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Lunedì 17 Febbraio 2003

Buona prestazione ma i teatini non sfondano il muro del Benevento
Il Chieti va in bianco
Assalti incessanti, occasioni sprecate, due legni

di GIUSEPPE RENDINE

CHIETI - Alla fine, c’è scappato anche qualche fischio. Magari ingeneroso, ma conseguenza inevitabile di una grossa delusione. E non potrebbe essere diversamente dal momento che il Chieti ha sciupato davvero in malo modo una ghiotta occasione per compiere un importante passo in avanti in classifica scavalcando, tra l’altro, proprio il Benevento che porta invece via dall’Angelini, pur con qualche affanno, un preziosissimo risultato. Reti inviolate tra fango e nevischio, per circa sessanta minuti autentico monologo neroverde con la palla a danzare pericolosamente dalle parti dell’ottimo Lotti comunque pronto ad esaltarsi in almeno due occasioni.
Chieti in campo con il tandem d’attacco Quagliarella-Costanzo, a centrocampo le redini del gioco vengono immediatamente assunte da Cherubini e Rajcic. Inizia così il tambureggiante assalto alla porta giallorossa ed i segnali che, per la truppa di Braglia, il pomeriggio non è dei più fortunati arriva dopo appena otto minuti. Calcio di punizione ben battuto da Lambertini e palla che, dopo aver superato una selva di gambe, incoccia il palo alla sinistra di Lotti. Arriva Romito e la sua conclusione ha identica sorte. Due legni in pochi secondi, dunque, mentre il Chieti continua a spingere costringendo il Benevento a chiudersi sempre più ermeticamente nella propria metà campo. Costanzo non è ancora al meglio della condizione ma riesce a creare più di un problema ai difensori ospiti fino a trovare lo spiraglio giusto per una fiondata sulla quale Lotti arriva in tempo utile per la deviazione in angolo. Mischie furibonde davanti all’estremo difensore campano, manca la conclusione da pochi passi Quagliarella sul corpo del quale si infrange, immediatamente dopo, una botta a colpo sicuro di Petitto, proiettatosi in avanti. Spingono furiosamente i padroni di casa ed è ancora Lotti a salvare su Quagliarella, ora il Benevento non cerca più nemmeno di alleggerire la pressione con qualche sortita in avanti.
Il Chieti però, sta spendendo troppo, su un terreno peraltro molto allentato e non è difficile ipotizzare un calo nella ripresa. Timori più che fonfdati dal momento che il copione del primo tempo viene riproposto fedelmente solo per un quarto d’ora di attacchi arrembanti. Braglia intuisce il disagio dei suoi ed inserisce Suppa al posto di Rajcic, che accusa fastidi ad una coscia, mentre Aquino rileva Quagliarella giusto in tempo per incunearsi in area di rigore a tu per tu con Lotti. L’attaccante neroverde cade a terra e reclama la massima punizione ma il direttore di gara giudica regolare l’intervento del difensore ospite e si prosegue con la netta sensazione che il Chieti abbia sempre meno da spendere. Il centrocampo perde colpi, cala di tono anche Cherubini, protagonista assoluto fino a quel momento, ed il Benevento non vuole più correre rischi spostando di una ventina di metri in avanti il baricentro della propria manovra. Mossa più che azzeccata poichè Doardo e compagni non hanno più la giusta lucidità per mettere assieme azioni di un certo spessore e non è quindi difficile tenerli lontani dalla porta di Lotti.
Ora gli ospiti cominciano a sfruttare nel migliore dei modi gli spazi che si creano a centrocampo, la corsia giusta è imboccata da Cerchia che lascia partire una bordata che porta con sè il sapore della beffa. Lafuenti ci arriva per la deviazione in angolo ma tanto basta per sconsigliare al Chieti scriteriati assalti all’arma bianca. Ormai il risultato può essere cambiato solo da un episodio. Palla in area giallorossa, Costanzo arriva in maniera felina per l’unghiata decisiva ma Lotti non ci sta e la gara, praticamente, si chiude qui.
Il Benevento controlla la situazione con l’attento lavoro di Tchangai nelle retrovie ed il lodevole dinamismo di Luisi a centrocampo, Braglia inserisce anche Speranza ma le cose non cambiano poichè la manovra della squadra si è sfilacciata da tempo e la preoccupazione di non lasciare aperti troppi varchi appare quanto mai legittima.

 

Braglia: la squadra sta bene
L'allenatore sottolinea gli aspetti positivi della gara

Marco Di Clemente

CHIETI. Ancora una buona prestazione che, però, non porta in dote i tre punti. Campo pesante, giocatori non ancora pienamente inseriti e qualche errore di troppo: tante le concause, fatto sta che il Chieti non è riuscito a raccogliere quanto seminato e la classifica è sempre balbettante.
«Sì, i complimenti cominciano a non bastare più», dice il dg neroverde Giuseppe Tambone, «soprattutto se non riesci a vincere una partita in cui crei tante occasioni, come abbiamo fatto noi nel primo tempo. E' vero che nella ripresa non siamo riusciti a confermarci anche perché il Benevento si è chiuso completamente, però le tante occasioni da rete sono un segno positivo sul quale dovremo costruire i prossimi risultati».
Mister Braglia non fa drammi. «L'importante è fare punti. Con la base di tutti questi pareggi, di cui dobbiamo fare tesoro, in campionato basta poi piazzare una vittoria per risalire improvvisamente posizioni. Intanto sappiamo che stiamo per affrontare il ciclo molto difficile che ci aspetta con una squadra che sta bene. Certo, dispiace pareggiare quando si fa la partita per oltre un'ora ad ottimi livelli, finendo per vanificare il lavoro massacrante che si è fatto». Dalla metà della ripresa c'è stato un netto calo... «Da una parte avevamo speso molto sul campo pesante, dall'altra abbiamo pagato la non grande giornata di D'Anna e Doardo».
Poi il mister spende un elogio per il nuovo Costanzo. «Si è dato molto da fare e si è mosso bene. Se continuerà così, non credo che sarà sempre sfortunato come oggi e sicuramente riuscirà ad andare a rete». Chiarita che la sostituzione di Rajcic è stata dovuta solo ad un problema fisico, un'occhiata alla classifica: «Per il quint'ultimo posto c'è un incredibile raggruppamento».
Sull'altro fronte, mister Di Costanzo è onesto: «Il Chieti ha giocato bene ed avrebbe meritato di più. Noi abbiamo lasciato qualcosa di troppo nel primo tempo, giocando sottotono e mostrandoci poco aggressivi. Poi, nella ripresa, abbiamo tenuto meglio il campo, chiudendo tutti gli spazi, agevolati a dir la verità dal terreno pesante. Il Chieti si è battuto ottimamente e nel primo tempo sembrava una squadra di alta classifica. Il nostro obiettivo era limitare i danni nello scontro diretto e ci siamo riusciti».

L'attaccante: «Ma perché ci penalizzano all'Angelini?»
Aquino reclama un rigore
«Era grosso come una casa»
Zattarin: gara stregata è già abbastanza non averla persa

Oscar D'Angelo

CHIETI. «Rigore grosso come una casa, più sono grandi e più è difficile che a Chieti li diano; non mi so spiegare il perché, ma qui è così». Giuseppe Aquino non ha dubbi: il fallo commesso al 16' della ripresa dal difensore campano Colletto era da sanzionare con la massima punizione.
Bella la percussione della punta neroverde, a pochi secondi dal suo ingresso in campo, verso la porta difesa dall'ottimo Lotti. «Bella, ma stroncata da un intervento», spiega Aquino, «da punire con il rigore e forse anche con l'espulsione, l'unica spiegazione plausibile è che l'arbitro fosse coperto...». E così è sfumata, per il Chieti, la possibilità di monetizzare una partita a senso unico. «Si è giocato ad una sola porta», conclude Aquino, «la squadra è in salute, approfitteremo della sosta per smaltire questa mezza delusione e prepararci al rush finale di campionato». Molto rammarico anche da parte di Domenico Costanzo per il quale Braglia ha speso parole di elogio. «Ringrazio il mister», dice l'ex attaccante tarantino, «tuttavia devo precisare di essere ancora al 50 per cento della condizione». Un paio di buone iniziative, molta mobilità, prestanza fisica: quando starà meglio, cosa combinerà? «Mi auguro», aggiunge Costanzo, «di contribuire alla salvezza di questa squadra. Sono arrivato a Chieti affamato di calcio. Ho dovuto in qualche modo ridimensionare le mie aspettative rinunciando a rincorrere la chimera di grossi club, adesso che sono arrivato in una squadra di provincia mi accorgo che certi valori e certe ambizioni rimangono inalterati; ringrazio il mister e la società per l'opportunità concessami».
Fatalista Fabio Quagliarella. «Doveva finire così, sono stato sfortunato su quella sforbiciata tentata al 27', è stata una questione di un attimo...».
E mentre Ivan Rajcic precisa che la sua sostituzione con Suppa è stata causata da un «risentimento muscolare», Gianluca Zattarin invita a badare al sodo. «Abbiamo colpito due pali ed avuto molte palle gol, se continuiamo così il colpo di fortuna arriverà anche per noi. Per ora, accontentiamoci. Certe partite che non esito a definire stregate alla fine puoi anche perderle, è la legge del calcio...».
In occasione della sosta, sabato (ore 14,30) il Chieti disputerà un'amichevole all'Angelini contro i polacchi dell'Amica Wronki.

Il Chieti non sa vincere: il gol è un problema
I neroverdi dominano, ma non vanno oltre il pareggio contro il Benevento
Due legni in avvio e diverse occasioni prima del calo finale

di Rocco Coletti

CHIETI. Terzo pareggio consecutivo per il Chieti. L'operazione sorpasso sul Benevento è fallita, così come è sfumata la possibilità di compiere un bel passo avanti verso la salvezza. Un altro 0-0, il Chieti non sa più vincere: solo in un'occasione (3-1 alla Torres, il 12 gennaio) ha brindato con i tre punti nelle ultime sette partite. Poco, troppo poco per una squadra che gioca bene, ma non segna.
Anche in questo caso i numeri aiutano a capire meglio la situazione. Sempre nelle ultime sette gare, il Chieti è andato in rete solo in due occasioni, l'ultima delle quali (1-1 contro il Lanciano) grazie a una papera di Paoletti. Non riesce a segnare questo Chieti. Ieri, gli è mancato solo il gol: per incapacità propria, per sfortuna e anche perché l'arbitro Barbirati ha sorvolato su un'azione dubbia (atterramento in area di Aquino) in area sannita. Ha dominato in lungo e in largo la squadra neroverde, giocando anche un bel primo tempo durante il quale ha colpito due legni. Il portiere del Benevento, Massimo Lotti, ci ha messo del suo con un paio di ottimi interventi che hanno strozzato l'urlo del gol in gola ai teatini. Niente da fare, il Chieti ha fallito l'ennesima possibilità per prendere il largo. Poco da rimproverare ai neroverdi, se non l'imprecisione al momento della stoccata decisiva. Hanno dato il massimo, hanno giocato bene per un'ora, poi, inevitabilmente, c'è stato un leggero calo atletico. D'altronde, non era possibile tenere certi ritmi per l'intera gara. Va anche detto che l'ingresso di Suppa, dopo 17' della ripresa, non ha certo ridato linfa a un centrocampo che col passare del tempo ha perso smalto e lucidità.
Il Benevento ha subito, dall'inizio alla fine. Ha chiuso bene gli spazi e ha impegnato Lafuenti solo in un'occasione, nel secondo tempo, con un tiro da fuori area. Per il resto niente. Ha raccolto senz'altro più di quanto meritasse. Al contrario del Chieti, schierato in campo con un 3-4-3 tanto efficace in fase difensiva quanto poco lucido nelle conclusioni. Diverse le azioni da rete costruite, ma è mancato il gol, ovvero l'essenza del gioco del calcio. Nemmeno l'ingresso di Aquino è bastato far compiere il salto di qualità. Il Chieti ha protestato a lungo per un suo atterramento in area, se l'è preso con l'arbitro che, al di là dell'episodio, non ha convinto.
Ma il solo Barbirati non basta a giustificare lo 0-0, il gol è un problema. Lo era già prima della "rivoluzione" di fine gennaio, figurarsi adesso che i componenti della prima linea hanno bisogno di amalgamarsi e di acquisire la migliore condizione fisica. Nel frattempo, l'ex Raffaele Biancolino continua a segnare e a tenere a galla l'Avellino, ma questo è un altro discorso. Resta il Chieti bello e impossibile. Resta una squadra che ha smarrito la via della vittoria e che ora balla pericolosamente ai margini della zona play out, con due punti di vantaggio sulle quint'ultime Viterbese e Giulianova.
Naviga a vista perché all'orizzonte, dopo la sosta, ci sono due trasferte difficilissime, prima a Giulianova e poi a Pescara. Il Chieti sarà destinato a soffrire se non aggiusterà la mira.

