SPIRITO, ANIMA E MENTE



di Frank R. Zindler
The Probing Mind, Febbraio 1985
Traduzione di Luca Bergamasco


L’articolo originale può essere reperito presso American Atheists




Ogni volta che esamino un dizionario, rimango colpito dallo stupefacente numero di parole che non hanno alcun riferimento ad un qualcosa che esista nel mondo reale. Molte parole sono chiaramente termini fantastici: folletto, unicorno, gnomo, Pietra Filosofale, Zeus, elfo, Fontana della Giovinezza, fantasma eccetera. Altre, benché si riferiscano a cose altrettanto inesistenti, non sono così chiaramente fantastiche: L’altezza media del Sole, il Cittadino Medio, forza vitale, spirito, anima e, almeno in alcuni dei suoi significati comunemente accettati, mente.

Il perché la specie umana abbia inventato così tante parole che non si riferiscono ad alcunché nella realtà, è una questione estremamente interessante per l’indagine scientifica, e probabilmente ci vorrebbe un libro intero per analizzare compiutamente la questione. In questo articolo cercherò solo di svolgere quest’analisi per alcune di queste parole: in particolare, le parole spirito, anima e mente.

Ci colpisce il fatto che in pressoché tutte le lingue del mondo, morte e vive, ci sono (o ci sono state) parole che potrebbero essere tradotte in italiano con “spirito” o “anima”. A prima vista, questo sembrerebbe un buon argomento a favore dell’esistenza reale di anime e spiriti. Infatti, non sarebbe improbabile che così tante genti e lingue diverse si fossero tutte sbagliate? Se molti linguaggi diversi, senza relazioni tra loro, hanno inventato, indipendentemente, parole col significato di “anima”, non è questa una buona ragione per ritenere che esse fecero ciò perché una cosa del genere c’è davvero?

Io penso di no. Il primo indizio per la soluzione di questo rompicapo ci viene dall’etimologia, lo studio delle origini delle parole.

Benché l’origine della parola inglese soul (anima) sia oscura, quasi certamente la parola ebbe la sua origine in un termine che significava “respiro”, o “vento”, o “aria”, o qualcosa del genere[1]. La parola spirito (di norma, sinonimo di anima) deriva dal Latino spiritus, che aveva chiaramente il significato originale di “respiro”. Spirituale e respiratorio derivano entrambi dalla stessa radice!

Inoltre, se guardiamo nelle Bibbie in Greco ed in Ebraico in cerca delle parole tradotte come “anima” eccetera nella Bibbia di Re Giacomo[2], troveremo molti termini che, letteralmente, significano “respiro” o “vento”. Ad esempio, la parola ebraica neshamah (lett. respiro) è tradotta due volte con spirito, ed una volta con anima. Il termine ebraico-aramaico ruach (lett. vento) è tradotto 240 volte con spirito, e sei volte con mente. la parola nephesh (lett. respiro) è tradotta anima per 428 volte, mente per 15 volte, spirito[3] per due volte, e vita per 119 volte. Passando alla Bibbia in Greco, troviamo pneuma (lett. respiro) tradotto 91 volte come ghost[3] (compresa la traduzione dell’espressione Spirito Santo), e 292 volte come spirit[3]. Il lettore riconoscerà la stessa radice nel termine pneumatico, ovvero “che si può gonfiare con aria” (secondo lo Zingarelli)[4]. Infine, in questa piuttosto pedante sfilata di parole, possiamo notare l’importante termine psyche. Come potevamo aspettarci, il suo significato letterale è respiro. Come potevamo immaginarci, viene tradotto con anima per 58 volte, con mente per 3 volte, e con vita per 40 volte.

Il fatto che pressoché tutte le parole che oggi significano “anima”, “spirito”, “vita”, eccetera abbiano la loro origine lontana in parole che significavano “respiro” o “vento” mi spinge a concludere che i significati derivati siano stati un prodotto dell’incapacità delle popolazioni primitive di risolvere un rompicapo biologico basilare, ovvero: cos’è che fa la differenza tra un corpo vivo ed uno morto?

