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Nascite, matrimoni, mortalità

Statistiche.

Nascite

(numero medio annuale per il periodo)

1563/1570: 10 - 1578/1590: 12 - 1591/1600: 4 - 1600: 0 - 1601: 20 (?) - 1602/1615: 10

Queste prime cifre sopraccitate erano comuni alle due frazioni di Rota, le seguenti concernono solo Rota Fuori:

1616/1628: 13 - 1635/1651: 10 - 1657/1679: 12 - 1685/1699: 15 - 1700/1720: 18

1726/1735: 12 - 1740/1758: 16 - 1765/1782: 16 - 1787/1799: 16 - 1801/1814: 18

1818/1830: 15

Ripartizione delle nascite in rapporto ai mesi, dati concernenti 4782 nascite tra la fine dell'500 e la fine dell'800, non solo di Rota, ma anche di altri paesini dell'Alta Valle Imagna.

Gennaio: 7,84% - Febbraio: 6,5% - Marzo: 7,8% - Aprile: 7,9% - Maggio: 7,63

Giugno: 7,63 - Luglio: 8,97% - Agosto: 8,07% - Settembre: 10,01% - Ottobre: 9,87%

Novembre: 9,95% - Dicembre: 7,80%

Matrimoni

I primi matrimoni sono registrati per Rota Fuori a partire del 1612, ne ho rilevato una parte e analizzati in numero di 371, ripartiti in due periodi. In questo caso Rota è la patria delle donne, i paesini segnalati qua sotto, dunque sono degli uomini.

Dal 1612 fino 1710, 158 matrimoni studiati.

Originari di Rota Fuori: 109 (69%)

Valsecca: 12 - Locatello: 9 - S.Gottardo: 5 - Brumano: 4

Sant-Omobono: 4 - Selino: 2 - Corna: 1

Fuori "alta Valle Imagna" : 12

Dal 1710 al 1820, 213 matrimoni.

Originari di Rota Fuori : 112 (53%)

Valsecca : 22 - S.Gottardo: 22 - Sant-Omobono : 19

Locatello : 10 - San Bernardino : 6 - Selino : 5

Berbenno : 4 - Brumano : 2 - Cepino: 1 - Corna : 1

Fuori "alta Valle Imagna" : 9

In tutta logica le tradizioni e le rivalità tra paesini contigui hanno determinato la gran parte dei matrimoni tra concittadini di Rota, nel tempo il numero diminuisce.

Valsecca e Sant'Omobono, luoghi di passaggio, sono i due paesini nei quali compare il maggior numero di matrimoni.

Malattie, mortalità

Dai tempi i più antichi la malattia era considerata come parte del destino umano: tribolazione, dolore fisico e sofferenza fanno parte delle debolezze umane, marchio visibile del peccato, segni di una volontà divina.

Le condizioni di vita spesso disumane, la malnutrizione sono terreni perfetti per la più insidiose delle infezioni che colpiscano l'Europa: la "lepre" (lebbra). Malattia che sparisce nel XVI secolo.

La peste polmonare nel 1348 tocca l'Italia settentrionale, arrivando a Genova porto di commercio con l'Oriente, la cosiddetta "peste nera" colpirà tutta l'Europa, uccidendo più della metà della popolazione! (si stimano 25 milioni di morti nel mondo).

Infatti, si trasmetteva con uno starnuto, qualche ora dopo sopraggiungeva la morte. Da quest'epoca deriva l'invocazione di tanti santi, in particolare San Rocco, le numerose chiese a lui dedicate, il protettore contro le epidemie.

Nel 1630 un'altra epidemia di peste, nel vicariato d'Almenno si contano 2540 decessi, cioè il 38% di una popolazione di 6747 abitanti. Abbiamo i dati di Locatello: 144 morti e Rota: 306.

A Rota Dentro: <<Trovasi in questo villaggio al confine colla Diocesi di Milano, nel luogo dell'Avanzarolo un fabbricato di pietra viva assai antico, nel quale si tenevano guardie di confine in occasione di pestilenze>> (B.C.M. dot.Giuseppe Barbieri,manoscritto "Cenni storici e statistiche").

Accanto alle due precedenti, una terza malattia, il "fuoco di sant'Antonio" provocava dolori e bruciori insopportabili, che conducevano a una morta lenta e indubitabile, causata dal consumo di farina di segale impura (il santo invocato per questa malattia era sant'Antonio abate).

La pertosse (tosse asinina) malattia endemica tra XVI e XVII secolo, come il vaiolo sono due delle gravi affezioni infantili, fino al XIX secolo la mortalità del vaiolo è quasi uguale al 100%.

La malattia più pericolosa era comunque il colera, già descritta nell'antica Roma, di velocità impressionante, basta un incubazione di quattro giorni, due giorni dopo la fine. Nell'agosto 1836 Rota sarà duramente colpita, sono numerosi gli atti di decesso negli archivi parrocchiali che rivelano questo male.

