M/N " PALAGRUZ "
Ex “INGEBORG II”  -  Ex  “PAJ”
  SPALATO - 1955  
   
 

La m/n Palagruz battente bandiera Jugoslava, era una delle tante navi che negli anni 1970/1980 approdavano settimanalmente nel porto di San Benedetto del Tronto provenienti da Zara, Spalato, Pola, etc. con tronchi di faggio e pioppo destinati alle varie segherie della zona che in quegli anni non conoscevano crisi. Questa nave proveniente dal Nord Europa fu donata alla ex Jugoslavia di Tito quale risarcimento per danni di guerra. Il bellissimo veliero a tre alberi fu presto modificato, dotato di motore adeguato ed adibito al traffico commerciale in tutto l'Adriatico. Senza armatore fu abbandonata nel porto di Pola nel 1991 e fu li che inevitabilmente affondo' dimenticato da tutti. E' stata una delle primissime navi a cui il sottoscritto, per ragioni di lavoro nel settore marittimo, ha prestato assistenza al carico, all'equipaggio ed al suo Comandante.

 
     
   
  M/v “PALAGRUZ”  
  STORIA DI UNA NAVE  
  di Marijan Zuvic  
  Libera traduzione, revisione ed aggiornamento  
  di Domenico Caselli  
  Tratto da: UDRUGA POMORSKIH KAPETANA - SPALATO  
  NEWS LETTER: KAPETANOV GLASNIK br. 23  
   
 

Quelli del mestiere, quelli che in qualche modo hanno a che fare con l’ambiente marittimo e che conoscono bene il trasporto via mare in Adriatico, penso siano d’accordo nel credere che negli ultimi cinquant’anni non vi e’ stata nave insolita come il “PALAGRUZ”. Arrivo’ nel porto di Dubrovnik / Jugoslavia nel 1952 ed erano trascorsi gia’ 20 anni dal suo varo. Il suo aspetto, era pessimo, si presentava malandata, quasi un rottame, arrugginito, sembrava un vecchio cane randagio che cammina trascinandosi. Era una nave del tipo a goletta, un tre alberi dalla linea accattivante sotto certi aspetti, data alla Jugoslavia dalla Germania insieme al “KOROMACNO” quale risarcimento per danni di guerra subiti. Nave costruita completamente in acciaio con tecniche ritenute buone per l’epoca, la sua linea apparteneva indiscutibilmente alla fine del 19° secolo ma, non comune considerato l’impiego cui era stata destinata.

Il suo varo come veliero fu insolito, insolita fu quella cortina di mistero che avvolse la sua lunga vita come nave da trasporto e l’inevitabile fine avvenuta nel 2010 concludendo una storia incredibile per una nave costruita con quelle caratteristiche, una storia durata oltre le aspettative che pochissimi natanti possono vantare: ottantanni sul mare. Sul “PALAGRUZ” sono state raccontate e costruite tantissime storie, molte di esse andate perdute con gli stessi protagonisti e se si pensa che dal 1930 questa nave ha visto a bordo un susseguirsi di merci, marinai e comandanti, la mente corre lontana, fantasticando e rincorrendo le avventurose rotte del Mar Baltico e del Mare del Nord a cui il suo armatore l’aveva destinata. Il suo primo proprietario ed armatore fu’ il Cpt. Barthold Richters di Hamburg che fece costruire questo tre alberi per il traffico costiero, in seguito il veliero fu anche dotato di un motore ausiliario Deutz da 150 HP.

Lunga 41 mt, larga 7,70 mt della portata di 360 tons, raggiungeva una velocita di circa 8 nodi. La sua realizzazione fu affidata al Cantiere Navale Nobiskrug di Rendsburg, scelta considerata inadatta da molti per quel tipo di costruzione. Il cantiere aveva al suo attivo il varo di molte navi ma, non aveva la necessaria esperienza per realizzare quel tipo di natante con quelle caratteristiche, non era la classica nave ma un veliero a tutti gli effetti. Questa scelta si rese necessaria per diversi motivi tra cui, il piu’ importante, l’aspetto economico non trascurabile per l’armatore ed il  particolare momento di profonda crisi economica  che attraversava la Germania. Fu cosi’ che il 25 Aprile del 1931, in una fredda e piovigginosa mattina, il rito del varo fu affidato all’immancabile bottiglia di champagne che con un secco botto seguito dal frantumarsi del vetro sulla prora fece scivolare nelle freddi acque di Rendsburg  la “COSTRUZIONE 408”, nome interno dato dal cantiere navale, battezzata “INGEBORG II” . La nave fu ormeggiata ancora per qualche giorno in banchina in attesa della certificazione e del completamento di alcuni lavori che l’avrebbero consegnata definitivamente al mare e consacrata alla navigazione.

