del 1929 la Scribner’s pubblicò “Addio alle armi” (A farewell to Arms), che in poche settimane divenne il libro più venduto in America. In questa sua importante opera, la grande guerra, combattuta in Italia, e la tragedia di Caporetto, venivano raccontate con grande precisione ed effetto altamente drammatico. Nel 1930, tornato a Key West dopo un breve periodo di permanenza a Parigi, iniziò la stesura di un nuovo libro sulle corride, alternando alla scrittura la sua nuova passione, la pesca in alto mare. Il 12 novembre 1932 Pauline mise al mondo Gregory, il terzo figlio di Hemingway. Nell’ottobre dello stesso anno venne pubblicato il romanzo “Morte nel pomeriggio” (Death in the Afternoon), a cui fece seguito, nel 1933, un terzo libro di racconti, “Chi vince non prende nulla” (Winner take Nothing). Verso la fine del 1933 Hemingway decise di partire con Pauline per l’Africa, verso la Piana di Serengeti, sulle colline di Ngorongoro e nelle steppe della Valle del Rift (Kenia e Tanganica). Furono mesi di caccia grossa, un’esperienza appassionante a cui fece seguito il romanzo “Verdi collina d’Africa” (Green Hills of Africa), pubblicato nel 1935. L’uragano che sconvolse la zona di Key West, e che uccise migliaia di persone fra i reduci della prima guerra mondiale, malamente sistemati nei campi di lavoro di Matecumbe, offrì ad Hemingway l’occasione per scrivere un nuovo romanzo: “Avere e non avere” (To have and Have not), pubblicato nel 1937.
In Europa intanto aveva avuto inizio la
seconda guerra mondiale: Hemingway, inviato di guerra della
“Collier’s”, raggiunse il Vecchio
Continente. Dapprima si fermò a Londra, che era in grande
fermento per i preparativi dello sbarco in Normandia; poi raggiunse la
Francia al seguito di alcune divisioni corazzate.
Per la convalescenza raggiunse l’Italia e soggiornò a Venezia, presso l’Hotel Gritti. Migliorate le condizioni di salute, ripartì per Finca Vigia. Nell’ottobre del 1954 gli venne riconosciuto il Premio Nobel per la letteratura. Hemingway intanto, prese a soffrire con maggiore frequenza di crisi esistenziali e di periodi di depressione. Fortunatamente continuò a scrivere. Nell’autunno del 1958 portò a termine un vivace libro di memorie parigine dal titolo “Festa mobile” (A moveable feast), pubblicato postumo nel 1964. Tentò di rivedere e concludere anche “Il giardino dell’Eden” con risultati non soddisfacenti. Lavorò invece alla scrittura di altri tre racconti, riuniti in un libro col titolo “Isole nella corrente” (Islands in the Stream), che verrà anch’esso pubblicato postumo. Nel 1959 andò definitivamente a vivere a Ketchum, nell‘Idaho, con la moglie Mary, in una bella casa vicino ai boschi, di fronte ad un bellissimo panorama montuoso. I disturbi nervosi tuttavia peggiorarono: allucinazioni e manie di persecuzione divennero sempre più insistenti, al punto da rendersi necessario un ricovero in clinica, dove i medici gli praticarono anche l’elettrochoc. Le cure parvero migliorare il suo stato di salute, ma nello stesso tempo gli aumentarono la perdite di memoria, e gli causarono difficoltà di concentrazione. Hemingway,
ancora più disperato e
depresso, tentò il suicidio, ma fu fermato in tempo dalla
moglie. L’opera
di Hemingway, di ispirazione essenzialmente autobiografica, si
contraddistingue per l’interesse rivolto alle manifestazioni
elementari e possenti dell’istinto vitale;
l’avventura, il rischio, l’eroismo, la guerra e,
unito ad esse, il senso ossessivo e incombente della morte. ![]()
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