La soddisfazione di Braglia
«Non abbiamo rubato nulla»
LE INTERVISTE «Pareggio giusto Ora avanti così»

Maria Antonietta Griffi

MARTINA. Hanno una fretta maledetta di ripartire i giocatori e il tecnico del Chieti, soddisfatti per il pareggio conseguito in casa della capolista.
A parlare coi cronisti resta il tecnico Braglia. «Si scende in campo per fare sempre il massimo» dice il trainer neroverde «noi abbiamo ottenuto un punto importante per la salvezza e non credo che abbiamo rubato nulla. Tanto di cappello al Martina, una squadra davvero forte che ha giocato al meglio ma ha trovato un Chieti altrettanto determinato nell'ottenere quanto voleva, ovvero un risultato positivo che assume maggiore rilevanza perché raggiunto con una compagine di altissimo livello. Qui abbiamo sofferto, lo ammetto, soprattutto nel secondo tempo, ma siamo stati capaci di tenere testa al Martina mentre magari meritavamo di più nelle partite giocate contro Crotone e Avellino. A centrocampo ho visto un buon fraseggio tra Raicic e Cherubini. Buono dal punto di vista dell'impegno la prova di Costanzo. Se non perde l'umiltà saprà essere importante per la squadra».
Un Chieti che sa esprimersi sempre al meglio soprattutto con le grandi. Braglia sorride a questa affermazione e ribatte: «Il Chieti, per quanto fa vedere ogni domenica, non merita la posizione che occupa in classifica. Ci mancano almeno 4 o 5 punti che non siamo stati capaci di raccogliere in altre partite ma sono fiducioso per la mia squadra, il nostro obiettivo minimo resta quello della salvezza anche se c'è da mordersi le mani per le occasioni sprecate. Se continuiamo a giocare così potremo dare una svolta al nostro campionato».
A corroborare la tesi di mister Braglia, arriva Zattarin, uno dei migliori in campo, che legge così la gara: «C'è stata una evidentissima grande determinazione del Chieti. Gli innesti operati dalla società hanno dato i loro frutti, si è visto in questa gara. Speriamo di proseguire così. Ci attendono impegni proibitivi, già domenica prossima ma cominceremo a pensarci da domani perché ora vogliamo goderci la soddisfazione di avere fermato la capolista sul proprio terreno di gioco. Qui a Martina abbiamo colto un punto importante non solo perché giocavamo contro la prima della classe ma soprattutto per essere stati capaci di esprimerci secondo le nostre effettive capacità. Siamo entrati in campo con la grinta giusta, ci siamo difesi bene, rischiando poco. Non ci siamo scoperti. Una buona gara nel complesso e il pareggio ritengo sia giusto e meritato anche se posso comprendere l'amarezza e la delusione dei nostri avversari: in altre circostanze abbiamo vissuto le stesse sensazioni»

Lunedì 10 Febbraio 2003

«Risaliremo la classifica»
Braglia soddisfatto dalla prestazione dei teatini

MARTINA FRANCA - Gli abruzzesi hanno fatto la loro gara, hanno concesso pochissimo, hanno giocato anche bene a tratti e quando lo hanno fatto, e hanno bloccato la capolista sul proprio campo. E di tutto questo non può che essere soddisfatto mister Braglia. «Un ottimo pareggio direi – ha esordito il tecnico abruzzese – Volevamo fare la nostra partita e credo che alla fine ci siamo riusciti in pieno. Non è una cosa scontata perché non ci siamo riusciti sempre. Ma dopo la gara di oggi (ieri ndc) credo che il Chieti abbai dimostrato di non meritare la posizione che occupa in classifica. Chiaramente, continuando di questo passo, ne uscirà al più presto. È questo il nostro obiettivo al momento». La squadra abruzzese, che aveva sempre avuto problemi contro le grandi, a Martina ha strappato un punto preziosissimo. «Con le grandi, ricordo la sconfitta col Crotone, o quella col Teramo, non avevamo certo demeritato tanto – ha proseguito Braglia – Col Martina però siamo riusciti a condurre la gara proprio come l’avevamo preparata. È tutta lì la chiave di lettura secondo me». Di sicuro il Chieti ha sbagliato pochissimo, e ha concesso anche meno. «Sicuramente – ha sottolineato il tecnico abruzzese – perché la squadra è rimasta molto corta, hanno fatto un ottimo lavoro Cherubini e Raicic a metà campo e hanno dato un grosso contributo per il risultato finale».
Protagonista anche capitan Zattarin. Suo il lavoro di copertura su Mitri e Prisciandaro principalmente. «Penso che la squadra ha dimostrato grande determinazione – ha esordito il difensore abruzzese – e tolta qualche azione nel primo tempo poi non abbiamo più concesso nulla». Per il Chieti è sicuramente un punto preziosissimo. «È ancora molto lungo il campionato – ha chiuso il capitano del Chieti – visto che ci restano ancora tante partite importanti. Se scenderemo in campo con la stessa determinazione che abbiamo messo in campo col Martina, arrivare in fondo sarà più facile».
Soddisfatto anche Costanzo, tornato in riva allo Jonio dopo essere stato ceduto dal Taranto al Chieti. Il suo debutto è senz'altro positivo, in quanto l'attaccante, che nella ripresa ha arretrato posizione, ha sempre mantenuto i contatti con Quagliarella, cercando di garantire possesso palla nelle ripartenze. «Soddisfatto? Direi di sì. Si tratta di trovare la giusta intesa con i compagni, siamo sulla buona strada». La concorrenza in attacco, con il rientro fra i disponibili di Aquino, non mancherà.

P.P.

 

 

Lunedì 10 Febbraio 2003

I neroverdi confermano i progressi sul difficile terreno pugliese: 0-0
E’ un Chieti che piace
Stop al Martina capolista

di PIERANGELO PUTZOLU

MARTINA FRANCA - Il Chieti torna da Martina Franca con un ottimo punto. Un punto che fa morale, che fa classifica (seppur di una lunghezza, i teatini sono fuori dalla zona play-out), che serve agli abruzzesi ad avvicinarsi all’obiettivo minimo stagionale costituito dalla salvezza. A casa della capolista la squadra di Braglia parte decisa, e, dopo i novanta e più minuti, riesce a impattare la partita, bloccando tutte le manovre e i tentativi portati da Prisciandaro e compagni. Il Martina, per la verità, avrebbe meritato forse qualcosina in più del misero punto, ma, valutando tutte le occasioni e la troppa imprecisione sotto porta, non è riuscito a scavalcare il buon Ciaramellaro, tra i migliori fra i teatini.
Mister Braglia parte con una difesa a quattro e con D’Anna a fare da spola tra la linea mediana e quella dei difensori. La mossa, non a caso, blocca in parte le discese di Morello, uno dei giocatori più fantasiosi tra le fila della squadra allenata da Patania. Dei tre infortunati, Aquino, Gola e Papa, alla fine non si sente molto la mancanza e in campo per la prima volta si vede Costanzo, ex Taranto, tornato a fare bene in Puglia.
Il Martina cerca di partire come fa sempre, in maniera arrembante. Ma il tandem Romito-Zattarin regge bene e l’estremo difensore Ciaramellaro fa buona guardia. Nessuna vera occasione, sino al 19’ quando Prisciandaro, capitano della squadra di casa, arriva a tu per tu con il numero uno neroverde, ma allungandosi troppo il pallone al momento di colpire, vanifica tutto spedendo la sfera sul fondo. Un minuto dopo la prima vera occasione di marca martinese. Sugli sviluppi di un corner di Mitri, Pizzulli colpisce di testa e Ciaramellaro vola a togliere la palla dall’incrocio dei pali.
Al 24’ la prima azione degna di questo nome da parte del Chieti. Correa, uno degli ultimi arrivati in Valle d’Itria, cerca di rinviare dal limite della sua area di rigore ma, complice il terreno, serve Costanzo che si invola verso Indiveri. Il più lesto di tutti è però Sottili, che anticipa sia l’attaccante ospite (ex rossoblù tarantino, al debutto con i neroverdi) che il proprio portiere e rinvia lontano.
Un minuto dopo, sul capovolgimento di fronte, fallo su Mitri da parte di Raicic e punizione da circa trenta metri affidata al sinistro di Moretti. Il fendente, che si abbassa all’ultimo momento, esalta ancora una volta il numero uno del Chieti che, come un felino, riesce a toccare in corner. L’ultima azione degna di nota invece capita a D’Anna. Sugli sviluppi di un corner battuto da Doardo, il laterale abruzzese prova la botta da fuori area ma la palla finisce la sua corsa sul fondo.
Nella ripresa si vede un Chieti diverso per certi aspetti. Braglia, come Patania, manda in campo gli stessi undici. Il tecnico ospite cambia modulo tattico però. Arretra D’Anna a fare il terzino destro, sposta Doardo che cambia fascia di competenza (da sinistra passa a destra) e arretra Costanzo sulla linea mediana, facendolo agire da laterale sinistro. In avanti resta il solo Quagliarella ma il Martina, che nei primi quarantacinque minuti aveva avuto pochi spazi, ne ha sempre meno e non riesce a scardinare il bunker ospite.
Patania prova a cambiare qualcosa dopo una decina di minuti. Dentro Berardi, fuori uno stanco Pizzulli, ma in sostanza, sul piano del gioco cambia poco. Il Martina è imbrigliato nella ragnatela neroverde e, quando riesce ad andare in gol, con Prisciandaro al 34’, l’arbitro annulla per fuorigioco. Da segnalare prima della rete annullata un'ottima azione intorno alla mezz’ora. Rapida triangolazione Mancinelli (entrato al posto di Correa sulla fascia destra), Prisciandaro, Mitri, con tiro dal limite dell’attaccante di Campobasso, sul quale si oppone Ciaramellaro, nell’ultimo intervento salva-risultato della giornata. Nei minuti finali poi non accade più nulla.
Il Chieti può sorridere per l’ottimo punto conquistato, e alla fine i giocatori si guadagnano il meritato applauso da un centinaio di tifosi giunti al seguito della squadra. Si può guardare con più fiducia al prossimo match interno con il Benevento, dopo aver sfiorato la vittoria contro il Lanciano. Il Martina invece si lecca le ferite e si fa raggiungere in testa alla classifica dal Pescara, vittorioso l'altra domenica all'"Adriatico" sui pugliesi. E così l'Abruzzo si trasforma in bestia nera per i biancazzurri di mister Patanìa, per la cronaca ex trainer neroverde, seppur per pochi mesi.

 


Lunedì 27 Gennaio 2003

Il tecnico teatino aspetta rinforzi. Oggi dall’Ascoli dovrebbe arrivare il giovane centrocampista Speranza
Braglia recrimina: «Sconfitta immeritata»

AVELLINO - Aria pesante negli spogliatoi del Chieti. Perdere non fa mai bene, ma perdere giocando una discreta partita fa ancora più male. Non è troppo difficile decifrare lo stato d’animo di Piero Braglia: «Abbiamo giocato una buona partita, i miei uomini hanno sofferto ben poco mettendo sovente in difficoltà un Avellino che è tra le migliori realtà del campionato. Alla fine è arrivata lo stesso la sconfitta, ma questo è il bello del gioco del calcio, che a volte ti premia anche al di là dei tuoi reali meriti espressi sul campo».
La difficoltà di arrivare al gol è anche lo spunto giusto per parlare un po’ di calcio mercato. «Sono fiducioso nella società, i dirigenti sanno bene cosa ci sarebbe da fare, considerato che agli altri club non stanno certo con le mani in mano -continua l’allenatore del Chieti- , però eventuali innesti devono essere quelli giusti, comprare solo per il gusto della novità potrebbe addirittura essere deleterio. In fondo possiamo operare con tranquillità, la classifica non è affatto drammatica e ogni decisione va ponderata. L’attacco? Non è un mistero che la cessione di Tacchi al Latina rende necessario infoltire questo reparto. Biancolino oggi ha messo in grande difficoltà un giocatore di valore come Voria, ma non può far certo reparto da solo».
E neanche le voci su un possibile esonero angustiano mister Braglia più di tanto: «Ho la coscienza a posto. Chiedete a chi ne può sapere più di me. In questi casi l’allenatore è come il coniuge tradito, è sempre l’ultimo a essere informato».
Recriminazioni anche nelle dichiarazioni di De Simone, che forse avrebbe voluto festeggiare diversamente il ritorno dalle sue parti: «Nonostante il risultato negativo il Chieti è in salute, ci rifaremo nel derby con il Lanciano. Abbiamo offerto una prestazione soddisfacente, andando avanti di questo passo la salvezza non dovrebbe essere un problema. Non è la prima volta che non raccogliamo quanto meritiamo. Sinceramente l’Avellino mi ha un po’ deluso, non tanto per il gioco quanto dal punto di vista comportamentale. Non ritengo infatti troppo corretto, da parte di alcuni giocatori avversari, colpirci a gioco fermo».
Per quanto riguarda il mercato, la società neroverde dovrebbe tesserare nelle prossime ore il centrocampista Daniele Speranza, proveniente dall’Ascoli. Si tratta di un giovane che fino ad ora ha trovato poco spazio e si è messo in mostra quest’anno in estate quando ha segnato il gol della vittoria contro il Pescara nel match di Coppa Italia.

G. Esp.

 


Lunedì 27 Gennaio 2003

Chieti, una distrazione fatale
La rete di Morfù in avvio condanna i neroverdi che poi premono invano

