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Note ed osservazioni all’articolo “Risparmio energetico e flusso luminoso verso l’alto” pubblicato sulla rivista  Luce n.1/2003

(Ing. Carlo Rossi A.A.M.T. - Civitavecchia)

 

La presente nota è inviata in ritardo a causa del mancato ricevimento della rivista per oltre un anno e mezzo.

Premesso che:

-         la perdita delle magnitudini stellari è stata denunciata dal 1900 e, fra l’altro, è stata dimostrata con una campagna di misure  effettuate dalla Associazione Astrofili Monti della Tolfa

-         l’emissione luminosa spuria non provoca effetti solo sulle osservazioni/riprese astronomiche (basta citare la infiltrazione di luce nelle abitazioni) 

-         l’emissione luminosa verso l’emisfero superiore, come risulta dalle tabelle fotometriche dei costruttori, può raggiungere valori di decine di cd/klm

-         l’installazione degli apparecchi può essere errata e provocare un’emissione luminosa a 90 ° e oltre non presente nell’apparecchio o magari aumentare tale emissione a angoli predeterminati in altezza

-         l’efficienza luminosa di alcune tipologie di lampade, largamente in uso, è di circa 50 – 60 lm/W

-         il rendimento di alcuni apparecchi d’arredo urbano si avvicina al 50%

-         il “rendimento finale illuminotecnico” è in genere inferiore al 10 % o addirittura di qualche punto percentuale

-         gli apparecchi disperdenti il flusso luminoso nell’emisfero superiore e/o le lampade a ridotta efficienza e/o gli apparecchi a ridotto rendimento e/o gli alimentatori di ridotta efficienza e/o la mancata riduzione del flusso luminoso e/o l’invio del flusso luminoso in zone non da illuminare e/o le potenze elevate delle lampade se non necessarie e/o la mancata manutenzione dell’impianto e/o luminanze/illuminamenti elevati e/o una progettazione/installazione/ottimizzazione errata comportano un dispendio energetico ed economico

-         l’unico campo tecnico “invaso” da provvedimenti legislativi esterni e non regolato da Norme tecniche è quello illuminotecnico

- il controllo dell’intero processo è indiscutibilmente fuori controllo e gli addetti ai lavori non  riescono a porvi rimedio; gli attori deputati alla stesura del flusso delle operazioni  (dalla produzione all’installazione e oltre) non hanno definite al meglio le Norme tecniche, ora sono in affanno e  chiedono “ad altri” giustificazioni, chiarimenti, leggi, che in prima persona dovevano dare (escluse le leggi).

Entrando nel merito dell’articolo (le frasi sottolineate sono il riferimento dell’articolo in questione):

 

note all’introduzione dell’articolo:

- il fenomeno dell’emissione luminosa è sentito anche dagli ambientalisti, astronomi ed opinione pubblica e non solo dagli astrofili

- non esiste una richiesta generalizzata di osservazione del cielo profondo dalle città (forse sarà qualche astrofilo incallito)

- il rispetto delle luminanze imposte dalla Norma UNI 10439 è riconosciuta e d’obbligo

- non si può far riferimento alle Norme tecniche per limitare l’emissione luminosa verso l’emisfero superiore se il riferimento è la Norma UNI 10819 (che permette un’emissione limite del 23%). Essendo stato membro della Commissione UNI che elaborò la Norma UNI 10819 posso nuovamente affermare che se in quella sede fosse stata approvata una Norma con prescrizioni leggermente diverse, oggi non ci sarebbe nessuna legge regionale! Non fui e non fummo ascoltati, bastava togliere l’appendice che permette di arrivare ad R% = 23 e fissare i valori di R% percentuale pari a: 1 - 3 - 5 contro 1 - 5 – 10 della Norma, rispettivamente per la zona 1, 2 e 3; una modifica parallela andava fatta riguardo all’emissione in cd/Klm (ad esempio per la tipologia A per la quale i limiti sono: 5 - 15 - 30 Candele/Klm, rispettivamente per le zone 1, 2 e 3);

Un’altra occasione persa non certo a causa degli astrofili, fu la mancata redazione della “carta della luce” che propose il Presidente dell’AIDI, Ing. Giuseppe Nucci. Con la “carta della luce” si poteva andare oltre la Norma 10819 e regolamentare tecnicamente tutto il territorio nazionale, salvo la Lombardia, dove nel frattempo era stata approvata la legge relativa

