'); //-->Un passato da scoprire
Prima d'iniziare con le <<antiche famiglie>> mi sembra utile cercare di inquadrare gli eventi storici in rapporto all'evoluzione della popolazione di Rota. Questo studio, innanzitutto, è una raccolta di diverse notizie storiche che aiuteranno a spiegare la struttura comunitaria attraverso le famiglie vissute a Rota tra il '500 e l'800. Tuttavia, ciò che esiste nel '500 affonda le sue radici nel passato ed è dunque impossibile non prendere in considerazione i secoli precedenti, il periodo e le vicende della civiltà comunale. Per capire da dove vengono questi abitanti cinquecenteschi, è indispensabile dare un rapido sguardo sul passato con un riassunto storico.
Le origini preistoriche sono documentate dai diversi oggetti scoperti in alcune grotte della Valle. Tomba dei Polacchi, Coegia, Chignolo, tre siti cosi vicini sui fianchi dell'Imagna. Luoghi sepolcrali dove era praticato il culto delle acque, tombe ma anche culle delle prime forme di vita conosciute.
I celti, i romani, i longobardi, i franchi, successivamente hanno invaso e dominato questa terra nel primo millennio.
Alla fine del X secolo e per tutto il periodo feudale, la Valle Imagna è citata come parte del feudo del vescovo di Bergamo.
Rota faceva parte del comune di Lemine (Almenno) dal quale poi si distacca per divenire una delle contrade del "Comune della Valdimania" intorno a 1240.
Dalla fine del XII secolo e per più di due secoli, molte zone d'Italia saranno sconvolte dalla rivalità tra Guelfi e Ghibellini. Nel territorio bergamasco, si avrà una terribile successione di tragedie; i diversi conflitti porteranno dei profondi cambiamenti nella popolazione della Valle Imagna e di Rota in particolare.
Dal 1427 al 1797 la valle, Rota, diverranno territorio della Repubblica di Venezia.
A di là del tempo….
Dobbiamo fare uno sforzo d'immaginazione, ritornare nel primo millennio, vedere l'accesso alla valle per chi arriva della pianura, abbastanza aperto per i primi chilometri, poi rapidamente si chiude, la strettezza del torrente tra due parete rocciose, vegetazione folta ed intricata, passaggi scoscesi, una lunga camminata incerta e pericolosa per arrivare a questo fondo di valle, non era cosa semplice arrivare fin là.
- Insediamento di popolazione?
Indubitabilmente dei spostamenti di valle in valle, ma forse più della pianura verso la montagna boschiva, considerata come rifugio naturale.
Attraverso i secoli, come una marea, questi monti sono stati abitati e si sono spopolati, debole flusso umano che arrivava con la speranza di sopravivere ai flagelli naturali, contagi e velleità bellicose. Riflusso di famiglie scoraggiate davanti le carestie, rinunzie davanti una terra difficile da lavorare e così poco generosa nel ritorno.
Prima del mille, per queste famiglie, gente di terra, da tempi remoti sparpagliata nei boschi dissodati, zoticoni, pastori affamati in una terra coltivata con attrezzi primitivi, per raccolti scarse, la principale preoccupazione era quella di combattere la fame. Case di legno, circondate di boschi, protezione naturale alla barbarie dell'uomo, certo, ma anche dominio di lupi, orsi, cinghiali.
- Religiosi, soldati, vassalli?
Diverse sono le possibilità all'origine d'un nucleo d'abitazioni, inizio d'una primitiva forma d'organizzazione comunitaria. Probabilmente dubbi e paure furono le prime reazioni alla venuta di questi stranieri da parte dei nostri contadini.
Uomini come tutti gli uomini, speranza d'una vita migliore, i nostri indigeni si sono attaccati al cristianesimo, ad un abbozzo di vita collettiva per costruire il loro paese.
Dominazione longobarda: (568/774) Nascita d'una comunità?
L'invasione dei Longobardi nel 568 segna una trasformazione profonda per i bergamaschi, siamo all'alba della civiltà medievale. Purtroppo, pochissime sono le tracce d'insediamenti, limitati alla pianura.
La "Corte di Lemine", Almenno, fu la sede dell'amministrazione longobarda, una frazione di questo territorio reale comprendeva la parte destra della Valle Imagna, tutta la sponda destra del torrente fino Brumano.
