Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Segnala abuso Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 

visitatori dal 6.1.2002

bandiera italiana

MEMORIA

bandiera italiana

Gladio in Sicilia
Dalla relazione presentata dal senatore Massimo Brutti, a nome del gruppo del Partito Democratico della Sinistra, alla Commissione parlamentare antimafia (1993)

Su ] Delitti della Mafia ] Libero Grassi e Tano Grasso ] Cosa Nostra: le regole della mafia siciliana ] Falcone: vi spiego cos'è la mafia ] Boss mafiosi ] Il boss Totò Riina ] La Magistratura e la mafia ] Ingroia: la lotta alla mafia oggi ] [ Gladio in Sicilia ] De Gennaro: un grande poliziotto ]

nella pagina:

Cosa era Gladio secondo l'Associazione Italiana Volontari Stay Behind  (collegamento esterno)

Cosa era Gladio secondo Misteri d'Italia, l'archivio storico-giornalistico che raccoglie documenti e materiali di cui è accertata la provenienza e di cui viene sempre citata la fonte  (collegamento esterno)

Gladio in Sicilia (Parte della relazione presentata dal senatore Massimo Brutti, a nome del gruppo del Pds, alla Commissione parlamentare antimafia)

simbolo della Stay Behind, la struttura militare segreta della NATOCosa era Gladio secondo l'Associazione Italiana Volontari Stay Behind

Gladio era una "speciale" organizzazione militare segreta anti-invasione, il cui addestramento era curato da una particolare "sezione" dei Servizi Segreti Militari della Repubblica Italiana, erede della famosissima "Sezione Calderini" che durante la Resistenza aveva sovrainteso alle missioni congiunte con gli alleati nel territorio occupato dai tedeschi dal 1943 al 1945. La Gladio era peraltro una struttura presente con le stesse caratteristiche in tutti i paesi della Nato in funzione anti-invasione. Alla fine del 1990 la Gladio fu rivelata all'opinione pubblica dall'allora Presidente del Consiglio Andreotti.
Alla Gladio la "vulgata" storica della sinistra, come confermato dalla impostazione della relazione dei Commissari DS alla Commissione Stragi, avrebbe voluto assegnare la responsabilità di essere stata il modello degli strumenti di illecito intervento negli affari interni del nostro paese degli Stati Uniti d'America.
Supposte "prove" di una congiura per impedire la democratica partecipazione del PCI al governo del paese, erano già state smentite dai risultati di precedenti inchieste della Magistratura.
La sentenza della Corte di Assise di Roma del 3 Luglio 2001 ha fatto definitivamente giustizia di questa straordinaria operazione di mistificazione.
Gli ex gladiatori, durante l'ultimo decennio, hanno sempre rivendicato il valore positivo del servizio prestato nella organizzazione Stay Behind Italiana e richiedono oggi che esso sia equiparato, a tutti gli effetti, al servizio prestato volontariamente nelle Forze Armate della Repubblica.


LA CORTE DI ASSISE DI ROMA 
DISPOSITIVO SENTENZA

Repubblica Italiana 
In nome del Popolo Italiano

La II CORTE DI ASSISE DI ROMA 
Alla pubblica udienza del 3 luglio 2001 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA

Visto l'art. 530 e...)
assolve Martini Fulvio e Inzerilli Paolo dai reati a loro ascritti al capo a) relativamente alle ipotesi di soppressione, occultamento e distruzione della documentazione concernenti i rapporti con i centri periferici e di soppressione e occultamento di microfilms di materiale documentale per non aver commesso il fatto; assolve Invernizzi Gianantonio dal reato di cui al capo c) e gli stessi Martini e Inzerilli dalle altre imputazioni loro rispettivamente ascritte perché il fatto non sussiste. Ordina il dissequestro e la restituzione al SISMI della documentazione in sequestro. Fissa in giorni 90 il termine per il deporto della motivazione.

simbolo di Gladio, la struttura militare segreta italianaCosa era Gladio secondo Misteri d'Italia, archivio storico-giornalistico

