IL SITO DEL MISTERO



tratto da Avvenire del 20-03-2005

La Sindone e i «miracoli» di Leonardo

di Pier Giorgio Liverani

«La Sindone è un divino falso di Leonardo e ve lo dimostro»: questo dice un titolo del settimanale Oggi (in data 23) che esalta la "scoperta" di una regista televisiva, la signora Vittoria Haziel Corti, «specializzata in misteri leonardeschi» e con «una naturale vocazione di detective essendo figlia di un ex Questore di Roma». Chissà come si arrabbierà papà quando leggerà il servizio di Oggi e si accorgerà che la "dimostrazione" è solo una vecchia bufala, come si sapeva da anni e come si deduce proprio dall'articolo che la riferisce. Infatti, scrive il reporter Dino Satriano (e sono le uniche cose esatte), «Leonardo visse tra il 1452 e il 1519» mentre «la Sindone, proveniente dall'Oriente, entrava in possesso dei Savoia nel 1453». Il che significa che a quella data già esisteva (le notizie certe e documentate risalgono, infatti, agli anni 1353 e 1356 a Lirey, in Francia) e che, anche se l'avesse dipinta allora Leonardo, questi l'avrebbe eseguita all'età di un anno. Non risulta che il Da Vinci fosse così bravo e poi Oggi rivela che il grande artista «al culmine della sua fama scrisse: "Farò miracoli"», come per preannunciare la Sindone. Dunque una barzelletta: Leonardo l'avrebbe realizzata disegnando il corpo del crocifisso in negativo fotografico (come poteva conoscerne l'esistenza?) su un'antica stoffa, strinandola con un ferro rovente e la nostra Vittoria l'ha imitato servendosi di una «penna elettrica», cioè di un pirografo: «Risultato: una sindone pressoché identica all'originale». Sennonché è noto che sulla Sindone non esistono tracce di strinatura e, per di più, analisi compiute sulle fibrille di lino della Sindone di Torino dal prof. Giulio Fanti, dell'Università di Padova, da me interpellato, dimostrano che là il colore risiede solamente in un rivestimento superficiale della fibrilla, spesso circa 200 nanometri (due decimillesimi di millimetro), cosicché la cellulosa del nucleo non è colorata, mentre sui campioni forniti da Irene Corgiat, un'artista pirografista che ha collaborato con la Haziel, le fibrille di immagine ottenute con il pirografo, che opera con temperature superiori a 200 gradi, presentano il nucleo interamente colorato. Povero Leonardo, come lo trattano male. LA DECOSTRUZIONE Avevamo rinviato a oggi un'occhiata alla seconda puntata di Piergiorgio Odifreddi sulle «origini della vita» (La Repubblica, sabato 12), ma questa volta l'interesse è ridotto a un dilemma antico - chi, che cosa è l'uomo? - già posto, per esempio, da Davide nel Salmo 8, tremila anni fa. Odifreddi, in sostanza, ci propone la scelta tra due opzioni. La prima è quella degli «adulti alfabetizzati», quelli che snobbano il racconto della Bibbia, avendo optato per «il razionalismo ateo che decostruisce scientificamente le favole della religione e sostituisce alle vuote preghiere un pieno impegno a favore di Amnesty International». La seconda opzione è, invece, quella dell'«uomo, insignificante e tardiva compar-sa di una grandiosa rappresentazione». Odifreddi, che si sente molto alfabetizzato, sembra propendere per la seconda, con cui, infatti, conclude il saggio. Pensando a lui, però, bisogna prestare attenzione al rischio di convincersi che abbia ragione. DOGMA IN ANTICIPO Anche Armando Torno si occupa di religione. Commenta (Corriere della sera, mercoledì 16) la riedizione della "Apologia della Immacolata Concezione" (L'Epos, Palermo) che fra' Tommaso Campanella scrisse nel 1624 a Napoli, nel carcere di Castel Nuovo, per dimostrare «come il dogma fu sempre caro all'ordine del domenicani». Difficile che Campanella abbia parlato di dogma, perché questo fu definito soltanto 230 anni dopo.



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