Il suo armatore, il Cpt. Barthold Richters, inizialmente gioioso, soddisfatto per l’atteso evento, per le buone prospettive che gia’ si presentavano ancor prima del varo e per il programmato lavoro che avrebbe portato la nave a solcare le acque nordiche, d’un tratto entro’ in forte contrasto con l’amministrazione del cantiere a causa di accordi economici concordati ma in seguito non rispettati nonostante la presenza di un contratto firmato. Gli importi dovuti al cantiere erano mostruosamente lievitati e materialmente insostenibili. Il Cpt. Richters cerco’ in tutti i modi di porre rimedio a quella situazione creatasi all’ultimo momento ma nello stesso tempo catastrofica. Stremato economicamente e pur avendo riunito tutte le risorse, fu impossibilitato a saldare il debito prima della consegna della nave ed a malincuore dovette rinunciare ad essa ed al sogno iniziato con il varo.  L’ “INGEBORG II”  venne trasferito in un  bacino poco distante dal cantiere e li rimase ormeggiato per due anni e mezzo con altre navi, in lista d’attesa per essere vendute o demolite. In questo periodo di fermo forzato, il cantiere Nobiskrug cerco’ un nuovo acquirente, ma invano, quel nuovo ma vecchio veliero non interessava a nessuno. Solo alla fine del 1933 l’”INGEBORG II” trovo’ ad Hamburg Wilhelm un probabile acquirente rivelatosi in seguito il nuovo armatore. Era un anziano signore di nome Worden ed il 24 novembre del 1933 intraprese il suo viaggio inaugurale.

Gli anni trascorsero tranquilli, senza problemi, il lavoro senza soste era garantito dal susseguirsi dei noli, navigava e seguiva la solita routine di tutte le navi da carico. Venne il giorno in cui, era il 1942, l’”INGEBORG II”  per ordine supremo della Kriegsmarine di Hitler (Marina Militare Tedesca) fu requisito con tutto il suo equipaggio e date le caratteristiche, fu impiegato nel trasporto di siluri da e per le basi degli U-Boat  tedeschi. Alla fine della WWII, durante la ritirata dell’esercito di Hitler, fu adibito all’evacuazione delle truppe tedesche dalla Norvegia e fu in questa occasione che durante il suo ultimo viaggio fu catturato nel porto norvegese di Trondheim. Nel Dicembre del 1946, dopo essere stato dichiarato bottino di guerra ed in seguito dissequestrato, il governo norvegese lo assegno’ alla direzione dello  IARA (organizzazione che si occupava dei beni requisiti al nemico) continuando a navigare sotto il nome di ”INGEBORG II”. Nel 1948 gli fu trovato un nuovo armatore, il P.A. Johannesnesu di Lervik ed il suo nome fu cambiato in “PAJ”.

Navigo’ per sei anni ancora sui mari del nord quando, nell’autunno del 1951, l’agenzia internazionale IARA riusci’, dopo vari e difficoltosi accordi, a far donare questa nave alla Jugoslavia come parte risarcimento dei danni di guerra. Decisione ritenuta iniqua lascio’ il governo Jugoslavo insoddisfatto ritenendo la donazione di scarso valore ed insufficiente a confronto delle perdite subite. Lo IARA norvegese non aveva rispettato gli accordi in precedenza presi con la Jugoslavia sui bottini di guerra ed i disaccordi tra le parti furono inevitabili. I mesi passarono con il malcontento che aumentava sempre piu’ mentre un possibile accordo si allontanava fino a che il  “PAJ” fu ormeggiato ed abbandonato a se stesso nel Golfo Fjobergfjord ed ancora una volta  spogliato e depredato di tutte le sue cose. Una nuova avventura era iniziata e con essa una nuova storia.