L’esistenza di una struttura segreta armata, formata da civili e militari, che disponeva di una propria base (segreta anch’essa) in Sardegna è stata scoperta nel 1990 da un magistrato veneziano, Felice Casson, il quale, indagando sui depistaggi operati dai carabinieri e dai servizi segreti nell’inchiesta sulla strage di Peteano (Gorizia), era incappato in alcuni depositi di armi, munizioni ed esplosivi, segretamente gestiti dagli uomini del SISMI.
A svelare il segreto di Gladio, alla fine del 1990, è però il Presidente del Consiglio dell’epoca, Giulio Andreotti, che con le sue rivelazioni innesca uno scontro violentissimo tra poteri dello Stato che fa tremare le istituzioni.
Ma che cos’è Gladio? Formalmente costituita nel 1956 con il nome di Stay Behind ("Stare indietro"), in realtà l’organizzazione armata esiste fin dall’ottobre 1951 e la sua formazione è avvenuta sulla base di accordi tra servizi segreti, fuori da qualsiasi regola democratica (senza essere stata approvata dal Parlamento per cui per decenni l'opposizione oltre che gran parte dei responsabili del Governo ne sono stati tenuti all’oscuro) e solo nel 1959 verrà formalizzata la sua costituzione in ambito NATO. Se sulla carta Gladio doveva avere soltanto compiti di difesa (tutela dei confini orientali i più esposti all’eventualità di un’invasione sovietica), in realtà tra i suoi compiti vi era anche quello di applicare il piano Demagnetize (Smagnetizzare), elaborato dalla CIA, che consisteva nella messa in atto di una serie di "operazioni politiche, paramilitari e psicologiche, atte a ridurre la presenza del partito comunista in Italia e in Francia".
Gladio, quindi, non era soltanto uno strumento difensivo, ma una struttura armata di controllo interno, in funzione anticomunista e a confermarlo arriveranno, con il passare degli anni, altri documenti.
Ma quanti uomini hanno fatto parte di Gladio? Con quali criteri sono stati arruolati? Perché tra i suoi adepti e presunti tali compaiono tanti nomi di persone poi implicate nella strategia della tensione? A 50 anni dalla sua costituzione, gli angoli bui di Gladio sono ancora molti. Troppi.

Gladio in Sicilia

Documenti sulla rete clandestina in Sicilia.

La decisione di creare una rete clandestina nel Mezzogiorno d'Italia sembra pienamente realizzata negli anni 80.
Alcuni documenti di recente acquisiti mostrano come la rete sia stata operante ed anzi in fase di allargamento nel 1984. "La rete Sud - è scritto in un appunto riservato dell'11 giugno 1984 - rivolge le sue attenzioni principalmente alla ricerca di Z.L. e Z.S. (zone atterraggio e sbarco) nonché alla ricognizione delle zone già prescelte da parte di questi agenti che non hanno partecipato alla individuazione sul terreno...". Il riferimento a zone di atterraggio e di sbarco può presupporre la disponibilità di mezzi aerei e di natanti. Della disponibilità di un aereo si trova traccia - come vedremo tra poco - proprio in relazione alla struttura Gladio in Sicilia. Tuttavia, non si capisce quali siano le finalità perseguite, in anni nei quali l'ipotesi di attacco sovietico dal Mediterraneo appare del tutto irrealistica.
Nell'isola, la rete di azione clandestina sembra modellarsi sulle indicazioni contenute nel documento del servizio statunitense dei primi mesi del '73 ("valutazione informativa-operativa"). Anzi, l'estensione è assai maggiore di quanto indicato nella ipotesi originaria.
I documenti delineano infatti un organigramma che comprende Trapani, Santa Ninfa, Pantelleria, Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Catania, Caltagirone, Messina, Santo Stefano di Camastra, Ragusa e Siracusa. Fatta eccezione per Santa Ninfa e per Pantelleria, ove veniva previsto un solo nucleo, nelle altre sedi la struttura si articolava in un comando e in quattro nuclei destinati ad operazioni di sabotaggio, di esfiltrazione, di informazione, di propaganda.
Non sappiamo quanto questo assetto organizzativo si sia tradotto in concrete attività. (1) Gli indizi provenienti dagli appunti del 1984 appaiono genericamente riferibili alla rete sud e non siamo in grado di dire se vi siano presso la Commissione stragi o agli atti dei procedimenti giudiziari altri documenti dello stesso genere non acquisiti dall'Antimafia. Sappiamo soltanto che nel 1987, quando fu istituito il Centro "Scorpione", la struttura Gladio in Sicilia era già operante. Il capo centro, maresciallo Vincenzo Li Causi, pur nel quadro di gravi reticenze, ammetterà che vi erano elementi esterni, in particolare nel Messinese, i quali già avevano frequentato corsi di addestramento ed erano in attività. (2) Ma se, come afferma Li Causi, l'addestramento continuava a compiersi per questi presso il centro di Alghero, occorre domandarsi quale sia stata la funzione del centro istituito in Sicilia. Li Causi si limita a menzionare "colloqui" con gli esterni e allo stato delle nostre conoscenze (assai scarse per i motivi che abbiamo indicato nel paragrafo 3), ciò può essere interpretato solo nel senso che il Centro siciliano abbia svolto funzioni di raccordo informativo.