Una cosa per me appare altamente probabile, la civilizzazione longobarda è all'origine di Rota, come toponimo. Il nostro Rota d'Imagna, non è un caso isolato, diversi comuni o luoghi lungo tutta l'Italia, chiamati "Rota", sono d'origine longobarda
Si tratterebbe di una derivazione possibile dall'etimo tedesco "rode", che vuole dire: campo dissodato, nuova terra.
L'etimologia del nome Rota potrebbe anche provenire da diversi personaggi, chi da vicino, hanno fatto la storia dell'Italia settentrionale, il più importante è "Rotari", re longobardo (radici: hrod=gloria e hari=esercito). Duca di Brescia, chiamato al trono nel 636, sposò la vedova del suo predecessore, Gundeberga. Ultimo re ariano, ha lasciato il suo innovativo "editto" promulgato nel 643 a Pavia, morì nel 652.
Segue: "Rotarit", duca di Bergamo, nel 702 tenta di farsi riconoscere come re al posto d'Ariberto II, il quale a Pavia sconfisse i suoi nemici, da là: <<…assediò poi quella di Bergamo, e tanto la tormentò colle machine di guerra, che la prese, ed in essa anche il falso re Rotari, al quale fece radere il capo e la barba, come si usava con gli schiavi, perché presso i longobardi era di grande onore la barba e per essa, credo io, che si distinguessero gli uomini liberi dagli schiavi…>> (L.A.Muratori, 1745 "Annali d'Italia") Rotarit sarà esiliato a Torino dove morì nel 702/703.
Al di là del nome, molto sono i punti interrogativi su queste origini. Per l'etimologia siamo, penso, su una strada credibile. La questione più difficile è determinare il perché della creazione di questa località, forse un luogo di culto, o un posto militare? Là, dove si sono insediate, raggruppate alcune famiglie, per costituire la prima comunità degna di questo nome.
Le ipotesi sono numerose, versioni e supposizioni diverse si succedono, poco documentate però.
Degna d'interesse la ricerca di Mario da Sovere nella sua "Toponomastica della Valle Imagna", nella quale riafferma la forte presenza longobarda nel territorio bergamasco e l'apporto linguistico notevole, citando lo spoglio di un'altra ricerca (A.Trauzzi - "Attraverso l'onomomastica del medio evo in Italia") trovando nella provincia di Bergamo, il 65% dei nomi di persone d'origini germaniche.
No si pretende che i cognomi sottoccitati siano di famiglie insediate a Rota dall'alto medioevo, piuttosto si segnala la loro presenza in Valle Imagna, da probabili origini germaniche i nomi seguenti (che appaiano a Rota):
Bardaloni, Bardogi, Bolis, Pelaratti, Quarenghi, anche certi luoghi: (cà) Bertaglio, (pra) Gatone, (cà) Guarinone, (pra) Bosello, ecc…
La ricostruzione degli avvenimenti nei secoli passati riguardanti la storia di Rota e le sue vicende si colloca, in un modo frammentario, nell'ambito della pieve, (chiamata dopo "curia" e per poi diventare il "distretto"): Almenno,"Lemine".
Ai suoi inizi, il cristianesimo è professato solo nelle città. Si possono datare al IV e V secolo, le prime chiese ("pieve") consacrate fuori della città (Bergamo), poco numerose su un ampio territorio. Le pievi furono le prime chiese dove potevano essere amministrati tutti sacramenti ed in primo luogo l'atto che consacrava l'ingresso nella comunità cristiana: il battesimo (nei posti appartati queste cerimonie avevano luogo due volte l'anno).
Nelle selvagge contrade montane dell'alta Valle Imagna, come nel resto delle campagne italiane, i nostri agricoltori, boscaioli, pastori, vivevano con la natura, al ritmo delle stagioni, la misura del tempo era il passaggio dal buio alla luce, timore e superstizioni antichi guidavano il modo di vita, diverse abitudini che mantenevano usanze e riti pagani. Il pievano fu la prima guida spirituale, quello che insegnò pratiche meno primitive, in un ambiente rurale rozzo l'impegno certamente fu tutto un'avventura.
Non sappiamo niente delle condizioni servili di questi abitanti in particolare, del loro grado di libertà, ma genericamente l'emancipazione dei servi è andata di pari passo all'influenza crescente del cristianesimo.