La pellagra colpiva particolarmente il bergamasco e le sue valle, l'assenza di vitamina P.P. nel granoturco, alimento quasi unico per la parte più povera della popolazione, la polenta riempiva la pancia ma distruggeva il cervello. Nel 1830 si contano più di 6000 casi nella provincia di Bergamo

Altra affezione dovuta a una carenze alimentare, il gozzo, tumefazione della ghiandola tiroidea dovuta alla mancanza di iodio nelle acque alpine, i "Gosatù" di Rota Dentro sono ancora ben presenti nella memoria collettiva dei valligiani.

Già all'inizio del '500 nel libro di Giovanni Silini: "Bergamo 1512" Narrazioni dal patrizio veneziano Marco Antonio Michiel (1484-1532) nella sua descrizione dei valligiani, possiamo leggere <<…I loro corpi, per grazia del cielo, sono sani, vegeti e resistenti alle fatiche, ma spesso deformati da enormi tumefazioni del collo, una deformità che qualcuno attribuisce all'aria ed altri all'acqua.>>

A Rota abbiamo alcune notizie del chirurgo Antonio Maria figlio d'Ambrosio Rota di Carosso che pratica la sua arte nel 1759, nella stessa epoca il medico Francesco Daina della Torre va ad aiutare, anche a Locatello, le donne a partorire.

Per mancanza della più semplice igiene, oggi elementare (lavaggio delle mani) febbre puerperale e tetano provocano ecatombe tra le partorienti.

Non esistevano né anestesie, né antisettici, il chirurgo usava molto il fuoco per cauterizzare le ferite. Purtroppo pochi "fisici" tenevano conto del precetto "primum, non nocere" dei saggi medici coscienti dei loro limiti. Barbieri, farmacisti e diversi ciarlatani erano generosi con medicine inutili: salasso e purga, le due cure più usate accanto alle sanguisughe e a piante medicinali.

Per finire con queste dolorose e tristi notizie, ecco i dati rilevati negli archivi parrocchiali di Rota:

Questo è un semplice progetto, schizzo di studio, che riguarda una parte dei decessi rilevati tra 1629 fino al 1836 essenzialmente per Rota Fuori. Dopo avere eliminato i casi incerti, ho ottenuto un elenco di 674 abitanti morti nel comune. Nel corso di questi due secoli ho censito circa 4000 nascite di registrati per le due frazioni di Rota.

Su questi 674 decessi, 355 giovani che non avevano ancora raggiunto i vent'anni di vita, fra i quali 137 bambini non arrivano ad un anno di vita, di cui (dal 1707 al 1830): 59 neonati inscritti "anonimi" o "neonati".

Per affinare queste osservazioni, ho suddiviso questi dati in due periodi: le persone nate tra 1533 al 1728 e quelle nate fra 1730 fino al 1836.

Nel primo periodo (1533/1728): 344 decessi, l'età media della morte è di 38 anni.

Nel secondo periodo (1730/1836): 330 decessi rilevati con un'età media dei decessi, con mio grande stupore, intorno ai 17 anni!

Eliminando da questo conteggio i neonati morti alla nascita, l'età media del decesso passa da 17 a 21 anni. Questo permette di fare un confronto con il censimento del 1803 che metteva in evidenza un'età media della popolazione di 29 anni.

Ovviamente queste cifre hanno soltanto un valore relativo e parziale per di più interpretati da un non professionista della statistica. Tuttavia, questi dati mi hanno sconvolto e penso che ci sia materia sufficiente per uno studio serio e più completo.

Fedi chirurgiche giudiziali

Come le legge attuale, già nel XVI secolo l'amministrazione bergamasca imponeva al console del comune e al medico della valle di denunziare i delitti, gli omicidi e anche ferite d'aspetto criminale. Alla biblioteca Civica A.Mai di Bergamo, esiste un archivio molto interessante intitolato: Valle Imagna - Fedi chirurgiche giudiziale - 1587/1769 permette di prendere coscienza delle violenze che purtroppo in qualsiasi epoca, sono sempre esistite!

Rinaldo Cardinetti, chirurgo della valle, rende conto dei suoi interventi, per avere curato nel:

1671 - Carlo Berizzi di Rota Dentro per una ferita alla gamba destra.

1672 - Laura figlia d'Alberto Baratta a Carosso, per una ferita, con rottura d'osso, alla coscia sinistra.

1678 - Lucia figlia di Giuseppe Mazzoleni, per una contusione alla gamba sinistra.

1679 - Maria figlia di Gio.Battista Rota di Rota Fuori, per una contusione al ginocchio sinistro.

1679 - Lucia figliola di Giuseppe Baratta di Carosso, al braccio sinistro.

1680 - Francesco di Gio.Maria Barrachi, Maddalena di Stefano Manzoni di Rota F., Alessandro del q.Carlo Rota.

1681 - Gio.Antonio di Andrea Bolis di Rota Dentro, per cinque contusioni!

1681 - Gio.Maria Daina della Torre, alla spalla sinistra.

1687 - Genovario Quarenghi di Caguarinone, per una ferita alla testa.

Dal dottor Gio.Pietro Cardinetti, sappiamo le sue cure, nel:

1710 - Paolo di Cristoforo Galeotti del Pendezzo, per diverse ferite.

1712 - Maria moglie di Andrea Tondini a Cà Buoi (Caboli).

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