L’UOMO SOFFIO’ E…..
“E il Signore Iddio formò l’uomo della polvere della terra, e gli alitò nelle mani un fiato vitale; e l’uomo fu fatto anima vivente”. (Genesi 2.7) E l’Uomo formò l’arte della materia dell’anima, e con le mani gli alitò il fiato vitale; e l’arte fu fatta vivente.
Dice Harald Szeemann:
”Ogni giorno nascono nuovi conflitti per ragioni etniche, religiose,di supremazia politica che danno luogo a guerre. Gli artisti oggi reagiscono in
modo diverso rispetto a una decina di anni fa: non si richiede più
un’affermazione spasmodica della propria identità, ma si fa appello a ciò
che di eterno c’è nell’uomo, sulla base del radicamento locale, l’unico a
poter dare peso ,a legittimare questo appello. E’ la lotta centenaria tra
astrazione e figurazione che sembra passata definitivamente agli atti. La
cognizione di tempo e spazio, o di spazio che si fa tempo, o diventa patrimonio
comune, tanto che alcuni artisti si sono potuti già liberare di nuovo del
potere dell’autonomia,per trovare la strada verso comportam
enti, modi di
vedere, o desideri comuni all’umanità”.
Giovanni
Scupola e Luigi De Giovanni sono due artisti diversi e contrapposti, nel primo
prevale il tutto tondo nell’altro il verticalismo, ma con un filo comune:
L’UOMO, nella visione introspettiva ed intimistica.
E’ il
racconto del proprio tempo attraverso le visioni dell’artista
che ,spesso, hanno intenti rivelatori; l’opera d’arte diventa mezzo
per mettere l’uomo in contatto con l’infinito, con l’assoluto, deliziando
i sensi, esaltando lo spirito e affermando la responsabilità di fronte alla
storia e agli avvenimenti del nostro tempo.
Giovanni
Scupola trasmette la sacralità universale dove l’apparente contraddizione
rientra in un ordine cosmico. Maschile e femminile si fondono insieme e
l’equilibrio viene dettato dall’interiorità, predilige la figura femminile,
simbolo di sensualità , nascita, abbondanza,con atmosfere maschili, per la
sinuosità: è la linea che crea e determina la forma permettendo alla luce di
defluire, insinuandosi, rendendo il tutto armonioso e morbido. E’ proprio
nella ricerca della morbidezza che si incentra la nuova produzione artistica di Scupola: il
maschile ed il femminile che un tempo era rigido e deformato si è risolto, oggi,
in morbide linee; se un tempo c’erano vuoti ora c’è il pieno, meno
deformazione , dunque, a vantaggio dell’equilibrio. La nostra conoscenza -
dice Scupola - è limitata diveniamo illimitati quando ci scrolliamo di
dosso i ruoli, le forme nascono dall’istinto poi vengono condotte dalla
tecnica nella forma, ecco l’esigenza di plasmare la terracotta che è una
verifica immediata che spesso non nasce dal disegno ma dalla memoria percettiva
, visiva , interiore del disegno che non ha nessun nesso con la realtà
visibile. La padronanza tecnica è essenziale perché ti consente di esprimere
la spiritualità. Mai ancorarsi alla serialità, alla forma stereotipata , mai
preoccuparsi della riconoscibilità. Nell’arte è importante la spinta
interiore: la creatività. Limitando te stesso non sei libero e l’artista meno
di tutti.
In Luigi De Giovanni c’è
la ricerca del caos,la contraddizione, l’andare oltre gli eventi restando negli
eventi, ne rappresenta la distruzione attraverso la capitalizzazione delle idee,
rivoluzione e controrivoluzione sono espresse nel jeans, promoter che riporta al
capitale, ma anche nel fiore, che ha contenuto idilliaco, simbolo di
un’integrazione dell’uomo , monito di un alfa ed omega. La contraddizione è
insita nell’uomo e non nelle idee: l’uomo è contraddizione di se stesso ma
accumulo di idee. De Giovanni dice “Dai l’idea ma l’idea già c’è”,
non va alla ricerca della linea ma della sua distruzione. La linea dà la forma