Anticriminalità: i rapporti con l'Alto Commissario.

Il centro Scorpione fu per qualche mese diretto dal tenente colonnello Paolo Fornaro. Dal 12 novembre 1980 al 31 maggio 1986 egli aveva svolto le funzioni di direttore della sezione segreteria della 7' Divisione, a capo della quale era il generale Inzerilli. Era stato poi per due mesi a disposizione del nuovo direttore della 7' Divisione ed era andato in pensione il 31 luglio del 1986. Meno di un anno dopo, aveva assunto l'incarico di capocentro a Trapani.
E' stato lo stesso Fornaro a dichiarare, davanti alla Procura della Repubblica di Roma il 16 maggio del 1991, che le funzioni assegnate al centro da lui guidato erano funzioni di contrasto nei confronti della criminalità organizzata. Egli ha affermato che proprio in relazione allo svolgimento di tali funzioni si era recato in Sicilia ed aveva gestito i collegamenti con i gladiatori locali.
Un simile ambito di azione non era proprio soltanto del centro Scorpione. Una finalità comune ai centri di addestramento speciale era stata fissata nel marzo 1987 dal capo della 7' divisione tenente colonnello Luciano Piacentini, in base ad una "determinazione" del direttore del Sismi.
Ciò è affermato dal capitano di vascello Gianantonio Invernizzi e dal colonnello Giuseppe Lembo. (3) Piacentini istruì i capi centro su di una nuova attività Stay-Behind: raccolta passiva di informazioni da parte degli esterni su criminalità organizzata, droga e terrorismo.
In rapporto alle finalità di Stay-Behind e del centro, così indicate, assume particolare rilievo un'affermazione del generale Mario Benito Rosa (presa a verbale dal sostituto procuratore della Repubblica di Roma dr. Saviotti): "A domanda del Pubblico Ministero se nel periodo 1980-89 ha avuto notizia dello svolgimento di attività informativa da parte dello Stay-Behind in ambito interno risponde: Ricordo, senza tuttavia poter essere più preciso per data e contenuti, che non molti anni fa giunse una direttiva della Presidenza del Consiglio al Capo del Servizio, che prescriveva di fornire collaborazione all'Alto Commissario dr. Sica".
Ciò avveniva con ogni probabilità tra l'autunno del 1988 e i primi mesi del '90.
Il presidente del Consiglio era De Mita o Andreotti. Questa dichiarazione meriterebbe di essere posta a base di un'ulteriore accurata indagine. Essendo infatti riferita alla struttura Stay-Behind, essa mostra chiaramente che la presidenza del Consiglio doveva essere al corrente del suo uso a fini interni; anzi la presidenza promuoveva quell'uso. Il che smentisce le solenni dichiarazioni con le quali Giulio Andreotti aveva deplorato alla Camera l'11 gennaio 1991 la destinazione di Gladio contro la criminalità, affermando che questa sarebbe stata disposta a sua insaputa da Martini nell'agosto del 90. Infatti, o era stato egli stesso ad impartire quella direttiva sulla collaborazione dei gladiatori con l'Alto Commissario; o era stato il suo predecessore e vi è da credere che egli non potesse esserne ignaro.
Dall'altra parte la collaborazione di cui ha parlato il gen. Rosa è cosa diversa dalla creazione di un nucleo costituito da personale dei servizi presso l'Alto Commissariato. Questa creazione era prevista per legge. Come ha spiegato alla Commissione Antimafia il 12 gennaio 1993, l'ex Alto Commissario ed attuale direttore del Sisde Angelo Finocchiaro, il nucleo "non è stato formato da personale tratto dai servizi, ma da personale scelto; i nomi venivano comunicati ai due servizi, i quali provvedevano alle procedure di assunzione. Fino a quando non è stato sciolto l'Alto Commissariato, e queste persone non sono rientrate per legge, i servizi non li avevano mai visti fisicamente".
Dunque vi era un'assunzione diretta da parte dell'Alto Commissario, che aveva l'effetto di collocare formalmente all'interno dei servizi gli agenti prescelti. Invece, la direttiva sopra indicata appare praeter legem e - nei termini in cui ne parla il Gen. Rosa - doveva riferirsi a personale già operante nell'ambito del Sismi, non scelto dal dr. Sica e che avrebbe dovuto stabilire un collegamento con l'Alto Commissario, aggiungendosi in qualche modo agli agenti di sua fiducia.
Ce n'è abbastanza per chiedere un pieno accertamento di tali aspetti e per esaminare a fondo quali siano state le presenze e le funzioni di agenti dei servizi nell'attività all'Alto Commissariato.

