Così va il mondo | L’Italia non è uno stato di diritto
MA LE NOTIZIE (e la politica) SONO FALSE...
Stupidario massmediatico d'indottrinamento dei gonzi
Per i media (e per la politica) solo una cattiva notizia o una notizia ad
effetto
è una «buona»
notizia
e, se non c'è, la si costruisce...
Ma quale libertà di stampa!
L’onestà
intellettuale dei giornalisti (e dei politici) non esiste se non nella sua proclamazione da parte degli interessati
e quindi non esiste la verità sui media (ed in politica).
Infatti, essi vivono di notizie non in sé, ma che devono essere vendute.
Esiste solo la libertà delle redazioni di
dare e amplificare alcune notizie
(che portano acqua al loro mulino
economico o ideologico)
e non darne
o sminuirne la maggioranza delle
altre che potrebbero danneggiarli.
Non parliamo poi delle sgreterie dei
partiti...
Perciò la libertà di
stampa è solo la libertà di informare
su ciò che si ha interesse
a dire e non sui fatti in genere.
Le notizie date (e le dichiarazioni dei politici) si riferiscono in
genere
non a eventi accaduti, ma che si vorrebbe fossero accaduti.
Insomma: il mondo come è desiderato e non come è realmente.
Poi: le notizie non date contribuiscono
a rendere i media falsi,
perché in tal modo non diffondono la verità.
Essa, infatti, vuol dire:
raccontare tutto quello che si sa e
nascondere qualche notizia è equiparabile ad una menzogna.
Proviamo a fare caso all’eccessivo uso verbale dei condizionali (sarebbe, potrebbe essere...) che è
logicamente il contrario dei fatti e
quindi delle notizie.
Al posto della verità ci sono tante verità
a seconda di chi scrive e parla o legge e ascolta.
Inoltre le notizie (e le dichiarazioni politiche) sono
comunemente esagerate e quindi false.
Ciò che viene comunicato, invece di essere una foto è una caricatura.
Ci fideremmo di un servizio fotografico siffatto?
Riflettiamo un po’ su queste massime:
» Una bugia detta una volta è una bugia,
detta cento volte diventa una verità. (Bertrand Russell)
» Non esistono fatti, ma solo
interpretazioni. (Friedrich Wilhelm Nietzsche)
» La verità è una verità solo quando è
una verità per me. (Sören Aabye Kierkegaard)
» Chi parte da una conclusione non
arriverà mai alla verità. (Krishnamurti)
» Onesto è colui che cambia il proprio
pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per
accordarla al proprio pensiero (Anonimo Arabo)
»
Veritas filia temporis = La verità dipende dalle circostanze. (Aulo
Gellio)
» Eppure è sempre vero anche il
contrario. (Leo Longanesi)
» Uscendo da certe bocche la verità
stessa ha un cattivo odore. (Jean Rostand)
» La prima menzogna nacque con la prima
parola. (Guy de Maupassant)
» Non esistono verità intere: tutte le
verità sono mezze verità. Il guaio è trattarle come verità intere. (Alfred
North Whitehead)
» Non c’è errore di fondo così grande
come la ricerca della verità assoluta. (Samuel Butler)
»
Verum ipsum factum = Il fatto in sé è verità. (Giovanni Battista Vico)
» È impossibile portare la fiaccola
della verità in mezzo alla folla senza bruciare qua e là una barba o una
parrucca. (Georg Christoph Lichtenberg)
» La verità è rivoluzionaria.
(Antonio Gramsci)
» Un vero
giornalista spiega benissimo quello che non sa. (Leo Longanesi)
» Se i fatti
non si adeguano alle idee, tanto peggio per i fatti. (Ernst Bloch)
» Puoi
portare il cavallo alla fonte, ma non puoi obbligarlo a bere. (Proverbio
arabo)
Basta fare un confronto quotidiano per
rendersene conto.
E il lettore o l’ascoltatore (o il
cittadino)? Se è attento sa già cosa leggerà o ascolterà e quindi anche lui
sceglierà il media
che maggiormente si avvicina alle sue idee che mira sempre a rafforzare,
autoconvincendosi, rileggendole sul
giornale o riascoltandole alla radio o alla televisione.
Così si sentirà psicologicamente più tranquillo ed ideologicamente
più rafforzato.
Tutto ciò perché i media provvedono a fare una cernita prevalentemente ideologica
delle informazioni da ammannirci, giudicando
la realtà al posto nostro e ripetendo alla fine sempre le stesse cose o gli
stessi principi
per rafforzarne le convinzioni.
A ben guardare le vere
notizie sono poche, dato che la maggior parte di esse è scontata, risaputa o ovvia.
La vera notizia sarebbe se
ciò non fosse.
Con quali vantaggi per noi utenti (o
cittadini)? Nessuno!
Infatti, leggendo o ascoltando i giornali
o la radiotelevisione che prediligiamo (o i politici della nostra parte),
tendiamo a chiudere sempre più la nostra
mente al confronto con gli altri che
alla fine c’è da chiedersi se – forse – non sarebbe meglio non
leggere né ascoltare nulla.