di GIAMPAOLO ESPOSITO

AVELLINO — Difficilmente il Chieti si dimenticherà dei 96’, recupero incluso, giocati nel fango dello stadio "Partenio". Una sola maledetta distrazione nei minuti iniziali della gara risulta infatti fatale ai teatini che non riescono più ad equilibrare le sorti del match dopo aver messo sotto un Avellino piuttosto dimesso. Non molti i problemi di formazione per mister Braglia che deve fare a meno degli infortunati Gola e Papa, mentre non sono disponibili Amadio e Furlan per ragioni di mercato. In compenso fa il suo rientro lo sgusciante D’Anna sulla fascia destra mentre a sorpresa va in panchina Dardo, indicato nell’undici iniziale che troverà spazio soltanto a ripresa inoltrata. Solito il 3-5-2, recitato quasi a soggetto, con cui Braglia schiera i suoi uomini. Il modulo teatino soggioga completamente gli avversari, ben altra squadra da quella brillante e sbarazzina che aveva dominato il girone di andata del raggruppamento. Non inganni il risultato, gli abruzzesi avrebbero infatti meritato perlomeno il pari. A centrocampo e sulle fasce la supremazia è tutta colorata di neroverde: Lambertini e il giovane sorprendente D’Anna, nonostante il fango, chiudono ogni varco lasciando il pallino del gioco nei piedi di Suppa e De Simone. In avanti Biancolino e Aquino non lasciano mai un attimo di tregua ad una retroguardia irpina piuttosto in apprensione dopo le recenti contestazioni della tifoseria locale. Il taccuino viene subito riempito da un colpo di testa di Marra che, al 2’, su corner di Morfù, sfiora la traversa. Risponde immediatamente il Chieti con una conclusione di Aquino dalla lunga distanza che non impensierisce troppo Cecere. Al 7’ arriva a sorpresa il gol dell’Avellino. Uno scambio tra Molino ed Abate libera Marra, il centrocampista avellinese è pronto a pescare la testina vincente di Morfù che, appostato sul secondo palo, insacca senza che alcun difensore si degni di disturbarlo. Gara in discesa per l’Avellino? Nient’affatto. Il tempo di riordinare le idee e il Chieti prende in mano la situazione. Al 25’ ci prova Biancolino dai venti metri ma Cecere è pronto alla bisogna. Così con un giro di lancette più tardi su Aquino: sulla fascia sinistra Biancolino lascia sul posto l’ex senese Boria, neoacquisto irpino, e mette al centro un pallone che il centravanti teatino gira prontamente a rete ma l’estremo difensore campano blocca in due tempi sia pur con qualche difficoltà di presa. L’Avellino barcolla e sembra sul punto di cedere ma trova un’insperata mano nel direttore di gara piuttosto casalingo che lascia correre qualche intervento abbastanza duro soprattutto su Aquino e D’Anna, folletto imprendibile sulla corsia destra. Il terreno pesante si fa sentire nel finale nelle gambe dei giocatori ma arriva un’altra emozione proprio prima che il signor Liberti di Genova segnali l’unico minuto di recupero del primo tempo. Al 45’ una insidiosa punizione di Lambertini sembra infatti destinata all’incrocio dei pali ma Cecere riesce a mettere una pezza all’insidioso sinistro del difensore ospite.
Stessa storia anche al ritorno dall’intervallo con supremazia territoriale del Chieti e un Avellino sulla difensiva che trova anche un valido alleato nel terreno di gioco. Paradossalmente sono però proprio gli uomini di mister Vullo, sul filo dell’esonero nelle ultime domeniche, a sfiorare il raddoppio al 12’. Marra e Cinelli nascondono la palla ai difensori avversari permettendo a Molino di battere a rete da posizione vantaggiosissima ma il centravanti dei "lupi" non riesce a interrompere il digiuno fallendo la clamorosa occasione. Il Chieti a questo punto sembra crederci e anche mister Braglia cerca di dare il suo contributo dalla panchina gettando nella mischia il più fresco Doardo. Ma si tratta del classico fuoco di paglia e poco a poco l’offensiva del Chieti si spegne tra la gioia del pubblico locale, tornato di nuovo ad incoraggiare la squadra dagli spalti dopo un periodo di freddezza nei rapporti. Negli ultimi minuti gli abruzzesi tentano il tutto per tutto mantenendo costantemente in proiezione offensiva anche i difensori centrali, ma l’eccessivo sbilanciamento favorisce le rapide, si fa per dire, ripartenze degli avversari. Esempio tipico può essere il contropiede targato 44’: Morfù decide di far tutto da solo, cercando la doppietta, ma, sfiancato per la lunga volata, conclude alto. Potrebbe finire qui ma un nervoso Lafuenti decide di anticipare i compagni di qualche minuto nello spogliatoio per la doccia calda: il portiere teatino cade infatti nella trappola della provocazione di Abate e reagisce ingenuamente. Inevitabile il cartellino rosso in una domenica "bestiale" per lui e per tutto il Chieti.

 

Morfù firma la seconda sconfitta di fila degli ospiti. Il portiere Lafuenti espulso, salterà il derby con il Lanciano
Il Chieti s'inchina all'Avellino
Un errore in avvio, poi la vana reazione dei neroverdi


AVELLINO. Il Chieti domina, ma regala i tre punti ad un Avellino che regge il confronto solo per una ventina minuti. Al Partenio si è concretizzato un risultato atipico. Gli irpini sono saliti al secondo posto, i teatini hanno incassato la seconda sconfitta di fila. Ma la realtà della partita è ben diversa. Gli irpini hanno sofferto a lungo l'iniziativa degli ospiti i quali hanno pagato a caro prezzo l'unico errore commesso. Dopo le prime schermaglie, l'Avellino piazza il colpo del ko. Siamo al primo affondo. E' il 7' quando Morfù (al quinto gol in campionato) beffa Lambertini e Lafuenti e mette la palla in rete di testa. Incassato il colpo, il Chieti impiega venti minuti per rioganizzarsi. Il cronometro scorre e il 3-5-2 schierato da Braglia prende il largo a discapito degli impacciati avellinesi. Nella zona nevralgica del campo stringono le maglie prendendo in contropiede il duo centrale Cinelli-Pisciotta.


Lunedì 20 Gennaio 2003

Incidenti all’Angelini al termine della partita con la Fermana. In frantumi anche i parabrezza di molte auto
Scontri all’Angelini: cinque feriti
Ultras neroverdi scatenati: due carabinieri e tre poliziotti colpiti dai sassi

di NICOLA SCHIAZZA

Tre agenti di polizia e due carabinieri feriti, uno dei quali, un maresciallo dell’Arma, medicato al Pronto soccorso per una sospetta lesione del setto nasale (la prognosi è di 15 giorni). Molti altri i contusi, anche tra i tifosi, e numerose anche le auto danneggiate. Questo il primo bilancio dei gravi incidenti avvenuti ieri pomeriggio allo stadio Angelini al termine della partita tra il Chieti e la Fermana: non potendo raggiungere la tifoseria avversaria che è stata fatta salire in fretta sui pullman, un gruppo di circa 150 ultras neroverdi si è infatti sfogato con una fitta sassaiola contro le forze dell’ordine. Immediata la reazione di polizia e carabinieri che hanno dovuto caricare gli assalitori facendo uso di lacrimogeni: una battaglia durata quasi un’ora con gli ultras tutti col volto coperto da fazzoletti.
Tutto è cominciato alle 16.20 al fischio finale dell’arbitro quando gli ultras chietini hanno visto i tifosi fermani invadere il campo da gioco per festeggiare la vittoria. Una beffa ritenuta insopportabile per i tifosi che hanno cominciato ad inveire contro le forze dell’ordine, ritenute colpevoli di aver lasciato correre. Con l’aggravante che, tra i tifosi della Fermana, c’erano anche gli odiati cugini pescaresi che mostravano le loro sciarpe biancazzurre.
Di qui il primo assalto nel settore distinti continuato e allargatosi subito dopo nel pazzale davanti all’Angelini. Una vera e propria battaglia: con il volto coperto da sciarpe gli ultras hanno fatto oggetto le forze dell’ordine di una violenta sassaiola colpendo agenti e carabinieri. Tra questi il più grave è subito apparso un maresciallo dell’Arma colpito al naso. In frantumi anche i vetri di alcune auto parcheggiate nel piazzale. Inevitabili le cariche di polizia e carabinieri e il lancio di lacrimogeni: aria irrespirabile per un lungo tratto di viale Abruzzo, passanti in lacrime per i gas, traffico bloccato anzi impazzito con code chilometriche sia dalla parte di Brecciarola che dalla parte opposta, zona stazione. Fino a dopo le 6 della sera, quando finalmente la situzione è tornata quasi alla normalità.
Per terra i resti della battaglia: vetri rotti, bottiglie, sassi, mattoni, calcinacci. E in mano alla polizia e ai carabinieri i filmati degi scontri, sia dentro e fuori dallo stadio, realizzati dalla Digos che subito hanno cominciato il loro lavoro di intelligence: cercare di identificare, assieme agli investigatori della scientifica, gli autori della sassaiola. Un lavoro non facile, ma come pare già qualcuno sarebbe stato identificato: nei prossimi giorni, forse già oggi, qualche fermo e la diffida ad assistere a qualsiasi avvenimento sportivo.

 


Lunedì 20 Gennaio 2003

Buccilli: «Che occasione sprecata»
Guerriglia fuori dallo stadio

CHIETI - Fuori allo stadio è guerriglia tra i tifosi neroverdi, che cercano il contatto con i sostenitori marchigiani, e le forze dell’ordine. Il fumo dei lacrimogeni arriva anche in sala-stampa dove il presidente Antonio Buccilli è l’immagine della delusione. «Siamo alle solite. Questa squadra, ogni tanto, per ritrovare la dovuta umiltà, ha bisogno di una lezione. Lezione che è purtroppo arrivata da una Fermana molto attenta a sfruttare ogni situazione. Noi non abbiamo saputo farlo e, per cercare dissennatamente di riequilibrare il risultato, si è finito per compromettere tutto. Nel secondo tempo immaginavo che, contro una difesa ben chiusa, non avremmo fatto gol. Peccato, perchè c’era l’occasione per compiere un balzo in avanti in classifica e l’abbiamo sprecata». Poi ancora, tutto d’un fiato. «Menzione di merito per un ottimo Suppa e per un generosissimo Aquino. Gli altri erano sotto tono e qualcuno, addirittura, la partita se l’è vista dal campo».
Stavolta nessun coro contro la società ma più di un invito a potenziare l’organico. «Da questo punto di vista i tifosi possono essere tranquilli. Sono sempre intervenuto quando c’è stato bisogno e sarà così anche in questa occasione». Inutile insistere con le voci di mercato che possono magari distrarre qualche giocatore. «Un discorso che può valere per noi come per le altre squadre e quindi non regge -taglia corto il direttore generale Giuseppe Tambone-. Abbiamo giocato male e basta, sentendoci appagati dopo diversi buoni risultati. Tutto qui». E si ricomincerà a parlare della cessione di Biancolino, delle richieste ricevute per De Simone, delle annunciate partenze di Furlan e Amadio e delle trattative bloccate per portare in neroverde volti nuovi. Stavolta, però, con in bocca l’amaro sapore della sconfitta.

G.Ren.

 


Lunedì 20 Gennaio 2003

Pomeriggio nero: si conferma il problema
di una squadra che quando raggiunge
una posizione tranquilla, sciupa poi tutto
per mancanza di determinazione

di GIUSEPPE RENDINE

CHIETI - Il timore che i neroverdi potessero affrontare la gara interna con la Fermana senza la giusta determinazione si è puntualmente concretizzato in una scialba prestazione che ha consegnato alla formazione ospite tre preziosissimi punti facendo ripiombare la pattuglia di Piero Braglia nelle ansie di una classifica che non induce certo a sonni tranquilli. Che potesse trattarsi di un pomeriggio a tinte fosche lo si intuisce dopo un quarto d’ora di gioco quando un bel colpo di testa di Zattarin coglie in pieno la base del palo alla destra di Chiodini. Il tempo di recriminare ed il Chieti, più "lungo" che mai a centrocampo, perde palla consegnando al guizzante Mastronunzio la classica occasione di contropiede che il centravanti gialloblu trasforma in gol superando Lafuenti in uscita. In due minuti la svolta in negativo della gara per una squadra scesa in campo con Petitto palesemente a disagio sulla fascia destra ed Aquino subito in campo dopo una settimana in cui, praticamente, non si era mai allenato. Aquino ha le gambe molli ma esibisce la solita generosità che fa invece difetto in altri elementi, apparsi decisamente giù di tono. Così finisce che il peso dell’intero reparto di centrocampo ricada tutto sulle comunque capienti spalle di Suppa, instancabile nella sua opera di interdizione e rilancio. Si fa vivo a tratti anche Papa ma il gol del vantaggio ha ormai galvanizzato la Fermana, reduce da tre sconfitte consecutive, che ora non mostra più incertezze nel reparto arretrato con Di Salvatore più che mai spietato nella guardia di Biancolino.
Il Chieti viene avanti ma non fa male, gli ospiti controllano e trovano ampi spazi per le speranze di raddoppio. E così l’ultimo assalto neroverde verso l’attento Chiodini si tramuta nell’ennesimo ribaltamento di fronte proprio allo scadere del tempo. Fallo al limite dell’area e punizione dal limite calciata da De Silvestro che Lafuenti riesce a deviare in angolo sui cui sviluppi ci scappa una mischia nella quale De Deo viene a trovarsi tutto solo davanti alla porta e, con freddezza, non manca l’occasione di muovere di nuovo la rete teatina. Proteste per un presunto fuorigioco del giocatore marchigiano e tutti negli spogliatoi.
C’è da cambiare qualcosa nel Chieti. Esce Turati per Doardo ed il giovanotto, almeno per una decina di minuti, crea in effetti qualche problema sulla destra alla retroguardia gialloblu. Poi la muraglia ospite non concede più nulla, il campo allentato finisce per complicare le cose e, quando Suppa e lo stesso Doardo riescono a concludere a rete, ci pensa di nuovo Chiodini a provvedere con tempestività. Zattarin manda fuori di poco su punizione e poi cincischia a pochi passi dalla porta avversaria mentre Biancolino riesce finalmente a liberarsi in un paio di occasioni per impensierire di nuovo Chiodini che però non si lascia sorprendere. E’ il succo di quarantacinque minuti di inutile superiorità territoriale con la sensazione diffusa che il risultato non sarebbe cambiato.
In pratica la conferma dei problemi che attanagliano il Chieti quando deve fare gioco contro una difesa arroccata e del fatto che ogni volta che i neroverdi riescono a raggiungere posizioni di classifica di un certo spessore smarriscono puntualmente quella determinazione di cui, evidentemente, non possono fare a meno. La Fermana? Ben disposta in campo, ha avuto il grosso merito di gestire la gara in maniera impeccabile dopo qualche sbandamento iniziale. Squadra ben raccolta e sempre pronta a distendersi in contropiede con il compito, a dire il vero, parecchio facilitato dalla giornata negativa degli avversari.

 


Lunedì 20 Gennaio 2003

Lezione di calcio degli ospiti, che vincono in carattere e concretezza: e ora la classifica dei neroverdi comincia a farsi preoccupante
Il Chieti va a rotoli in casa con la Fermana

CHIETI - Piero Braglia, ancora squalificato, la sconfitta l’ha vissuta dall’imbocco della tribuna tenendosi in contatto telefonico con il suo vice Isetto che, a fine gara, esce dagli spogliatoi con l’aria di chi non avrebbe mai pensato ad una prestazione simile. «I ragazzi, alla vigilia, sembravano molto determinati ma poi, in campo, si è purtroppo avuta conferma di certi timori. Una brutta prova che speriamo serva a ritrovare la giusta determinazione. Magari, se avessimo fatto gol in avvio con Zattarin, si sarebbe qui a fare altri discorsi ma non c’è riprova ed allora non resta che constatare come la squadra, una volta in svantaggio, si sia disunita allungandosi fino a perdere più di un pallone. In ogni caso qualche occasione da rete siamo pur sempre riusciti a crearla ma, evidendentemente, non era proprio la giornata giusta».
Sicuramente no. Pomeriggio da incorniciare, invece, per la Fermana che torna alla vittoria dopo tre sconfitte consecutive. Parola all’allenatore Puccica che anche lo scorso anno, sulla panchina della Viterbese, vinse all’Angelini. «Sì, è un campo che evidentemente mi porta bene. Sono davvero contento perchè il Chieti è una formazione davvero temibile contro la quale siamo riusciti a conquistare dei punti importantissimi che devono ridare entusiasmo all’intero ambiente». Il pensiero del presidente marchigiano Battaglioni è per il difensore Di Salvatore. «Il giocatore, che sta per andare all’Acireale, ha disputato un’ottima gara. In linea con quanto ha fatto negli anni che è stato con noi. Un vero professionista. Risultato che non fa una piega e che, a dire il vero, non mi aspettavo poichè il Chieti è sempre stato un po’ la nostra bestia nera».

