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Il metodo Schumann.
Il criminologo.
Qualcosa di misterioso.
Il caso Giering.
Il Catalogo.

«Per conoscermi meglio, bisogna vedere i miei film».Così Christain Berkel descrive il suo rapporto con il proprio lavoro. La sua figura del commissario Bruno Schumann è finemente costruita come un raffinato ricamo, la sua personalità emerge nel suo lavoro di indagine.

Per conoscere l'attore invece bisogna tornare al 1957, anno della sua nascita nella capitale tedesca. La passione per il palcoscenico arriva presto quando, a quattordici anni, si trasferisce a Parigi. È lì che inizia a studiare recitazione con Jean-Louis Barrault - uno dei massimi fautori del teatro totale - e Pierre Berlin. A diciannove anni l'incontro con Ingmar Bergman segna per lui il debutto nel mondo della celluloide. Con il regista svedese ha recitato in «Das Schlangenei» (1976), l'uovo del serpente. Fu un ruolo silenzioso e difficile: là il giovane Berkel interpretava uno studente a cui, per scopi scientifici, veniva iniettata una droga che scatenava in lui comportamenti paranoidi. Recitò con tanta veemenza che finì all'ospedale per avere distrutto una vetrata.

Ma già a sei anni il piccolo Christian aveva iniziato a sognare di calpestare le tavole di un palcoscenico, fin, da quando lo avevano portato a vedere a teatro le avventure di Tom Sawyer e Huckelberry Finn. «Da quel momento capii che facendo l'attore avrei potuto essere qualsiasi cosa: pompiere, torero, pilota. Il mio mestiere avrebbe dovuto essere quello: volevo essere qualcun altro».

È sposato con l'attrice Andrea Sawatzki dalla quale ha avuto due figli e con cui condivide ogni attimo possibile al di fuori del lavoro nella loro casa non distante dallo Schlachtensee: «A casa, ad esempio, ci piace cucinare, ma visto il poco tempo che ci resta per via del lavoro, ci riduciamo a farlo solo nei fine settimana. Amiamo particolarmente la cucina francese e quella italiana».

Christian Berkel è famoso anche come voce recitante: «Avere una bella voce è considerato da molti un'arma di seduzione. Non credo di averla mai considerata tale, se non forse inconsciamente. E poi... avere una bella voce può anche aiutare, ma se non porta parole intelligenti allora non è di grande aiuto».

Nella sua carriera Berkel, forse per i suoi tratti decisi, ha sempre interpretato figure forti. in «La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler» è stato anche candidato all'Oscar per il suo ruolo del dottor Ernst-Günther Schenck ma ha recitato anche in «Operazione Valchiria» (lì era il colonnello Albrecht Ritter Mertz von Quirnheim, uno dei congiurati che attentarono alla vita del Führer) ed ancora nel film di Quentin Tarantino «Bastardi senza gloria».

In televisione alcuni degli episodi del ciclo «Tatort» che lo hanno visto protagonista sono rimasti nella storia. Il primo, dal titolo "Rot-Rot-Rot", del 1978, è ancor oggi l'episodio che ha avuto il più alto ascolto di quella serie, mentre per "Schwarzer Advent", datato 1988, ha ottenuto il "Goldener Gong", un premio televisivo particolarmente apprezzato in Germania. A chi gli chiede se ci possa essere modo di rivederlo in una serie di indagini di «Tatort» risponde: «Non credo che questo succederà mai. Con "Der Kriminalist" su ZDF ho trovato una serie che amo; si tratta di un format che sta avendo successo e questo nel panorama televisivo di oggi non è cosa da poco...». E in effetti il pubblico sembra avere apprezzato molto il suo commissario Schumann tanto che la prima visione delle nuove puntate in Germania ha battuto perfino il talent «The Voice of Germany»!

 

 

Christian Berkel (Foto ZDF/Claudius Pflug)
La caduta del Muro.

Da berlinese DOC, Christian Berkel racconta la sua emozione quando seppe della caduta del Muro: «Quella sera del 1989 ero allo Schiller Teather e stavo portando in scena "Misura per misura" di Shakespeare. Mentre stavamo recitando, il costumista ci disse "il muro non c'è più". In scena con me c'era Charles Brauer che interpretava un conferenziere e quella sera al solito monologo aggiunse una battuta: "Ah, e volevo aggiungere: il Muro è crollato". Ci aspettavamo un applauso ma la gente era rimasta lì, fredda. Non ci credevano, tanto che Brauer dovette aggiungere: "Questo non è uno scherzo!". Solo allora la gente si sciolse e lentamente iniziò ad applaudire. Semplicemente non sapevano cosa fare, erano come storditi».

 

 

La prima pagina del Bild del 10 Novembre 1989.