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Così va il mondo | L’Italia non è uno stato di diritto

http://www.mystat.ws/spider.php?u=114477MA LE NOTIZIE (e la politica) SONO FALSE...

Alla fine

Stupidario massmediatico d'indottrinamento dei gonzi

 

 

Per i media (e per la politica) solo una cattiva notizia o una notizia ad effetto

è una «buona» notizia

e, se non c'è, la si costruisce...

 

Ma quale libertà di stampa!

 

L’onestà intellettuale dei giornalisti (e dei politici) non esiste se non nella sua proclamazione da parte degli interessati

e quindi non esiste la verità sui media (ed in politica).

Infatti, essi vivono di notizie non in sé, ma che devono essere vendute.

Esiste solo la libertà delle redazioni di dare e amplificare alcune notizie

(che portano acqua al loro mulino economico o ideologico)

e non darne o sminuirne la maggioranza delle altre che potrebbero danneggiarli.

Non parliamo poi delle sgreterie dei partiti...

 

Perciò la libertà di stampa è solo la libertà di informare

su ciò che si ha interesse a dire e non sui fatti in genere. 

 

Le notizie date (e le dichiarazioni dei politici) si riferiscono in genere

non a eventi accaduti, ma che si vorrebbe fossero accaduti.

Insomma: il mondo come è desiderato e non come è realmente.

Poi: le notizie non date contribuiscono a rendere i media falsi,

perché in tal modo non diffondono la verità.

Essa, infatti, vuol dire:

raccontare tutto quello che si sa e

nascondere qualche notizia è equiparabile ad una menzogna.

 

Proviamo a fare caso all’eccessivo uso verbale dei condizionali (sarebbe, potrebbe essere...) che è logicamente il contrario dei fatti e quindi delle notizie.

 

Al posto della verità ci sono tante verità

a seconda di chi  scrive e parla o legge e ascolta.

 

Inoltre le notizie (e le dichiarazioni politiche) sono comunemente esagerate e quindi false.

Ciò che viene comunicato, invece di essere una foto è una caricatura.

Ci fideremmo di un servizio fotografico siffatto?

 

Riflettiamo un po’ su queste massime:

» Una bugia detta una volta è una bugia, detta cento volte diventa una verità. (Bertrand Russell)

» Non esistono fatti, ma solo interpretazioni. (Friedrich Wilhelm Nietzsche)

» La verità è una verità solo quando è una verità per me. (Sören Aabye Kierkegaard)

» Chi parte da una conclusione non arriverà mai alla verità. (Krishnamurti)

» Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero (Anonimo Arabo)

» Veritas filia temporis = La verità dipende dalle circostanze. (Aulo Gellio)

» Eppure è sempre vero anche il contrario. (Leo Longanesi)

» Uscendo da certe bocche la verità stessa ha un cattivo odore. (Jean Rostand)

» La prima menzogna nacque con la prima parola. (Guy de Maupassant)

» Non esistono verità intere: tutte le verità sono mezze verità. Il guaio è trattarle come verità intere. (Alfred North Whitehead)

» Non c’è errore di fondo così grande come la ricerca della verità assoluta. (Samuel Butler)

» Verum ipsum factum = Il fatto in sé è verità. (Giovanni Battista Vico)

» È impossibile portare la fiaccola della verità in mezzo alla folla senza bruciare qua e là una barba o una parrucca. (Georg Christoph Lichtenberg)

» La verità è rivoluzionaria. (Antonio Gramsci)

» Un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa. (Leo Longanesi)

» Se i fatti non si adeguano alle idee, tanto peggio per i fatti. (Ernst Bloch)

» Puoi portare il cavallo alla fonte, ma non puoi obbligarlo a bere. (Proverbio arabo)

 

Basta fare un confronto quotidiano per rendersene conto.

E il lettore o l’ascoltatore (o il cittadino)? Se è attento sa già cosa leggerà o ascolterà e quindi anche lui sceglierà il media

che maggiormente si avvicina alle sue idee che mira sempre a rafforzare,

autoconvincendosi, rileggendole sul giornale o riascoltandole alla radio o alla televisione.

Così si sentirà psicologicamente più tranquillo ed ideologicamente più rafforzato.

Tutto ciò perché i media provvedono a fare una cernita prevalentemente ideologica delle informazioni da ammannirci, giudicando la realtà al posto nostro e ripetendo alla fine sempre le stesse cose o gli stessi principi

per rafforzarne le convinzioni.

 

A ben guardare le vere notizie sono poche, dato che la maggior parte di esse è scontata, risaputa o ovvia.

La vera notizia sarebbe se ciò non fosse.

 

Con quali vantaggi per noi utenti (o cittadini)? Nessuno!

Infatti, leggendo o ascoltando i giornali o la radiotelevisione che prediligiamo (o i politici della nostra parte),

tendiamo a chiudere sempre più la nostra mente al confronto con gli altri che

alla fine c’è da chiedersi se – forse – non sarebbe meglio non leggere né ascoltare nulla.