G.Ren.

 


Lunedì 13 Gennaio 2003

Tifosi contro all’Angelini: chi contesta
la società, chi la difende a suon di fischi
Prestazione maiuscola dei neroverdi,
davvero imbattibili sul campo di casa

di GIUSEPPE RENDINE

CHIETI - Ancora un’ottima prestazione davanti al pubblico amico e terza vittoria interna consecutiva per i neroverdi che abbattono, è davvero il caso di dirlo, la Torres con una forza d’urto cui nemmeno il punteggio finale rende pienamente merito. Dunque una vittoria netta e sicuramente importante ai fini di una classifica ora davvero più confortante. Vittoria ch non può essere goduta in pieno, però, per via dell’infortunio occorso, proprio nelle ultime battute di gara, a Peppe Aquino di gran lunga il migliore in campo. Per l’attaccante neroverde la prima diagnosi parla di una distorsione al ginocchio sinistro, solo nei prossimi giorni sarà però possibile valutare esattamente l’entità dell’infortunio. A dare significati diversi ad un pomeriggio di festa anche l’ennesima contestazione, da parte di un gruppo di tifosi, nei confronti del presidente Buccilli. Contestazione in un certo senso annunciata da un volantino diffuso ai cancelli dello stadio e ribadita, subito dopo che il Chieti aveva messo al sicuro il risultato, attraverso un paio di cori ingiuriosi levatisi dalla curva Volpi. Da altri settori dell’Angelini giungevano fischi di disapprovazione all’indirizzo dei contestatori e si è andati avanti così, in un clima ancora più gelido di quello proposto dalla colonnina di mercurio.
Piero Braglia è squalificato, in panchina va il suo vice Isetto, in campo Papa giostra a sostegno dal tandem d’attacco Biancolino-Aquino. Per mezz’ora accade poco. Il Chieti attacca, la Torres si difende ed il gran freddo sembra bloccare muscoli e idee. Giusto il tempo di non comprendere i motivi che inducono il signor Sacco ad ignorare un evidente fallo da rigore ai danni di Aquino che Suppa lascia partire una bordata dal limite dell’area sulla quale Pinna arriva in tempo utile per deviare sul palo. Sulla ribattuta di Aquino è ancora l’estremo difensore sardo a ribattere, con il corpo, in calcio d’angolo. Si tratta, comunque, delle prove generali del micidiale uno-due che stende la Torres. Ultimo minuto del primo tempo, Aquino è un incubo per la retroguardia ospite e si invola in contropiede per poi offrire a Papa uno splendido pallone. Splendida anche la conclusione del giovanotto, con le valigie già pronte per destinazione da definire, e si muove la rete alle spalle di Pinna. La Torres barcolla, il Chieti insiste nei minuti di recupero. Cross dalla bandierina, Biancolino non è ancora dell’Arezzo e, di testa, colpisce il palo. Palla di nuovo in campo per la ribattuta vincente del giovane difensore Turati, proiettatosi in area.
I neroverdi vogliono chiudere i conti e, in avvio di ripresa, riprendono a spingere verso la porta difesa da Pinna. Spinge come un indemoniato Aquino che semina un paio di avversari e serve ancora un’ottimo assist al centro dove, di piatto, Biancolino non ha difficoltà ad insaccare. Se ci sarà l’addio, comunque un bel saluto ai tifosi che colgono l’occasione per prendersela con il presidente Buccilli mentre in campo Aquino continua ad imperversare fino ad indurre Panetta al classico fallo da ultimo uomo. Cartellino rosso per il difensore sassarese e partita praticamente finita con il colpo di testa di De Angelis, ad una manciata di minuti dal triplice fischio, a rendere meno pesante il passivo per i suoi.
A far tornare i conti ci vorrebbe un gol di Aquino. Lui lo cerca con insistenza ma trova sulla propria strada un fallo, magari anche involontario, che lascia subito capire come l’infortunio sia di quelli seri. Urla di dolore, le mani sul ginocchio sinistro, la barella e poi l’ambulanza che corre verso l’ospedale mentre il presidente Buccilli è già a casa da un pezzo. Scuro in volto, aveva lasciato lo stadio con larghissimo anticipo. La scaramanzia stavolta non c’entra, quei cori non gli sono piaciuti affatto.

 


Lunedì 13 Gennaio 2003

Papa, Turati e Biancolino buttano giù (3-1) la Torres. Distorsione al ginocchio sinistro per l’attaccante, protagonista assoluto della gara
L’infortunio ad Aquino rovina la festa al Chieti

CHIETI - La polemica continua. E si incattivisce. Il volantino diffuso prima della partita dal gruppo degli Irriducibili confermava le posizioni già più volte espresse nei confronti della dirigenza neroverde, accusata di scarsa considerazione nei confronti della tifoseria e della città intera. Accuse che avevano portato il presidente Antonio Buccilli alla decisione di disertare le gare interne della squadra e, comunque di lasciare, a fine stagione, la società. Venti di guerra rinnovati dal solito striscione e da alcuni cori offensivi che hanno indotto lo stesso Buccilli a lasciare la tribuna. Parola al vicepresidente Bruno Di Iorio. «La protesta dei tifosi non può essere certo banalizzata. I rapporti si sono incrinati in seguito alla storia dei biglietti del derby con il Pescara ed occorre urgentemente un chiarimento tra le parti. Chi vuole bene al Chieti, però, non può contestare una persona come Buccilli. E questo è bene ribadirlo con chiarezza una volta per tutte».
Malumore dei tifosi riacceso forse dal timore che la squadra, ora in serie positiva e lontana dalla bassa classifica, venga smantellata ? «Un timore infondato -afferma il direttore generale Tambone-. Se ci saranno dei movimenti, ne usciremo comunque rinforzati. Di questo si può essere certi». Si parla di mercato ed esce dagli spogliatoi Antonio Papa, da tempo sulla via di Castel di Sangro. «E’ il mio primo gol e sono ovviamente felice. Non è vero che voglio andare via. A star fuori non piace a nessuno e, se mi si offre la possibilità di giocare di più, è ovvio che possa prenderla in considerazione. Altrimenti sto bene qui. Senza problemi».

G.Ren.

 

Prima giornata di ritorno: gara al cloroformio. Aquino sfiora il gol e sul finire i padroni di casa graziano Lafuenti
Chieti, un pari d'oro a Pesaro
I neroverdi bloccano gli affondi della Vis e fanno risultato


PESARO. La prima gara del 2003, nonché il primo impegno del girone di ritorno, si conclude con un prezioso pareggio per il Chieti. Partita con poche azioni da rete, spezzettata da falli che hanno portato alla fine a 6 cartellini gialli. I ragazzi di Braglia si presentano a Pesaro con circa 300 tifosi al seguito e con le intenzioni di strappare un risultato positivo che possa far risollevare la classifica degli abruzzesi. Ma anche i biancorossi hanno la necessità di ottenere i tre punti, sia per allontanarsi dalla zona play-out sia per cancellare alcuni match negativi, con diversi pareggi casalinghi, e la sconfitta dell'ultimo turno a Pescara. Braglia dispone i suoi uomini con un 5-3-2, nel quale i due laterali si staccano spesso per dare supporto all'avanzata della squadra. L'entrata in campo delle due formazioni viene accompagnata dai petardi di grossa fattura che i supporter del Chieti lanciano a ridosso del campo.

 

Il Chieti sciupa e L'Aquila ringrazia: è pari
Sfida senza reti. Tatomir si accascia e sviene dopo un pugno alla tempia


CHIETI. Sette ammoniti, un espulso, un giocatore che poteva rimetterci la pelle e nove occasioni da gol ciccate, sette dal Chieti, due dall'Aquila. Eppure il derby numero 49, tra neroverdi e gialloblù, ha annoiato da morire. Ha annoiato a tal punto che se non fosse stato per il povero Tatomir, stramazzato sul terreno di gioco al 21' della ripresa, e finito all'ospedale per una gomitata alla tempia che gli ha fatto perdere conoscenza, c'era poco di cui parlare. Ed è un peccato perché il Chieti e L'Aquila meritano ben altra cornice calcistica. Entrambi hanno bisogno di una scossa.
C'è bisogno di uno shock fortissimo, come quando a un paziente in arresto cardiaco vengono applicati gli elettrodi del defibrillatore. E il corpo di quel malato scatta, si tende e si risveglia. Lo zero a zero di ieri non ha risvegliato nessuno, neppure la rabbia dei pochi tifosi neroverdi rimasti alla fine a contestare l'allenatore del Chieti, Braglia, uscito da una porta laterale, e a urlare «Buccilli vattene». Il pareggio non cambia nulla. «Braglia resta», ha detto Buccilli prima di andare via dall'Angelini. Non cambia nulla neanche dal punto di vista societario: in tribuna c'erano "inviati speciali" di un gruppo di imprenditori (tra cui ricompare un ex assessore comunale di Chieti) che ha offerto più di un milione di euro a Buccilli, ma si è tirato indietro, perché la società avrebbe rilanciato di un mezzo miliardo di vecchie lire. Così, anche quella cordata resta in attesa che cambi qualcosa. Ma anche all'Aquila il pari sta stretto: Massimo Passarelli ha chiaramente detto che la sua squadra meritava di vincere. Lo stesso verdetto è stato emesso dal tecnico Gentilini. In realtà di occasioni ne ha avute molte di più il Chieti che però ha sciupato tutto in un modo maldestro: la più nitida delle palle-gol è capitata a capitan Zattarin (in aria di maxi e ingiusta squalifica per i fatti di Pesaro di un anno fa) ma il neroverde l'ha spedita alle stelle. Al festival dello sciupone hanno poi preso parte, nell'ordine, Drascek, Biancolino, Da Silva, Amadio, Aquino, Suppa, ancora Biancolino e all'ultimo secondo (di un derby finito al buio perché il Comune risparmia sulle luci) anche il giovane Romito ha sbagliato. Tutto il resto è noia, con due squadre schierate come da pronostico (al 3-4-3 di Braglia, Gentilini ha risposto con un 4-4-2), con l'incognita del giovane duo Turati-Romito che, infine, ha ben difeso la porta del Chieti; la posizione defilata sulla fascia destra di Cherubini, davvero riduttiva per un giocatore costato a Buccilli un occhio della testa; l'evanescenza di De Simone a centrocampo; gli errori di Amadio sulla sinistra; l'orrore di fronte al fallo (la classica cianchetta, peraltro da dietro) costato il rosso a Doardo, che ha lasciato in dieci il Chieti; e infine l'effervescenza di Aquino sulla trequarti e l'inconcludenza di Biancolino e Tacchi. Dell'Aquila ha colpito la precisione di Ola, spesso salvatore della patria, pardon della porta difesa da un Sassanelli "farfallone", vedi le uscite a vuoto del portiere che hanno fatto venire i brividi sulla schiena ai 300 tifosi rossoblù.
Adriano, poi, ha ubriacato la difesa neroverde finché un adduttore non lo ha costretto a gettare la spugna. Infine Affuso, pur senza strabiliare, ha tenuto alta la tensione sulla fascia sinistra. L'uscita di Adriano e il ko di Tatomir hanno costretto Gentilini a sperimentare in attacco un improbabile Salvi-Da Silva. Ma sull'Angelini, ormai, era calato il buio. Un buio pesto.


Lunedì 25 Novembre 2002

Spogliatoi neroverdi/Contestazione dei tifosi, Buccilli pronto a tornare sul mercato
Braglia: «Clima troppo pesante»

di GIUSEPPE RENDINE

CHIETI - A venti minuti dalla fine, il presidente Buccilli ha lasciato il suo posto in tribuna. «Con tante assenze, forse non ci poteva aspettare di più ma nel primo tempo, con maggiore determinazione davanti alla porta avversaria, si poteva sbloccare il risultato e la gara avrebbe preso un’altra piega». Dalla decisione, da parte della società, di interrompere il silenzio-stampa al commento dell’allenatore Piero Braglia. «Siamo riusciti comunque a disputare una buona partita confermando in parte le cose positive messe in mostra a Teramo. Io la vedo così. E credo che questo gruppo possa tirarsi presto fuori dai guai. Sì, è inutile negare che il clima che si è venuto a creare attorno a noi complichi un pò le cose ma non posso certo muovere appunti ai ragazzi sotto il profilo della determinazione. Magari, nel primo tempo, alcune situazioni negli ultimi sedici metri andavano gestite meglio».
Fuori ai cancelli, intanto, un gruppo di tifosi rinnova la propria contestazione. «Un rapporto che va ricucito ed anche in tempi brevi -commenta il direttore generale Giuseppe Tambone- . Posso solo dire che il presidente Buccilli, sia pure amareggiato, è comunque intenzionato a compiere a breve qualche movimento di mercato. Ne parleremo nei prossimi giorni dopo aver parlato con l’allenatore e verificata la percorribilità di alcune piste». Piste che portano verso l’arrivo di un laterale sinistro, circolano diversi nomi tra cui quello di Andrea Da Rold, ex Ascoli, Pescara e Alessandria. «Anche attraverso qualche scambio si arriverà ad un assestamento definitivo dell’organico -conferma il nuovo team manager Luca Di Pasquale, al suo esordio in panchina-. Dispiace, comunque, aver dovuto rinviare ancora l’appuntamento con il primo successo interno della stagione».
In ogni caso fiducioso Maurizio Tacchi. «Ora la classifica non è certo delle migliori. Si tratta però di quei momenti in cui niente gira per il verso giusto. Siamo comunque in grado di risollevarci e giocare ad armi pari contro chiunque».