-         i costi e non l’aumento dei costi, come detto dagli autori, sono da valutare impianto per impianto e quindi non si  può generalizzare su un aumento dei costi con l’uso di apparecchi schermati come gli autori vogliono far credere, ma anche laddove si verificasse l’aumento, non è detto che l’impianto sia “in perdita”; ad esempio, qualche decennio fa i liquami delle fogne si scaricavano in mare o nei laghi o fiumi, poi la legislazione è intervenuta e oggi le acque vengono depurate dai depuratori e questi ultimi hanno un costo d’impianto, d’esercizio e manutenzione ma pur di non inquinare il cittadino paga tale depurazione. Un progettista che operi nel Lazio può nella generalità dei casi progettare ed ottimizzare un impianto in base alla legge 23/2000, anche se in alcuni casi di impianti esistenti da adeguare si possono riscontrare difficoltà di progettazione; tali difficoltà non sono dovute a difetti insiti della legge ma alla progettazione ed installazione precedente che non tenevano in nessun conto della problematica di ottimizzare il flusso luminoso e l’impianto in generale. Il progettista accorto che rispetti le Norme e la legge 23/2000, che abbia riguardo ai valori di luminanza,  uniformità, illuminamento, alla potenza delle lampade e alla loro tipologia, alla tipologia degli apparecchi, alla riduzione del flusso luminoso (non sempre ci vuole un riduttore ma basta un semplice interruttore a tempo), all’esercizio e manutenzione, progetterà un impianto a costi ridotti e con un risparmio energetico certo, se poi si sostituiscono delle lampade a ridotta efficienza allora il risparmio economico è ancora maggiore.

Per dare certezza a quanto affermato si può far riferimento al piano della luce della Società Sole spa, controllata al 100% da Enel spa, che operando secondo il dettato del Protocollo Sole – UAI (Legge 23/2000 o Regolamento Comunale di Ladispoli, Roma), attuando un piano pluriennale ha sostituito quasi tutti i punti luce di Civitavecchia. Si riportano alcune prescrizioni tecniche della Sole: pali dritti conici con guina termorestringente, attacco testa palo a pipa   90° o 128° o 120°, materiali in classe II, morsettiere con uno o due fusibili in classe II, apparecchi schermati con vetro piano o non (Schreder Onix 2 o Philps modello SGS – 203/150 o modello SGS – 204/250  o Ruud o Neri, AEC, ecc.), lampade al sodio alta pressione tipo super, potenze stradali 250 o 150 W. In genere la Sole ha operato bene, anche se da campagne effettuate dallo scrivente risulta che in special modo in Vie secondarie si siano superate le prescrizioni illuminotecniche previste dalle Norme; in questi casi bisognerà intervenire per correggere tali incongruenze, riducendo le potenze delle lampade. Rimane insoluta l’installazione dei riduttori di flusso luminoso a causa di problemi contrattuali con il Comune di Civitavecchia. Lo stesso lavoro encomiabile è attuato in altre cittadine e città del Lazio (ad esempio Tarquinia e S. Marinella) ed in altre regioni. La Sole con questa attività ha dato impulso alla produzione di nuovi prodotti con specifiche tecniche mirate e molto restrittive e nel contempo ha ridotto  l’emissione luminosa verso l’emisfero superiore. Se i costi sono stati superiori ad altri impianti bisogna chiederlo alla Sole spa ma nel contempo bisognerebbe chiedere quale sia il risparmio, la riduzione del flusso emesso e disperso, la migliore vivibilità della città, la riduzione delle infiltrazioni di luce nelle abitazioni, lo spostamento dello spettro verso il rosso.

Inoltre, per il campo privato, si possono citare, ad esempio, alcune tipologie di impianti progettati di recente e che funzionano a meraviglia con un’evidente risparmio energetico, fino al 50% rispetto ad impianti non schermati e senza riduzione del flusso luminoso, con miglioramento delle grandezze illuminotecniche imposte dalle Norme.

