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Tama 828. Musica Dice un antico proverbio: cambiati i suonatori, la musica resta sempre quella. Verità che vale dappertutto, tranne proprio che nel campo dei concerti o delle opere liriche dove la mano di chi dirige lascia la sua impronta indelebile. Nella vita economica non si è a teatro. Non esistono sensibilità individuali, non valgono preparazioni diverse, non emergono scuole di pensiero dissonanti. Tutto il baccano che ognuno fa per dire: noi non siamo come loro, precipita in un soporifero tran tran ripetitivo. Anche il nuovo che avanza, di fronte ai disavanzi della Fiat, non sa far altro che ritirar fuori la vecchia tiritera dell'aiuto pubblico, dell'intervento dello Stato, all'insegna di quell'aurea massima del capitalismo italiano che recita: privatizzare gli utili, collettivizzare le perdite. Antonio Montanari [Ponte n. 20, 26.5.2002] |
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Tama 827. Lavaggi All'indomani dell'11 settembre, il presidente del Consiglio Berlusconi aveva detto agli Usa di essere «a disposizione» per ogni evenienza. Quando, chiudendosi la vicenda della basilica della Natività, il governo americano ha ordinato al nostro di prendere in custodia i tredici palestinesi espulsi, il ministro degli Esteri italiano Berlusconi ha risposto picche. Fu allora che si scoprì allegramente l'esistenza dell'Europa come luogo deputato in cui (far) pelare le patate bollenti senza scottarsi le mani delicate, ed anzi acquistando meriti internazionali. Antonio Montanari [Ponte n. 19, 19.5.2002] |
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Tama 826. No Martini?
Luciano Canini mi ha scritto una lettera (vedi lo scorso Ponte), dai toni graziosamente apocalittici, sui quali non concordo. Non hanno ragione i reazionari dell'Ottocento i quali pensavano che la democrazia avrebbe «alla lunga» avvelenato morale e religione. Società liberale e democratica non sono la stessa cosa, e non abbiamo bisogno di un «onesto Bonaparte cattolico» (cosa del tutto improbabile se non impossibile, per un contrasto semplicemente logico fra gli aggettivi ed il sostantivo). Antonio Montanari [Ponte n. 18, 12.5.2002] |
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Tama 825. Il cappello Fratelli d'Italia? Un serio conservatore come Piero Ostellino propone di cambiare inno: Fratelli De Rege andrebbe bene con quel «Vieni avanti, cretino» ben adatto, sostiene, alla nostra classe dirigente. Preoccupa che a parlar male di Berlusconi siano proprio i suoi più antichi estimatori. Antonio Montanari [Ponte n. 17, 5.5.2002] |