 


Lunedì 21 Ottobre 2002

All’Angelini il derby dura solo un tempo
Califano risponde a Biancolino , poi il Chieti e il Giulianova si accontentano

dal nostro inviato

PIERPAOLO MARCHETTI

CHIETI— Un tempo di fuochi d’artificio, un altro di sbadigli. Giusto il 2-2 finale tra due squadre che si equivalgono in tutto o quasi. Un grande attaccante da una parte (Califano), uno dall’altra (Biancolino) entrambi capaci di segnare un gol d’autore ed uno fortunato. Due giocatori - chiave che si esprimono, ambedue, soltanto a sprazzi (De Simone e Biagioni). Alla fine, a voler essere pignoli e forse un po’ cattivi, si potrebbe dire che tra Chieti e Giulianova l’unica vera differenza è stata nei portieri. Spaurito ed insicuro il neroverde Furlan, determinante in due occasioni il giallorosso Varaldi a metà ripresa.
Il Chieti, che deve dare continuità al successo di Benevento, prova a blindare le fasce laterali con Amadio e D’Anna e chiede al terzetto difensivo 90’ di grande attenzione contro i gemelli del gol del Giulianova. Nessun accorgimento particolare invece per Biagioni, che parte da esterno mancino e poi va a giocare alle spalle dei centrocampisti neroverdi, salvo poi arretrare a cercare palle giocabili. Braglia, semmai, chiede a Biancolino di giocare sempre al limite del fuorigioco e di tagliare dentro alle spalle dei difensori giallorossi. Di più, l’organico odierno, non gli consente di fare. Il Giulianova, da parte sua, ha assenze importanti a centrocampo che complicano a Galderisi il compito di coprire le spalle al trequartista Biagioni. Per farlo il tecnico avanza a centrocampo Federico Del Grosso a bilanciare il dinamismo di Rajcic e dà fiducia dall’inizio al nuovo acquisto Castiglione per avere profondità sulla corsia di destra mentre a sinistra, dove ripiega Biagioni, si opera soprattutto in fase di contenimento.
L’inizio sembra fatto apposta per un Chieti che deve ritrovare le proprie certezze. Al primo vero affondo, un tiro cross di Biancolino trova la sciagurata deviazione aerea di Langella che spedisce alle spalle di Varaldi. Insomma, la situazione ideale per liberarsi finalmente delle molte frustrazioni accumulate nelle ultime, difficili settimane. Ed invece neppure il vantaggio immediato serve ai padroni di casa a scrollarsi di dosso quell’eccesso di frenesia che è un sintomo tipico delle squadre insicure afflitte dall’ansia di vittoria. Così, invece di gestire il pallone e far venir fuori l’avversario, il Chieti ha finito a tratti per subirne il contropiede, concedendo a Biagioni di ispirare liberamente e a Califano di mettere a sedere difensori e portiere in occasione dell’1-1.
Sembra l’inizio di una tregua armata ed invece non è stato così. Anzi, proprio nella seconda parte del primo tempo Chieti e Giulianova fanno vedere il meglio delle loro attuali potenzialità. Non è certo per caso. Semplicemente, entrambe riescono a sfruttare in modo ottimale i loro giocatori fondamentali. I neroverdi, generosi ma arruffoni, smettono finalmente di scavalcare De Simone e lasciano che sia lui ad impostare la manovra dandole geometrie e raziocinio. Il Chieti, preso per mano dal suo regista, diventa improvvisamente ordinato, geometrico, la squadra sale in modo omogeneo e proprio un gran lancio del metodista neroverde pesca il taglio di Biancolino che realizza. Un’azione provata con costanza nella prima mezz’ora e che sempre aveva messo in difficoltà la retroguardia giuliese.
Dall’altra parte, la formazione di Galderisi, capisce che deve lasciar perdere i palloni lunghi e giocare palla a terra per il suo trequartista, cercare Biagioni con maggior insistenza, mettendolo in condizione di fare la cosa che meglio sa fare: puntare l’uomo creando superiorità numericha e servire le punte. Proprio dal fantasista arriva la palla che consente a Califano di siglare il 2-2 definitivo con un tocco di testa probabilmente fortuito e comunque sicuramente favorito da un accenno di uscita avventata di un incerto Furlan.
Il derby, praticamente finisce qui. Nella ripresa c’è solo un breve lampo del Chieti che in tre minuti costringe il portiere Varaldi ad immolarsi prima su Aquino lanciato in contropiede e poi, malgrado i 3 punti di sutura alla testa, di volare a deviare una conclusione ravvicinata di Biancolino. Nient’altro, perchè i padroni di casa hanno speso molto e in panchina non hanno uomini in grado di cambiare ritmo alla gara ed il tridente al quale Braglia si affida come ultima speranza, non è praticamente mai alimentato dal centrocampo. E anche perchè il Giulianova si risistema, con Federico Del Grosso che torna a fare il terzino e Di Cola che puntella con applicazione il centrocampo che nel finale protegge una difesa a cinque. Inutile rischiare. Come si dice in questi casi, con un’immagina cruenta ma veritiera: meglio due feriti che un morto...

 

Stati d'animo contrapposti alla fine. L'allenatore giallorosso soddisfatto: «E' difficile giocare contro i teatini»
Braglia recrimina, Galderisi: giusto così
Il tecnico neroverde: «Squadra in crescita, meritava i tre punti»


CHIETI. «Cosa abbia capito l'arbitro non lo so proprio, il fallo l'ha chiamato D'Ottavio che mi era vicino, mai stato zitto come in questa partita». Piero Braglia spiega così la sua nuova espulsione che forse lo costringerà a saltare il derby con il Pescara. Peccato che non sia riuscito a farsi comprendere dal signor Rocchi di Firenze. «Ragazzi», ci scherza su il mister, «io sono di Grosseto, lui è di Firenze, faccio fatica a farmi ascoltare da mia moglie, anche lei fiorentina, figuriamoci se potevo capirmi con Rocchi...».
Mister, parliamo allora del Giulianova: brutta gatta da pelare la formazione di Galderisi, è d'accordo?
«Buonissima squadra e con nomi importanti in avanti, detto ciò parlerei più volentieri del mio Chieti».
Più gioie che dolori o vicerversa?
«Propendo per la prima valutazione, siamo stati bravi a creare buoni palloni, magari sfruttati non sempre con la dovuta incisività. E' circa venti giorni che vivo il Chieti vero, ci manca solo il risultato pieno nelle partite interne; però sono fiducioso, presto arriverà anche quello».
Con il Pescara?
«So quante aspettative la gente di Chieti ripone in questa partita, ma per ora abbiamo prima da lavorare sulle cose che con il Giulianova sono venute un po' meno».
Un anticipazione?
«Dovevamo essere più attenti e cattivi in alcuni frangenti, per i dettagli aspettiamo martedì quando affronterò una più oculata disamina con i miei giocatori».
Prima imprecava contro la dea bendata, perchè?
«Nulla di particolare, la squadra, lo ripeto, è in crescita, però, le gira ancora male, a vedere certe partite dove con mezzo tiro in porta si beccano i tre punti ti viene da essere invidioso...»
Un giudizio su De Simone e Doardo chiamati ad ovviare alle assenze dei vari Cherubini e Suppa a centrocampo.
«De Simone non ha sostituito nessuno, lui è un titolare come gli altri ed anche oggi ha fatto il suo dovere con grande professionalità. Quanto a Doardo dico che su questo ragazzino dell'83 il Chieti farà bene a puntare molto...»
L'aver ripristinato il tridente d'attacco a mezz'ora dalla fine non ha sortito l'esito sperato.
«Non è andata come volevo, però l'importante che Tacchi si faccia trovare sempre pronto, anche lui deve considerarsi un titolare a tutti gli effetti, se è rimasto al Chieti è perchè credo in lui, non scordiamolo».
Ora c'è il Pescara: i tifosi le chiedono un regalo...
«Abbiamo già sbagliato la gara di Lanciano e ci basta, d'ora in poi», così conclude Piero Braglia, «gradiremmo non ripeterci, chiaro?»


Lunedì 14 Ottobre 2002

Contenuta
senza affanni
la reazione
dei campani
Il croato Rajcic
tra i migliori

di ANTONIO MARTONE

BENEVENTO - Ci pensa Biancolino. Due gol, uno per tempo, e il Chieti piazza il colpo al "Santa Colomba". Due a zero il risultato finale, che rilancia gli abruzzesi e inguaia i sanniti, ancora una volta in difficoltà sul loro campo. Ed il risultato conclusivo poteva essere ancora più rotondo se, proprio nel finale, il debuttante portiere sannita Antonio Chiavelli (maggiorenne da pochi giorni e chiamato in extremis a sostituire gli infortunati Basso ed Izzo) non avesse compiuto due autentiche prodezze su conclusioni a colpo sicuro del solito Biancolino. Proprio l'attaccante del Chieti, dopo giorni di critiche e contestazioni, ha vissuto una domenica da eroe. Il bomber teatino è stato il protagonista della riscossa dei neroverdi, arrivati nel Sannio carichi di tensione e responsabilità. Ma i meriti del rilancio dei teatini sono anche del reparto difensivo del Benevento che, specie in occasione del primo gol, è stato protagonista di una bella dormita collettiva. Zattarin e compagni non hanno mai corso rischi seri e, pur non brillando, con un'accorta difesa e tanto cinismo hanno incamerato tre punti che rafforzano la panchina di Braglia ed aprono nuove prospettive a livello di classifica. Sceso in campo con il più equilibrato 3-5-2 il Chieti in tutte le zone del campo è riuscito a fronteggiare più che adeguatamente il Benevento, schieratosi con un audace ma alquanto infruttifero 4-3-3. A dire il vero, però, il compito degli uomini di Braglia è stato agevolato anche dal gol trovato dopo soli cinque minuti di gioco e che ha consentito agli abruzzesi di giocare in discesa, anche grazie alla sterilità della manovra dei giallorossi sanniti, a lungo contestati dai loro tifosi. Del resto basta pensare che nel primo tempo il portiere Furlan non ha dovuto compiere alcuna parata e che i tre difensori centrali, Turati, Petitto e Zattarin, si sono disimpegnati in maniera impeccabile di fronte alle manovre alquanto prevedibili degli avversari. Le espulsioni avvenute durante l'intervallo per una rissa scatenatasi fra i giocatori delle due formazioni (costata un "rosso" ai sanniti Nocerino e Chiavaroli ed agli abruzzesu Suppa e Cherubini), iniziata sul terreno di gioco e proseguita nel sottopassaggio, hanno fatto sì che nella ripresa il Chieti si ripresentasse in campo con un copertissimo 4-3-1 ed il Benevento con uno scriteriato 3-2-3, che ha consentito agli abruzzesi di giocare sul velluto, avendo una certa superiorità anche a centrocampo.
La cronaca. Al 5' Chieti in vantaggio: punizione dalla trequarti sinistra per Biancolino che in area, sia pure pressato da due difensori, controlla il pallone, si gira e col sinistro fulmina Chiavelli. La reazione dei sanniti si scatena soprattutto nei minuti finali del primo tempo, ma la difesa neroverde, insuperabile nel gioco aereo e ben chiusa sulle fasce con D'Anna e Amadio, si fa trovare sempre pronta. Nella ripresa, in campo in nove contro nove, il raddoppio abruzzese arriva al primo affondo. C'è un tiro innocuo che non viene trattenuto dal giovanissimo Chiavelli, Biancolino arriva come un avvoltoio e raddoppia per la gioia del centinaio di supporters al seguito della squadra di Braglia. Al 17' ed al 29' Chiavelli si riscatta compiendo due splendidi interventi su altrettante conclusioni di uno scatenato Biancolino. Da parte sannita qualche recriminazione per una traversa colpita da Di Nardo al termine di una bella azione personale. Troppo poco, ed il Chieti può festeggiare.

 

Lunedì 14 Ottobre 2002

Braglia: «Tre punti pesanti»
Il tecnico rafforza la panchina e vieta a suoi di esultare

BENEVENTO - Soddisfazione contenuta in casa del Chieti al termine della bella vittoria in casa del Benevento. Va sottolineata la sensibilita' dimostrata a fine gara dai giocatori abruzzesi che, comprendendo lo stato d'animo poco felice dei loro avversari e del pubblico sannita, limitano i trionfalismi. Ma la soddisfazione di Braglia, che con questo successo rafforza la sua panchina, e' evidente: «Abbiamo vinto per merito nostro, ma ci sono anche dei demeriti del Benevento, anche se preferisco non parlare mai degli avversari. Avevo visto il Benevento all'opera a San Benedetto del Tronto - aggiunge il tecnico neroverde - devo dire che mi era piaciuto. Anche noi eravamo reduci da un travagliato avvio di stagione ed a fine gara ho chiesto ai miei giocatori di limitare le scene di gioia perche' anche noi abbiamo avuto dei problemi». Non vanno proprio a genio a Braglia, invece, le quattro espulsioni determinate dalla mini-rissa nel sottopassaggio. L'allenatore del Chieti racconta un'altra versione dei fatti: «A mio giudizio Suppa le ha buscate e Cherubini ha solo tentato di difenderlo. Credo che dovevano essere espulsi solo i due giocatori del Benevento, mentre noi dovevamo restare in undici. Non me la prendo con l'arbitro, ce l'ho con il guardalinee che ha visto tutto, ma ha preferito non intervenire. Ad ogni modo - conclude - questa vittoria ci voleva proprio. Possiamo essere soddisfatti». Grande contentezza anche per Giuseppe Petitto, ex in campo tra le file del Chieti. «Venivamo da un periodo critico, piano piano ci stiamo riprendendo. Il torneo e' lunghissimo, piu' volte ci ha abituati ad ogni tipo di sorpresa. E' presto per ritare conclusioni». Il Chieti, comunque, ha avuto certamente un compito facilitato da un Benevento in caduta libera. Il giudizio di Petitto nei confronti della sua ex squadra, tuttavia, non e' severissimo: «Credo proprio che il Benevento possa riprendersi presto, ne ha tutte le possibilita'. Non e' il caso di fare drammi o di emettere bocciature». Evidentemente, i tifosi sanniti le bocciature le hanno gia' sancite. E con una fitta sassaiola ad indirizzo dei giocatori di casa, costringono anche a sospendere l'intervista a Petitto.