Ad esempio: la sostituzione di proiettori simmetrici agli alogenuri metallici da 1000 W di un impianto industriale con proiettori asimmetrici da 400 W al sodio alta pressione; i vecchi proiettori avevano l’asse ottico parallelo al terreno! o la sostituzione di apparecchi da 150 – 250 W al mercurio e coppa prismata con apparecchi schermati da 100 e 150 W al sodio alta pressione ed a elevato angolo d’emissione e rendimento, con miglioramento delle grandezze illuminotecniche imposte dalle Norme. La sostituzione di lanterne non schermate e lampade al sodio ad alta pressione con lanterne schermate e lampade al sodio alta pressione da 70 e 100 W, con riduzione della potenza del 30% circa e miglioramento delle grandezze illuminotecniche imposte dalle Norme. In tutti questi casi il costo d’impianto è stato ridotto all’osso e impianti similari non schermati  presi a riferimento non costavano certamente meno. Nel complesso la legge 23/2000 è ben attuabile e con la prossima (si spera! visti il tempo abissale della Regione Lazio, più volte denunciato dagli astrofili) pubblicazione del Regolamento regionale alla legge (alla cui stesura hanno contribuito in sinergia lo scrivente, il Dott. Mario Di Sora, illustri illuminotecnici, cattedratici, astronomi, l’ARPA, l’ACEA e la Regione) l’applicabilità della legge migliorerà, questo dimostra che si opera con professionalità si ottengono dei risultati

- non risulta che le leggi regionali facciano riferimento alla tipologia degli apparecchi (a vetro piano o a coppa), è lasciata libera scelta al progettista (vedasi l’esempio Sole a Civitavecchia)

 

note ai paragrafi sulla luminanza del cielo e luce spuria e consumi energetici:

- è ovvio, come affermano gli autori, che l’emissione luminosa verso la volta celeste è dovuta alla luce diretta ed indiretta e che riducendo a zero quella diretta il fenomeno rimarrà, ma bisogna specificare che riducendo anche in parte l’emissione diretta, il flusso disperso si riduce, inoltre se la potenza delle lampade è ottimizzata nel pieno rispetto della Norma UNI 10419 si può limitare la parte di flusso riflesso dal suolo; inoltre con la riduzione del flusso emesso dopo determinati orari (anche prima delle 23) si riduce ulteriormente la luce dispersa e riflessa dal suolo.

- sull’attuazione di minori costi di installazione del 30 – 40% con gli impianti caldeggiati dagli autori e sulla riduzione del flusso emesso del 15 – 20 % con apparecchi a vetro piano, gli autori non sono chiari, perché per asserire che ci sono delle differenze fra diverse tipologie di impianti (a coppa o vetro piano o altri tipologie intermedie), bisogna fissare le condizioni al contorno (ritorneremo su questo punto perché tramite esso si riesce a confutare la principale tesi degli autori); se si prende come riferimento quello indicato dallo scrivente (apparecchio schermato, angolo d’apertura 70° o superiore, rendimento apparecchio 70 % o superiore ed efficienza della lampada > 100 lm/W, potenza e tipologia delle lampade ottimizzata nel rispetto delle Norme vigenti, riduzione del flusso luminoso emesso dalle ore 20, poi dalle 23/24), allora i conti degli autori non tornano. Ammesso poi per assurdo che in alcuni casi i costi di installazione con impianti non a coppa siano superiori (non certo sui valori asseriti dagli autori), non vediamo quali siano i problemi se nel contempo si riduce l’inquinamento e si risparmia energia elettrica in misura maggiore. In definitiva se le cose stanno come dicono gli autori allora una dispersione di flusso del 23% è migliore del 0%? O un globo luminoso non schermato al mercurio o con lampada elettronica, che a 180 ° emette 60 cd/Klm, è migliore di un apparecchio d’arredo urbano schermato che ne emette 10? Fra l’altro, ci domandiamo come mai si continuano a vendere e installare gli apparecchi non rispondenti ai criteri tecnici stabiliti dai regolamenti e/o leggi regionali; tali apparecchi, oltre ad essere inquinanti, in determinate regioni, sono anche vietati

- sui limiti di 0 cd/Klm su tutto il territorio regionale siamo in parte d’accordo con gli autori, in quanto ci sembra troppo stringente ma il 0 cd/Klm è figlio della Norma UNI 10819

