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| Natalia
Ginzburg - Biografia |
Articolo a cura
di Franca
Natalia
Ginzburg (Palermo 1916-Roma 1991),
scrittrice, traduttrice e commediografa italiana.
Nacque a Palermo il 14 luglio 1916, (il suo cognome
originario
è Levi), da Giuseppe Levi e Lidia Tanzi. Nasce a Palermo per
una casualità: il padre, illustre medico e discendente di
una famiglia ebraica di origine triestina, in quegli anni insegnava
anatomia comparata all'Università di Palermo. La madre,
lombarda, figlia di Carlo Tanzi, un'avvocato amico di Filippo Turati,
era di famiglia borghese e benestante. Dal loro matrimonio nacquero
cinque figli: Giovanni, Gabriele, Vittorio, Azalea e Natalia.
Nel 1919 la famiglia Levi si trasferì a Torino. In questa
città, Natalia, timida e spaurita, trascorse l'infanzia e
l'adolescenza in un'atmosfera famigliare spiccatamente intellettuale e
anti-fascista, che l' abituerà molto presto ai controlli
della polizia, ai processi ed anche alla prigione, che il padre ed i
tre fratelli subiranno per motivi politici.
Portati a termine
gli studi di scuola elementare in casa, nel 1927 si iscrisse al
liceo-ginnasio "Vittorio Alfieri", presso il quale conseguì
la maturità classica. Nel 1935 si iscrisse alla
Facoltà di Lettere dell'Università di Torino,
senza però giungere alla laurea.
La passione per
la scrittura si manifestò molto presto in Natalia, e forse
rappresentò per lei anche un spazio dentro il quale
proteggersi dagli avvenimenti che le succedevano intorno.
All'età di diciassette anni già scriveva brevi
racconti e saggi su di una rivista, "Il Gallo" (1931), che aveva
fondato insieme all'amica Bianca Debenedetti. Fra il 1934 e il 1937 le
sue produzioni letterarie furono pubblicate su importanti riviste del
momento: "Solaria", "Il Lavoro", "Letteratura".
Nel 1937
Natalia Ginzburg portò a termine la traduzione di "Alla ricerca del tempo
perduto" di Marcel Proust,
che verrà
inclusa nella collana "Gli Struzzi" dell'Einaudi nel 1946.
Nel 1938 sposò Leone Ginzburg, di origine russa, scrittore e
docente universitario di letteratura russa, conosciuto nel circolo
culturale torinese frequentato da Natalia e dalla sua famiglia. Leone
Ginzburg era collaboratore della casa editrice "Einaudi", fondata nel
1933, di cui fu direttore editoriale. Particolarmente coinvolto dagli
avvenimenti politici del momento, svolgeva anche un'intensa
attività anti-fascista che, nel 1940, provocò il
suo arresto e la condanna al confino di polizia in un paesino
dell'Abruzzo, a quindici chilometri da L'Aquila.
Natalia,
pienamente concorde con gli ideali politico-sociali del marito,
coraggiosamente ne condivise le conseguenze e lo seguì con i
due figlioletti Carlo e Andrea, ai quali si aggiunse Alessandra, nata
nello stesso anno.
Nonostante le difficoltà di
quel periodo, la sua attività di scrittrice non
s'interruppe, e nel 1942, presso la casa editrice Einaudi,
uscì il suo primo romanzo,
"La strada che va in
città", firmato con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte,
a causa delle sue origini.
Nel luglio del 1943, lasciato il
confinamento, Leone Ginzburg rientrò a Torino. Dopo un breve
periodo si trasferì a Roma dove, il primo novembre, venne
raggiunto da Natalia ed i figli.
Ma Leone Ginzburg, che nel
frattempo aveva ripreso la lotta politica, il 20 novembre fu nuovamente
arrestato dalla polizia italiana, nella tipografia clandestina del
periodico "L'Italia libera". Imprigionato nel braccio tedesco del
carcere di Regina Coeli di Roma, a causa delle pesanti torture subite
morì il 5 febbraio 1944, quando aveva trentacinque anni. Per
tutto il periodo in cui il marito restò in carcere, Natalia
Ginzburg non poté mai vederlo: questa privazione, e la sua
tragica fine, le procurarono un profondissimo dolore.
Dopo
questa esperienza traumatica, Natalia Ginzburg si trasferì
per alcuni mesi prima a Firenze, poi a Roma, dove presso la sede della
Einaudi, fu assunta come redattrice.