il senso: generatrice, inizio, contenitore della femminilità. Il ritratto è la
sintesi di un disagio collettivo: la mancanza di comunicazione , la
rassegnazione, l’attesa che egli esprime attraverso il vuoto degli sfondi , lo
sguardo , l’abbozzo dei corpi e dei volti dove la mancanza delle mani indicano
l’impossibilità di agire , i colori accesi dei fiori non definiti, anche loro
a volte piegati su se stessi, non riescono a dare stimoli all’individuo che
sembra perso nel ruolo che gli viene imposto o che sceglie, preferisce
assentarsi , non vedere , chiudersi in una nicchia dove tutto è statico e
affondare nell’indifferenza per non sentire il dolore di una solitudine che
non è solo fisica.
La verità è sempre nascosta o forse è l’uomo, siamo noi
che non vogliamo vederla perché ci
porrebbe di fronte a problemi che ci
scuotono e come alberi desideriamo che solo la nostra chioma si muova
,non il fusto,la chioma gode del vento e ci procura la sensazione del movimento
ma siamo sempre lì,fermi,nessuno ci può muovere dal posto che ci è stato
assegnato dal caso; la nostra crescita è direttamente collegata al terreno ed
al concime che ci viene dato,non siamo noi a decidere ciò che diventeremo. In un mondo dove non si vedono i fiori ,ma l’idea del fiore,
esiste un contenitore pieno di rossi papaveri , avvisano che è solo un tempo
diverso e l’azione deve sempre adeguarsi ai tempi.
Ambra Biscuso
Gli artisti
specchiesi Luigi De Giovanni, pittore, e Giovanni Scupola, scultore, presentano
le loro opere più recenti dal 9 al 18 febbraio nella personale di pittura e
scultura dal titolo “L’uomo soffiò e…”, che si svolgerà nelle sale del
Bastione del Castello Carlo V a Lecce.
L’inaugurazione
della mostra, curata dall’Associazione Artistico Socio-Culturale “Raggio
Verde” Onlus di Lecce, con il patrocinio
della Provincia di Lecce, del Comune di Lecce e del Comune di Specchia, avrà
luogo sabato
9 febbraio alle ore 19.00, alla presenza del Presidente
della Provincia di Lecce, Avv. Lorenzo Ria, del Sindaco di Lecce On. Adriana
Poli Bortone, del Sindaco di Specchia, On. Antonio Lia, del Direttore
dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, Arch. Giacinto Leone e del Docente di
Estetica dell’Università di Lecce, Prof. Giovanni Invitto.
Raramente un pittore ed uno scultore espongono insieme in una personale, “L’uomo soffiò e…” è l’occasione giusta per leggere due diversi modi di vedere la vera arte. Gli artisti, entrambi nati a Specchia, hanno seguito percorsi diversi: Giovanni Scupola si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Lecce mentre Luigi De Giovanni si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma. I due artisti hanno seguito istintivamente l’innata passione per la scultura il primo e per la pittura il secondo. Entrambi iniziano il percorso espositivo alla fine degli anni sessanta con instancabile attività di mostre personali e collettive in gallerie private e spazi pubblici in Italia e all’estero.Alcune opere di De Giovanni e Scupola sono esposte in tutta Italia, presso sedi di enti locali,luoghi sacri ed aziende.
In questo evento artistico leccese, De Giovanni e Scupola presentano una serie di opere di scultura e pittura che hanno come filo conduttore l’Uomo e il suo essere nel mondo e sintetizzano la sensibilità, i tormenti e le angosce dell’Artista sia nell’avvertire i problemi del tempo che nella ricerca delle forme, della luce, del colore e del pathos intrinseco nelle loro opere.
Maurizio Antonazzo
All'inizio
era silenzio
poi con un alito l'uomo imitò il vento

e il sibilo si fece suono...
e invase il mondo intero...

Imparò a riempire il silenzio,
a segnare il cammino
a lasciare le tracce del suo pensiero...

e fu Arte.
an.fu.