
Tama 908. Eppure Il medico prescrive il farmaco. Il giudice prescrive un reato. Non si può rovesciare: il dottore vi ordina un reato, il giudice cancella la medicina. Con le parole non si scherza. Eppure succede. Prescrizione è il termine che più ricorre in gravi vicende finite all'esame della nostra Giustizia. Bendata, non guarda in faccia a nessuno, i due piatti della bilancia in equilibrio. Però il suo olfatto funziona. Quando sente odore di politica, capisce al volo: e scatta la prescrizione. La sentenza su Ustica (81 vittime nel Dc9 precipitato il 27 giugno 1980), pronunciata a Roma il 30 aprile 2004 dalla terza Corte d'Assise, ricorda altri casi che hanno fatto rumore. Di recente, anche per Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi la prescrizione ha somministrato la medicina che guarisce da ogni male, però con la massima ambiguità che lascia dubbi, e non cancella eventuali macchie. Se reato c'è stato, si concludeva, non lo possiamo più giudicare, per cui gli imputati non sono più tali, ed anzi possono invocare la suprema regola della logica: senza discutere le colpe che ci attribuite, come potete sostenere che non siamo innocenti? Alla lettura della sentenza su Ustica, nell'aula bunker di Rebibbia, parenti ed amici degli imputati (assolti o prescritti) hanno applaudito, con il cattivo gusto televisivo del clamore che non rispetta la memoria dei morti, le cui ombre continuano a girare attorno alla figura solenne della Giustizia bendata, ma non cieca, in cerca non di vendetta ma di un'umana verità che spieghi il perché del loro sacrificio. I prescritti sono due generali: in fondo sapevano, ed hanno fornito al governo notizie sbagliate. L'accusa aveva citato il primo comma dell'art 289 CP («impedimento» alle indagini). La Corte ha applicato il secondo comma («turbamento») che prevede pena più lieve e tempo di prescrizione più breve, 15 anni contro i 23 già passati. Non è cambiato il numero dei morti, ma soltanto aumentato il dolore delle famiglie: che non è un dio pagano a cui sacrificare, ma semplice simbolo di quel contratto sociale che ci lega, obbligando a rispettare vivi o defunti con un minimo di decenza. I cronisti giudiziari hanno scritto di lunghi depistaggi. Giorgio Bocca ha detto che è la solita tragicommedia italiana. Il ministro Giovanardi garantisce: gli imputati erano stati sottoposti ad un linciaggio, finalmente sono stati assolti. Da buon politico sa che talora lo Stato prescrive (ordina) bugie, ma poi prescrive (cancella) i reati. Antonio Montanari [Ponte n. 18, 9.5.2004] Al sommario di questo numero
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