Agli antichi autori della Bibbia, persone che credevano ancora di vivere su una Terra piatta sotto un cielo solido (firmamento), la soluzione sembrò ingannevolmente semplice: le cose vive respirano, le cose morte no. Dapprima, solo gli animali (dal Latino anima, avente il significato originario di respiro o brezza - cfr. anche nota 1) erano considerati effettivamente viventi. Il caso delle piante costituì per lungo tempo un problema confuso. Gli antichi non si rendevano conto che le “anime” erano solo una miscela gassosa di azoto ed ossigeno, contaminata con quantità variabili di vapore acqueo, anidride carbonica, gas nobili e, a seconda di quello che uno aveva mangiato e se si lavava o meno i denti dopo ogni pasto, quantità variabili di sostanze aromatiche!

Nel mito della creazione riportato nella Genesi, il potere di animazione del respiro è descritto molto chiaramente. Dio, dopo aver modellato Adamo dalla polvere, deve soffiare in lui un alito di vita, per trasformarlo in un essere vivente[5]. Il respiro è vita.

Il modo in cui si venne a creare l’equazione respiro = vita non è difficile da comprendere. una persona appena morta, diciamo, per un attacco cardiaco, da un punto di vista anatomico non è tanto diversa da com’era prima della morte. Ha ancora cinque dita per mano, una lingua in bocca, un cervello nel cranio, e un cuore in petto. Gli antichi, ignari della febbre microcosmica dei matrimoni e dei divorzi chimici che chiamiamo metabolismo, potevano vedere solo una differenza ovvia: la mancanza di respiro del morto.

Quando un uomo spirava (lett. espirava), il suo spirito (lett. respiro) lasciava il suo corpo, ed egli moriva. Quando un uomo starnutiva, il suo spirito era espulso a forza dal suo corpo, e si doveva dire “Dio ti benedica” o fare un qualche gesto magico, come il segno della croce, molto in fretta, prima che gli spiriti maligni potessero arrivare ed impossessarsi della carcassa provvisoriamente priva di spirito[6]. La “possessione demoniaca” era, molto semplicemente, il risultato dell’inalazione di uno o più spiriti maligni che si pensava volteggiassero nell’aria che ci circonda. Per i primi Cristiani, il respiro del Diavolo era ovunque.

Ovviamente, non tutte le possessioni erano necessariamente maligne. La gente poteva ricevere l’“ispirazione”: ovvero, il respiro di un dio poteva impossessarsi del loro corpo per consegnare parole di saggezza o ammonimenti apocalittici. In effetti, si pensava che l’origine della stessa Chiesa cristiana fosse stato un atto di possessione di massa da parte dello Spirito Santo (il “Respiro Santo” nel testo greco!). In Atti 4, 31 si legge che mentre gli Apostoli e gli altri che erano con loro “pregavano, il luogo in cui erano radunati si scosse, furono riempiti tutti di Spirito (Respiro) Santo e proclamavano la parola di Dio con pieno coraggio”. (Data la stretta associazione tra parole e respiro, che si pensava fosse la vita stessa, c’è da meravigliarsi che le religioni di qualunque genere abbiano sempre dedicato una particolare attenzione al significato magico delle parole?)

Nel caso che qualcuno ancora pensi che il collegamento tra il respiro e la fondazione del Cristianesimo sia dubbio, rivolgiamo la nostra attenzione al racconto riportato in Giovanni 20, 22. Gesù è tornato per visitare i Discepoli e dir loro che li manda tra le genti per perdonare o non perdonare i peccati del mondo. “Detto ciò, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo»”. Fin dall’inizio il Cristianesimo si basava sul respiro caldo - che col tempo divenne aria fritta.

