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A cura di Attilio Pirino

  "Saevitia in bruta tirocinium
crudelitatis in homines est."
(La crudeltà verso gli animali è tirocinio di crudeltà verso gli umani).
Publio Ovidio (43 a.C. - 17/18 d.C.)

Sabato pomeriggio si fanno due passi per guardare le vetrine del centro, senza uno scopo preciso, la spesa delle vettovaglie è stata sbrigata, non ci sono impegni da rispettare e si cammina tranquillamente.

Passando di fronte al negozio di animali ci si ferma a guardare i cuccioli esposti in vetrina che giocano rotolandosi nei trucioli sparsi per terra: che carini, che tenerezza!

"Guarda quello…, è come quelli della Carica dei 101! Mamma, papà lo compriamo?"

"Come si fa, lo sai che nell’appartamento c’è poco spazio poi magari sporca o disturba i vicini". "Ma è triste…, vi prego portiamolo a casa, prometto che lo curerò io".

Ciò che avete appena letto potrebbe essere l’inizio del copione di un film d’amore, oppure, dell’orrore che vede nei panni della vittima un povero cucciolo e in quelli dei mostri un’insospettabile famigliola.

Avete notato che dopo la presentazione del film "La Carica dei 101" siano comparsi, al guinzaglio di numerose persone, a spasso per le città, un discreto numero di cani dalmata? Era naturale che fosse così, sono animali bellissimi, e, per di più hanno avuto un bel lancio pubblicitario grazie al famoso film. Ma ora, a distanza di poco tempo, non se ne vedono più tanti; strano... un cane vive, generalmente, dieci o quindici anni, invece, a distanza di alcuni mesi i dalmata sono decimati. Crudelia Demon ha colpito ancora? Non era caduta nel burrone alla fine del film?

Sorge il sospetto che spinti dall’entusiasmo, generato dal film, molti abbiano deciso di acquistare un esemplare della razza in questione per poi abbandonarlo come un abito alla moda che si cambia dopo una stagione. Per non parlare dei gatti dei quali molti pensano che possano nascere e, magari, vivere in casa per qualche anno e poi essere abbandonati su un marciapiede "tanto i gatti sono indipendenti e se la cavano sempre", mentre, è evidente a chiunque abbia un po’ di buon senso che qualunque animale, nato e cresciuto in casa, non ha nessuna possibilità di sopravvivere da solo all’ambiente esterno ed è condannato a soccombere tra stenti e malattie che il suo fisico non può affrontare.

La ragione di questo comportamento consiste nella "Mercificazione" degli esseri viventi, ossia, il pensare agli animali come ad oggetti che, come tali, possono essere venduti e comprati senza curarsi delle loro necessità, trascurandole fino ai limiti della loro sopravvivenza (o morte), senza che la nostra coscienza ne risenta, ma facendone, al massimo, una questione economica, infatti, se l’animale/oggetto è stato pagato molto spiace abbandonarlo o vederlo morire.

Gli oggetti che possediamo possono essere molto belli e, addirittura, ispirarci sentimenti, ma, in effetti, siamo noi stessi che attribuiamo loro un valore, infatti, quando si perde interesse per qualcosa che pure si è amato, la stessa cosa riprende, giustamente, la sua dimensione di oggetto e può essere venduta o buttata.

Sembra strano doverlo spiegare, ma non è lecito fare altrettanto con gli animali, non tanto perché qualche legge lo impedisce, quanto perché dovremmo sapere che un animale ha un valore e una dignità propri che non dipendono solo dal nostro eventuale interesse: "E’ un essere vivente sensibile e passibile di sofferenza."

Acquistare un animale comporta, quindi, un’accurata riflessione sulle nostre motivazioni, capacità e possibilità di garantirgli una vita ragionevolmente serena, tenendo conto che non è solo una questione di denaro ma, soprattutto, d’impegno personale. Tale impegno, inoltre, si estenderà senza interruzioni, probabilmente per molti anni, e, per di più, non sono previste pause di nessun genere, nemmeno la Domenica né, tantomeno, le ferie: "Ve la sentite?"