La diffusione della religione cristiana, a macchia d'olio, si riscontra nelle campagne, Angelo Mazzi ("Corografia Bergomense…") afferma che prima del mille si contavano dodici chiese plebane nella diocesi di Bergamo. Alla seconda metà del XIII secolo si arriva a 15.
Paolo Manzoni ("Lemine"), formula l'ipotesi che nel VII secolo, Almenno aveva delle […]"radici (cristiane) abbastanza salde" e che alla fine del VIII inizio del IX secolo si ebbe la nascita della Pieve d'Almenno, ma probabilmente prima…
Nella pieve di Lemine le prime chiese consacrate (XIII secolo), riconosciute in Alta Valle Imagna, sono quelle di Sant-Omobono e Berbenno.
Nel 1347 la contrada di Rota faceva parte della chiesa di Sant'Omobono, sarà solo alla fine del medioevo che altre chiese avranno la possibilità di dare il battesimo.
Su uno sperone roccioso, l'attuale campanile di Rota Fuori è stato costruito sopra i resti d'una rocca o torre fortificata, completamento dimenticato nella nostra epoca, ma anticamente chiamato "Castello". Il primo luogo di culto, la chiesa presente, è stato dedicato a San Siro vescovo di Pavia, città che fu la capitale del regno longobardo.
Siro, il pastore che nel IV secolo ha per missione l'evangelizzazione della Lombardia, diventato patrono di Pavia, cristiano martire adulato dei longobardi.
Lentamente i Longobardi nell'VIII secolo si convertirono al cattolicesimo, adattarono i loro costumi a quelle degli indigeni e finirono col fondersi in una forma di vita collettiva accettabile da tutti.
I detrattori, studiosi della "città", che rifiutano l'inscrizione della lapide sul muro della chiesa, lato della sagrestia con la datazione del 703, osanno credere "idioti" i nostri antenati? Avrebbero invertito la pietra…Io mio alzo, faccio fronte, fedele alla visione storica dei nostri avi, forse solamente un sogno, ma quanto è bello...
L'appassionato di storia, il conte Paolo Vimercati Sozzi nelle sue raccolte di documentazione storiche ha rilevato il testo di quest'inscrizione, affermando: <<… da don Domenico Pelaratti cosi interpretata: Prima inditione septingentesimo tertio incarnationis Dominici".
Don Domenico Pelaratti fu parroco di Rota Fuori (1741/1769) al tempo della costruzione dell'attuale chiesa, così si capisce meglio l'iscrizione sul frontone, sopra il portone principale della chiesa, che suggerisce un'altra volta l'anno 703.
D.O.M. AC D.SYRO EPO ANNO DNI DCCIII EXTRUCTUM CLERI POPULIQUE DONIS AC LABORIBS RESTITUTUM PERFECTUM TANDEM AERA CRISTI MDCCLXV Difficile credere a una prima chiesa a Rota nel 703. Chiesa, no, ma un probabile luogo di culto: oratorio, basilica? ([…] prima del mille queste chiese vengono chiamate "basiliche", solamente la chiesa provista del fonte battesimale viene chiamata "ecclesia" pag.36, Giorgio Picasso - "Chiesa, istituzioni e territorio" Lelio Pagani e Vincenzo Marchetti, Bergamo 1991).
Un possibile rapporto con l'anno della morte del duca di Bergamo, Rotarit, nel 703?
Dunque proviamo a mettere una data, siamo all'inizio del VIII secolo...
Nelle ipotesi:
Una comunità religiosa, monaci, che cercavano di convertire i pagani alla dottrina di Cristo?
Valle Imagna, riserva boschiva, territorio di caccia per la nobiltà reale? (Il modo di vita longobarda era basato sulla caccia). Qualche nobiluccio? Oscuro funzionario longobardo, guardacaccia reale, relegato ai confini montani?
Luogo di passaggio, Rota, monte nel mezzo dell'alta valle permetteva una sorveglianza dei diversi passi: Pertüs, la Passata, Palio, Grasello. Rota poteva essere un punto strategico, come prova possiamo ricordare che nel 1625 il podestà di Bergamo, Pisani, temeva l'invasione del bergamasco per il passaggio del Pertüs.