I tre anni del centro Scorpione.

L'ammiraglio Martini ha affermato in una deposizione del 23 gennaio 1992 che l'attività di Stay Behind da lui voluta in funzione di lotta contro la criminalità organizzata non andò in porto.
Ma sta di fatto che il centro Scorpione, operante nelle zone più duramente investite dai fenomeni di criminalità organizzata, restò in vita tre anni, che fu diretto da due personaggi di rilievo ed infine che sono stati acquisiti dall'autorità giudiziaria alcuni documenti relativi alla sua contabilità, dai quali risultano spese effettuate per la retribuzione di informatori.
Nel settembre del 1987, al posto di Paolo Fornaro, divenne capo centro il maresciallo Vincenzo Li Causi, che conservò tale incarico fino all'aprile del 1990.
Anch'egli era molto vicino al generale Inzerilli, con il quale aveva direttamente collaborato in funzioni di antiterrorismo, in particolare durante il sequestro Dozier, "per attività investigative di supporto".
Quella operazione speciale era stata diretta personalmente da Inzerilli. Anche alla luce di tale notizia, è più che mai opportuno verificare se siano attendibili le affermazioni formulate nell'ambito del processo Chinnici da un ufficiale della guardia di finanza, in relazione al libanese Bou Ghebel Ghassan, trafficante di droga, legato ai gruppi mafiosi, che avrebbe collaborato con il Sismi in relazione al caso Dozier. Ghassan definito dall'alto commissario De Francesco come un "delinquente internazionale", svolgeva funzioni di confidente nel 1983 e a Palermo aveva contatti con il funzionario di polizia De Luca. Sembra in realtà che per il sequestro Dozier vi fossero stati anche altri contatti con elementi mafiosi. Ciò risulta da quanto ha detto Gaspare Mutolo davanti alla Commissione Antimafia.
All'inizio del 1987, inoltre, il maresciallo Li Causi aveva partecipato ad un'altra operazione delicatissima, riconducibile ad una finalità di antiterrorismo ed effettuata a Lima in Perù. L'operazione - a cura della struttura Stay Behind - era stata direttamente ordinata dal presidente del Consiglio Craxi ed era costata un miliardo. Alan Garcia, Presidente del Perù dal 29 luglio 1985 ed esponente dell'Internazionale socialista, si trovava in una fase di forte contrasto con gli altri gradi militari del suo paese e quindi in una condizione di elevata insicurezza. Lo scopo dell'operazione sembra essere stato quello di apprestare uno speciale apparato protettivo attorno al Presidente. Non è questa la sede per valutare specificamente le modalità seguite, in rapporto ai compiti istituzionali e alle norme regolatrici dei servizi. In base a ciò che sappiamo l'operazione sembra essere stata del tutto clandestina. Essa ha implicato il rapporto con uno Stato estero al di fuori di ogni protocollo. Con ogni probabilità il Ministro degli Esteri e il Ministro della Difesa ne sono rimasti all'oscuro, così come dev'essere rimasto all'oscuro il Cesis.
Una clandestinità di questo genere significa anche illegalità dell'operazione. Se così è stato, si può credere che la scelta della struttura Gladio, in quanto al di fuori di ogni controllo, sia stata determinata proprio dal carattere illegale delle attività da compiere. (4)
Le vicende ora ricordate dimostrano, d'altra parte, l'alta specializzazione del maresciallo Li Causi. È poco verosimile che dopo questa missione egli sia stato mandato in Sicilia - come ha ripetutamente affermato - senza specifiche direttive, senza una rete e senza i mezzi per costituirla.
Esistono documenti contabili relativi alle spese sostenute dal centro Scorpione ed essi sembrano riferirsi alla retribuzione di informatori esterni. Si è potuto esaminare solo una documentazione assai parziale che si riferisce ad un periodo nel quale il centro Scorpione era già stato smobilitato. La sua chiusura risale infatti all'aprile del 1990, mentre i mesi indicati vanno da settembre a dicembre dello stesso anno e le spese per ciascun mese oscillano da 1.450.000 lire a 1.900.000.

