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| Johann
Wolfgang von Goethe - Biografia |
Articolo a cura
di Franca
Johann
Wolfgang Goethe
(Francoforte sul Meno
1749 - Weimar 1832), scrittore, poeta e scienziato tedesco.
Johann
Wolfgang Goethe, (la particella nobiliare "von" gli sarà
concessa dall'Imperatore Giuseppe II, nel 1782), nacque a Francoforte
sul Meno il 28 agosto 1749, da una famiglia borghese e benestante.
Il padre Johann Kaspar era un uomo severo e pedante, la madre Textor
Katharina Elisabeth, era una donna vivace e intelligente, discendente
di una nobile famiglia.
Il padre, valente giurista, fu anche
consigliere imperiale, ma questo incarico non lo coinvolgeva in
funzioni pubbliche, pertanto ebbe la possibilità di dedicare
buona parte del suo tempo all'amministrazione dei suoi beni e
all'educazione dei suoi due figli: Wolfgang e Cornelia, che nella casa
paterna vissero un'infanzia serena. Dal padre e da insegnanti privati,
il giovanissimo Wolfgang ricevette solide basi culturali, apprese la
lingua francese, inglese, italiana ed ebraica, si dedicò
alla lettura della Bibbia, dei testi di Omero e di Torquato Tasso.
Nel 1965, all'età di sedici anni, Goethe si
trasferì a Lipsia per studiare giurisprudenza, dove
seguì anche corsi di medicina, scienze naturali, musica e
disegno. La città in quel momento era influenzata da una
preponderante cultura francese, già approfondita dal giovane
Goethe, il quale preferì tuttavia ampliare la sua conoscenza
delle altre culture, e dedicarsi alla letteratura. Lo studio comunque
non gli impedì di concedersi anche le gioie della bellezza e
della vita brillante.
La sua prima relazione sentimentale gli
ispirò una commedia pastorale "Capriccio d'innamorati"
(1767). A questa prima opera fece seguito una tragedia in versi, "I
complici" (1768).
Nel 1768 una preoccupante affezione
polmonare lo costrinse a tornare a Francoforte, senza aver terminato
l'Università. Goethe, costretto a letto per oltre un anno,
visse un periodo di profonda crisi spirituale che lo spinse al
panteismo e allo studio delle religioni e delle loro origini. Superati
i momenti più duri, con l'aiuto affettuoso di Susanna
Katharina von Klettemberg, amica di famiglia, nel corso della
convalescenza si dedicò anche allo studio dell'astrologia,
dell'alchimia, dell'occultismo.
Nel 1770, finalmente guarito,
si trasferì a Strasburgo, dove riprese gli studi
universitari. Il suo genio si era fatto più forte: nei suoi
versi, il pensiero e i sentimenti si erano fatti più
profondi. In quel periodo fece nuove conoscenze: Lenz, Wagner, Lavater,
Jung-Stilling, che ravvivarono in lui la passione per la letteratura.
Strinse un rapporto di amicizia con Johann Gottfried von Herder,
filosofo, teologo e critico letterario, molto ammirato da Goethe per la
sua forte personalità. In lui Goethe vedeva anche il profeta
di quel particolarissimo fenomeno, precursore del romanticismo, che era
lo Sturm und Drang (Tempesta e Impeto), al quale Goethe stesso
aderì. Herder apprezzò in Goethe lo spirito
aperto e l'intensa freschezza dei sentimenti, e lo indirizzò
verso l'approfondimento della poesia popolare tedesca, delle opere di
Shakespeare, Ossian, Rousseau. Lo interessò allo
studiò dell'architettura gotica, che Goethe tradusse nella
scrittura del saggio "Dell'architettura tedesca" (1773).
Goethe, in quello stesso periodo, amò con passione
Friederike Brion, una giovane ragazza alla quale dedicò
numerose liriche e che gli suggerì il personaggio di
Margherita nel "Faust".
Nel 1771, conclusi gli studi
giuridici e ottenuto il titolo di "Licentiatus Juris", fece ritorno a
Francoforte, dove conobbe F. G. Klopstock e i fratelli Jacobi; si
avvicinò alla filosofia di Spinosa e, ancora sotto
l'influenza di Herder e dei suoi insegnamenti, si cimentò
nella scrittura del sua prima opera tragica, "Goetz von Berlichingen"
(1773), un dramma innovatore dal punto di vista artistico che lo rese
famoso in tutta la Germania.
Nel 1772 si trasferì
a Wetzlar per lavorare come praticante presso il Tribunale della Camera
Imperiale della città. Ma la carriera di avvocato non lo
attraeva: Goethe si sentiva più che mai desideroso di
continuare l'attività letteraria e soddisfare l'esuberanza
dei suoi interessi culturali; inoltre, gli pesava la vita sonnolente
della città. S'innamorò di Charlotte Buff, ma
Goethe dovette rinunciare a lei, perché la ragazza era
già fidanzata con un suo caro amico. Fece anche la
conoscenza di Jerusalem, un giovane studente segretario
dell'Ambasciata, il quale pose termine ad una tormentata storia d'amore
suicidandosi.