Dunque probabilità d'insediamento di famiglie di soldati e di un "castello"
Franchi-feudalismo
Carlo Magno alla richiesta del Papa, nel 774 arriverà in Italia con i sui Franchi sconfiggerà i longobardi. Dall'occupazione carolingia, derivò un notevole cambiamento delle strutture politico-amminstrative: l'introduzione del "Feudo" suddivisione del territorio per una gestione più facile.
Carlo Magno e i suoi successori, solidi alleati del pontefice, si appoggeranno sulla chiesa e i vescovi per l'amministrazione dei territori ai quali faranno generose donazioni fondiarie. Il re Ottone I (incoronato nel 936) farà della Chiesa l'istituzione centrale del regno. Il periodo feudale è caratterizzato dal miglioramento dell'agricoltura e lo sviluppo delle attività commerciali, ma anche con l'apparizione dei diritti feudali, decime e "corvées".
Il territorio bergamasco feudo del vescovo, era diviso in Curie, le sue terre erano concesse in affitto, una quota del raccolto come canone.
Pendezzo, proprietà vescovile? Prima contrada di Rota?
Il primo luogo citato e anche quello il più documentato è "Pendezza", citato sul "monte di Rota" nel 1151 come proprietà del comune di Lemine (probabilmente retrocessa dal vescovo di Bergamo).
Nel ottobre 1170, Mauro abate del monastero d'Astino " ...investe in perpetuo Paolo fu Gislando Pesligno e Giovanni suo nipote di tutta la proprietà del Monastero, in Valsecca e in Pendezza in Val d´Imagna, al fitto annuo di sol. 16 di denari vecchi..."
Nel giugno 1208 don Giovanni abate del monastero d'Astino investe i fratelli Ambrogio e Ducio figli del fu Ottone Blinonis d'una pezza di terra, sempre a Pendezzo, 70 anni dopo i discendenti Blinonis devono rimettere il possesso delle dette terre per insolvenza.
Settembre 1306: Giovanni de Bozasco, servitore del Comune di Bergamo, dietro mandato di Filippo Pandolfi, giudice del Comune di Bergamo, elegge alcuni giurati di Valdimania che descrivano a Oberto da Mapello, converso e sindico del Monastero di Astino, l´entità delle proprietà del Monastero in Valdimania, nelle contrade "de la Pendeza" e "de Valsicha, in grumello de Butenis"; si tratta di 29 terre arative, prative, vitate, boschive con tezze e un brenio, di pert. 771 e tav. 9 in totale. (Biblioteca Civica A.Mai, Bergamo)
E' probabile che la mulattiera del Pendezzo fu la prima strada che collegava la valle al primo luogo abitato nel senso "contrada" di Rota, da là bastavano pochi passi per arrivare al monte che riceverà il cuore del paese (Chiesa o "Castello").
I guelfi di Rota
Nella seconda metà dell'300 i terribili eventi che opporranno le fazioni guelfe e ghibelline lasceranno una traccia indelebile nella storia di Rota.
Guelfi sostenitori del potere papale e dei liberi Comuni, ghibellini partigiani dell'imperatore e delle Signorie, termini e definizioni generici che in qualche parole vogliono spiegare tutto ma certamente mascherano la realtà, precedentemente abbiamo visto la nascita del fenomeno dei "Comuni" circa 1240, un vento d'emancipazione, sottile soffio di libertà.
I piccoli notabili, proprietari terrieri di Rota dopo essersi staccati dal potere vescovile vedono concedere una parte del territorio dell'altra sponda dell'Imagna dall' imperatore Federico II a un certo Alberto Locatelli, nominato barone di Locatello nel 1237("Il casato Locatelli", pagine 52, 67).
Ma nel 1238 si può trovare anche notizie del conte palatino Gandolfo de Lomello, che sembra avere dei diritti su questi territori. [Nel 1384, Musso conte di Lomello riconosce in un atto rogito a Locatello, la nascita d'un figlio illegittimo: Antonio Locatelli (figlio di Martino, di Bonadeo, di Bozzio) - (rapporto?: "Musso" anche una contrada di Locatello) ].
Federico II, nemico mortale dei Comuni probabilmente accese l'incendio.
La lotta per il potere locale mischiata ai sentimenti politico-religiosi ha fermentato fino al punto di essere utilizzata e manipolata tra la repubblica veneziana e i signori di Milano: i Visconti.
Sangue e lacrime coleranno, Locatelli e Rota non avranno pace, massacri e distruzione per almeno un secolo si succederanno e riempiranno la valle d'odio.