Contraddizioni e reticenze.

Le dichiarazioni relative al centro Scorpione possono distinguersi in tre categorie. In primo luogo le dichiarazioni di esterni, che si limitano a menzionare l'istituzione del centro. In secondo luogo alcune dichiarazioni assai scarne, come quelle di Fornaro e Li Causi che offrono notizie verosimili sul suo funzionamento. Fornaro ammette una gestione unificata dell'attività dei gladiatori. Li Causi fornisce ragguagli sulla sede del centro, ammette che esso aveva in dotazione un aereo, racconta come questo facesse capo ad un club e dove fosse ubicata la pista di decollo ed atterraggio. In terzo luogo, abbiamo dichiarazioni evidentemente inverosimili da parte di queste stesse persone che negano ogni funzione del centro, fino al vero e proprio rifiuto di fornire elementi utili alle indagini.
Il maresciallo Li Causi ha dato tra l'altro una spiegazione relativa ai documenti contabili del centro Scorpione, volta ad escludere qualsiasi rapporto con informatori esterni. Le spese erano registrate con riferimento a diversi nominativi di informatori, ma in realtà questo sarebbe stato un espediente per poter assicurare una retribuzione al tenente colonnello Paolo Fornaro, che era in pensione.
Anche dopo l'arrivo di Li Causi a Trapani, Fornaro avrebbe mantenuto un rapporto di collaborazione, istituzionalizzato per disposizione dell'ammiraglio Martini l'8 giugno 1987. In virtù di questa autorizzazione, il Fornaro sarebbe stato periodicamente retribuito. Secondo la ricostruzione di Li Causi, questa retribuzione non veniva in alcun modo registrata e si faceva figurare invece il pagamento di singoli informatori.
Si tratta di un espediente irregolare. Le firme sulle quietanze sarebbero state apposte da colleghi del servizio operanti a Roma, ai quali il capo centro di Trapani - così egli afferma - chiedeva di sottoscrivere, per non fare apparire la sua grafia. Questa prassi sarebbe continuata fino alla fine di dicembre del 1990. È chiaro che la redazione di false attestazioni di pagamento, riferendosi a danaro pubblico, non può non avere una rilevanza penale. Si può ritenere che il maresciallo Li Causi sia consapevole di ciò. Le sue poco credibili dichiarazioni secondo le quali i documenti falsi e le firme fittizie sarebbero stati predisposti a Roma, non si spiegano se non con l'intento di mantenere le indagini relative, così come tutte le altre su Gladio, presso la Procura della Repubblica di Roma, dove finora il procedimento è sostanzialmente rimasto fermo.
In contrasto con quanto detto da Li Causi, occorre sottolineare che dalla deposizione del tenente colonnello Fornaro non risulta affatto il perdurare di suoi rapporti con il centro Scorpione, né tanto meno che egli avesse avuto, sia pure in modo anomalo, la posizione di "informatore esterno". Anzi, riassumente la propria attività nell'ambito dell'operazione Gladio, egli ha detto soltanto di avere gestito per due-tre mesi i collegamenti con i gladiatori siciliani.
Non è quello il solo elemento di contraddittorietà e di inverosimiglianza.
Ancora più singolare, al riguardo, ci appaiono le dichiarazioni del maresciallo Li Causi circa la pista di decollo ed atterraggio di cui disponeva il centro Scorpione in località Castelluzzo, nei pressi di S. Vito Lo Capo, e a proposito dell'aereo utilizzato dai gladiatori. La zona di Castelluzzo sarebbe stata scelta perché era quella che non interferiva, per la sua collocazione, con il traffico aereo, nel senso che non veniva captata dai radar in funzione negli aeroporti di Trapani e Palermo. Si tratta di un''affermazione impegnativa, che però lo stesso maresciallo Li Causi ha immediatamente rettificato e capovolto, indicando la vera ragione nel fatto che in una zona con traffico aereo eventuali incroci avrebbero provocato spostamenti d'aria, con il rischio di far precipitare il velivolo.
Egli ha raccontato anche che il tenente colonnello Fornaro aveva istituito un club (denominato "Pinguino"), con un Presidente ed altre cariche sociali, a cui il velivolo doveva essere intestato.
Conclusivamente sulla disponibilità di questo mezzo aereo, il maresciallo Li Causi ha dichiarato di non essere in grado di riferirne lo scopo. È un'affermazione a dir poco paradossale, dal momento che per tre anni egli è stato responsabile del centro e quindi dell'uso dell'aereo medesimo.
Anche ad altre domande il sottufficiale ha risposto opponendo una sconcertante ignoranza di tutto ciò che poteva riguardare il centro da lui diretto.
Di fronte alla stranezza, che gli veniva fatta notare dal pubblico ministero di Trapani, per cui durante tre anni di permanenza a capo di un Centro operante in quella città, non erano state da lui reclutate né segnalate persone qui residenti, egli rispondeva di aver voluto essere prudente. Se accettiamo la tesi che il centro servisse a predisporre strutture di guerriglia per un indeterminato futuro, non si spiega tanta difficoltà nel reclutamento. E se si trattava di attività informative, come risulta chiaro dall'evoluzione generale di Stay Behind, nonché da singole ammissioni relative al caso specifico, è pensabile che queste attività fossero prive di contatti con l'ambiente locale?
Essendo stato mostrato a Li Causi un documento contenente la segnalazione di quadranti graficamente diversificati, con vari colori e rispondenti a vane parti e località del territorio siciliano, dichiarava di non aver mai visto questo documento, pur proveniente dallo Stato maggiore e relativo alla pianificazione di attività che egli, come capo centro, avrebbe dovuto almeno conoscere.
Infine, sugli scopi del lavoro svolto in Sicilia, egli aveva sottolineato che la finalità della rete era quella di tutelare il territorio nazionale in caso di occupazione nemica. Aveva detto di avere appreso dai giornali l'esistenza di una direttiva proposta dal Colonnello Piacentini all'Ammiraglio Martini, capo del Sismi nel 1987, volta ad impiegare la struttura Gladio nella lotta contro la criminalità organizzata in genere. Tuttavia escludeva di avere ricevuto, nella sua qualità di capo centro, simili disposizioni. (5)

I punti da accertare.

