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Invernizzi,
C'è notizia d'un Giovanni figlio d'Antonio capo famiglia a Rota nel 1606.
Inoltre, troviamo un Angelo figlio di Giovanni, abitante di Rota D. capo famiglia nel 1634.
La prima famiglia stabilitasi veramente a Rota F. è quella di Giovanni (1622/1696) figlio di Michele di Morterone. La sua discendenza vive a Pajarolo, e, da là, anche nella contrada Campi. Da notare, un suo discendente: Gio.Battista (1777/1812), "morto in prigione" a Bergamo.
Altra famiglia, quella di Giacomo, nato circa 1635, soprannominato "Podesta", probabilmente perchè fu eletto Console di Rota Fuori nel 1674.
Il primo Invernizzi, della mia famiglia, ramo paterno detto "Bardella", a stabilirsi a Rota fu Giovanni Antonio figlio di Gennaro, nato il 1 gennaio 1782 a Corna, nella contrada di Regordà di Là.
Si sposò il 14 ottobre 1806 con Elena Tondini, che abitava a Rota Dentro, contrada Cantello. Durante i primi anni di matrimonio vissero a Regordà, dove nacquero, fra il 1807 e il 1810, tre dei loro figli. La prima data che testimonia la loro presenza a Rota Dentro è la nascita del mio avo Giuseppe Antonio, nato il 13 febbraio 1820 a Cantello, descritto come "muratore e inquilino" (registro Stati delle Anime).
L'attuale casa della Torre sarà comprata soltanto nel 1920 da mio nonno Antonio.
Il ricordo d'infanzia d'una giornata d'estate, a Rota Fuori. Dopo aver visitato il cimitero, con mio padre e mio nonno Antonio, avevo fatto il giro della chiesa … rivedo mio nonno che ne indica il soffitto, mostrando un affresco e spiegandoci che un nostro "antenato" era servito da modello all'artista che aveva dipinto quella scena....
Questa tradizione familiare, confermata dai parenti, mi ha indotto ad ampliare le mie ricerche.
La chiesa di San Siro è stata costruita nel 1724 e terminata nel 1765, gli affreschi del soffitto sono stati rifatti tra 1906 e 1908 dall'artista Giovanni Cavalleri di Sabbio, con la collaborazione del decoratore EugenioTironi. Il mio bisnonno, Giuseppe Maria Invernizzi fu sacrestano di questa chiesa (archivi parrocchiali: libro 17 Fabbriceria di Rota Fuori, 1876/1935). Egli succede a Sibella Martino, pagato 66,55 Lire per l'impiego di sacrestano nel primo semestre del 1907, ed è pagato 70 Lire nel secondo semestre dello stesso anno (1908: 125 Lire; 1909: 125 Lire ed in 1910: 26 + 62,50 Lire). Dunque dal 1907 al 1910, Giuseppe Maria Invernizzi, sacrestano, residente a Caguaccio (vicino alla chiesa) fu probabilmente il modello ideale, dell luogo... "grande e barbuto" come questo personaggio dipinto all'soffitto.
Origine del cognome:
La forma più vicina e più antica di questo cognome appare:
Nel "Codex Diplomaticus Mediolanensis" // Pergamene milanesi :
Alla data del8 novembre 1174 a Milano e citato Invernus Dalapiscina.
<< […] Secondo il Merati, alla base sta l'aggettivo invernicio, invernizio, detto di cosa che compare o nasce in inverno e propone che venisse applicato ai bambini nati nella stagione invernale. Più verosimile, invece, l'accostamento alla località d'Erna, ai piedi del Resegone, che trarrebbe il suo nome dal latino vernus "primaverile" e ciò per la sua posizione solatia sulla falda del monte, e per il clima mite. Gli Invernizzi potrebbero essere quindi originari dei Piani d'Erna. Molti Invernizzi, peraltro, provengono dalla bergamasca dove non si può escludere, in ogni caso, l'esistenza di una località anticamente chiamata vernus.
Infine va presa in considerazione un'ulteriore ipotesi interpretativa di questo gentilizio: nei dialetti valtellinesi esiste l'aggettivo invernìsc che significa "arrabbiato, imbronciato", dal latino hibernus con trasposizione delle caratteristiche climatiche sulle reazioni psicologiche, come più spesso succede in direzione opposta, come osserva Remo Bracchi nel suo crescente"Dizionario etimologico grosino". Il cognome può quindi essere stato un soprannome,dato a persone scostanti, poco socievoli […]>>
Brano di:"Cognomi e famiglie delle province di Como e di Lecco", de "La Provincia" di Lecco de 1997.
