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:: MITOLOGIA ::

:: DIVINITA' :: PERSONAGGI :: LUOGHI ::

(I personaggi con simbolo * non sono quelli apparsi nel telefilm)

Callisto *
Una ninfa arcadiana trasformata in un'orsa da Zeus. Suo figlio Arcas dopo averla incontrata durante la caccia, è stato ucciso da lei, ma Zeus lo trasformò in un orso, e li mise in cielo, dove sono conosciuti come l'orsa maggiore e minore. Un'altra storia dice che Artemide la trasformò in un'orsa perchè era una vergine che si era data all'amore, ed era l'amore di Zeus

Medea *
Nella mitologia greca, maga figlia di Eete, re della Colchide. Quando l'eroe Giasone, al comando degli argonauti, raggiunse la Colchide alla ricerca del vello d'oro, Medea si innamorò perdutamente di lui; in cambio del giuramento di Giasone di eterna fedeltà e della promessa di ricondurla in Grecia con sé, Medea usò le proprie arti magiche affinché l'eroe sconfiggesse Eete e si impossessasse del vello. Medea salpò poi dalla Colchide con Giasone, portando con sé il fratello minore Apsirto. Per sfuggire all'inseguimento di Eete, Medea uccise Apsirto e sparse i suoi resti in mare. Il re si fermò per raccoglierli, e il ritardo permise a Giasone e ai suoi compagni di fuggire. In un'altra leggenda, fu Giasone a uccidere Apsirto dopo che Eete aveva mandato quest'ultimo all'inseguimento dei fuggitivi.
Quando gli amanti raggiunsero la Grecia, scoprirono che i genitori dell'eroe erano stati uccisi da Pelia, malvagio zio di Giasone. Per soddisfare il desiderio di vendetta di Giasone, Medea con l'inganno provocò la morte di Pelia. La maga promise rendere Pelia eternamente giovane: le figlie, dopo aver addormentato il padre, avrebbero dovuto farlo a pezzi e poi portare i resti del corpo al cospetto di Medea; questa, recitando una formula magica, lo avrebbe riportato in vita, giovane e forte. Le figlie di Pelia seguirono scrupolosamente le indicazioni, ma Medea, di fronte al cadavere a pezzi si dileguò senza pronunciare il sortilegio. Consumata la vendetta Giasone e Medea fuggirono a Corinto, dove ebbero due figli e vissero felici sino a quando Giasone non si innamorò della figlia di Creonte, re di Corinto. Medea allora ammazzò la rivale; poi, temendo che Creonte potesse
Sfuggì all'ira di Giasone lasciando Corinto su un carro alato e volando ad Atene, dove ebbe grande influenza presso il re Egeo. Attraverso le sue arti magiche, scoprì che stava per giungere ad Atene Teseo, il giovane eroe figlio di Egeo. Poiché non voleva perdere la sua influenza su Egeo a vantaggio del figlio, tramò con lo stesso re per invitare Teseo a un banchetto dove gli avrebbe offerto una coppa avvelenata. Egeo, non conoscendo l'identità di Teseo, accondiscese, temendo che gli ateniesi gli preferissero il giovane e popolare eroe e gli concedessero il trono. Ma Teseo si fece riconoscere dal padre, che scagliò a terra la coppa avvelenata. Medea sfuggì all'ira di Egeo rifugiandosi in Asia e alla fine tornò nella Colchide, dove riuscì a reinsediare il padre Eete sul trono. Secondo un'altra tradizione Medea sarebbe stata trasportata nei Campi Elisi dove si sarebbe unita ad Achille.

Ulisse
Nome italianizzato (dal latino Ulixes) dell'eroe della mitologia greca Odisseo. Tra i capi dell'esercito greco durante la guerra di Troia, nell'Iliade di Omero inizialmente Ulisse, per fuggire alla chiamata alla guerra, si finse pazzo, seminando sale sui propri campi, ma i greci smascherarono la sua finzione ponendogli il figlio Telemaco di fronte all'aratro e lo costrinsero a unirsi a loro nella spedizione contro i troiani. Ulisse è descritto come saggio (nell'episodio in cui percuote Tersite o quando è inviato da Agamennone come ambasciatore presso Achille), coraggioso (nella sortita notturna assieme a Diomede) e astuto guerriero che alla morte di Achille ricevette in dono la sua famosa armatura. Protagonista assoluto dell'Odissea, che ne descrive il nostos per tutto il Mediterraneo, il viaggio di ritorno da Troia all'amata Itaca di cui era re e dove lo aspettavano il figlio Telemaco e la moglie Penelope, all'inizio del poema viene definito uomo "d'ingegno multiforme" (polytropos) e si attribuisce a lui l'ideazione dello stratagemma del cavallo di Troia con cui la città fu conquistata. Incarna quindi l'eroe navigatore, abile, versatile, che sa adattarsi alle situazioni. Secondo Omero è figlio di Laerte e Anticlea, altre tradizioni ne indicano il padre in Sisifo, da cui avrebbe ereditato la sua astuzia. Altri elementi sulla sua figura leggendaria compaiono nelle tragedie di Sofocle (Aiace, Filottete) e di Euripide (Ciclope, Troadi, Ecuba, Oreste). Molti episodi della sua leggenda sono rappresentati nelle pitture vascolari greco-ellenistiche.