Le notizie raccolte ed esaminate confermano l'esistenza di gravissime deviazioni dei servizi d'informazione e di sicurezza durante gli anni 80, anche dopo la scoperta delle liste della loggia massonica P2. Il riconoscimento di queste deviazioni rende oggi più che mai necessaria una indagine approfondita. Si impone una scelta di trasparenza e di pulizia. Responsabili delle deviazioni non sono soltanto gli esponenti dei servizi; ma anche gli uomini di governo che li hanno indirizzati e protetti.
Sappiamo che una struttura illegittima, quale evidentemente è stata Gladio, ha continuato ad operare, fino alla fine del 1990, sottratta ad ogni controllo. Risulta che essa è stata impiegata in operazioni particolarmente delicate, prestandosi (come nel caso della operazione ordinata da Craxi in Perù) a direttive politiche impartite ed eseguite al di fuori delle regole (ed in contrasto con la legge 801 del 1977). Risulta inoltre che la struttura ha assunto sempre più il compito di svolgere attività informative. Queste sarebbero state finalizzate ad un'azione antimafia che nessuno è riuscito a definire negli obiettivi e che comunque è stata del tutto priva di risultati utili.
In realtà, l'attività del centro Scorpione si è svolta in anni cruciali per la Sicilia e per le vicende della lotta contro la mafia. Sono gli anni tra il 1987 e il 1990. Gli anni di Palermo (1987-88). Gli anni delle sentenze di appello favorevoli ai mafiosi e dei numerosi annullamenti di condanne già inflitte, decisi dalla prima sezione penale della Cassazione con sentenze discutibili (con contraddizioni non infrequenti e con errori di fatto). Sono gli anni in cui è stata condotta una vasta opera di intossicazione informativa, di intimidazione e di aggressione diretta, contro i magistrati più impegnati nella lotta contro la mafia.
Le lettere anonime contro Giovanni Falcone cominciarono alla fine del 1988. Vi fu poi una intensificazione nella primavera del 1989. Quelle lettere erano singolarmente coerenti con il tentativo ripetuto da più parti (organi di stampa, ambienti interni alla magistratura, settori politici) di ridimensionare il ruolo e il lavoro di questo magistrato, di neutralizzare l'iniziativa giudiziaria che era stata promossa dal pool antimafia di Palermo e che aveva dato luogo al maxiprocesso.
Nel giugno del 1989, l'attentato dell'Addaura intervenne proprio al culmine di questa strategia della calunnia. Falcone riteneva che esso fosse opera di "menti finissime". E che fosse da porre in relazione con indagini in corso su fatti di mafia e di riciclaggio, che coinvolgevano settori istituzionali politici. Anche le dichiarazioni accusatorie del catanese Pellegriti su Salvo Lima, come mandante dell'omicidio Mattarella, formulate in un contesto di affermazioni vistosamente inattendibili, erano un aspetto dell'inquinamento informativo. Erano un depistaggio, un'esca lanciata ai giudici.
Nello stesso periodo si ebbero alcuni grandi delitti. Anzitutto, nel gennaio del 1988, l'omicidio Insalaco. Nel settembre del 1988 fu assassinato il giudice Saetta. Poi fu ucciso Giovanni Bontate, fratello di Stefano, forse alleato ed informatore dei corleonesi, che già avevano ucciso Stefano nel 1981. Negli stessi giorni di settembre, venne anche assassinato Mauro Rostagno, giornalista, alla guida di una comunità di recupero per tossicodipendenti ed impegnato, oltre che nella comunità, in un'azione di denuncia degli intrighi mafiosi a Trapani. Rostagno fu ucciso nella stessa circoscritta zona in cui operava il centro Scorpione: una zona strategica per il traffico di droga e di armi a cui erano e sono interessate le famiglie più forti di Cosa nostra.