E, quando leggiamo o ascoltiamo da altre fonti notizie a noi sgradite,

le giudichiamo false o in malafede e non siamo disposti ad ascoltarle fino in fondo.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!

 

Così che, alla fine, la stampa in genere (e la politica) ci servono come terapia per la nostra tranquillità ideologica e quotidianamente, informandoci (si fa per dire...) assumiamo la nostra dose di tranquillante per essere in pace con noi stessi.

L’informazione come terapia: meglio di così? (...)

La scarsa professionalità media della stampa accresce la sudditanza dei lettori al potere mediatico

(«L’ho letto sul giornale..., È su Internet..., L’ha detto la tv...»).

Le notizie prevalentemente sono generiche, addomesticate, semplificate, banalizzate.

E quindi false.

Non servono per informare, ma per fare colpo sull'opinione pubblica.

Le interviste sono banali e scontate.

È un insulto alla verità e quindi alla democrazia.

Il tutto perché, essendo un affare, anche per i media come (quasi) per tutto,

la prima motivazione è vendere il proprio prodotto “informazione”.

Per i politici occorre vendere la propria ide(ologi)a.

 

Insomma: l’informazione (e la politica) è ormai come lo spettacolo.

Viene fatta decidere dal pubblico e quindi, vista la diffusione della stampa,

vale molto più il gossip su qualche valletta di qualche guerra «nascosta».

 

Sono gli utenti che decidono quali sono le vere notizie,

non l’autorevolezza dei giornalisti (o dei politici), come dovrebbe essere,

col risultato della dequalificazione professionale di questi ultimi.

 

Perciò:
Ecco il semi-decalogo del giornalista:

– Se le notizie ci sono, ma non ci piacciono, non le pubblichiamo;               

– Se ci sono e ci piacciono, occorre gonfiarle di più della concorrenza;
– Se non ci sono, occorre che le inventiamo o, quanto meno, le stimoliamo;
L’importante e dire le cose - in qualsiasi modo - da soli, prima degli altri e più interessanti di quelle degli altri; non le cose vere. Per le eventuali smentite c’è sempre tempo, soprattutto nelle pagine interne ed in caratteri molto più piccoli.

– Quello che conta è l'audience o la tiratura.

... e quello del politico:

 – Criminalizzare l’avversario;

 – Fargli dire quello che avremmo voluto noi che dicesse;

 – Esasperare sentimenti di avversione verso di lui;

 – Farlo passare per nemico pubblico;

 – Non riconoscergli i diritti che riconosciamo per noi;

 – Partire dal presupposto che noi siamo la verità, l’onestà, la correttezza, la democrazia...;

 – Esagerare o distorcere a nostro vantaggio qualsiasi dichiarazione abbia rilasciato.

                                                                                      

Rammentiamo, infine, che chi si oppone a questo stato di cose

viene spacciato come chi attenta alla libertà di stampa e quindi alla democrazia.

Da qui la forza della casta dei giornalisti  (e dei politici)che, chiusa com’è nella sua torre d’avorio,

si autoalimenta e autoprotegge e che, per sua natura, non ha oppositori.

Non dimentichiamo poi che in Italia esiste il sindacato unico (una volta si sarebbe detto «bulgaro»)

della categoria, la Federazione Nazionale della Stampa (FNSI).

Chi attacca un giornalista attacca tutta la categoria. Una vera e propria casta.

Attaccare un politico per i suoi sodali è attaccare la costituzione.

 

Infine, last, but not least, gli operatori dell’informazione (e i politici) generalmente non sanno né parlare né scrivere correttamente in italiano. Non solo: fate caso, in radio-tv, alla pronuncia di termini stranieri, ed alla lettura di numeri, specie decimali (diffusissimo lo «zero virgola per cento»).

Proviamo a contare quante volte ascoltiamo gli intercalari «in qualche modo», «come dire?» e «quello che è...»   che dimostrano l’assoluta mancanza della padronanza linguistica. Poi l’uso del pronome personale oggetto («te») in luogo del soggetto («tu») e quello dell’indicativo invece del congiuntivo (che i più non sanno assolutamente cosa sia).

Ma nonostante ciò essi si ergono (sempre generalmente) a maestri di (quasi) tutto.

Mica poco, no?

 

Con queste premesse, la stampa e la politica

– che si nutrono prevalentemente di (false) notizie, indiscrezioni e, soprattutto di polemiche – quale ruolo può avere? Lo lascio all’immaginazione di chi legge.

I risultati? Sono sotto gli occhi di tutti...

 

SE QUESTI SONO GLI STRUMENTI CHE IL CITTADINO HA A DISPOSIZIONE PER PARTECIPARE ALLA VITA SOCIALE, POSSIAMO ATTENDERCI CHE CON TALI MAESTRI DIVENTI

ONESTO, CORRETTO, LEALE, COERENTE, RISPETTOSO DELLA PAROLA DATA  E DEGLI ALTRI CITTADINI?

LA RISPOSTA PUÒ DARSELA OGNUNO DI NOI...

 

 

 

All’inizio

 

 

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