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 Libro del mese   

Anno 2013


Mente e cervello
FEBBRAIO 2013 Prima edizione, settembre 2009

L'Autore

Alberto Oliverio è professore ordinario di Psicobiologia all'Università La Sapienza di Roma.

Alberto Oliverio


La vita nascosta del cervello

Editore

Giunti, Firenze, 2009. 

Collana "Saggi/Scienze umane".

Oliverio
Non è misterioso l'inconscio, bensì la coscienza. Questa frase di Gregory Bateson (1984), messa in esergo accanto al titolo del primo capitolo, ci fa capire bene qual è il punto di partenza di quest'opera. Gli scienziati sono sempre stati abituati a cercare la spiegazione di ogni più piccola parte dell'encefalo, oltre che di ogni processo mentale. Ma non si sono resi conto che indagano soltanto su una parte del cervello: quella cosciente. C'è anche una parte consistente di questa macchina meravigliosa che agisce senza che noi siamo coscienti. Il libro ha lo scopo di illustrare le caratteristiche di questa attività.

Quando pensiamo all'attività del nostro cervello mentre noi non siamo coscienti ci viene subito in mente il sonno - e il sogno. Dagli esperimenti risulta che l'inconscio ha un ruolo tutt'altro che secondario. Esso è una sorta di direttore d'orchestra che dà il "la" alla coscienza (pag. 27).

La frase in esergo al Capitolo III è di Jean Piaget (1948): L'intelligenza non inizia con la conoscenza di sé, né con quella delle cose in quanto tali, ma con la conoscenza della loro interazione. Un esempio di forte interazione è costituito dal movimento: l'esecuzione di un'azione sembra indicare un totale controllo cosciente da parte del soggettto, ma in realtà gran parte delle funzioni motorie non si manifestano a livello volontario (pag. 41). Ovviamente non può mancare in questo capitolo una citazione dei neuroni specchio.

Tutti si lamentano della propria memoria; nessuno delle proprie capacità di giudizio. Questa frase di La Rochefoucauld (1613-1680) illustra il problema della decisione. È uno dei grandi temi delle scienze cognitive: come nasce la decisione? È un processo interamente volontario? Sembrerebbe di no. Numerose ricerche indicano che quando dobbiamo prendere una decisione siamo spesso indecisi, ma in realtà la decisione è già stata presa, la scelta è già stata compiuta. Anche in questo campo l'inconscio svolge un ruolo importante. Uno dei contributi più noti nel campo dei rapporti tra inconscio e decisione è quello di Benjamin Libet (Mind time - libro del mese di luglio 2008). Egli ha scoperto che il tempo che trascorre tra la "voglia" di fare un'azione e l'impulso dato ai muscoli è insolitamente lungo: 500 millisecondi. Per Libet ciò indica che la decisione ha una causa inconscia (pag. 60).

La memoria non è la coscienza del passato ma uno sforzo per riaprire le tracce del tempo a partire dalle implicazioni dell'oggi. La memoria è l'inglobamento del passato nel presente. Maurice Merleau-Ponty ci introduce nel mondo della memoria e dell'identità. Le neuroscienze hanno scoperto che non esiste solo la memoria esplicita, verbalizzabile. Esiste anche una memoria implicita. Si ritiene che nei primi due anni di vita le nostre esperienze siano depositate in forma implicita. Ecco perché non ne abbiamo accesso secondo la consueta modalità verbale. Ma la nostra identità personale si costruisce proprio in quegli anni. Esiste quindi un collegamento tra i ricordi depositati in questa memoria e quello che noi siamo. Ecco cosa vuol dire "inglobamento del passato nel presente".

C'è anche un capitolo dedicato alla creatività (la citazione, di Carl F. Gauss, è lunga e non la riporto qui). La nascita di un'idea ha spesso dimensioni inconsce. La domanda centrale è: la creatività deriva da una nostra qualità interna, da un'innata caratteristica del nostro cervello oppure è frutto dell'ambiente, dell'esperienza? La scienza ha fornito alcune risposte. Quello che, con un'espressione comune, chiamiamo "pensiero creativo" può essere spiegato con uno stato mentale di flusso, caratterizzato da un elevato livelllo di motivazione e concentrazione mentale e da una sensazione di autorealizzazione (pag. 118).
Quando ho letto questa frase mi ci sono identificato subito! Quando mi metto a scrivere pongo me stesso davanti a un dilemma: sono nello stato mentale giusto? Con la particolarità che spesso io sento spesso una sensazione di benessere per il fatto di mettermi a scrivere. Se sento di essere nello stato mentale giusto so che le parole mi verranno senza sforzo se mi sento realizzato (come dice Oliverio). Se sento che non è il momento giusto le parole non mi vengono: le due cose sono strettamente interrelate.