Raggiunto l’accordo nel Novembre del 1951 il governo norvegese ingaggio’ nove uomini che avrebbero formato l’equipaggio del “PAJ” assumendone il controllo. Non tutti sanno che, quei marinai in realta’ erano Jugoslavi, marinai della Soc. di Navigazione Jugolinija di Fiume che sbarcarono da navi ormeggiate nei porti britannici, tedeschi e norvegesi. Il comando dell’intera operazionel fu dato al Cpt. Mirko Stok, ex primo Uff. di coperta del piroscafo “LUBIANA”. L’equipaggio al completo arrivo’ a Fjobergfjordu inconsapevole dell’amara sorpresa a loro riservata. Il “PAJ” nell’attesa era diventato quasi un relitto, un ammasso di ruggine e privo di tutte le sue dotazioni. Rimetterlo in navigazione per affrontare l’oceano e la lunga traversata a vela che li avrebbe portato da  Fjobergfjordu in Adriatico avrebbe richiesto  tempo ed energie che si tramutarono  in un mese e piu’ di durissimo ed ininterrotto lavoro. Le spese fortunatamente furono coperte dalla Haugesund di Anversa che noleggio’ la nave per trasportare merce.

Il 21 Dicembre 1951, finalmente il “PAJ” salpo’ dal porto di Fjobergfjordu, iniziando quel viaggio di solo andata che lo avrebbe condotto a Gibilterra e da li verso la destinazione finale ma, le sorprese non erano ancora finite, il fato aveva ancora qualcosa in serbo per lei e la sorte ancora una volta era contraria. Lasciatosi alle spalle il porto norvegese, il viaggio inizio’ con apparente tranquillita’ ma, trascorso appena un giorno, venne a trovarsi nel bel mezzo di una tempesta che aveva qualcosa di veramente incredibile, accompagnata da intense nevicate che azzeravano la visibilita’ e che la seguirono fino al 29 Dicembre quando, con una fortuna pazzesca, evitando zone di mare ancora minate e pericolosissime, vietate alla navigazione, nonostante non si vedesse nulla, riusci' e non si sa bene come a rifugiarsi nel porto tedesco di Kiel.

1949 - Il "PAJ" in navigazione

Sul giornale nautico il Com.te Stok riportera’ nei particolari l’accaduto, sottolineando le difficolta’, il pericolo scampato e la tragedia a cui sarebbe andato incontro inevitabilmente, evitata per una serie di eventi e tanta, tanta fortuna. Chi ebbe l’opportunita’ di leggere la relazione del comandante, assicura che, quanto riportato e’ degno del miglior romanzo d’avventura. Il comandante dichiaro’ che mai in vita sua conobbe peggior tempo e mare, sfortunata occasione per mettere alla prova la nave ed i lavori effettuati a bordo prima della partenza, nonche’ esaminare l’intero equipaggio che dimostro’ capacita’ ed audacia. Rifugiarsi nel porto di Kiel era stata considerata una grande fortuna ed una buona occasione per far riposare l’equipaggio stremato dal cattivo tempo. Dopo qualche giorno, lasciarono Kiel e sfidando ancora la tempesta, il ghiaccio e la neve riprese la navigazione su Anversa dove sbarcarono il carico, reimbarcandone successivamente uno nuovo. La navigazione continuo’ attraverso le insidiose tempeste invernali che l’ accompagnarono fino al 14 Gennaio 1952, data in cui il tempo bonaccio’ dando ancora all’equipaggio un’occasione di riposo.

Il Cpt Stok giorno per giorno annotava sul giornale tempo e situazioni venutesi a creare. La navigazione proseguiva tutto sommato abbastanza bene ed il “PAJ” ancora una volta a causa delle avverse condizioni meteomarine  fu messo alla prova confermando la generosita’ della nave e del progettista e fu cosi’ che nel Febbraio del 1952 approdarono nel porto di Dubrovnick.  Gli fu cambiato subito il nome in “PALAGRUZ” e la societa’ armatrice di Rijeka/Fiume lo destino’ al trasporto di merce varia in Adriatico. Non si seppe mai il perche’ del nome datogli, PALAGRUZ e non PALAGRUZA facendo chiaramente riferimento all’isola. Il nuovo armatore, la Jadroslobodne di Fiume/Rijeka, dopo qualche tempo si rese subito conto che quel tipo di nave era del tutto inadeguata per svolgere quel lavoro cosi’ nel 1958 venne ceduta alla Direzione della Scuola Nautica di Bakar ed adibita  a  nave scuola…..forse la tranquillita’ sperata era stata raggiunta.