E' su uno sfondo del genere che ha operato la struttura illegittima del servizio segreto militare, della quale ci siamo fin qui occupati. Non sappiamo quali rapporti essa abbia avuto con le istituzioni impegnate nella lotta contro la mafia. Non sappiamo se essa abbia acquisito elementi di conoscenza circa i grandi delitti, o riguardo all'intossicazione informativa di quegli anni. Non sappiamo se abbia stabilito contatti o collegamenti con ambienti mafiosi. L'ipotesi va vagliata attentamente perché in quella zona tutte le attività informative ed investigative sono a rischio. Tali sono stati per anni i rapporti di forza, tale il dominio della mafia, che le confidenze, i contatti riservati finivano per giovare all'organizzazione mafiosa. È indispensabile acquisire, se ancora esistono, le relazioni sull'attività del centro Scorpione, compilate dal Fornaro e da Li Causi.
Sapevano essi qualcosa del traffico e degli sbarchi di droga che si svolgevano a poca distanza dalla pista di decollo di Castelluzzo?
E' inoltre indispensabile chiarire i rapporti con l'Alto Commissario antimafia. Occorre ricordare in proposito che questa istituzione svolse un ruolo di protagonista negli accertamenti relativi alle lettera anonime contro Falcone. Il controllo delle impronte digitali, da cui nacque il processo penale contro il magistrato Antonio Di Pisa (condannato in primo grado), fu affidato dall'Alto Commissario ad agenti del Sismi. Questa scelta aveva qualcosa a che fare con Gladio? Va ricordato che il materiale probatorio relativo alle impronte giunse con qualche giorno di ritardo alla Procura di Caltanissetta.
E' indispensabile infine ricostruire puntualmente l'attività del centro Scorpione, la composizione e le finalità del Pinguino club, a cui era intestato l'aereo utilizzato dai gladiatori, gli usi e gli scopi ai quali questo era destinato. Occorre conoscere pienamente da chi fosse costituita la rete Stay Behind e quali siano state le sue operazioni. I gruppi Sismi operanti in Sicilia in collegamento con il generale Musumeci erano una cosa diversa o c'è un rapporto di continuità fra quei gruppi e Gladio? Abbiamo già visto come il Sismi deviato, ai tempi della P2, intrattenesse rapporti con le logge massoniche coperte e con la mafia. Uno degli agenti di Musumeci, Michele Papa, artefice della operazione Billygate, era in stretto contatto con le logge massoniche coperte di Trapani. Ma era anche legato ad ambienti libici. Quali sono stati i rapporti tra il centro Scorpione e le logge massoniche di Trapani? Fornaro e Li Causi si sono mai occupati di esse, se non altro sotto il profilo dei possibili collegamenti con la Libia? La documentazione in nostro possesso non ci consente di rispondere. Possiamo soltanto chiedere che le indagini si compiano. Che gli ostacoli siano superati.
Le molteplici reticenze che abbiamo messo in luce rendono ancora più urgente l'accertamento della verità.

