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Fuori dagli schemi.
G-Stadt.
Una scommessa vinta.
Genesi di un poliziotto.
Il fratellino di Schimanski.
Il professionista.
La voce di Max.
Una vita da commissario.
Il professor Pfaff.
Faber in Italia.
Il Catalogo.

L'idea per la nuova serie nacque nel 1981 dopo l'incredibile successo ottenuto dal ciclo di «Tatort» con Götz George nel ruolo del commissario Schimanski.

Nel 1982 iniziò a prendere corpo il format. Nel febbraio di quell'anno si decise per il nome: Faber. Sembrò un sacrilegio, poichè quello era il nome di un grande personaggio della letteratura tedesca, si trattava del protagonista di "Homo Faber" un'opera di Max Fritsch!

Nei due mesi successivi gli autori completarono il quadro dei personaggi. Si aggiunsero quindi Rick, un capo sempre in agitazione, rompiscatole e Susanne, una cartolaia con cui Faber avrebbe dovuto essere sposato.

Dai Bavaria Atelier, produttori della serie, nel mese di maggio fu inviato lo script a Colonia alla redazione dei committenti, la WWF. Da lì venne una nuova idea: Faber avrebbe avuto un giovane assistente aspirante "capo della polizia". Nell'estate dell'82 la prima sceneggiatura era pronta. Titolo provvisorio "Faber bleibt auf seinem Posten", una puntata non realizzata perchè, alla fine, giudicata poco interessante.

Georg Feil ricorda: «Girate le prime quattro puntate, le presentammo alla WDR ma sinceramente non piacquero né a noi né a loro. Così inizammo da capo a lavorare intensamente a nuove storie con Dominik Graf. Così ottenemmo a quello che sarebbe stato il vero inizio della serie».

Anche Bernd Schwamm iniziò a scrivere nuovi soggetti: "Hitzewelle" (Ondata di caldo) e "König ohne Reich" (Un re senza regno) furono approvati nel 1983 e realizzati. Ogni anno venivano girati mediamente tra i 10 ed i 13 episodi ma in alcuni anni, per esigenze di riduzione dei costi, si è scesi anche a sole sei nuove puntate. La realizzazione di ogni episodio richiedeva mediamente 12 giorni di riprese, che col tempo si sono ridotti a nove.

Il regista Werner Masten: «I ritmi sono sempre stati molto veloci. Era una prerogativa di noi giovani registi di allora: fare una serie dal taglio un po' sporco. Gli episodi venivano montati quasi parallelamente alle riprese. La sera, al termine delle lavorazioni sul set, noi registi andavamo in studio a montare quanto avevamo girato uno o due giorni prima. Una settimana dopo l'ultimo ciak la puntata era già assemblata e dopo due settimane era finita in ogni dettaglio».

«Lavorare con questi giovani registi è sempre stato molto bello - racconta Dietrich Mattausch - anche perchè spesso capitava che si potesse improvvisare sul set. Con Klaus Wennemann capitava che dopo aver letto i testi ci fosse qualche perplessità e allora, d'accordo con colui che stava dietro la macchina da presa, capitava che ci concedessimo di interpretare le battute a modo nostro, con un certo margine di improvvisazione».

 

Faber e Rick (Foto ColoniaMedia).
Particolari.

Il passato di Faber si affaccia in diverse puntate presentando ai suoi fans piccole curiosità di una vita "senza l'uniforme".

Nell'episodio "Per una canzone" Faber reincontra il suo vecchio amico Ronnie e questo lo riconosce come il ragazzo che abitava in Kreuzstrasse 15 al secondo piano e che faceva il batterista in un gruppo chiamato i "Beat Stones".

Ma che il nostro eroe fosse un tipo prestante lo si apprende anche dall'episodio "Ciao Paula" in cui Faber racconta di avere avuto una carriera da calciatore professionista nel ruolo di libero, attività cui dovette rinunciare a causa della rottura di un ginocchio. Ma la passione per il calcio gli è rimasta tanto che pare tifi per l'Eintracht 08, una squadra nata dalla fantasia degli sceneggiatori.

Faber e Max (Foto ARD).