 


Giovedì 10 Ottobre 2002

Prestazione generosa ma inconcludente. Alla fine contestazioni ma anche qualche applauso. In tribuna c’era ancora Pagliari
Il Chieti attacca a vuoto

di GIUSEPPE RENDINE

CHIETI - Finisce di nuovo con un drappello di tifosi aggrappati ai cancelli. Slogan contro tutti (in particolare contro Buccilli, ieri sera assente) e qualche sasso, in parecchi hanno comunque preferito andare a smaltire lontano dallo stadio la propria delusione. Niente da fare, dunque. Molta generosità, una gran voglia di tirarsi fuori dai guai, ma il Chieti non va oltre il pareggio a reti inviolate contro una Vis Pesaro molto ordinata e comunque in grado di dettare i giusti tempi alla propria manovra per limitare i danni e cercare di tenere sempre in apprensione la retroguardia avversaria. «Eravamo in formazione rimaneggiata e cercavamo il pari -commenta a fine gara del tecnico ospite Dal Fiume-. Siamo riusciti nell’intento senza molti affanni al cospetto di un Chieti che sta attraversando un periodo difficile ma resta, a mio parere, una buona squadra».
Ombrelli aperti, sugli spalti dello stadio Angelini comunque abbastanza colorati e, in tribuna, una poltrona vuota. Quella del presidente Buccilli che, come annunciato, dopo la contestazione di domenica scorsa ha deciso di restarsene a casa. O chissà dove, magari con l’orecchio incollato ad una radiolina. Anche Piero Braglia tiene fede ai propositi della vigilia. Rinuncia al tridente, lascia in panchina Tacchi ed aggiunge un uomo a centrocampo. Squadra così meno sbilanciata e manovra più continua senza fare solo affidamento sul solito lancio lungo a cercare la testa di Biancolino.
Avvio nervoso, e forse non poteva essere diversamente, per i neroverdi e così, dopo cinque minuti, è il guizzante Martini a creare qualche problema alla retroguardia teatina. Pericolo scampato ed il Chieti comincia a macinare gioco senza andare, però, oltre un paio di conclusioni abbastanza scontate verso la porta di De Iuliis. A cambiare passo è spesso Rajcic con qualche iniziativa degna di miglior sorte ma, al tirar delle somme, ci scappa solo una mischia furibonda in area marchigiana ed una caparbia incursione di Biancolino con conclusione sull’esterno della rete. Sul finire del tempo ci prova Aquino ma De Iuliis è bravo a deviare in angolo. Tanto basta, comunque, affinchè la squadra torni negli spogliatoi accompagnata dagli applausi del pubblico.
Chieti con la giusta carica al rientro in campo. Fiondata di Biancolino che impegna l’estremo difensore ospite, di poco fuori un calcio piazzato di Zattarin, si salva in angolo De Iuliis su un colpo di testa dello stesso Biancolino. Poi la spinta si esarisce con il passare dei minuti e la Vis Pesaro è brava nell’amministrare il risultato. Non sortiscono effetto le sostituzioni disposte da Braglia, c’è il solito calo nell’ultimo quarto d’ora e gli ultimi sussulti vengono da un paio di conclusioni del giovane Doardo e di Biancolino.
Il triplice fischio finale viene accolto da qualche mugugno, da alcuni timidi applausi e, comunque, da una generale perplessità. In tribuna c’era di nuovo Giovanni Pagliari, forse il candidato numero uno per l’eventuale sostituzione di Piero Braglia il quale arriva in sala stampa accompagnato da una precisa convinzione. «Questa è una città civile ed intelligente. Sto sentendo insulti nei confronti del presidente e davvero non capisco il comportamento di una frangia di tifosi. Tutto qui. Per il resto, credo e spero di rimanere al mio posto perchè da questa partita ho avuto importanti riscontri. Ho visto una squadra in crescita ed in grado di arrivare in breve tempo ad un rendimento di un certo spessore. La sostituzione di Aquino ? Era molto stanco. Anche Bancolino mi aveva chiesto di uscire ma ho voluto lasciarlo in campo perchè stava disputando un’ottima gara».
Squadra chiusa negli spogliatoi, esce il capitano Zattarin con l’aria molto amareggiata. «Stasera non capisco davvero cosa ci si possa rimproverare. Abbiamo dato tutto, veramente tutto e non siamo stati molto fortunati. A mio parere, c’era anche un calcio di rigore netto per una trattenuta in area di Biancolino. Pensiamo ora alla trasferta di Benevento».

 

 

Chieti, il terzo ko scatena la rabbia degli ultrà
Sassi contro Buccilli e squadra, l'allenatore Braglia "fugge" da una porta laterale
Il Martina conquista facilmente i 3 punti E scoppia la protesta

di Lorenzo Colantonio

CHIETI. Il terzo schiaffo consecutivo scatena l'assedio e le pietrate contro giocatori e presidente. Il Chieti cala a picco in casa anche contro il Martina Franca. Buccilli schiva un sasso che gli sfiora la tempia e finisce contro la sua Golf blu. L'allenatore Braglia "fugge" da una porticina laterale dell'Angelini. E i giocatori escono scortati dalla polizia. Ma anche su di loro piovono sassi e insulti.
Il bel giocattolo che, l'anno scorso, si era tolto il lusso di umiliare le grandi del campionato, ieri pomeriggio si è inceppato sotto un macigno psicologico. Vincere a tutti i costi per cambiare pagina è diventato una Caporetto quando, al 16' della ripresa, un terzino pugliese (Ambrogioni) si è bevuto mezza squadra neroverde e il portiere Furlan ha inanellato un'imperdonabile papera con cui Morello, un tornante micidiale, libero più che mai perché la difesa era (sic!) tutta sbilanciata in avanti, ha punito il Chieti, scatenando i fischi dei tifosi degenerati poi in sassaiola.
L'allenatore Braglia ha i giorni contati: la sua ultima spiaggia ha un'ora e un nome precisi. Mercoledì, 20,30, stadio Angelini: è qui che, tra sessanta ore, Braglia si giocherà la panchina contro la Vis Pesaro, squadra abbordabile come, però, lo erano Avellino e Martina Franca, dell'ex Patania, che a Chieti hanno fatto il pieno senza dover strafare.
Il Chieti fa regali a destra e a manca, in un campionato che, rispetto a un anno fa, sembra livellato in basso, pagando fino all'ultimo centesimo la mancanza di giocatori validi sulle fasce; un centrocampo perennemente soccombente; tre attaccanti che, a conti fatti, producono meno di una sola punta e una disposizione tattica (il 4-3-3 riproposto ieri da Braglia) che finisce per esaltare tutte le debolezze dei neroverdi.
E' un vicolo cieco quello dove Buccilli si è cacciato. Buccilli spera, prende tempo, si sfoga criticando giocatori e mister «per l'ennesima prova di scarsa intelligenza», e lancia un appello: «Mi schiero con la squadra e con l'allenatore. Ci dobbiamo accontentare di ciò che abbiamo. Ai tifosi dico di starci vicini». Il vaso, però, è tracimato. L'appello cade nel vuoto. I tifosi che prima hanno urlato: «Tirate fuori i co...» e «cantiamo per la maglia non per voi», dai fischi contro i neroverdi e dagli applausi per il Martina, sono poi passati ai lanci di sassi che Buccilli non s'aspettava, visto lo stupore sul suo volto, mentre guadagnava di corsa l'auto e volavano oggetti. Ormai la rabbia è una macchia d'olio che si espande. Non è più solo Biancolino, il bomber che non segna, ieri impiegato come un improbabile rifinitore, il capro espiatorio di una situazione delicatissima per il futuro del calcio teatino; né la squadra è l'unica colpevole: tutti finiscono nel mirino del tifo arrabbiato, anche il direttore generale D'Ottavio, al quale gli ultrà contestano lo smantellamento del bel Chieti di un anno fa. Anche Buccilli diventa bersaglio dei sassi perché, dopo essere rimasto impietrito per mezz'ora in tribuna, e per un'altra ora rinchiuso in uno stanzino a parlare a quattr'occhi con Braglia, non ha dato alcun segnale forte. E la partita? A un primo tempo che aveva visto il Chieti giocare alla pari, sfiorare il gol con una rovesciata di Tacchi e inzuccata di Biancolino oppure con tiracci di Aquino e Suppa, ha fatto seguito una ripresa da resettare dalla memoria. Era cominciata con una rete fallita da Tacchi ed è finita con i contropiede killer di Morello e compagni; con un gol annullato per fuorigioco ai pugliesi; con il solito "errore" di Braglia di voler vincere a tutti i costi senza centrocampo; con lo schiaffo che ha decretato il ko del Chieti e con i cambi disperati dell'allenatore che mandava negli spogliatoi Biancolino e Suppa, per tentare il tutto per tutto con Papa e Rajcic e, infine, persino con il giovane Plasmati. Ma il miracolo non c'è stato. La realtà è fatta di pietre.

Lunedì 7 Ottobre 2002

Serie C1
Per i neroverdi
è la sconfitta
consecutiva
numero tre

di GIUSEPPE RENDINE

CHIETI - Come un film già visto. La scena, quella che può seguire la terza scofitta consecutiva di una squadra che non riesce nemmeno a trovare un appiglio, un qualcosa su cui recriminare o cercare di trarre buoni auspici per il futuro. Tifosi aggrappati ai cancelli, insulti per tutti, l’invito ad andare a lavorare, qualche sasso e tanta amarezza. Notte fonda, sul versante neroverde, allo stadio Angelini dove anche il Martinafranca fa bottino pieno, ringrazia e sale sul pullman accompagnato dagli applausi dei propri sostenitori e di quelli teatini che, della compagine pugliese, hanno, al di là di tutto, apprezzato l’estrema determinazione. Proprio quella che è mancata ad un Chieti in caduta libera e in assemblea permanente. Anche stavolta, a fine gara, squadra a rapporto dal presidente Buccilli alla presenza dell’allenatore Braglia al quale è stata comunque confermata la fiducia da parte della società.
Si parla parecchio, da un paio di settimane a questa parte, ma poi, in campo, le cose non cambiano affatto. Anzi. Niente spinta sulle fasce laterali, tridente offensivo tutto concentrato attorno al lavoro di Biancolino sul quale spiovono improbabili palloni dalle retrovie, centrocampo incapace di costruire e spesso in affanno nel contenere. Mettiamoci anche le solite incertezze difensive ed allora ecco che il Martina, alla fine, ha anche qualcosa da recriminare per un salvataggio sulle linea di Amadio e su un calcio di rigore reclamato da Mitri.
I buoni propositi della vigilia ? Tutti concentrati, dopo dieci minuti di gioco, in una bella conclusione di testa di Biancolino sulla quale Indiveri è bravo a deviare in angolo. Poi qualche conclusione dalla distanza di De Simone, tanta confusione ed un Martina che comincia a prendere le misure sentendo nell’aria odore di colpaccio. Niente furore agonistico da parte degli uomini di Braglia, i pugliesi impongono alla gara i ritmi a loro più congeniali per controllare la situazione e si capisce che Mitri e compagni aspettano solo l’occasione propizia per piazzare la botta vincente.
In avvio di ripresa il Chieti comincia a perdere colpi in maniera evidente. Suppa è stanco, dopo essersi ingobbito in un enorme lavoro di interdizione e rilancio, cala anche Cherubini e De Simone non appare in giornata. Neroverdi inesistenti a centrocampo, insomma, ed allora Morello trova lo spiraglio giusto per presentarsi da solo davanti a Furlan superandolo con una conclusione sulla quale arriva però in tempo utile Amadio. Il presidente Buccilli si alza e lascia il suo posto in tribuna, va via anche il tecnico ospite Patania, non per sua scelta ma per decisione del direttore di gara. Si faranno raccontare il gol che ha deciso la partita. Cross dalla sinistra, uscita incerta di Furlan che smanaccia, pallone di nuovo al centro per la testa di Manca che gonfia la rete della porta sguarnita.
Braglia sostituisce Suppa e Biancolino con Rajcic e Papa ma ormai il Chieti è alla deriva. Mitri è strattonato in area e reclama il calcio di rigore, ad un quarto d’ora dal termine Buccilli torna in tribuna giusto per ascoltare il "parere" della curva Volpi che ha perso la pazienza ed invita ora i neroverdi a tirare fuori gli attributi. «Cantiamo per la maglia e non per voi» è il coro che accompagna le ultime battute della gara, va fuori di poco una conclusione di Morello su calcio piazzato e quello che dovrebbe, secondo copione, essere un disperato assalto alla porta avversaria da parte del Chieti partorisce solo una conclusione di Tacchi che Indiveri blocca senza problemi dopo uno spunto comunque generoso dello stesso attaccante. Troppo poco per far del male all’attenta retroguardia pugliese, abbastanza per mettere ulteriormente a nudo tutti gli attuali disagi dei neroverdi.
Applausi per il Martina e contestazione per Biancolino e compagni. Tutto normale, così come appare scontato il "faccia a faccia" negli spogliatoi e praticamente inevitabile l’ultimatum a Piero Braglia. Al di là di ogni frase di circostanza, se mercoledì sera contro la Vis Pesaro non si torna alla vittoria la sua panchina corre davvero seri pericoli.

 

Buccilli in panchina per sfatare il tabù
«Non è servito, s'è toccato il fondo»
Il presidente Angelucci «Abbiamo azzeccato le scelte di mercato»

r.c.-s.d.c.