Al contrario degli antichi inventori di miti, i moderni biologi sanno che tutti i fenomeni dei sistemi viventi possono essere ridotti a termini fisici e chimici. Non hanno nessuna prova di alcuna “forza vitale” o spirito mistico; e non hanno alcun bisogno di mettersi a cercarne. Riconoscono che il corpo pienamente vitale ed il corpo morto da poco sono solo due punti arbitrari lungo un cammino di organizzazione decrescente.

Addio a spirito e anima[7]. Queste parole, che in origine indicavano il respiro o il vento, hanno assunto un mucchio di connotazioni mistiche al tempo in cui gli uomini prescientifici cercavano di spiegare la differenza tra la vita e la morte. Ma cosa possiamo dire della parola mente? Si riferisce a qualcosa di reale? O è anch’essa un’entità fantastica?

Al contrario dell’analisi dello spirito e dell’anima, l’analisi della mente non è affatto facile. Questo accade soprattutto a causa di un accidente grammaticale: ovvero, che in tutti i linguaggi europei, sia antichi che moderni, la parola mente è un nome.

Noi tendiamo a pensare ai nomi come a qualcosa dotato di sostanza (non a caso, si parla anche di “sostantivi”): tavola, sedia, rubinetto: sono tutti nomi (sostantivi), e sono tutti sostanziali. Ci sono però molte parole che, sebbene da un punto di vista grammaticale siano dei sostantivi, non sono affatto sostanziali. Parole come bellezza, verità e velocità ne sono alcuni esempi. Disgraziatamente, il nostro pensiero tende a conformarsi secondo la grammatica e le ipotesi implicite del linguaggio con il quale pensiamo. E così continua a ripetersi questo fenomeno: che si giunge a pensare a nomi astratti come se rappresentassero delle cose altrettanto sostanziali di quelle che sono rappresentate dai nomi comuni. E così, abbiamo la confusione basilare necessaria a fondare sistemi filosofici come quello di Platone - la sua triangolarità perfetta esiste nel Paradiso dei triangoli, e così via.

Dato che mente è un nome, si è sempre pensato che fosse una cosa. Poiché si pensava che fosse una cosa, si pensò che avesse un’esistenza separata da quella del cervello. Poiché ha un’esistenza indipendente, si pensò che fosse in grado di sopravvivere dopo la morte del corpo. E milioni di persone pensarono che questa fosse una ragione sufficiente per investire milioni di dollari nel più grande di tutti i business, la religione.

Gli studi di neurobiologia mostrano che tutte queste idee sono completamente trascurabili. La mente è un processo, una relazione dinamica, e non una cosa. Se mutiamo i processi cerebrali, mutiamo la mente. Le droghe psichedeliche ci hanno insegnato questo fatto, se non altro. La storia della filosofia e della religione occidentali, così come quella della scienza, sarebbero state completamente differenti se la parola mente si fosse sviluppata come verbo, anziché come nome.

Chiedersi dove va la mente dopo che il cervello smette di funzionare è altrettanto stupido del chiedersi dove sono finiti i 110 km/h dopo che un’auto in corsa si è schiantata contro un albero. Come il movimento relativo di un’auto può essere alterato solo entro certi limiti ed ancora rappresentare il processo chiamato “avere una velocità”, allo stesso modo possiamo alterare il funzionamento del cervello solo parzialmente prima che il processo chiamato “mente” o “pensare” ne sia tanto alterato da cessare di esistere.

