
A morte i preti
ovvero: L'assassinio delle memorie
di
Amfilochio Radovic
(attuale metropolita del Montenegro)
1 ottobre 1981
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Nei dintorni di Prizren, lungo il fiume di Korisa, al di sopra del villaggio dallo stesso nome, si innalza da secoli il monastero di Marko. A un'ora a piedi oltre il monastero, lungo il fiume, nascosto da una roccia scoscesa e da un precipizio, si trova l'eremo del beato Pietro Koriski. Ambedue i santuari hanno una storia lunga e dolorosa, ma ugualmente santa, luminosa e segnata dalla Croce, come tutto il Kosovo. Nell'eremo del beato Pietro si conserva a tutt'oggi il luogo della sua sepoltura nella roccia (le sue reliquie si trovano nel monastero di Crna Reka vicino a Ribarici). Nel luogo in cui egli viveva la sua ascesi, intorno alla sua tomba e alla sua memoria santa, si è formato nel tempo una specie di skiti monastica che si è poi trasformata in uno dei più gloriosi centri spirituali della Serbia del XIV-XV secolo, e oltre, fino ad un'epoca più recente. Al tempo dell'imperatore Dusan, l'eremo divenne un metochion del monastero di Hilandar. A quell'epoca l'eremita Grigorije vi si dedicava all'ascesi. |
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Si pensa che sia stato lui il continuatore ignoto delle Vite dei re serbi iniziate dall'arcivescovo Danilo II. Grigorije apparteneva, verosimilmente, al celebre gruppo di monaci "sinaitici" che, grazie alla loro opera e alla loro ascesi, hanno reso celeste la Serbia di allora. È là che assieme a costoro fece vita ascetica, per un certo tempo, il primo igumeno del monastero dei Santi Arcangeli presso Prizren (fondazione dell'imperatore Dusan), Jakob Serski, più tardi metropolita. Ambedue appartengono a questo meraviglioso movimento rinnovatore del XIV e XV secolo, conosciuto sotto il nome di esicasmo sinaitico e agioritico, che aveva spiritualmente fatto rinascere e unito tutti i popoli ortodossi, preparandoli a sopportare per lunghi secoli la schiavitù tatara e agarena. Costoro diedero alla terra serba basiliche di meravigliosa architettura, affreschi e icone di una bellezza straordinaria, originale e calda, opere letterarie originali o tradotte di una importanza eccezionale, ma soprattutto e prima di tutto numerosi santi che sono stati e che restano gli educatori che hanno illuminato il popolo e ne hanno guarito l'anima lungo i secoli.
- In quale condizione si trovano l'eremo del beato Pietro Koriski e il monastero di Marko?
Vi regna l'abominio della desolazione. La roccia della grotta che un tempo faceva parte della chiesa, con i resti degli affreschi sopra la tomba del beato Pietro e in una parte dell'abside del santuario, sono i soli testimoni che richiamano ciò che fu un tempo un centro di virtù e di ascesi; che richiamano ciò che fu un luogo che per secoli riunì anime assetate di Verità eterna e di Bellezza increata. Testimoni che lentamente ma sicuramente vengono distrutti dal tempo e dalla negligenza, e uccisi da uomini pieni di accecamento e follia.
Qual è il modo migliore per esiliare dalla storia e per assassinare spiritualmente un uomo o un popolo? Uccidere in lui ogni memoria storica e distruggere in lui i testimoni che risvegliano tale memoria.