Non vorremmo trasmettere la sensazione che possedere un’animale sia soltanto una seccatura, in realtà è un’esperienza ricca di soddisfazioni (chiedetelo ai veri amanti degli animali), ma andrebbe vista come una a scelta importante e l’animale dovrebbe diventare il compagno di una parte della nostra vita.

Purtroppo così come il mondo degli uomini anche quello degli animali è soggetto alle leggi del mercato, le quali, se spesso sono irrispettose dei veri bisogni e della dignità umana figuriamoci come possono essere nei confronti degli animali che non hanno nemmeno la possibilità di protestare.

Alcuni allevatori e commercianti (certamente non tutti) considerano la vendita di animali solo un buon affare e come tale lo conducono, cercando di "ottimizzare" la gestione dell’attività: risparmiano sulla qualità dei cibi, sugli spazi messi a disposizione degli animali, sulla manutenzione e la pulizia degli ambienti, sulla quantità d’individui disponibili per l’accoppiamento, sulle spese di trasporto ed "imballaggio". Quando tale risparmio va oltre certi limiti si ottengono soggetti malsani e, magari, portatori di tare genetiche che potranno, facilmente, sviluppare malattie oppure un carattere poco socievole o, addirittura, aggressivo. Il cerchio si chiude quando l’acquirente si rende conto, troppo tardi, di avere a che fare con un impegno personale ed economico (il veterinario costa caro) superiore alle attese o alle effettive possibilità, e, decide di disfarsene, ma in quel momento il problema non riguarda più il commerciante o, tantomeno, l’allevatore.

A questo proposito c’è capitato di osservare, sui carrelli per il trasporto dei bagagli nelle stazioni ferroviarie, cuccioli inscatolati in contenitori poco più grandi di loro stessi spediti, anche dall’estero, per viaggi di innumerevoli ore: "Ammesso che possano sopravvivere ad una simile tortura come pensate che questo viaggio possa influire sul loro carattere?"

In base alle osservazioni sopra indicate pensiamo che si possano identificare alcune regole generali da seguire per non essere tratti in inganno da motivazioni fasulle che spesso scatenano l’entusiasmo dell’acquisto avventato:

  • Non comprate un’animale solo perché vi spiace vederlo costretto nello spazio ridotto di una gabbietta e nella vetrina di un negozio, oltretutto, contribuireste a fare in modo che altri si trovino nelle stesse condizioni.
  • Non regalate mai un animale, infatti, non potete essere certi che il destinatario sia disposto ad accollarsene l’impegno conseguente.
  • Non comprate un cucciolo pensando che sia educativo per un bambino. Tenete presente che specialmente i bambini piuttosto piccoli sono, per natura, irruenti e possono causare danni ai cuccioli anche senza volerlo. L’apporto educativo, in ogni modo, sarà apprezzabile solo quando il bambino sarà abbastanza grande da prendersi cura dell’animale.
  • Non comprate un animale sotto lo stimolo dell’entusiasmo scatenato da un film, ma riflettete sull’impegno che state per assumere.

Se avete già valutato che l’onere di un animale sia sostenibile ed ampiamente ripagato dalla gioia della sua compagnia, in ogni caso, è consigliabile acquistarlo direttamente da un allevatore al fine di evitare il rischio della spedizione, nelle condizioni sopra menzionate, e, di poter verificare personalmente le condizioni in cui gli animali sono allevati.

I nominativi degli allevatori sono disponibili presso le federazioni ufficiali, depositarie dei registri delle razze o presso le associazioni animaliste, inoltre, si può sempre chiedere consiglio ad un veterinario nella propria zona di residenza; però, se pensate che sia più comodo comprare un animale dal negozio sotto casa perché considerate troppo faticosa una piccola ricerca, allora, immaginatevi come potreste sopportare l’impegno di allevarlo.


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