L'ISOLA CHE NON C'E'

 

Peter Pan, l’eterno fanciullo, l’adolescente che non vuole crescere, viene preso come modello di una nuova strategia.
Il "Peterpanismo" non viene interpretato come ombra  e complesso materno negativo, bensì come ancora di salvezza come antidoto al malessere insito in una società che ci abbruttisce, ci rende cinici ed insensibili.
"E’ necessario restare bambini pur essendo divenuti adulti", e recuperare la spontaneità, la creatività, la fantasia. Nel moderno occidente l’educazione tende sempre più precocemente a formare l’adulto nel bambino, reprimendo le espressioni tipiche della fanciullezza, mentre è opinione comune che solo conservando certe caratteristiche tipiche del mondo infantile, si possa avere esperienza della vita in tutta la sua ricchezza. La fanciullezza, deve essere intesa, però, come fatto interiore positivo non come “la non maturità!” Non ci rendiamo più conto di quanto sia impoverita ed irrigidita l’espressione della nostra umanità, di quanto il modello di adulto proposto e a cui ci uniformiamo sia svuotato e inespressivo. Un adulto che non conosce più l’entusiasmo, che non stimola la propria curiosità, che stenta a meravigliarsi, che non sa godere il qui ed ora, il presente ed ha vergogna a dare voce alla propria emotività, ritiene prova di autonomia non chiedere mai comprensione e carezze.
Giudichiamo infantile il gioco, non osiamo chiedere mai nemmeno agli amici, releghiamo come svaghi attività come la danza o la musica, ci stupiamo se un individuo canticchia per strada trotterellando: pensiamo che sia svagato, sventato, infantile. Tutti abbiamo sperimentato l’effetto rivitalizzante della compagnia di un bambino: la mobilità del suo pensiero, la vivacità dello sguardo pronto a stupirsi del perenne fluire delle cose, della meraviglia della vita. Frequentare i bambini ci ricarica, i bambini non hanno pregiudizi, vivono un’apertura incondizionata al nuovo. Avete mai guardato negli occhi un neonato? E’ un’occasione per vedere l’universo con occhi diversi e senza dubbio quello sguardo ci conferma che il bimbo viene da lontano.
Cristo diceva: "Se non diverrete come bambini non entrerete nel regno dei cieli".
Divenire come bambini significa allora nutrire il proprio bambino interiore e ciò significa generarsi come figli, significa in altri termini diventare i propri genitori.

Forse siamo noi ad avere qualcosa da imparare dai bambini, abbiamo bisogno di recuperare lo sguardo infantile, lo sguardo incantato. Il bambino nel suo viaggio di esplorazione verso il mondo coinvolge tutti i sensi, tatto, udito, olfatto vista.
 Il bambino è l’apertura, l’entrata in gioco degli istinti: diventare come bambini significa essere aperti nei confronti degli altri, pur ricordando che i bambini conoscono il dolore e la morte.
Non l’infanzia in sé ma lo sguardo dell’infante è ciò che vogliamo recuperare, il puer, il bambino interiore viene interpretato componente giovanile della personalità, quell’anelito incoercibile all’esplorazione del mondo, alla ricerca, al girovagare.
Se l’Archetipo del giovane eterno può descrivere una definita nevrosi dell’uomo, occorre forse guardare al Puer che Peter Pan incarna con altri occhi. Peter Pan non solo come modello di un rifiuto dell’importanza di crescere, ma come lo strenuo difensore di valori e atteggiamenti che solo nell’infanzia sembrano essere riconosciuti ed accettati, perchè l’educazione razionalistica dell’Occidente vive con timore quell’eros libero che potrebbe scardinare l’ordine su cui si fonda la nostra civiltà.
La storia di un Peter Pan divenuto adulto, un Peter Pan che ha dimenticato tutto il passato e soprattutto ha scordato di saper volare. Così, da grande, si ritrova nell’ "Isola che non c’è" e scopre il potere dell’immaginazione creativa, scopre che se si immagina una cosa intensamente essa diverrà realtà.
Strategia necessaria allora se ci porta a dover compiere un viaggio a ritroso per scoprire il pensiero ricordando che siamo divenuti adulti.

 "I bambini vedono le montagne, gli adulti non vedono le montagne, i saggi vedono le montagne". E’ con questo pensiero che si può ancora pensare che l’essere bambini dà valore grande all’adulto che è bambino dentro sé, pur vivendo da adulto.


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