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Purtroppo il destino non mi ha lasciato il tempo di conoscere il dottor Angelo Invernizzi di Corna, valido ricercatore della storia del suo paese: colui che ha aperto la via alle mie prime investigazioni. Vorrei renderli omaggio e mi permetto di fare mie queste parole da lui scritte:
<<Sarebbe interessante ripercorrere il cammino della storia dei parrocchiani […] poterli sentire, parlare con loro, conoscere le loro abitudini, vedere le loro case, sentire le loro impressioni e conoscere la loro vita negli ultimi cinque secoli.>> (A.Invernizzi: "SS.Simone e Guida e le sue contrade")
Studiosi, ricercatori e storici hanno sempre sentito il bisogno di spiegare o sviluppare teorie sulle origine umane, su diverse etnie o popolazioni, ma anche di scoprire i da dove provengano gli abitanti dei paesini più piccoli. L'essere umano, rimane sempre con l'eterno quesito: dove vado? E per un automatismo si volta indietro chiedendosi: ma, da dove vengo?
Anche io non sono potuto scappare di fronte a queste domande! La ricerca delle mie radici mi ha portato qui, non ho niente dello studioso, nemmeno dello storico, ma sono animato di una passione irrepremibile per l'esplorazione del passato, per riuscire a portare alla luce qualche scheggia di storia e far condividere il mio piacere agli altri andando alla scoperta della nostra gente.
Non ho come scopo quello di descrivere la storia attraverso le tradizioni e i costumi degli abitanti di Rota, ci sono cose che non si possono imparare nei libri o scoprire negli archivi, un non-nativo della Valle Imagna (parlando di me uso "non-nativo", avrebbe potuto utilizzare "straniero" o "forestiero" parole forse più adatte, ma non è cosi che mi sento…) non può pretendere raccontare le usanze popolari e la maniera di vivere di questo paese.
Ci sono elementi di un patrimonio umano, pezzi di memoria collettiva, che si trasmettono di generazione in generazione non solo per il sangue, ma anche per l'aria che si respira, per le sensazioni mattutine di chi apre le persiane e vede la valle, attraverso una visione del paese che, giorno dopo giorno, plasma un modo di pensare; attraverso il dialetto, legame indispensabile con le generazione passate, mezzo di trasmissione della cultura popolare orale.
Tante altre cose che s'imparano in scuola, nei giochi di bambino, scoperte infantili ascoltando gli adulti, paure, piaceri di tutti giorni, anno dopo anno colui che diventa uomo nel suo paese fa entrare in sé un modo di vita, insomma <<la vita>> che fa il quotidiano di chi vive qui e che sarà il futuro della prossima generazione.
Le mie radici valligiane, la mia passione per la storia, il mio piacere d'indagare negli archivi non potrà rimpiazzare tutto questo, intendo (modestamente!) portare alla conoscenza di tutti, i nomi, i dati dei protagonisti e alcuni fatti notevoli di un ricco passato.
Dunque mi accontenterò di descrivere le famiglie di Rota, certi luoghi e qualche pezzetto di storia come appaiano ad un ricercatore cosciente di dovere rimanere al suo posto e di lasciare ad altri il compito raccontare la parte umana (legata alle tradizioni), le emozioni e sensazione risentite, passate o presenti, dai nativi di Rota. (1)
Robert Invernizzi
(1) Aspetteremo insieme l'autore di un futuro percorso attraverso le contrade di Rota all'immagine di quello intrapreso da Antonio Carminati e Costantino Locatelli a Corna descritto nel memorabile libro "Castagnì di Sansimù". Opera che mi ha aiutato ad aprire gli occhi sulle ricchezze della Valle, i suoi valori umani e culturali.
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