Sisifo
Nella mitologia greca, fondatore e re di Corinto, figlio di Eolo, re di Tessaglia. Sisifo vide il dio Zeus rapire la bellissima Egina e rivelò l'accaduto al padre della fanciulla. Infuriato con Sisifo, Zeus lo condannò mandandogli la Morte, che egli però riuscì ripetutamente a ingannare. Quando infine morì, finì nel Tartaro, dove fu costretto per l'eternità a far rotolare fino alla cima di una ripida collina un masso che ogni volta ricadeva giù.

Elena
Nella mitologia greca, la donna più bella del mondo, figlia del dio Zeus e di Leda, sposa del re di Sparta Tindaro. Da bambina venne rapita dall'eroe Teseo che sperava di sposarla quando fosse cresciuta, ma i suoi fratelli, Castore e Polluce, la salvarono; la sua fatale bellezza fu il motivo che scatenò la guerra di Troia. La storia del conflitto durato dieci anni cominciò quando le tre dee Era, Atena e Afrodite chiesero al principe troiano Paride di stabilire quale di loro fosse la più bella. Tutte e tre cercarono di influenzare la sua decisione, ma Paride assegnò la mela d'oro ad Afrodite, che gli aveva promesso l'amore di una donna straordinariamente bella. Poco tempo dopo Paride salpò per la Grecia, dove fu accolto da Menelao, re di Sparta, e dalla sua sposa Elena, la più bella tra le donne, il premio che Afrodite aveva destinato a Paride. Benché felice con Menelao, Elena cadde sotto l'influsso della dea dell'amore e si lasciò convincere da Paride a fuggire con lui a Troia; Menelao chiese allora aiuto ai capi greci e quasi tutti glielo accordarono. Durante nove anni di guerra senza esito, Elena rimase seduta al telaio nel palazzo di Troia a tessere su una tela la sua triste storia, mentre Paride e Menelao decidevano di affrontarsi in uno scontro diretto tra i due eserciti al quale Elena avrebbe assistito. Mentre saliva alla torre, dove sedevano il vecchio re Priamo e i suoi luogotenenti, la sua bellezza era così radiosa e il suo dolore così grande che tutti provarono compassione per lei.

AmazzoniI
Nella mitologia greca, popolo di donne guerriere, discendenti da Ares, dio della guerra. Le Amazzoni escludevano i maschi dal loro regno, accoppiandosi con uomini di paesi vicini; i figli maschi nati da queste relazioni dovevano vivere con i padri fuori dei confini del regno o venivano uccisi; alle bambine, che erano invece allevate dalle stesse Amazzoni, veniva insegnato il tiro con l'arco, e vigeva l'usanza di amputare loro il seno destro affinché fossero agevolate in questa pratica guerriera: il nome "Amazzone" è di derivazione greca e significa appunto "colei che non ha mammella". Secondo la leggenda, erano sempre in guerra contro i greci e si allearono con i troiani: in base a questa versione del mito, durante l'assedio di Troia la loro regina, Pentesilea, fu uccisa da Achille; un altro mito le vede coinvolte in una delle imprese di Eracle. Alcuni studiosi attribuiscono un fondamento storico alle leggende e identificano il paese delle Amazzoni con la Scizia o con l'Asia Minore sulle rive del Mar Nero.

Cesare
Cesare, Caio Giulio (Roma 100-44 a.C.), generale e uomo politico romano, una delle figure più leggendarie e controverse del mondo antico, gettò le basi del futuro sistema imperiale romano alla fine della repubblica.