Dalla fusione di queste due drammatiche
esperienze Goethe trasse spunti creativi per la scrittura del celebre
romanzo
epistolare, entrato a far parte dei classici della letteratura
mondiale, dal titolo "I
dolori del giovane Werther" (1774) (che abbiamo
disponibile in versione audiolibro),
di cui si
ricorderà Ugo
Foscolo, nella stesura delle "Ultime
lettere di Jacopo Ortis".
L'ispirazione
al panteismo è ancora predominante in quegli anni nell'animo
di Goethe, e si ritrova alla base di alcuni suoi lavori: "Inno di
Maometto" (1773), "Prometeo" (1773), "Ganimede"(1774).
In
quello stesso periodo scrisse per il teatro due drammi:
"Clavigo"(1774), e "Stella"(1775).
Nel 1775 fece la
conoscenza del giovane Duca Carl August di Sachsen-Weimar, che lo
invitò a trasferirsi a Weimar. L'occasione favorì
il suo distacco definitivo da Lili Schonemann, conosciuta a
Francoforte, dove era tornato, e con la quale aveva interrotto un
periodo di fidanzamento. Nell'ambito della piccola Corte il fascino
della sua persona e l'amicizia del Duca gli favorirono una rapida
carriera politico-sociale: prima fu membro del Consiglio Segreto, poi
fu Consigliere Segreto, infine Ministro. Pur dedicandosi ai problemi
della politica, Goethe ebbe comunque la possibilità di
intraprendere nuovi studi scientifici e naturalistici: botanica,
mineralogia, geologia e anatomia, fondamentalmente persuaso che la
natura fosse, più che un rigido sistema di leggi puramente
meccaniche, un grande organismo vivente da esplorare nei suoi diversi
livelli di esistenza e nella divina armonia del suo incessante divenire.
Contemporaneamente
continuò la scrittura del "Faust",
iniziata anni prima; intrecciò anche un'appassionata storia
d'amore con la signora Charlotte von Stein, moglie di un ufficiale e
donna di grande temperamento, che gli ispirò numerose
liriche e ballate, e con la quale intrattenne in intenso rapporto
epistolare.
Trascorsi dieci anni di permanenza a Weimar, in
Goethe insorse un acuto bisogno di libertà.
Iniziò a sentirsi troppo limitato nella sua vocazione di
cittadino del mondo, e desiderò muoversi verso nuovi stimoli
e orizzonti. Si recò in Prussia e in Svizzera. Infine
raggiunse l'Italia, dove soggiornò per due anni, dal 1786 al
1788. Dopo aver visitato l'Italia settentrionale viaggiò
lungo la Penisola, soffermandosi soprattutto a Roma. Immerso nella
bellezza del paesaggio italiano, riaffiorò in lui il
desiderio di scrivere, che a Weimar si era un poco sopito, mentre una
prepotente attrazione per la nostra cultura e la nostra lingua lo
spinsero a studiare con passione l'arte, l'architettura e la
letteratura della Grecia, di Roma e del Rinascimento, traendone l'amore
per un ideale di bellezza classica dotato di armonica compostezza
espressiva. Riprese a disegnare, raffigurando i luoghi più
suggestivi; visitò Napoli, salì sul Vesuvio, dove
gli assistette affascinato ad una pioggia di lapilli e cenere,
preceduta da un fragoroso boato; s'imbarcò per Palermo, alla
scoperta della Sicilia. Per Goethe fu una permanenza molto felice,
rievocata nel libro pubblicato molti anni dopo "Il viaggio in Italia"
(1829).
Nel 1788, rientrato a Weimar, rinunciò ad
alcuni incarichi di Corte e interruppe il suo rapporto con Charlotte
von Stein. Il suo spirito rasserenato e nuovamente operoso traspare nel
dramma storico "Egmont" (1787), scritto durante il suo soggiorno
romano. Le medesime condizioni di completezza e di appagamento si
ritrovano anche nelle opere: "Ifigenia in Tauride" (1786), "Torquato
Tasso" (1789), "Elegie
romane" (1789), e, dopo un suo secondo viaggio in
Italia, avvenuto nel 1790 con destinazione Venezia, negli "Epigrammi
veneziani" (1790).
Nel 1789, dalla sua
convivenza con la giovane Christiane Vulpius, nacque suo figlio August.