Ora che gli scienziati riconoscono che la mente è un processo, più che una cosa, stanno avanzando rapidamente nella conoscenza delle specifiche dinamiche cerebrali che corrispondono ai vari stati soggettivi riuniti sotto il nome collettivo di mente. Si sa, ad esempio, che certi medicinali agiscono su alcuni centri e percorsi neurali producendo quello stato psichico noto come euforia. Altri agiscono su altri circuiti, e producono la depressione o il sonno. Possiamo impiantare degli elettrodi nel cervello, e far sì che il soggetto “senta” delle campane e delle sinfonie che non sono affatto “lì”. Si può indurre la “visione” di figure e luci senxza far ricorso agli occhi, stimolando la corteccia visuale posta sul retro del cervello. Possiamo far apparire emozioni di rabbia, sessualità, dispiacere, rispetto religioso, eccetera, alterando le funzioni dinamiche del cervello in maniera appropriata. Stiamo cominciando a capire come i circuiti neurali entrino in competizione tra di loro per darci l’illusione del “libero arbitrio”. In effetti, siamo sul punto di essere in grado di scrivere delle equazioni che mettono in relazione gli stati psicochimici del sistema nervoso con gli stati mentali soggettivi descritti dagli psicologi e da altri mistici. In breve, stiamo imparando a studiare oggettivamente gli stati soggettivi.

Resta tutto da vedere se saremo o no più responsabili nell’applicazione di questa nuova conoscenza, di quanto non siamo stati in passato nell’applicazione del fuoco, della dinamite e dell’energia atomica. Anche una persona fuori dalla media recita male il ruolo di Prometeo. A meno che noi tutti, che, tutti insieme, siamo il nuovo Prometeo, decidiamo con saggezza cosa fare con i nostri nuovi poteri psicobiologici, come Prometeo potremmo trovarci incatenati ad una roccia, con i nostri organi vitali dilaniati dalle aquile. O peggio.

[inizio]


NOTE DEL TRADUTTORE

[1] L’Italiano anima deriva dal Latino anima, a sua volta dal Greco ànemos, "vento, soffio". [indietro]

[2] O "Versione Standard". Traduzione in Inglese della Bibbia, commissionata dal Re d’Inghilterra Giacomo I Stuart e completata nel 1613. Ancora oggi è la versione della Bibbia di maggior diffusione negli USA. Un po’ come se, nel 1960, uno studioso italiano avesse fatto riferimento alla “Vulgata”. [indietro]

[3] Nell’originale, Zindler utilizza il termine ghost, spesso tradotto con fantasma, ma che ha anche un significato più prossimo ai nostri spirito o anima. È forse un po’ più personale rispetto a spirit (termine che, avendo origine latina, in Inglese è normalmente utilizzato con un significato più “aulico”, filosofico); Spirito Santo, ad esempio, si dice in Inglese Holy Ghost, e non Holy Spirit. La distinzione torna poche righe più avanti. [indietro]

[4] Nell’originale di Zindler, il riferimento è al nome inglese della polmonite, pneumonia. La traduzione letterale della frase originale è: «Il lettore riconoscerà la stessa radice nella parola pneumonia (polmonite), un termine che si riferisce ad una malattia degli organi respiratori». [indietro]

[5] Questi termini sono tratti tal quali dalla “Bibbia - nuovissima edizione dai testi originali” pubblicata dalle Edizioni Paoline, normalmente molto fedele al testo originale. Tutte le citazioni bibliche in questa traduzione sono tratte da questa edizione. [indietro]

[6] Una superstizione con radici simili, ma dagli sviluppi diversi, si sviluppò in Spagna. Qui si credeva che con lo starnuto si espellessero gli spiriti maligni, ed allora chi stava intorno al raffreddato doveva nominare il nome del Salvatore per proteggersi da tali spiriti. La tradizione è rimasta: ancora oggi, in Spagna, l’equivalente del nostro “Salute!” è “¡Jesús!”.
Personalmente, mi chiedo come mai la nostra tanto superstiziosa Italia abbia inventato una formula relativamente più “laica” come “Salute!”. Probabilmente, l’influsso della cultura dei Romani non è andato del tutto perduto. [indietro]

[7] Ancora una volta, nell’originale, Zindler riporta i due termini che noi traduciamo indifferentemente con spirito: spirit e ghost[indietro]

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