E, quando leggiamo o ascoltiamo da altre
fonti notizie a noi sgradite,
le giudichiamo false o in malafede e non siamo disposti ad ascoltarle fino in
fondo.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!
Così che, alla fine, la stampa in genere
(e la politica) ci servono come terapia
per la nostra tranquillità ideologica
e quotidianamente, informandoci (si fa per dire...) assumiamo la nostra dose di
tranquillante per essere in pace con noi stessi.
L’informazione come
terapia:
meglio di così? (...)
La scarsa professionalità media della
stampa accresce la sudditanza dei
lettori al potere mediatico
(«L’ho
letto sul giornale..., È su Internet..., L’ha detto la tv...»).
Le notizie prevalentemente sono generiche, addomesticate, semplificate,
banalizzate.
E quindi false.
Non servono per informare, ma per fare colpo
sull'opinione pubblica.
Le interviste sono banali e scontate.
È un insulto alla verità e quindi alla democrazia.
Il tutto perché, essendo un affare, anche
per i media come (quasi) per tutto,
la prima motivazione è vendere il proprio prodotto “informazione”.
Per i politici occorre vendere la propria ide(ologi)a.
Insomma: l’informazione (e la politica) è ormai come lo spettacolo.
Viene fatta decidere dal pubblico e quindi, vista la diffusione
della stampa,
vale molto più il gossip
su qualche valletta di qualche guerra
«nascosta».
Sono gli utenti che decidono quali sono
le vere notizie,
non l’autorevolezza dei giornalisti (o
dei politici), come dovrebbe essere,
col risultato della dequalificazione professionale di questi ultimi.
Perciò:
Ecco il semi-decalogo del giornalista:
– Se le notizie ci sono, ma non ci
piacciono, non le pubblichiamo;
– Se ci sono e ci piacciono, occorre gonfiarle di
più della concorrenza;
– Se non ci sono, occorre che le inventiamo o, quanto meno, le stimoliamo;
– L’importante e dire le cose - in
qualsiasi modo - da soli, prima degli altri e più interessanti di quelle degli
altri; non le cose vere. Per le eventuali smentite c’è sempre tempo,
soprattutto nelle pagine interne ed in caratteri molto più piccoli.
– Quello che conta è l'audience o la tiratura.
... e quello del politico:
–
Criminalizzare l’avversario;
– Fargli dire
quello che avremmo voluto noi che dicesse;
– Esasperare
sentimenti di avversione verso di lui;
– Farlo
passare per nemico pubblico;
– Non riconoscergli
i diritti che riconosciamo per noi;
– Partire dal
presupposto che noi siamo la verità, l’onestà, la correttezza, la
democrazia...;
– Esagerare o
distorcere a nostro vantaggio qualsiasi dichiarazione abbia rilasciato.
Rammentiamo, infine, che chi si oppone a questo stato di cose
viene spacciato come chi attenta
alla libertà di stampa e quindi alla democrazia.
Da qui la forza della casta
dei giornalisti (e dei politici)che, chiusa com’è nella sua
torre d’avorio,
si autoalimenta e autoprotegge e che, per sua natura, non
ha oppositori.
Non dimentichiamo poi che in Italia esiste il sindacato unico (una volta si sarebbe detto «bulgaro»)
della categoria, la Federazione Nazionale della Stampa (FNSI).
Chi attacca un giornalista attacca tutta la categoria. Una vera e
propria casta.
Attaccare un politico per i suoi sodali è attaccare la
costituzione.
Infine, last, but not least, gli operatori
dell’informazione (e i politici) generalmente non sanno né parlare né scrivere
correttamente in italiano. Non solo: fate caso, in radio-tv, alla pronuncia di
termini stranieri, ed alla lettura di numeri, specie decimali (diffusissimo lo «zero virgola per cento»).
Proviamo
a contare quante volte ascoltiamo gli intercalari «in qualche modo», «come
dire?» e «quello che è...» che dimostrano l’assoluta mancanza della
padronanza linguistica.
Poi l’uso del pronome personale oggetto («te») in luogo del soggetto («tu»)
e quello dell’indicativo invece del congiuntivo (che i più non sanno
assolutamente cosa sia).
Ma nonostante ciò essi si ergono (sempre
generalmente) a maestri di (quasi)
tutto.
Mica poco, no?
Con queste premesse, la stampa e la politica
– che si nutrono prevalentemente di (false) notizie, indiscrezioni
e, soprattutto di polemiche – quale ruolo può avere?
Lo lascio all’immaginazione di chi legge.
I risultati? Sono sotto gli occhi di tutti...
SE QUESTI SONO GLI STRUMENTI CHE IL CITTADINO HA A DISPOSIZIONE PER
PARTECIPARE ALLA VITA SOCIALE, POSSIAMO ATTENDERCI CHE CON TALI MAESTRI DIVENTI
ONESTO, CORRETTO, LEALE, COERENTE, RISPETTOSO DELLA PAROLA DATA
E DEGLI ALTRI CITTADINI?
LA RISPOSTA PUÒ DARSELA OGNUNO DI NOI...