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Berlusconi: "La giustizia" (29/1/2003) Il
testo del discorso trasmesso dai telegiornali televisivi il giorno successivo alla
sentenza della Corte di Cassazione che non accoglie l'istanza dei suoi legali
e di Cesare Previti di trasferire i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori e Sme da Milano al
tribunale di Brescia.
rispettano come si rispetta la presunzione d'innocenza degli imputati. In una democrazia liberale i giudici applicano la legge, non fanno politica e soprattutto non fanno 'resistenza, resistenza, resistenza' a chi è stato scelto dagli elettori per governare. In una democrazia liberale la magistratura non si giudica da sé e non si autoassolve in ogni sede disciplinare, penale e civile così come avviene oggi in Italia. In una democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari di Stato, solo dai suoi pari, cioè dagli eletti del popolo, perché la consuetudine e le leggi di immunità e di garanzia lo mettono al riparo dal rischio della persecuzione politica per via giudiziaria. Succede così nel mondo, ma non nel nostro Paese". "In Italia - prosegue Berlusconi - le correnti politicizzate della magistratura, giusto dieci anni fa, imposero a un Parlamento intimidito e condizionato, un cambiamento della Costituzione originaria del 1948 cambiamento che ha messo nelle loro mani il potere di decidere al posto degli elettori. E questo potere arbitrario e di casta è stato illiberalmente esercitato nel 1994 contro un governo sgradito alla magistratura giacobina di sinistra, governo messo platealmente sotto accusa attraverso il suo leader in un procedimento iniziato a Napoli mentre presiedeva una Convenzione delle Nazioni Unite e sfociato poi, per assoluta mancanza di fondatezza, in una clamorosa assoluzione molti anni dopo. Questa situazione va corretta per il bene del Paese e delle sue istituzioni". "Il governo è del popolo e di chi lo rappresenta, non di chi avendo vinto un concorso ha indossato una toga e ha soltanto il compito di applicare la legge. In una democrazia liberale gli imputati fanno il loro dovere, esercitando il diritto alla difesa, e contrastano la pretesa della pubblica accusa di aver provato la loro colpevolezza".
"C'è tuttavia qualcosa che non appartiene all'imputato Berlusconi e nemmeno al presidente del Consiglio Berlusconi: questo qualcosa è il mandato degli elettori a governare nell'interesse della sicurezza e della libertà degli italiani, il mandato a cambiare il Paese attraverso la realizzazione del programma di riforme e di libertà civili approvato dai cittadini con il loro voto". "Oggi sono in gioco i principi della Costituzione e della divisione dei poteri, è in gioco il funzionamento delle istituzioni che hanno garantito al Paese una sana alternanza di forze diverse alla guida dello Stato, è in gioco la collocazione ferma del nostro Paese nella coalizione mondiale per le libertà e contro il terrorismo, è in gioco una giustizia davvero eguale per tutti e davvero amministrata in nome del popolo italiano e non in nome e per conto di una parte politica". "Per queste ragioni - conclude Berlusconi - farò fino in fondo, fino in fondo, il mio dovere di presidente del Consiglio dei ministri senza tradire mai il mandato dei miei elettori perché è su quel mandato che si fondano la convivenza civile dei cittadini e l'immagine dell'Italia nel mondo. E ora, come sempre, al lavoro". |