il Rimino - Riministoria

Un libro di Maurizio Casadei
San Clemente e le sue chiese: storia sacra e civile

Alle chiese ed agli oratori di San Clemente, Maurizio Casadei ha dedicato un elegante volume che permette una puntuale ricostruzione storica attraverso l’esame di numerose fonti d’archivio, come risulta evidente da un’attenta lettura delle note che arricchiscono le pagine di quest’iniziativa (ed. Il Ponte), voluta dallo stesso Comune di San Clemente.

A questo proposito permetteteci di segnalare il senso della fatica di Casadei. Se dal testo appare tutta la complessa e difficile ricerca delle notizie per costruire una trama narrativa, nelle note il lettore più specialista può trovare spunti e suggerimenti per ulteriori ricerche con cui soddisfare i propri interessi. Come crediamo di aver già scritto in altra occasione, e sempre in riferimento ad un lavoro di Casadei, la storia ecclesiastica rimanda sempre a quella civile d’un territorio. Pure qui ne abbiamo conferma: si veda la vicenda di San Clemente che nel XV sec. diventa Castello, con il controllo di un vasto territorio. Questo suo ruolo dura poco, si dissolve all’inizio del 1500. La chiesa parrocchiale (attestata dalla fine del 1200) è isolata e lontana: nel borgo lentamente acquista un primato (non soltanto geografico) l’oratorio di sant’Agata.

Nel 1371 a San Clemente ci sono 46 nuclei famigliari, circa duecento persone. Nel XVI sec. alla chiesa è assegnato il fonte battesimale. Nel 1558 esiste una compagnia dell SS.mo Sacramento, per la quale il vescovo ordina di acquistare cappe lavorate. Nello stesso periodo il beneficio parrocchiale possiede 38 beni fondiari, per 93 tornature.

In paese c’è un vecchio ospedale per poveri e pellegrini, la Cella. Nel 1617 essa non appare più nei documenti. Nella prima metà di quel secolo è operante anche la confraternita di santa Monica.
Questi sono soltanto alcuni esempi indicativi della storia raccolta da Casadei che si dipana sino ai nostri giorni. Al 1968 risale il ricordo che a Sant’Andrea in Casale ormai non vive più nessuno: sono tutte emigrate, le poche famiglie che c’erano un tempo. Le feste sono rade, una volta all’anno, e (si lamenta un sacerdote) esse hanno ben poco di spirituale.

Ci sono pure edifici sacri privati, come l’oratorio di casa Ferrari a Cevolabbate, eretto nel 1790 e dedicato a san Giuseppe. Per l’oratorio Fattori di Castelleale, Casadei ricorda la «vera e propria guerra» fra due rami della famiglia dei proprietari, per la nomina del cappellano. Era stato edificato nel 1614 e vi si venerava la Virgo Lauretana. Oggi ne sopravvivono pochi resti dopo i bombardamenti del 1944.

Antonio Montanari


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848/12.10.2003