Nell'ottobre del 1945,
insieme ai figli, ritornò a Torino, nella vecchia casa dei
genitori, continuando a lavorare, come assistente editore, nella casa
editrice Einaudi.
Nel 1947 pubblicò il romanzo
"È stato così", con il nome di Natalia Ginzburg
con il quale firmerà ogni sua opera successiva.
Negli anni seguenti scrisse per il "Politecnico" di Elio Vittorini, un
giornale per studenti e lavoratori; visse l'amicizia fraterna con
Cesare Pavese; seguì i primi passi letterari di Italo
Calvino.
Nel 1950 sposò Gabriele Baldini, illustre
critico e studioso di letteratura inglese.
Dopo il matrimonio
Natalia Ginzburg rimase a Torino, mentre il marito continuò
a svolgere l'incarico di professore di letteratura inglese a Trieste.
Quando, nel 1952, il marito venne chiamato nella locale
Facoltà di Magistero, la famiglia si riunì a Roma.
Per Natalia seguirono anni di intenso lavoro letterario, a cui si
interpose la parentesi di un soggiorno londinese (1960-61), durante la
quale il marito fu direttore dell'Istituto italiano di cultura della
capitale inglese.
Presso la casa editrice Einaudi
pubblicò: "Tutti i nostri ieri" (1952), "Valentino" (1957),
"Sagittario" (1957), "Le voci della sera"(1961), "Le piccole
virtù" (1962), "Lessico
famigliare" (1963), un romanzo
autobiografico al
quale fu riconosciuto il premio Strega,
e che rappresenta, ancora oggi,
l'opera più amata dai suoi numerosissimi lettori; nel 1964
pubblicò "Cinque romanzi brevi".
In seguito si
interessò alla scrittura di testi teatrali, dando origine ad
una forma estremamente personale di commedia. Fra le nove opere da lei
prodotte, le più importanti sono: "Ti ho sposato per
allegria" (1965), che fu portata in scena, con grande successo,
dall'attrice Adriana Asti; "L'Inserzione" e "La segretaria" entrambe
del 1968; e l'ultima commedia: "L'intervista", che venne rappresentata
con la regia di Laurence Oliver a Londra e quella di Luchino Visconti
in tutti i maggiori teatri italiani.
Nel 1969 Natalia
Ginzburg rimase nuovamente vedova: il marito Gabriele Baldini
morì a Roma. Dopo questa ulteriore grave perdita,
pubblicò la raccolta di saggi "Mai devi domandarmi" (1970).
Seguirono la pubblicazione della raccolta di commedie dal titolo "Paese
di mare" (1973), il romanzo
narrativo-epistolare "Caro Michele" (1973),
la raccolta di saggi e articoli "Vita immaginaria" (1974).
Qualche anno più tardi riunì sotto il titolo di
"Famiglia" (1977) la produzione di due lunghi racconti, "Famiglia" e
"Borghesia".
Gli anni '80 videro la partecipazione di Natalia
Ginzburg alla vita politica italiana. Nel 1983 e nel 1987 venne eletta
alla Camera dei Deputati, nel gruppo degli Indipendenti di sinistra.
Natalia Ginzburg svolse la sua attività parlamentare con
profonda convinzione. Animata da un acceso senso di giustizia, si
impegnò con passione in cause umanitarie importanti.
Nel 1983 pubblicò una interessante ricerca storica su casa
Manzoni, dal titolo "La Famiglia Manzoni"; a quest'opera
seguì uno studio sul poeta fiorentino Sandro Penna.
Altre opere pubblicate furono: Il romanzo
epistolare "La
città e la casa" (1984), e il saggio "Serena Cruz o la vera
giustizia" (1990).
La traduzione del romanzo "Une vie"
di Guy
de
Maupassant, fu l'ultimo lavoro a cui la scrittrice
si dedicò.
Natalia Ginzburg morì a
Roma, durante la notte tra il 7 e l'8 ottobre 1991.
La
casa editrice Einaudi, nel 1999, pubblicò "E' difficile
parlare di sé", una raccolta integrale di conversazioni
radiofoniche in cui Natalia Ginzburg racconta la propria vita e la
propria opera letteraria.
Nella scrittura di
Natalia Ginzburg si percepisce tutta la sensibilità e
l'intelligenza del suo modo straordinario di essere donna. Le parole
sommesse, spesso intrise di mestizia, con cui racconta la
realtà del vivere quotidiano, si esprimono sempre con
eleganza, saggezza e affettuosa ironia.
Le sue opere di
narrativa, di memoria, di saggi, di teatro, mostrano una profonda
umanità, e un'attenta penetrazione psicologica.
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