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 RIME DANTESCHE

Sotto questo titolo si raccolgono tutte le liriche che Dante compose nell'arco della sua vita e che rimasero fuori dalle sue opere maggiori come la "Vita nuova" o il "Convivio". Si può così attraverso esse ricostruire tutto l'itinerario stilistico e tematico del poeta Dante, che parte dall'influenza dei modelli precedenti, provenzale e guittoniano per trovare poi una propria strada fortemente innovativa.
Dante riprende i motivi dell'amore cortese, inserendoli negli schemi del sonetto o della canzone, e li rinnova sulla base del proprio personale sentire. Spensieratezza e galanteria si alternano all'angoscia e allo sgomento che l'amore è capace di suscitare nell'uomo (e qui è palese l'influenza del suo grande amico Guido Cavalcanti), che prendono forma in immagini di dolore e morte. Dante non si accontenta però del puro edonismo del Cavalcanti, dando alla sua poesia il senso della moralità e della religiosità: il valore di Beatrice è dato anche dalla sua bontà e carità, ideale di bellezza spirituale che Dante vorrebbe eguagliare e che può in ogni caso celebrare. In vari componimenti affiora invece il rammarico del fatto che anche Beatrice è destinata a morire, e il dolore viene amplificato nei componimenti successivi alla morte dell'amata. La consolazione non può venire che dalla fede e da un'amore ancora più grande che assorbe in sè e santifica anche quello per la donna terrena: quello di Dio. Strumento per godere appieno di questo nuovo sentimento è la Filosofia, apportatrice di saggezza e delle altre virtù umane cantate da Dante: Gentilezza, Leggiadria, Liberalità.
Notevoli per la loro originalità sono le rime cosiddette "petrose", in cui Dante presenta una donna bellissima epperò dura come pietra, che suscita nell'autore un'amore senza speranza; anche lo stile espressivo è adeguato a questa "petrosità": la donna è ingiusta nel suo negarsi al poeta, che sogna di vendicarsi; il modello a cui Dante si ispira qui è il grande trovatore provenzale Arnaut Daniel. Nelle rime posteriori all' esilio si specchia un Dante più serio e distaccato, che nella sua solitudine analizza il proprio passato, e rimpiange la libertà perduta ingiustamente.

                       

 

Canzoni
Dante Alighieri a Dante da Maiano Allo stesso 1 Allo stesso 2 Allo stesso 3
Se Lippo amico Lo meo servente core La dispietata mente Non mi poriamo già
Guido, io vorrei che tu Per una ghirlandetta Madonna, quel signor che voi portate Deh, Violetta
Volgete li occhi Deh, ragioniamo Sonar bracchetti

Sonetti

Com più vi fere Amor Sonetto De gli occhi della mia donna Ne le man vostre
E m'incresce di me Lo doloroso amor Di donne io vidi Onde venite voi
Voi, donne Un dì si venne A Forese Donati Voi che savete ragionar d'amore
Poscia ch'Amor Parole mie che per lo mondo siete O dolci rime che parlando andate Due donne
I' mi son pargoletta Perché ti vedi giovinetta e bella Chi guarderà già mai Amor, che movi tua vertù
Io sento Io Dante a te A Cino da Pistoia Messer Brunetto
Io son venuto Al poco giorno Amor, tu vedi ben Così nel mio parlare
Tre donne intorno Se vedi li occhi Doglia mi reca A Cino da Pistoia 2
Amor, da che convien

Per quella via

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