LANCIANO. Sorpresa al fischio d'inizio. Non tanto per le formazioni schierate dai due allenatori, piuttosto per la presenza in panchina del presidente del Chieti Antonio Buccilli. E' stata la prima volta. Il numero uno neroverde al fianco di Piero Braglia, sotto la pioggia. Chissà forse per dare un segnale di fiducia al tecnico dopo le "bacchettate" post Avellino. Forse per imitare il collega frentano Angelucci che quando va all'Angelini si siede in panchina e non perde mai. La mossa a sorpresa di Buccilli, però, non ha funzionato. Non è servita a sfatare il personale tabù del presidente che con il Chieti non ha mai vinto al Biondi, almeno in campionato. Ieri è arrivata un'altra sconfitta. «Meritata», sostiene Antonio Buccilli in sala stampa, «il Lanciano ha giocato una grande partita, per carità. Ma il Chieti è stato colpevole. Non è mai entrato in partita. Non ha interpretato il derby con la giusta mentalità». Il Buccilli deluso e arrabbiato di domenica scorsa, dopo la sconfitta interna con l'Avellino, ha lasciato il passo a un Buccilli piuttosto sereno nonostante lo 0-3. «Non dovevamo perdere la gara con l'Avellino, questa è la verità. Non c'è stata reazione. Abbiamo commesso le solite disattenzioni senza mai dare l'impressione di poter fare male. Sì, abbiamo toccato il fondo. Ora non possiamo che risalire la china». Appuntamento a domenica, quando all'Angelini sarà di scena il Martina dell'ex Patania.
E' stato buon profeta, invece, il numero uno del Lanciano Ezio Angelucci. Salutando alla vigilia del derby il collega Buccilli, lo aveva infatti avvertito dei rischi che la sua squadra avrebbe corso al Guido Biondi, terreno sul quale nessuno (in campionato) va a punti dall'anno scorso. «E' andata come doveva andare», conferma il patron rossonero, «essendo la mia squadra riuscita a far valere anche in questa circostanza il fattore campo. Il Chieti ce l'ha messa tutta, ma dopo aver preso il gol ha subito un duro contraccolpo, lasciando il via libera ad un avversario che non aspettava altro, tanta era la rabbia per la severa sconfitta patita, sette giorni prima, a Giulianova. Come ho avuto modo di sottolineare», prosegue Angelucci, «pur avendo perso, il Lanciano visto al Fadini non mi era dispiaciuto, avendo creato numerose occasioni da rete. L'unico neo era di non essere riusciti a concretizzare la notevole mole di gioco: cosa che ci è invece riuscita alla perfezione stavolta, anche se a pagarne le conseguenze è stato il Chieti». Nove punti nel carniere, e secondo posto in classifica, davanti a club quotati come Pescara, Taranto ed Avellino, per citare i più noti. Cosa significa questo? «Tutto e niente. Nel senso che è ancora presto per stilare giudizi definitivi, così com'è evidente che si è lavorato bene in avvio, in occasione cioè della campagna di rafforzamento estiva. La strada intrapresa insomma è quella giusta: ci manca solo di invertire la tendenza lontano da casa».
Lo stadio compatto solo nel ricordo dell'ultrà Eolo

r.c.

LANCIANO. C'è il pubblico delle grandi occasioni al Biondi per il 41º derby di campionato tra Lanciano e Chieti. Non il tutto esautito, ma il colpo d'occhio è imponente. 3.600 paganti, secondo i dati ufficiali, ma sembrano di più gli spettatori di un derby tanto accesso quanto sentito dalle tifoserie. Sono circa 800 gli ultrà di fede neroverde. Arrivano con pullman e auto private e, al fischio d'inizio, espongono uno striscione («Ciao Eolo amico e ultrà») in memoria di Eolo D'Ettorre, scomparso venerdì in un incidente mortale in Emilia. Il capitano del Chieti Gianluca Zattarin, insieme ai compagni, gli rende omaggio deponendo un mazzo di fiori sotto la curva. Tutto lo stadio applaude ed è un momento commevente in ricordo di un «tifoso con la mentalità da ultrà», come ricordano i compagni. L'urlo dalla curva neroverde è compatto e roboante, la replica della fazione frentana altrettanto. Un bel derby anche sugli spalti, non c'è che dire. Un equilibrio spezzato dal gol di Pazzi che dà il via a una carica della polizia nella curva teatina. Nella quale compare uno striscione rivolto ai lancianesi: «Copiate tutto a iniziare dalla targa». Ma i frentani dopo il 2-0 si prendono una bella rivincita e iniziano a cantare: «Chieti facci un gol». E dopo il 3-0 invocano il quarto gol, senza pietà, sull'onda di un entusiasmo dilagante che contagia anche gli spettatori della tribuna. I tifosi del Chieti continuano a cantare anche sul 3-0, quando ormai non c'è più niente da fare e la rabbia sembra prendere il sopravvento sulla fede. Almeno loro il 3-0 non lo meritano. I colleghi frentani si fregano le mani: il derby è loro, il secondo posto pure e ora tutti Viterbo per guarire dal mal di trasferta.

Il tecnico rossonero è soddisfatto e ora attende conferme a Viterbo, il collega è imbufalito
Braglia: mi vergogno del Chieti
Castori: «Lanciano superiore, vittoria meritata»


LANCIANO. Per l'ennesima volta ha avuto ragione lui. Schierare nella sfida più sentita dell'anno una linea difensiva con tre elementi nuovi su quattro (Bocchini unico supersite) aveva stupito i più. Risultato finale: 3-0 per i rossoneri che, oltre a concedere le briciole agli avversari, sono andati tre volte in gol, uno dei quali firmato proprio dal sostituto di Taccola, Pazzi. Giù il cappello dunque, davanti al «mago» dei derby, Fabrizio Castori. «Quella dell'undici titolare», spiega l'allenatore, «è una scelta a lungo ponderata. Posso capire che dal di fuori alcune decisioni appaiano a volte incomprensibili, ma per chi ha quotidianamente il polso della squadra, le valutazioni sono spesso differenti».
Ed infatti tutti davano per scontato l'impiego del giovane Creanza al posto del capitano, infortunato. «Nessuna bocciatura per il ragazzo», si affretta a chiarire Castori, «che ha avuto e avrà le sue occasioni per dimostrare quanto vale. Gli ho preferito Pazzi per il semplice motivo che le caratteristiche di quest'ultimo si sposavano meglio con quelle di Bocchini e il campo lo ha dimostrato ampiamente. Detto questo, è altrettanto ovvio che per battere il Chieti, reduce anch'esso da un brutto scivolone, ci sarebbe voluto un grande Lanciano. Così è stato e sono estremamente soddisfatto della prova corale offerta dai miei ragazzi. Sia dal punto di vista tattico che atletico. Giocare per più di 90' su un campo pesante come quello di oggi (ieri, ndc) non era facile per nessuno, ed invece ci sono riusciti alla grande, conquistando una vittoria ampia e meritata. Gli applausi finali, pertanto, ci stavano davvero tutti».
Archiviata l'ennesima impresa interna, si torna a giocare in trasferta, domenica a Viterbo. «Con gli obiettivi di sempre: puntare al successo dando il massimo. Dal campo infatti bisogna uscire con la consapevolezza di aver dato tutto».
Stefano De Cristofaro
dall'inviato Rocco Coletti
LANCIANO. «Mi vergogno della mia squadra, ecco cosa ho detto ai giocatori. Non so loro, ma io provo vergogna». Piero Braglia stavolta va giù duro. Domenica scorsa, aveva difeso il suo Chieti. Ieri l'ha "bastonato". Un monologo quello del tecnico neroverde davanti a microfoni e taccuini. «Il Chieti non è stato in campo, questa è la verità. Il Lanciano ha fatto la sua gara, come al solito. Il Chieti no».
Un film già visto, secondo Braglia. «Sì, mi sembra di essere tornato indietro allo scorso Natale. La sconfitta di Lanciano assomiglia a quella di Benevento del dicembre scorso. Qui si vive di ricordi, i giocatori hanno perso l'umiltà. I due risultati positivi all'inizio del campionato hanno illuso qualcuno, ma qui si rischia grosso se non si cambia registro».
Non si tira indietro, si assume le sue responsabilità. «Si è sbagliato tutto, e anch'io ho commesso degli errori. D'altronde quando si perde così anche l'allenatore ha "toppato". E' mancata la convinzione nei propri mezzi. Non abbiamo mai ribaltato l'azione. Chessò, forse, non sono riuscito a motivare a dovere la squadra».
Braglia volterà pagina, in campo e fuori. Niente permessi, nessuno torna a casa. Stamani appuntamento all'Angelini per un raduno "punitivo". «Qui stiamo pagando la scarsa condizione fisica di alcuni giocatori. Ho aspettato sin troppo certa gente, finora ho difeso tutti e dato un'altra possibilità a tutti. D'ora in poi chi scenderà in campo dovrà essere al top. Giocherà chi si allenerà meglio e di più».
Una pausa e poi riprende. «Li ho visti in faccia i giocatori del Lanciano. Avevano gli occhi di chi deve e vuole vincere; noi no. Abbiamo preso tre gol su calci da fermo, che significa? Che quantomeno non eravamo concentrati. Mi dispiace, specialmente per la gente che ci è venuta a vedere. Non meritava un simile spettacolo».

 

Lunedì 30 Settembre 2002

LE INTERVISTE

Castori: «Vittoria indiscutibile». Braglia: «Mai esistiti»
Angelucci ironizza: «I nostri cugini devono soffrire di qualche complesso». Buccilli: «Speriamo di aver toccato il fondo»

dal nostro inviato

TITO VERNA

LANCIANO - Non c’è stata storia. L’ombra di quei derby combattuti ed avvincenti che di solito infiammano la platea. Merito del Lanciano, che ha vinto con disarmante disinvoltura, colpa del Chieti che alla fine ha fatto dire a Braglia "mi vergogno". A monte di tutto non può che esserci la differente condizione psicologica con cui le due squadre hanno affrontato la partita: concentrato, tonico, caricato a pallettoni il Lanciano, molliccio e anche presuntuoso il Chieti, giusto l’opposto di quel che si aspettavano quegli ottocento tifosi che hanno sfidato freddo e pioggia sperando di assistere a qualcosa di più decoroso. Chissà cosa passava per la mente dei giocatori del Chieti, l’unica spiegazione plausibile è che la partita sia stata preparata male. E di questo qualcuno dovrebbe rispondere.

Lanciano e solo Lanciano. In campo non si è visto altro. Difficile stabilire se sia dipeso solo dalla voglia di vincere dei rossoneri o se piuttosto siano stati i teatini a spianare la strada ai rivali con la loro pochezza. Su questa seconda ipotesi, i sospetti sono fondati, non fosse altro per il fatto che il Lanciano i suoi tre gol li ha realizzati sugli sviluppi di palle inattive, e questo, notoriamente, non è normale. Ma si è avuta anche la netta sensazione che a prescindere dalle palle inattive, il Lanciano avrebbe comunque vinto. Era meglio disposto in campo, era più coraggioso, più convinto. Voleva fortissimamente questo successo e l’ha ottenuto per kappaò.

Per mezz’ora praticamente non è accaduto nulla. L’interesse maggiore del pubblico era su come ripararsi dalla pioggia battente che bagnava fino all’osso e appesantiva il campo. Entrambe le squadre presentavano tre attaccanti, ma era come se non ci fossero. Si intuiva, però, che il Lanciano aveva qualcosa in più. E l’ha dimostrato al 31’: angolo calciato da Tisci, Furlan esce male, sul palo opposto non ci sono difensori, sicchè Pazzi ha potuto battere a rete quasi a colpo sicuro. Vano il disperato tentativo di recupero di Furlan e D’Anna. E’ stato questo l’episodio chiave. Il Lanciano è diventato padrone del campo, il Chieti è sparito dalla circolazione, a parte un buon pallone che Biancolino ha alzato oltre la traversa. Cau ha cominciato ad imperversare, disponendo a piacimento di D’Anna, a centrocampo Pestrin e Giuliodori vincevano tutti i duelli con De Simone e Cherubini. Per fortuna del Chieti, l’attacco dei rossoneri era tutt’altro che irresistibile. Tisci in evidente affanno sul terreno pesante, Nassi poco concreto e quasi sempre lontano dalla porta, Ferreira servito con poca precisione e anche guardato a vista dall’ex compagno di squadra Amadio. Furlan bravo a ribattere su Nassi (34’) e Cau (42’). Chieti evanescente, trio d’attacco molto mal servito.

Nella ripresa Lanciano ancor più determinato, capisce che può chiudere subito i conti e affonda i colpi, comincia a farsi vedere in avanti anche Martino. E all’11’ arriva inevitabile il raddoppio. Punizione da posizione laterale di Tisci, difesa ospite incerta che concede gloria anche a Giuliodori, che ha tante belle qualità ma non il fiuto del gol: colpo di testa da distanza ravvicinata ed è 2-0. Braglia toglie D’Anna ed inserisce Suppa, mossa tardiva, la partita è già segnata. Al 17’ splendido assolo di Cau che poi sbaglia di poco la mira, al 19’ c’è un buon pallone per Ferreira che non riesce a concretizzare. Nel Chieti emerge dalla mediocrità Tacchi, che capisce l’antifonia e cerca la soluzione personale. Al 33’ per poco non la trova: supera in dribbling alcuni avversari e poi è bravo Mulet a deviare in angolo la sua conclusione. Al 31’ dentro Gennari, che torna in pista dopo l’infortunio estivo. Ed è proprio Gennari a propiziare la terza rete con la complicità di Furlan: punizione dalla lunga distanza del nuovo entrato, botta forte ma centrale, il portiere del Chieti para ma non trattiene, Ferreira brucia tutti sullo scatto e deposita in rete la ribattuta.

Poi è solo accademia. Lanciano osannato dai tifosi, Chieti a chiedersi cosa stia accadendo. Battute salaci in tribuna, da oscar quella di un tifoso del Lanciano che ha invitato il sindaco di Chieti, Cucullo, presente in tribuna, a riprendersi di nuovo le chiavi dell’Angelini. Rossoneri proiettati più che mai nei piani alti della classifica, neroverdi che annaspano e che ora dovranno inventare qualcosa per superare questa batosta.