---------ooOoo--------- << […] Come scrive D. Olivieri, Invernizzi è cognome fra i più frequanti, almeno a Milano, Bergamo ecc. (a Milano anche con l'aferesi di in nella forma Vernizzi ).Non lo si può separare dall'idea dell'inverno. Probabilmente invernizzo (oggi sostituito da invernengo) fu epiteto che anche i dialetti lombardi usavano a indicare cosa che accade, o nasce, d'inverno (per esempio il grano seminato nell'autunno tardo). Allo stesso modo, ossia per la stessa ragione, si dev'essere usato, dovunque, il nome Iverno o Inverno (in latino Hibernus ) per designare una persona nata d'inverno. Il gentilizio Inverni, i derivati Invernizzi, Invernicci e Invernici con i composti Malinverno e Malinverni sono presenti in Lombardia e raggiungono la Liguria centrale (St. ill. 15 marzo 1958). Alcuni di essi potrebbero dipendere anche dal toponimo Inverno in provincia di Pavia e dall'etnico corrispondente (De Felice, Diz.147) […].>>
Informazioni di Don Remo Bracchi.
Invernizzi, origine in Valle Imagna
Una pergamena della biblioteca Civica A.Mai di Bergamo datata 1391 parla di Zano Invernizis nativo di Lecco abitante a Brumano. Allo stato attuale delle mie conoscenze risulta essere il più vecchio Invernizzi citato finora.
Le varie ricerche dimostrano l'origine del cognome Invernizzi nell'attuale provincia di Lecco, Il dott. Angelo Invernizzi, raconta una tradizione familiare:
<< […] attorno all'inizio dell'era cristiana nella pianura comasca, una formazione militare romana veniva sconfitta dalle truppe dei barbari.Un soldato romano per sfuggire alla morte si rifugiò nella Val Sassina dove, stanco della vita militare, iniziò a lavorare la terra. Dimostratosi buon contadino trovò moglie e formò una famiglia.
Col crescere della famiglia, aumentò anche la terra coltivata e la sua mandria. Giunse il momento che d'inverno, si trovava in difficoltà a nutrire tutte le sue mucche con il fieno che produceva e decise da allora in poi di traslocare all'inizio della brutta stagione la sua mandria in pianura per trascorrere l'inverno.
La popolazione della pianura che vedeva sempre all'inizio dei primi freddi arrivare il contadino dalla Val Sassina, incominciò a dire " Arriva l'inverno, arriva l'inverno!"e da qui é nato il cognome Invernizzi. Altra tradizione molto più recente chè racconta le nostre origine veniènte da Morterone.[ ...]>>
Soprannome
Le tradizioni e il numero di famiglie Invernizzi hanno imposto la distinzione dei vari rami con l'uso di soprannomi: "Gubi" "Pieròte" "Palosi", Fuipiano: "Trani - Bracha"... Secondo Angelo Invernizzi, la traccia scritta più antica della denominazione "Bardella" appare in un atto notarile del 1538, in cui si legge "Invernizzi Giovanni detto Bardella." Una definizione del soprannome è presente nel libro di A.Carminati (Castignì di Sansimù, p. 210):
<<[…] Bardèla, è legato al grembiule di grosso panno, senza maniche - come öna begaröla - che, ricoprendo sola la parte anteriore del corpo, riparava calzoni e camicia dai frammenti a scaglie che scheggiavano all'intorno nel lavorare il sasso con mazetta e scalpello>>.
A Regorda di Là, la maggior parte degli abitanti era composta da "möròcc": muratori e "pecaprìde": scalpellini, (alcuni lo sono ancora).
Nel 1575, sono citati gli "heredi di Marti di Bardelò della Caplò" a Fuipiano durante la Visita di San Carlo Borromeo.
Un'altra possibilità: un matrimonio con una signora "agiata"........
Nei documenti più antichi, costituiti dai registri notarili, riguardanti la famiglia Invernizzi di Corna (1554...) il repertorio all'inizio d'ogni registro parla soltanto di Bardella, nome che appare più volte, in seguito, sull'atto: "Gio. Ant. Bardella di Invernicis...". Questa dicitura può far pensare a un cognome aggiunto ad uno già esistente, più che ad un soprannome. L'impiego come soprannome appare nel modo seguente (XVIII secolo): "Joseph Invernizzi detto Bardella...." È dunque possibile immaginare (all'origine di ciò che diventerà un soprannome) un matrimonio tra membri della famiglia Bardelle e della famiglia Invernizzi.
Tanto più che diversi documenti parlano dei "Bardelle di Rotha", insediati nel '400 intorno ad Almeno San Bartolomeo. Nella Visita di S.Carlo Boromeo nel 1575 è citato a Roncola un legato d'un certo Damiano Bardelli de Rota.
Una pergamena datata del 31 ottobre 1194 a Ostiano, cita un certo Johannes Bardela
(Pergamene bresciane / Ss. Cosma e Damiano / "Codex Diplomaticus Brixiensis").
(26 persone censite a RD prima del 1866 - 146 persone censite a RF prima del 1920)
Cognomi: A.B.C. - D - E.F.G. - L - M - P - Q - R - S.T.V.Z - Diverse