Nel frattempo furono eseguiti alcuni lavori tra cui la sostituzione del motore principale con un nuovissimo Burmeister & Wain di produzione Jugoslava fabbricato a Lubiana dalla ditta Litostroj e resto’ nel ruolo di nave scuola per cinque anni, fino al 1963. Per motivi che non si conoscono, venne di nuovo venduta ed acquistata dalla Lošinjska Plovidba  ed adibita di nuovo a nave da carico per quattro anni seguendo tutte le rotte Adriatiche ed ancora ceduta (?) e portata in un cantiere navale a Cres nel 1967. Altre informazioni di fonte attendibile e sicura dicono che questa nave ando’ in disarmo nel 1978 e lo conferma il fatto che approdo’ molte volte nel porto Italiano di San Benedetto del Tronto trasportando tronchi di faggio per le locali segherie negli anni 1976/1977 come da testimonianza della locale Agenzia Marittima Luciano Bruni nella persona del Sig. Domenico Caselli che ebbe a quel tempo l’incarico di curare gli approdi della nave in quel porto.

Alla luce dei fatti la nave fu’ messa in disarmo il 16 Gennaio 1979 e cancellata dal registro navale di Rijeka dopo essere stata spogliata di tutte le sue dotazioni, motore compreso. La storia che si conosce dice che lo scafo fu venduto all’estero ed in seguito rottamato. Alcune cronache giornalistiche dell’epoca di fonte tedesca e norvegese scrissero che lo scafo del “PALAGRUZ” venne tagliato nella Germania West nel 1979 ma questo evento relativo alla demolizione non viene riportato da nessuna parte ne tanto meno sui registri ufficiali al contrario di quanto accaduto con l’ex “Ingeborg II” di cui si possiede tutte le informazioni,  dettagliate e riportate sui registri ufficiali. Alla luce del giorno, sorgono tantissimi dubbi sulla fine di questa nave. Fu’ portata veramente in Germania per essere demolita a mezzo taglio dello scafo? Si dicono molte cose e si raccontano parecchie storie specialmente negli ambienti marittimi. Le opinioni sono molte ma la maggior parte di esse indicano che la nave e’ stata rimorchiata e trasportata in Germania non per essere tagliata ma per essere trasformata in un lussuoso yacht riutilizzando quel guscio di goletta dalla linea inconfondibile anche se vecchio ed in pessime condizioni di manutenzione, ma ancora tenace, costruito agli inizi del 1930.

Resta il fatto che, gli ultimi giorni del “PALAGRUZ” rimangono sconosciuti e dubbiosi per quasi trent’anni fino a quando nel 2010, l’autore di queste righe e’ stato in grado di rivelare il grande mistero che avvolgeva questo tre alberi conosciuto e rimasto nella mente di molti marinai per la sua linea insolita al di fuori degli standard considerato che era destinata al trasporto merci.  Lo scafo fu veramente rimorchiato e portato presso un cantiere navale per essere ristrutturato e trasformato in yacht, ma non in Germania ma a Pola. I progetti furono tanti ma altrettanto costosi per la realizzazione di un magnifico yacht a vela. I giorni, i mesi seguiti dagli anni passarono, il progetto rimase sulla carta, le idee e la voglia si assopirono raffreddandosi completamente. Il “PALAGRUZ” ancora una volta fu abbandonato e lasciato al suo destino deteriorandosi sempre piu’ Alla fine del 1991, dopo vent’anni, scompare definitivamente dalla scena marittima, affondato lungo la costa nei pressi di Pola. Io scafo  venne tagliato un poco per volta nel corso del 1992 fino alla sua totale sparizione. Chissà in quale fonderia sara’ finito o quale manufatto sara’ stato realizzato con con la fusione del suo acciaio. Poche navi possono vantare storie incredibili come questa e pochissime quelle che per ottantanni sono state protagoniste come il "PALAGRUZ".

 
     
   
     
  NAVI DELLA EX JUGOSLAVIA CHE NEGLI ANNI 1970/1980 APPRODAVANO REGOLARMENTE  
  NEL PORTO DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO CON CARICHI COMPLETI DI TRONCHI DI FAGGIO/PIOPPO  
     
  KIMEN, MERAG, LOZNATI (demolita nel 2010), VALUN, JANJEVO, ZATON (nel 2012 ancora in attivita'), LOPUD, KOLOCEP, DUBA, SIPAN.  
     
   
  (Per le notizie si ringrazia il Comandante Zoran Benic di Zara)  
 
La foto della nave e' stata tratta dal sito web
 
Domenico Caselli "Marescia' "
(of Guerrino de Peco', Fadanne and Luci', La Brezze, La Carlane family)
.....amare e ricordare il grande passato di San Benedetto del Tronto e dei suoi figli marinai.......