 

Note:

(1) Che vi sia stato in Sicilia, negli anni 80, un impegno del Sismi volto ai fini interni e precisamente contro il partito comunista è comunque pacifico. L'attività politica di Pio La Torre è stata oggetto di particolare attenzione e controllo da parte del Sismi. Abbiamo due tracce documentali agli atti del processo per l'omicidio del dirigente comunista. Averle messe in luce è merito degli avvocati di parte civile che rappresentano il Pds. La prima traccia è in una lettera del Raggruppamento Centri Controspionaggio, inviata il 26 agosto 1976 al reparto D del Sismi, che in sostanza sottrae l'attività di controllo su Pio La Torre alle questure. Viene introdotta ora una particolare riservatezza nell'azione del Raggruppamento Centri, che evita sulla questione La Torre un diretto rapporto con le questure. Questo raggruppamento dei centri è tutt'uno con la I Divisione del Sismi. Ma la depennazione del nome di La Torre dall'elenco a disposizione delle questure non significa che il controllo su di lui sia cessato. Anzi prosegue a cura della I Divisione. La prova è rappresentata da una nota del 17 aprile 1982, proveniente "da Centro Controspionaggio" (presumibilmente quello di Palermo) ed indirizzato proprio alla I divisione, concernente la petizione contro l'installazione della base missilistica di Comiso ed una iniziativa con Pio La Torre svoltasi il 16 aprile. Vi è un descrizione della linea portata avanti in quel periodo da La Torre. E' un esempio classico di controllo illegittimo, su attività politica democratica e pacifica.
"Situazione in evidenza": così termine la missiva. Dodici giorni dopo i killer di Cosa Nostra uccidevano il segretario del Pci siciliano
.   torna su

(2) Cfr. le deposizioni di Li Causi davanti alla Procura militare della Repubblica di Padova (24 gennaio 1992) e davanti alla Procura della Repubblica di Trapani (12 dicembre 1991).   torna su

(3) Rispettivamente sentiti l'8 gennaio 1992 e il 29 luglio 1991 dai magistrati della Procura militare della Repubblica di Padova (proc. pen. 155/90 R.G.I). Cfr. la deposizione testimoniale del tenente colonnello Luciano Piacentini, in data 26 settembre 1991.   torna su

(4) Notizie sull'operazione emergono dalle deposizioni di Vincenzo Li Causi, di Fulvio Martini, di Marcello Ingrosso, davanti alla Procura militare della Repubblica di Padova.   torna su

(5) le deposizioni citate nonché la documentazione relativi alla contabilità del centro Scorpione sono agli atti della Commissione Parlamentare Antimafia.   torna su

torna ad inizio pagina