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 Libro del mese   

Anno 2016


Area linguistica e semiotica
MARZO 2016 Prima edizione,
marzo 1983

L'Autore

Franco Brioschi nel 1983 era un critico letterario.

Franco Brioschi


La mappa dell'impero
Problemi di teoria 
della letteratura

Editore

Il Saggiatore, Milano, 1983. 
Collana "La Cultura".


Franco Brioschi

Recensione un po' autobiografica. Quando nel 1992 ho iniziato l'università, la semiologia (si diceva così, alla francese) ci venne presentata come la forma moderna di analisi dei testi; in generale, come la moderna teoria della letteratura. 

Io non sapevo minimamente – non lo sospettavo – che invece esistessero degli studiosi contemporanei dei vari Greimas e Courtès che rigettavano l'approccio semiologico come ideologico e ribadivano la correttezza della critica letteraria.

Quindi, mentre i semiologi diffondevano il loro verbo senza contraddittorio e i loro testi erano studiati in ogni facoltà, esistevano anche studiosi che la pensavano diversamente, ma non avevano i mezzi per farsi sentire, per cui a noi studenti non arrivava la loro voce.

Con gli anni è maturata in me questa idea: come le neuroscienze costituiscono l'approccio materialistico allo studio del cervello, così la semiologia rappresenta l'approccio materialista allo studio della letteratura. Non solo: materialista con pretesa di scientificità. Ripercorrendo la storia degli studi letterari del secolo scorso, posso tracciare un filo rosso che va dal formalismo russo degli anni venti-trenta (1) allo strutturalismo del dopoguerra (2) infine alla semiologia (3). Se a formalisti spetta la paternità dell'approccio materialista nell'analisi dei testi, la semiologia rivendica la pretesa della scientificità.

Parliamo di questo libro. Cos'è la mappa dell'impero? Ci si riferisce al rapporto tra il territorio (cioè la realtà) e la mappa (la rappresentazione della realtà). È un famoso paradosso: da una parte esiste il bisogno di utilizzare, per capire la realtà, degli strumenti di analisi; dall'altra c'è il fatto che, per quanto precisi, gli strumenti non possono mai sostituire la realtà. 

La linguistica strutturale e la semiologia consentono di analizzare un testo seguendo procedure esplicite, obiettive, ripetibili (p. 192). Quindi i loro strumenti sono utili. L'autore precisa: ma solo per una semiotica denotativa. La critica dell'Autore a Hjelmslev è chiara: lo studioso danese, con la sua descrizione dei piani denotativo e connotativo, propone una sorta di “algebra linguistica” (p. 66) che esclude qualsiasi riferimento al mondo esterno

L'approccio intensivo della semiologia è un'eredità della linguistica strutturalista. Come aveva esemplificato Jakobson: Linguista sum: linguistici nihil a me alienum puto (p. 146). A parere dell'Autore, Hjelmslev è stato ancora più radicale di Jakobson: ha concepito il linguaggio come se fosse una notazione.

Sono d'accordo con questa affermazione: adesso vedo sotto un'altra luce il famoso Maupassant di Greimas. Quando lo lessi rimasi ammirato dall'esattezza, dalla precisione e dall'intelligenza con cui aveva condotto l'analisi. Adesso che ci penso, invece, mi sembra di poter dire che Greimas considerò il racconto I due amici come se fosse una notazione. L'analisi semiotica non cancella la necessità di un lavoro critico sull'opera letteraria.

Prima conclusione: conoscenza teorica e conoscenza pratica non sono opposte, ma complementari.

Seconda conclusione: del fatto letterario si può parlare in termini razionali e concettualmente precisi anche senza fare un'analisi semiotica.