L'eremo della Korisa è uno dei testimoni della memoria storica e dello sviluppo del popolo serbo. Ora, ecco che una mano sconosciuta ha tentato di distruggere i muri di questa grotta e di "uccidere" le immagini e le scene sante ivi dipinte, testimoni del nostro passato trasfigurato e deificato…
Il meraviglioso affresco della Presentazione della Santa Madre di Dio, dipinto sulla roccia dell'abside del santuario di un tempo - nido di bellezza celeste nel deserto selvaggio -, è stato profanato con disegni osceni e con la scritta "OMRI POPI!" (A MORTE I PRETI!). Sono elementi legati inscindibilmente: l'affresco, le figure dei santi, i preti, la cultura e il popolo che li ha generati. Tutto ciò nasce, vive e muore insieme; insieme anche nella condanna a morte. E la nostra "grotta d'Altamira", molto più bella e più ricca di quella di Spagna, è stata condannata a una morte certa! Senza alcun verdetto, e, sembra, senza possibilità di fare appello a una grazia. Continuando così, essa sparirà. Rimarrà solo nei libri. Quanto al monastero di san Marko, eretto sopra una roccia scoscesa, a fianco della falesia della Korisa, la sua situazione non è migliore: gli alloggi monastici, in cui prima della guerra vivevano ancora dei monaci, sono stati distrutti durante il conflitto. La chiesa e il campanile si deteriorano lentamente, abbandonati alla natura selvaggia e alla follia umana. Tutti i tentativi dell'Eparchia di Prizren volti a conservarli sono risultati vani. Recentemente l'iconostasi al centro della chiesa è stata incendiata, assieme a tutte le icone. A varie riprese sono stati divelti i cardini del portone della chiesa. L'ultimo portone, in ferro, collocato da appena un anno, è sparito, lasciando così spalancato e indifeso questo tempio. Le inferriate alle finestre sono state manomesse e danneggiate con grosse pietre. La tomba del grande educatore e benefattore serbo dell'ultimo secolo, Sima Igumanov, e dei suoi genitori, è stata profanata e divelta. Non sono rimasti che pezzi della stele di marmo con qualche iscrizione, trasferiti poi nella chiesa. Sulla tomba abbiamo trovato, alla vigilia di Vidovdan di quest'anno, due escrementi umani recenti…
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Tomba profanata di Sima Igumanov (vi è stato scritto da ignoti: Morite, preti!) |
Non dimenticare, o lettore, che si tratta dello stesso Igumanov la cui "fondazione" adorna la capitale della Iugoslavia - la si può vedere su Terazie, la piazza centrale di Belgrado, vicino all'Assemblea Nazionale, di fronte all'Hotel Moskva. Ancor oggi qualcuno si serve a piene mani, anche contro la volontà del donatore, dei beni lasciati invece per testamento al seminario di Prizren. Chi tiene conto ancora del donatore, della sua tomba e delle sue ultime volontà?…
L'ultima icona esistente di questa chiesa devastata e profanata è stata da noi ritrovata miracolosamente grazie ad un raggio di sole al tramonto e al padre Jovan, professore del seminario di Prizren che, unico, mai ha dimenticato Sima, benefattore suo e del suo popolo. Si tratta dell'icona della Vergine dell'iconostasi data alle fiamme. Si vede bene che era stata bruciata (ma, per miracolo, non del tutto) e gettata qualche mese prima giù dal pendio che va verso il fiume Korisa. Essa si è fermata a una cinquantina di metri dalla chiesa, di modo che il riflesso del suo fondo d'oro l'ha fatta scoprire all'ultimo istante. Era partita, la Madre, seguendo i suoi figli assassinati, così come nell'ora del Golgota seguiva il suo unigenito Figlio. Il sole calante ha creato per lei e per i suoi un'aureola di raggi e ci ha restituito la sua immagine santa, per consolarci e per infonderci questa speranza: nonostante tutto, la luce e la bellezza verginali sono più forti e più potenti dell'oscurità e della bassezza delle passioni sfrenate. Così, dalla notte dei tempi, resta sempre almeno un testimone del male. In questo caso il testimone che accusa e che mette in guardia non è un testimone di odio e di vendetta, ma di lacrime e di amore. Vi è però forse qualcosa di più terribile di questo monito e di questo avvertimento per le genti e per i popoli che non hanno ancora perduto la coscienza e l'intelligenza - e la memoria?!
(traduzione di Marta Dalla Costa)
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