Nel 1791 assunse la direzione del teatro di corte. Nel 1792 e nel 1793
fu al fianco del Duca nella prima guerra di coalizione europea contro
la Rivoluzione francese. I grandiosi rivolgimenti della Francia non lo
lasciarono insensibile, capì con chiarezza che una nuova
storia del mondo aveva inizio, ma non si lasciò intimamente
coinvolgere. Da quel momento storico tuttavia trasse ispirazione per
scrivere "La campagna di Francia" pubblicato nel 1822.
A
Weimar e dintorni nel frattempo si erano stabiliti importanti letterati
di quel momento: Wielad, Herder, Humboldt e Friedrich von Schiller. Con
quest'ultimo, e fino alla sua morte che avvenne nel 1805, Goethe
strinse una solida amicizia e una intensa collaborazione letteraria al
fine di infondere più impulso ed energia alla cultura
tedesca.
Fra gli scritti di questi anni sono di maggior
rilievo il poema "Arminio e Dorotea" (1798), il dramma "La figlia
naturale" (1799), il romanzo
"Le affinità elettive" (1809),
e le tre splendide ballate "La sposa di Corinto", "Il Dio e la
baiadera", "L'apprendista stregone" pubblicate nel 1815, e che
contribuirono al rinnovamento del teatro.
Dall'approfondimento dei suoi studi di scienze naturali nascevano
invece opere quali: "La metamorfosi delle piante" (1790), e "La teoria
dei colori" (1810).
Nello stesso
periodo Goethe si
dedicò alla scrittura di un'opera di particolare
intensità poetica, con la quale percorse un panorama
vastissimo della società tedesca del '700, e distinta in due
parti, la prima, "Gli anni di noviziato di Wilhelm Meisters" (1796), la
seconda, "Gli
anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meisters" (1829).
Nel 1806 sposò Christiane Vulpius, che morirà nel
1816.
Negli anni fra il 1811 e il 1831 Goethe raccolse in
quattro volumi la sua incompleta autobiografia, "Dalla mia vita -
Poesie e verità".
L'incontro con Marianne von
Willemer, austriaca e figlia d'arte, lei trentenne, lui
sessantacinquenne, ispirò a Goethe la composizione delle
bellissime liriche contenute nel "Divano occidentale-orientale" (1819).
Qualche anno dopo, le sue disperate sofferenze d'amore per la
diciassettenne Ulrike von Levetzow trovarono invece poeticamente
sollievo e conforto nella "Trilogia della passione" (1823).
Nel 1827 morì il figlio August. Fu un colpo dolorosissimo
per Goethe, che volle la sua sepoltura presso la piramide di Cestio a
Roma, luogo nel quale lui stesso aveva sempre desiderato di riposare.
Negli ultimi anni della sua vita Goethe completò il "Faust"
poema drammatico di vasto respiro, suo indiscusso capolavoro. Vi aveva
lavorato, con abbandoni e riprese, per circa un sessantennio.
Una prima stesura dell'opera, nata col titolo Urfaust, risale al 1773,
ma non fu pubblicata, il manoscritto anzi andò perduto e fu
in seguito ritrovato7. Un frammento rielaborato del poema vide la luce
nel 1790, ma solo nel 1808 fu pubblicata l'intera prima parte. La
seconda parte dell'opera, a cui Goethe lavorò fino a pochi
mesi prima di morire, venne pubblicata postuma nel 1832.
Johann Wolfgang von Goethe, morì a Weimar il 22 marzo 1832
all'età di ottantatre anni.
Il Faust si
ispira alla leggenda sorta intorno alla vita di un astrologo del primo
'500; altri scrittori vi si erano dedicati, ma lo spirito della
drammatica rappresentazione goethiana è diverso e dotato di
uno spiccato lirismo. Il vecchio dottor Faust, che vende al demonio
Mefistofele la sua anima in cambio di una nuova giovinezza e di una
felicità terrena, finisce per essere il simbolo dell'uomo
avido di sapere e di esperienza, e capace, pur tra errori e colpe, di
redimersi dal diabolico servaggio proprio in virtù della sua
divina ansia di verità e di altruistica
operosità. In questo, Faust si trasfigura e giunge a
rappresentare l'anima stessa di Goethe; ovvero di un uomo che esalta la
vita non come epidermica sensibilità e passione, ma come
nobile tensione verso un ideale superiore.
Johann
Wolfgang Goethe è stato un genio limpido, tra i massimi
dell'umanità.
Dotato di capacità
vastissime ed elevate, fu prosatore e poeta di altissima ispirazione, e
con straordinaria naturalezza seppe superare i contrasti tra natura e
ragione, tra sostanza e pensiero, tra individuo e società.
Goethe seppe indagare con sicurezza d'intuito nell'animo umano, e con
la squisitezza della sua eccezionale sensibilità seppe
raggiungere un armonico equilibrio tra vita e arte.
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