Azzone Visconti conquista il territorio bergamasco nel 1332. Sostenitore della parte ghibellina, Barnabò Visconti nel 1355 diventa signore di Bergamo, obererà di tasse la Valle Imagna, dieci anni dopo davanti il drammatico spopolamento della valle, (soprattutto della gente guelfa) il Visconti fa marcia in dietro per fermare l'emigrazione, ritirando qualche cariche.
Nel 1377, Regina (moglie di Barnabò) e il figlio Rodolfo ridussero una grande parte del debito dei ghibellini della Valle Imagna per permettere a questi di ritornare nel loro paese.
Punto culminante di questo torrente d'odio, il 10 ottobre 1380: <<molti huomini di Locatello, di Vall'Imania con i loro seguaci, e di Taliegio e molti altri, che di Guelfi eransi fatti Ghibellini per carta rogata da Gio.Notaro de Cattaneis acco(m)pagnatisi co molti Bre(m)billaschi e altri cirostati andarono nella Co(n)trada Rota, e abbruggiarola tutta, e altri luoghi circovicini e vi fecero molte rubarie>>
I guelfi non erano di resta:
- 28 luglio 1393 <<i Guelfi della Valli'Imania, di Rota, e della Val San Martino entrarono di notte tempo nella Terra di Locate e vi posero il fuoco>> Celestino Colleoni - "Historia Quadripartita di Bergamo"
Tra 1350 e 1438 numerose famiglie di Rota fuggiranno o saranno espulse del loro paese, molti si trasferiscono in Valle San Martino e a Almenno dove troviamo dei patronimici <<...de Rota>> sono certi: Johannis Guarinonum de Rota, Pietro f.q. Martino detto "Bardelle" di Rota, Tonolus de Russis de Rota f.q. Teutaldi detto "Galine" ecc.... (vedere la pagina sulla famiglia Rota per le spiegazione sul termine "de Rota")
Dopo il 1441, i veneziani maestri del bergamasco, faranno pagare caro ai ghibellini la loro opposizione, con il dominio veneziano si apre un lungo periodo di stabilità politica e una certa crescita economica.
Frammenti storici:
- "Caprano fu Alberto de Rotha" in una pergamene del 9 gennaio 1360 appare come uno dei consoli del Comune de Valdimania.
- Il lunedì 14 giugno 1456 il notaio Tonolo de Petrobellis roga l'atto che definisce la descrizione e le limite del territorio della Valle Imagna, Almenno e Palazzago, sono presenti i "consoli e vicini del comune di Valle Imagna Alta", tra i quali, quelli "di Rota":
Giovanni fu Antonio di Mazacane di Rota console di Rota (già nel 1442 era "sindico" e procuratore Vallis Imaniae) e Bernardino fu Martino detto Musis de Russis di Rota.
Sono descritti gli antichi termini di pietra nei luoghi: "ad portam" e "ad plodam"sui confini di Rota.
Nel 1607 al luogo "ad plodam"è segnalato un differente sul limite del confine tra Rota e Brumano.
Nel 1759 sono citate le difficoltà per due termini tra Rota e Brumano nel luogo detto "Porta Bordonale". (B.C.M."Confini di Monte" - A.Previtali "Statuti del vicariato d'Almenno….")
- Descrizione del territorio nel 1596 dal capitano di Bergamo: Giovanni da Lezze:
Valle Imagna:
<<La valle ha molti beni comunali sopra quali è lecito a tutti di essa condur i suoi animali a pascolar indifferentamente. Non si raccolieno grani né vino (solo a Berbenno)….il resto del paese raccoglie castagne, noce et feno per sei mesi.>>
<<Gli huomini fanno gi'officii della lana et con quelli si sostentano et le donne filano stammi a Bergamaschi et a Milanesi>>. Certi uomini sono ricchi con negoci in tutta l'Italia, spesso a Ancona, ma senza alcune beneficio per il paese…
Rota:
<<Si sono fuocchi 71 per 302 abitanti, si fabbrica panni venduti a Bergamo, i ricchi sono della famiglia Moratelli, gli altri sono poveri vivano di peccorini e vacche. Numerosi abitanti lavoranno a Venezia, non si raccoglie grano, solo un puo di fromento e farro, le castagne circa some 150 l'anno.>>
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