 

Chieti fa harakiri e regala i 3 punti all'Avellino
Neroverdi raggiunti con un rigore "fantasma" e puniti da un contropiede killer
Braglia sott'accusa Scontri dopo la gara tra tifosi e polizia

di Lorenzo Colantonio

CHIETI. Un Braglia suicida regala tre punti all'Avellino e ai tifosi neroverdi una domenica amara, sfociata in rabbia e pietrate contro la polizia. Un suicidio tattico quello inscenato all'Angelini dall'allenatore del Chieti che, sull'1 a 1, decideva di prestare il fianco agli irpini. Braglia, anziché tenersi stretto il prezioso pari, ordinava ai suoi di lanciarsi in avanti. Ma l'Avellino lo puniva.
La voglia di vincere a tutti i costi è andata al di là del buon senso. L'errore tattico, risultato fatale al Chieti, a detta sia del presidente Antonio Buccilli (che ieri sera non si dava pace per una partita letteralmente regalata agli avversari) sia del direttore sportivo, Nicola D'Ottavio, si è consumato subito dopo l'ingresso in campo di Die, il quinto centrocampista per i biancoverdi di Vullo.
Era il 12' del secondo tempo. Le contromosse di Braglia a questa sostituzione si riveleranno un fallimento. L'allenatore neroverde, infatti, toglieva Suppa e Cherubini (entrambi spompati) e metteva in campo De Simone e Rajcic, lasciando dunque quattro uomini in un centrocampo troppo proteso verso la porta di Cecere, e tre (Biancolino, Aquino e Tacchi) in attacco.
Con il Chieti pericolosamente sbilanciato in avanti e voglioso di chiudere la partita (fino a quel momento giocata alla pari, anche nel numero dei rigori e delle occasioni perse) era un gioco da ragazzi per l'Avellino sfiorare il raddoppio, al 31' della ripresa, quando Molino quasi centrava il colpaccio in contropiede, inzuccando e stampando la palla sul palo alla sinistra di Furlan.
Era quello un segnale chiarissimo del rischio che il Chieti correva. Ma Braglia non l'ha voluto cogliere, anzi ha rilanciato urlando ai suoi di gettarsi in avanti. Così un Chieti kamikaze, che faceva scoppiare di bile un esterefatto Buccilli («Ho lasciato lo stadio dopo quel palo», ha confessato il patron) si faceva davvero molto male appena undici minuti più tardi.
Correva il 42' della ripresa: un minuto fatale per Braglia visto che, nel primo tempo, gli irpini avevano pareggiato su rigore, sempre con Molino, allo stesso giro di lancetta. Con il Chieti sempre più sbilanciato in attacco, Marra intercettava la palla, si beveva un paio di difensori addormentati, serviva Pellicori che anticipava Furlan in uscita e imbeccava un Molino liberissimo di segnare con un tocco facile-facile.
A frittata fatta, era inutile accampare scuse recriminando contro l'arbitro messinese, Roland Herberg che, alla fine del primo tempo, aveva concesso il rigore dell'1 a 1 all'Avellino per un fallo "fantasma" di Amadio su Morfù. Ma Braglia lo ha fatto. Ha scaricato la colpa di una partita giocata, in realtà, senza testa e persa su un arbitro più normanno che siculo, convinto che le partite si debbano solo vincere, anche a rischio di regalarle all'avversario.
Così, alla fine, l'amarezza ha il volto di Buccilli che, seduto sulle scale dello stadio, impreca contro il suo mister, e di quei ragazzi neroverdi costretti pure a subìre sberleffi e pietrate da irpini giunti in massa per conquistare Chieti. Maledetta domenica.

 


Lunedì 23 Settembre 2002

Serie C1
Amaro esordio
interno,
la festa è tutta
dell’Avellino

di GIUSEPPE RENDINE

CHIETI - Finisce tra gli applausi. Quelli carichi di entusiasmo e di legittime speranze dei circa seicento sostenitori irpini assiepati in curva ovest e quelli, puramente di stima e di incoraggiamento, raccolti mestamente da Zattarin e compagni sotto la curva Volpi. Passa dunque con merito l’Avellino sul prato bagnato dello stadio Angelini confermandosi autentica bestia nera della formazione neroverde che vanifica con una prestazione incolore, al debutto davanti ai propri tifosi, un buon avvio di campionato. E finisce anche con qualche critica piuttosto esplicita del presidente Buccilli nei confronti dell’allenatore Braglia in un clima di nervosismo che impone chiarimenti a breve.
E dire che il Chieti non aveva iniziato affatto male la gara reggendo degnamente il confronto con un avversario dallo spessore tecnico superiore. Il tridente messo di nuovo in campo da Braglia non ha però un buon sostegno dal centrocampo e la frenesia con la quale i neroverdi sono spesso costretti a rincorrere gli avversari lascia presagire un calo fisico alla distanza. Intanto Tacchi trova la maniera di impensierire Cecere per poi costringere l’estremo difensore ospite a stenderlo da dietro al termine di una buona combinazione offensiva. E’ calcio di rigore che Biancolino trasforma con una bordata sulla sinistra di Cecere e la gara sembra incanalarsi sui binari giusti per il Chieti.
Solo una impressione, però, dal momento che la reazione dell’Avellino è di quelle che creano immediatamente problemi. Pellicori salta Furlan con un pallonetto ma Zattarin riesce ad allontanare in tempo utile quasi sulla linea di porta, qualche minuto dopo ancora i biancoverdi a percussione sull’incerto schieramento in linea dei padroni di casa e Amadio spinge Morfù che cerca la conclusione da posizione favorevole. Di nuovo calcio di rigore con Molino che non lascia scampo a Furlan riportando in parità le sorti dell’incontro.
Si torna in campo dopo l’intervallo con un copione che ripropone il Chieti in avanti senza molti sbocchi. Biancolino è spesso anticipato dall’ottimo Puleo mentre a centrocampo Marra e compagni sono molto attenti ad approfittare degli errori sempre più frequenti degli avversari per ripartire con lucidità e convinzione. Fuori di poco un colpo di testa dello stesso Biancolino, esce Suppa per Rajcic ma le cose non migliorano. Poco consistente la spinta lungo le fasce laterali, Braglia inserisce De Simone per Cherubini e la squadra dovrebbe a questo punto avere maggior equilibrio. Non è così. Gli irpini intuiscono che il Chieti è in affanno e l’innesto di Diè, giocatore che in estate sembrava sul punto di vestire il neroverde, sortisce gli effetti sperati. Ora sono gli ospiti a menare al danza e Molino spreca incredibilmente di testa una favorevolissima occasione. Pallone sul palo a portiere battuto e chissà che la buona sorte riservi qualcosa di positivo per il Chieti nelle ultime battute. Altra sensazione destinata a essere mortificata dagli eventi. Una quantità industriale di palloni persi a centrocampo continua a dare il via a pericolose incursioni biancoverdi, a due minuti dal termine Marra va via alla grande per offrire a Molino un pallone che può essere solo spinto in rete proprio sotto la curva ospite pronta ad esplodere.
Ben sette minuti di recupero per le speranze di un Chieti che ha perso ogni lucidità. A fil di traversa un calcio di punizione di Zattarin, cincischia Rajcic in mischia per poi spedire su Cecere un pallone invano reclamato dallo smarcato Aquino. Ma si tratta solo di dettagli a margine di una prestazione che ha riproposto vecchi problemi e ridimensionato certe ambizioni alla vigilia di un derby delicato come quello in programma domenica prossima a Lanciano. Se ne parlerà in settimana ma il clima che si respira all’interno del clan neroverde non è dei migliori. al di là dell’amaro sapore di una sconfitta interna. A proposito di ambizioni. Sicuramente legittime quelle dell’Avellino, squadra con elementi di un certo spessore che nell’occasione ha saputo mettere a nudo e sfruttare al meglio i disagi altrui. Comunque un grosso merito.

 


Venerdì 20 Settembre 2002

CHIETI

Braglia col dubbio De Simone

CHIETI - Partitella in famiglia per i neroverdi apparsi tutti in buone condizioni fisiche e di morale in attesa del debutto casalingo in campionato di domenica prossima (orario di inizio anticipato alle ore 15) contro l’Avellino. E’ sceso in campo nell’ultimo quarto d’ora di gioco anche De Simone il quale, smaltiti i postumi di una contrattura al polpaccio che lo aveva costretto a saltare la trasferta di Fermo, sembra avviato sulla via del completo recupero mentre per la disponibilità del portiere Lafuenti bisognerà attendere ancora una decina di giorni. Praticamente scontata la conferma del modulo a tre punte con il rientro di Cherubini e di Amadio sulla fascia sinistra dal primo minuto di gioco, l’unico dubbio per il tecnico Piero Braglia resta appunto legato alla presenza dello stesso De Simone con Rajcic eventualmente candidato ad una maglia da titolare.
Per quanto riguarda la campagna abbonamenti, in questi ultimi giorni c’è stata una confortante impennata e la società neroverde spera di poter perlomeno arrivare alle quattrocento e passa tessere sottoscritte nello scorso campionato.

G.Ren.

 


Mercoledì 18 Settembre 2002

Buccilli dà la carica al Chieti
e chiama a raccolta i tifosi

CHIETI - «Non abbiamo ancora superato il tetto dei trecento abbonamenti e la cosa mi lascia un pò perplesso. Anche a Fermo c’è stata una splendida partecipazione da parte dei soliti, impagabili tifosi ma ora vorrei vedere finalmente piene anche le gradinate dell’Angelini. Contro l’Avellino, insomma, mi aspetto almeno duemila presenze paganti». Il presidente Antonio Buccilli è comunque soddisfatto del bottino raccolto dalla squadra in questi primi impegni di campionato. «Quattro punti in due trasferte. Come inizio non c’è male. La squadra è valida, sa stare bene in campo e sono convinto che potrà arrivare lontano. Domenica prossima, in una sfida che giudico delicatissima, dovremmo essere praticamente al completo e confido in un’altra grossa prestazione». Il discorso si sposta all’eventuale arrivo di un altro elemento e dal fatto che Papa sia stato messo praticamente ai margini della rosa titolare. «Al momento stiamo bene così. Poi si vedrà. Papa ? Il giocatore era sulla lista dei partenti ma, a differenza di altri, non si è accontentato delle offerte ricevute da alcune società. Tutto qui».
Ieri pomeriggio la ripresa della preparazione, c’erano anche De Simone, Lafuenti e Cherubini che hanno lavorato a parte. Domani partitella in famiglia al campo di Brecciarola, confermato l’anticipo alle ore 15 della gara di domenica contro l’Avellino, ammenda di 800 euro alla società neroverde per il comportamento dei propri tifosi domenica scorsa a Fermo.

G.Ren.

 


Martedì 17 Settembre 2002

CHIETI

Braglia soddisfatto
va avanti col tridente

di GIUSEPPE RENDINE

CHIETI- Quattro punti in due trasferte ed anche qualche rimpianto. Bilancio sicuramente positivo per i neroverdi e sguardo già rivolto a domenica prossima per l’esordio interno contro l’Avellino. Si giocherà alle ore 15, essendo la gara inserita nel Totobingol, nell’occasione il tecnico Braglia dovrebbe recuperare Amadio, De Simone e Cherubini proponendo, per la prima volta in questa stagione, l’undici titolare. O presunto tale. «Proprio così. Di maglie assegnate a priori non ne esistono -afferma lo stesso Braglia- e va in campo solo chi è in grado di dare il massimo. Ovvio che ci sono degli equilibri tattici di cui tener conto ed allora ci si regola in tal senso». Come dire che il tridente offensivo è, alla fine, una scelta obbligata dalla mancanza di una valida spinta sulle fasce laterali e che, quando il centrocampo trova difficoltà nel tener palla, il cercare Biancolino per l’appoggio verso Tacchi o Aquino risulta forse l’unica alternativa. Chiavi di lettura di una impostazione che sta comunque dando i suoi frutti e magari della richiesta fatta alla società di un elemento con determinate caratteristiche.
Resta comunque l’immagine di un bel Chieti, di una squadra in grado di "fare la partita" con una certa autorità anche a Fermo salvo poi rischiare di brutto nelle battute conclusive. Intanto Furlan non fa rimpiangere Lafuenti, Rajcic è in continua crescita di condizione e di convinzione nei propri mezzi, Suppa si dimostra l’elemento prezioso per esperienza e spessore tecnico di cui si aveva bisogno in attesa di note confortanti anche da Cherubini. «Con quei tre lì davanti dobbiamo essere sempre in condizione di far male» ripete spesso Braglia e "quei tre", ovvero Biancolino, Tacchi e Aquino, in effetti, creano più di un problema alle retroguardie avversarie, al di là di certe conclusioni approssimative.
Oggi la ripresa degli allenamenti, con ogni probabilità la prima giornata di campionato, che per i neroverdi prevede l’impegno interno con la Vis Pesaro, sarà recuperata mercoledì 25 settembre.

 


Lunedì 16 Settembre 2002

Braglia: «Prova di carattere»
Buccilli: «Avanti così, ma non montiamoci la testa»

di GIUSEPPE RENDINE

FERMO - «Credo che gli spettatori non rimpiangeranno di certo i soldi spesi per il biglietto. Sì, una bella gara, vibrante e combattuta, nella quale poteva prevalere l’una o l’altra squadra. Merito del Chieti e, ovviamente, anche dei miei ragazzi. Davvero un ottimo gruppo di cui sono orgoglioso di essere l’allenatore». Così Rosolino Puccica, tecnico della Fermana, al termine di novanta e passa minuti di gioco che non hanno certo lesinato emozioni. «Non ho visto le fasi finali della partita -spiega il presidente neroverde Antonio Buccilli- ma mi hanno detto che abbiamo sofferto tantissimo. E’ sempre così quando dai l’impressione di poter prevalere e, però, non sfrutti certe occasioni. Prendiamo dunque per buono questo pareggio e con esso la conferma che il Chieti potrà giocare ad armi pari contro chiunque purchè mantenga sempre la dovuta umiltà».
Rischiare di perdere una partita che si poteva far propria con una certa autorità. Analisi che trova d’accordo l’allenatore Piero Braglia. «In fondo, abbiamo concesso agli avversari solo dieci minuti durante i quali, in ogni caso, si è rischiato parecchio. Sono comunque soddisfatto della prova della squadra che ha affrontato questa trasferta con la giusta mentalità. Bravo Furlan, bene Biancolino e menzione di merito per Rajcic che inizia a scaldarsi quando gli altri sono stanchi. I nostri tifosi ? Credo siano contenti dell’impegno messo in mostra da una squadra che ha un grande rispetto per la propria gente».
Maurizio Tacchi si informa dei risultati della giornata. «Possiamo fare sicuramente un buon campionato ma vorrei sempre avere cinque squadre sotto di noi per essere più tranquilli. Comunque un risultato importante e sofferto ottenuto contro una formazione molto valida». Pari che accetta di buon grado anche Pasquale Suppa. «E’ giusto che sia finita così per quello che si è visto in campo e per le occasioni create dalle due squadre». Domenica l’esordio interno con l’Avellino per il quale Braglia dovrebbe recuperare De Simone, Amadio e Cherubini, a Fermo in campo solo per venti minuti. «Il giocatore aveva ancora mal di schiena -conclude il tecnico- ma si è detto comunque disponibile. Ci sarà molto utile».

 

 

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