Hercules
Nella mitologia greca, eroe guerriero, noto per la forza e il coraggio e per le sue numerose imprese. Dopo la morte venne accolto dagli dei nell'Olimpo e sposò Ebe, dea della giovinezza, impersonando in tal modo il migliore degli esseri umani, in grado di superare ogni difficoltà grazie alle proprie forze e di sconfiggere persino la morte e la vecchiaia. Pur essendo nato mortale, fu venerato dai greci come un dio. Viene in genere rappresentato come un uomo forte e muscoloso, avvolto in una pelle di leone e armato di clava. Ercole è il suo nome latino.Secondo il mito, Eracle nacque a Tebe, benché le sue vicende non appartengano in particolare al ciclo tebano. Era figlio di Zeus e di Alcmena, figlia a sua volta del re di Micene, Elettrione. Alcmena era la sposa di Anfitrione, principe di Tirinto e generale tebano. Mentre Anfitrione era impegnato in una spedizione militare, Zeus ne assunse le sembianze e si unì con Alcmena. Quella stessa notte Anfitrione fece ritorno al talamo nuziale, e Alcmena concepì due gemelli: Eracle, figlio di Zeus, e Ificle, figlio di Anfitrione. Le prove di forza di Eracle ebbero inizio pochi istanti dopo la sua nascita: era infatti nato da poco quando la sposa di Zeus, Era, accecata dalla gelosia, decise di uccidere il frutto del tradimento inviando nella sua culla due grossi serpenti, ma il neonato li strangolò. Da ragazzo Eracle uccise un leone con la sola forza delle mani; in seguito vinse gli abitanti di Orcomeno, liberando Tebe dall'obbligo di versar loro pesanti tributi: come ricompensa gli venne concessa la mano della principessa tebana Megara, figlia di Creonte, dalla quale ebbe tre figli. Era, ancora implacabile nel suo odio verso Eracle, gli causò un attacco di pazzia durante il quale egli uccise moglie e figli. A causa dell'orrore e del rimorso per ciò che aveva fatto, Eracle avrebbe voluto togliersi la vita, ma l'oracolo di Delfi gli predisse che avrebbe potuto purificarsi diventando il servitore del cugino Euristeo, re di Micene. Euristeo, spinto da Era, gli indicò come espiazione il compimento di dodici difficili imprese.

Virgilio
(Andes, odierna Pietole, Mantova 70 a.C. - Brindisi 19 a.C.), poeta latino, autore di uno dei massimi capolavori della letteratura classica, l'Eneide. Nato da una famiglia di modesti proprietari terrieri, studiò prima a Cremona e a Milano, poi a Roma e a Napoli, presso il filosofo epicureo Sirone. Asinio Pollione, celebre uomo politico e di cultura, lo esortò a dedicarsi alla poesia bucolica; in seguito, entrato a far parte del circolo di Mecenate, Virgilio divenne uno dei principali poeti della corte di Augusto. Nel 19 partì per un viaggio in Grecia e in Asia, con l'intenzione di lavorare al suo poema e di consacrarsi per il resto dei suoi giorni agli studi di filosofia. Ad Atene incontrò Augusto e fece ritorno in Italia con lui; prima dell'imbarco tuttavia si ammalò e morì poco dopo l'arrivo a Brindisi. In punto di morte diede istruzioni affinché l'Eneide venisse distrutta, ma per ordine di Augusto il poema fu pubblicato.

Issione
Nella mitologia greca, il primo uomo resosi colpevole dell'omicidio di un membro della propria famiglia: uccise infatti il suocero per non consegnargli i doni promessi in cambio della mano della figlia. La sua colpa gravissima, di spergiuro e di assassinio, poteva essere purificata solo da Zeus, il quale tuttavia lo perdonò e l'invitò alla mensa degli dei. Ma Issione si dimostrò ingrato insidiando Era, sposa di Zeus. Per metterlo alla prova Zeus creò allora una nuvola a immagine di Era; Issione si unì con la nuvola, Nefele, e generò i mostruosi centauri. Per punizione, Issione fu legato a una ruota infuocata destinata a girare incessantemente.

Bellerofonte
Nella mitologia greca, il figlio di Glauco, re di Corinto; fu l'eroe che domò il cavallo alato Pegaso con l'aiuto della dea Atena. Ospite di Preto, re di Argo, ne suscitò la gelosia quando la moglie di quest'ultimo, che si era innamorata di Bellerofonte ma ne era stata respinta, lo accusò presso il marito di aver tentato di sedurla. Preto, che non voleva infrangere i doveri di ospitalità, lo mandò da suo suocero Iobate, re di Licia, con una lettera in cui gli chiedeva di uccidere il messaggero. Anche Iobate, però, ebbe paura di infrangere il sacro obbligo dell'ospitalità: invece di ucciderlo, chiese a Bellerofonte di sopprimere Chimera, un mostro che sputava fuoco, e l'eroe eseguì l'impresa con l'aiuto di Pegaso; sconfisse anche i solimi e le amazzoni, due tribù guerriere. Iobate, colpito dal coraggio sovrumano di Bellerofonte, gli diede in sposa sua figlia. In seguito, Bellerofonte sfidò gli dei cercando di raggiungere il monte Olimpo in groppa a Pegaso, ma precipitò sulla Terra e vagabondò in miseria fino a quando morì




 

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