Si dice che, in molti casi, l'attrazione per la genealogia faccia seguito al decesso d'un parente e permetta di riannodare il contatto con le proprie radici Questa definizione spiega perfettamente la passione per le ricerche da me intraprese.
Mio padre è deceduto nel 1989, dieci anni più tardi anche mia madre è scomparsa, lasciando una commovente testimonianza scritta, della sua gioventù, della sua infanzia nel suo paese, l'Italia. Leggendo queste pagine mi sono reso conto che non conoscevo nulla, o così poco, dei miei antenati italiani, in particolare del ramo paterno bergamasco, gli Invernizzi. E’ stata mia madre, una Alesi, marchigiana inesauribile per parlare della sua famiglia, della sua casa natale, delle tradizioni, a provocare in me il quesito "e della parte di papà?"
Negli anni passati, numerosi viaggi mi hanno permesso di passare delle belle settimane di vacanza in Italia, spiagge, pizze, sieste.... senza preocuparmi più di tanto delle mie origini. Tuttavia ho conosciuto i miei nonni italiani, ho avuto questo minimo di contatto che mi ha concretamente aperto gli occhi sulla mia "italianità". Cosa rimarrà di questa italianità fra 2 o 3 generazioni per gli Invernizzi nati in Francia... da genitori francesi? I miei eventuali descendenti avranno forse la preoccupazione, la voglia, di sapere da dove vengono? Gli esempi in negativo, purtopppo, sono molto numerosi: dopo tre generazioni la gente è incapace di dire il nome del villaggio, la provincia d'origine dei loro avi italiani.
Mio padre, uomo di poche parole, non mi ha lasciato alcuna testimonianza sulla sua infanzia nel suo paese d'origine, in più onestamente devo dire che soltanto di rado mi sono interessato al suo passato, ai "suoi" antenati. Alcuni anni dopo la sua morte, quale rammarico! Tutte queste questioni! Oggi quante domande avrei da fargli!
Mio fratello Patrice, già da tempo aveva iniziato le ricerche sulle nostre origini materne, è lui che mi ha messo sulla via, aveva già alcune date, il più "vecchio" era il bisnonno Giuseppe Invernizzi, nato nel 1858...... di la tutto era da fare! Nel 1999 l'inchiesta cominciava, alcuni giorni di vacanze a Rota d'Imagna ed iniziavo la sede della casa parrocchiale! Don Stefano, sacerdote particolarmente paziente, mi ha molto aiutato. Mi ha aperto gli archivi e insieme abbiamo decifrato quelle scritture talvolte illegibili.
La mia prima scoperta fu trovare un soprannome scritto in un registro (Stati dei anime) "famiglia Invernizzi detta Bardella". Cosa è dunque? Bardella? Mio zio Alberto mi disse <<... sì, sì, Bardella è il soprannome della famiglia >> ma fu incapace di spiegare perché..... Nello stesso momento comprai un libro "Castignì de Sansimù", sfogliando rapidamente l'opera (leggere l'italiano a quest'epoca era per me molto difficile...) trovai spesso citato il dottore Angelo Invernizzi di Corna.... le sue ricerche, una pagina dedicata alla contrada di Regordà, culla della famiglia Invernizzi..... detta Bardella! Lo stesso soprannome!
Mi recai al comune di Corna per procurarmi il libro scritto dal questo medico Invernizzi sulla storia del villaggio.... esaurito, essendo la tiratura limitata ai soli abitanti del comune. Poiché questo famoso medico era deceduto, andai a trovare sua moglie, la quale piacevolmente, quando le dissi di essere Invernizzi, proveniente dal villaggio vicino, mi rispose << lei è un Bardella di Rota >>(come se ciò fosse scritto sulla mia fronte!). Questa signora, Marta, mi ha molto aiutato, mi ha fornito il libro del marito e diversi documenti, in particolare il primo schizzo d'un albero genealogico su di sé che sarebbe diventato la parentela dei miei avi.
A Rota ho scoperto Giuseppe Antonio nato nel 1820, figlioi di Giovanni Antonio nato nel 1872 a Locatello: due generazioni di muratori che vivevano a Rota Dentro; si per complicare ancora di più la situazione, io conoscevo i miei avi a Rota Fuori (i due comuni sono stati separati prima del 1927)
Sì, i miei antenati venivano proprio da questo comune vicino, ho dunque proseguito le mie ricerche nella parrocchia di Corna , più esattamente a Locatello, altro villaggio poiché le "liti dei campanili" hanno fatto si che gli abitanti di Regordà dipendessero dalla Chiesa di Locatello. Là, un nuovo incontro con un sacerdote comprensivo, don Roberto, anche lui ha avuto la pazienza di ricevermi più volte e al mio ritorno in Francia più volte ha risposto alle mie domande via e-mail.
Ecco il concatenamento che ha condotto alla costruzione di questo sito. Leggendo i documenti conservati negli archivi, che davano un nome, un lavoro, delle date, in particolare i decessi di bambini nella prima infanzia , i numerosi cambiamenti di domicilio, una osservazione, sulle statistiche Napoleonice del 1803, che qualifica mia antenata Giovanna Tondini, come "povera di pochi beni" tutti i decessi nel 1836 con la menzione "colera", …. momenti emozionanti.
Tutto ciò mi ha aperto gli occhi sulle condizioni di vita così difficili in questa splendida valle dell' Imagna; bella, ma così ingrata per nutrire i suoi abitanti. A completamento delle letture sull’emigrazione massiccia dei milioni di italiani, le mie ricerche mi hanno dato un grande orgoglio per i miei antenati, questi muratori contadini, queste generazioni di tagliapietre, sì, ho trovato le mie radici e provo un grande rispetto per queste donne ed uomini dai quali vengo, per questa origine bergamasca. Ho scoperto l'importanza ed il posto occupato dalla religione, ciò fa parte integrante della vita dei miei avi, è la loro storia, la mia storia.
I miei antenati hanno vissuto sotto le leggi della repubblica di Venezia per oltre tre secoli, hanno conosciuto la rivoluzione Bergamasca, con la sovranità francese di Napoleone Bonaparte, in Francia tre generazioni di Invernizzi hanno conosciuto gli stabilimenti siderurgici di Longwy, ecco brevemente da dove vengo.
Un "rital"(in francese popolaresco, "italiano nato in Francia"), orfano, ha trovato le sue radici.
Viterbo, il 22 dicembre 2002