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 Grazia Deledda - Biografia
Articolo a cura di Franca

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Grazia Deledda, (Nuoro 1871 - Roma 1936), scrittrice, considerata un'esponente della corrente verista italiana.
Nacque a Nuoro il 27 settembre 1871, quarta di sei figli, da Giovanni Antonio Deledda e da Francesca Cambosu, in una famiglia della piccola borghesia isolana.
Nonostante la sua passione per lo studio, frequentò solo le scuole elementari, come allora era usuale per le ragazze. La sua profonda volontà di cultura la spinse ad ampliare la sua formazione attraverso letture personali. Gli autori da lei preferiti furono Carducci, D'Annunzio, ed molti autori francesi e russi.
Incominciò da giovanissima a scrivere racconti ricchi di fantasia e di un certo sentimento popolare, come storie di rapimenti, di vendetta, di amori romanzeschi. Nel 1892 pubblicò "Fior di Sardegna", il suo primo romanzo; nel 1895 "Anime oneste"; nel 1896 "Le vie del male"; nel 1897 "Il Tesoro": tutti romanzi permeati da un forte regionalismo, ma a differenza degli innumerevoli lavori giovanili, in esse va precisandosi meglio il suo stile, caratterizzato da una impostazione narrativa semplice e immediata, in cui finezza e verità scavano nelle pieghe psicologiche dell'amore.


Importante per la Deledda fu l'amicizia con Luigi Capuana, che seppe sollecitarla a raggiungere una conoscenza più approfondita di sé orientandone letture e riflessioni.
L'11 gennaio 1900 sposò Palmiro Madesani, un funzionario statale, conosciuto a Cagliari mentre si trovava presso una famiglia di amici. Nell'aprile dello stesso anno si trasferirono a Roma. Dalla loro unione nacquero due figli: Franz e Sardus.
La distanza dalla Sardegna rese per lei remote le atmosfere isolane, volgendola verso accostamenti e intuizioni più essenziali, più vicine al libero svolgimento della vita. La sua arte si affinò, assumendo un più netto vigore espressivo.
La vita di Grazia Deledda non fu particolarmente movimentata: scelse di dedicarsi interamente alla scrittura, e fu molto feconda dal punto di vista letterario, poiché la pubblicazione dei suoi romanzi avveniva quasi con annuale puntualità.
Fra le sue opere principali ricordiamo: "Elias Portolu" (1903) (ne abbiamo l'audiolibro), "Cenere" (1904), da cui fu tratto un film interpretato da Eleonora Duse, "Canne al vento" (1913) (ne abbiamo l'audiolibro), il romanzo più letto e tradotto della Deledda, un titolo che fa subito pensare alla terra di Sardegna, isola spazzata dai forti venti che giungono dal mare, simili alle difficoltà della vita e al destino impietoso, che travolgono gli uomini come fossero deboli "canne". Poi abbiamo opere come "Le colpe altrui" (1914), "Marianna Sirca" (1915), "La madre" (1920), "Il segreto dell'uomo solitario" (1921), "Annalena Bilsini" (1927), "Il vecchio e i fanciulli" (1928), "Il paese del vento" (1931).
Scrisse testi teatrali ed anche raccolte di novelle: "Chiaroscuro" (1912) è la più importante.
Va ricordato anche un volume di poesie "Paesaggi sardi".


Nel 1926 ottenne il Premio Nobel per la letteratura: è una delle poche donne ad essere stata premiata con questo ambito riconoscimento.
Morì a Roma il 15 agosto 1936, dopo un anno di dolorosa malattia.
Nel 1937 fu pubblicato postumo un romanzo autobiografico dal titolo "Cosima" (ne abbiamo l'audiolibro), secondo nome dell'autrice, scritto in terza persona.

Grazia Deledda, mediante una visione della vita piena di umana pensosità e di tristezza scaturita dalla vita stessa dei sentimenti e delle passioni, descrisse in tutte le sue opere, in maniera realistica, i paesaggi, i costumi, i caratteri tipici della sua amatissima isola. Una terra che offre ai suoi abitanti una vita dura ed un lavoro aspro, ma che splende ancora oggi di una primitiva e incontaminata bellezza.

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