-         è riduttivo discutere della problematica sul vetro curvo o piano, perché non esiste l’obbligo del vetro piano; sta agli illuminotecnici, non agli astrofili, sperimentare e lanciare sul mercato apparecchi sempre migliori. Le affermazioni degli autori in merito al vetro piano e curvo si scontrano con i dati di alcuni costruttori che per i loro apparecchi danno rendimenti oltre il 70%, angoli di apertura di oltre 70° ed interassi equivalenti a quelli a coppa (stessa incongruenza c’è fra i dati forniti dal Prof. Soardo (autore dell’altro articolo “Parzializzazione dell’illuminazione stradale”) e da Paolo Di Lecce (Luce n. 2/2004, “la regolazione centralizzata del flusso luminoso”) della Elettronica Reverberi, in merito ai riduttori di flusso luminoso, insomma a chi dobbiamo credere? Per un calcolo preciso, bisogna valutare l’incidenza dell’uno o dell’altro apparecchio  sull’intero processo (comprendendo tutti i componenti), sull’esercizio, sulla manutenzione, sul risparmio energetico/economico, sull’impatto ambientale, ed a parità di prestazioni illuminotecniche, la spesa di primo impianto. Bisogna specificare che alcune grandezze non sono numericamente determinabili ed altre lo sono a lungo periodo

-         a complemento di quanto dichiarato dagli autori sui presunti vantaggi del vetro curvo, riportiamo alcune effetti negativi (non citati dagli autori) ben conosciuti degli apparecchi a coppa liscia o prismata:

-         a) maggiore dispersione di luce verso l’emisfero superiore che invece potrebbe essere  utilizzata laddove serve

-         b) maggior dispersione della luce al di fuori della zona da illuminare che potrebbe essere  utilizzata laddove serve

-         c) effetti fastidiosi o abbagliamenti  per gli automobilisti

-         d) maggior infiltrazione di luce nelle abitazioni

-         e) installazione standard su pastorali inclinate con sovrapposizione degli effetti sulla emissione verso la volta celeste.

Fatto salvo quanto affermato sopra, proviamo ora a confutare quanto detto dagli autori sul vetro curvo e piano, comprendendo nella confutazione quanto affermato da altri autori nell’articolo “Illuminazione pubblica: compatibilità ambientale e benefici reali” pubblicato su Luce n.2/2004 (in questo caso, come vedremo, tutto l’articolo si basa su presupposti erronei).

Per ora ritorniamo all’articolo “Risparmio energetico e flusso luminoso verso l’alto” pubblicato sulla rivista  Luce n.1/2003. La confutazione parte dalle ipotesi degli autori che sono chiaramente errate.

Essi confrontano apparecchi a coppa con apparecchi a vetro piano, arrivando alla conclusione che gli apparecchi a vetro piano portano a: più punti luce, maggior costi di installazione, di esercizio e manutenzione. L’errore, a nostro avviso, sta nel confrontare un apparecchio a coppa con R% = 3 e un apparecchio a vetro piano con R% = 0! In realtà un primo approccio semplicistico (mentre  bisognerebbe prendere in considerazione una serie di dati/effetti misurabili e non, dimensioni geometriche dell’ottica e sua forma, ecc.) al confronto si può fare fra apparecchi con la stessa emissione luminosa.  Il confronto ha senso solo se è fra 2 apparecchi con lo stesso R% = 0 o leggermente diverso. Ad esempio si possono prendere a riferimento degli apparecchi a coppa con R% = 3 e successivamente schermarli esternamente per portarli a R% = 0 e confrontarli con apparecchi a vetro piano ad R% = 0. In questo caso il risultato vantato dagli autori crolla su se stesso.

A ulteriore supporto della confutazione, ma solo a livello teorico in quanto in questo caso non c’è la schermatura e non si rispettano più i criteri tecnici di alcune leggi regionali, si possono citare i dati dei costruttori che per apparecchi a R % = 0, danno certi valori di interasse, mentre per gli stessi apparecchi inclinati in altezza danno interassi maggiori; ad esempio, se una serie di apparecchi a vetro piano sono inclinati in altezza ed a tale inclinazione hanno R% = 3, il loro interasse è del tutto similare a quello  di apparecchi a coppa e R% = 3, in questo caso il risultato vantato dagli autori non è più quello, permanendo i difetti tipici degli apparecchi a coppa.

Per quanto riguarda l’articolo “Illuminazione pubblica: compatibilità ambientale e benefici reali” pubblicato su Luce n.2/2004, gli autori prendono in considerazione alcuni impianti da adeguare ai criteri della legge Lombardia n. 17/2000. Gli impianti sono: armature stradali aperte con lampade al mercurio, armature stradali chiuse con lampade al mercurio e armature a sorgenti lineari fluorescenti. Si prevede di adeguare gli impianti con lampade al sodio alta pressione e apparecchi schermati a vetro piano, i risultati secondo gli autori sono una minore interdistanza, un numero maggiore di sostegni, in qualche caso un aumento della potenza, maggiori costi di esercizio e manutenzione. In realtà tutto l’articolo si basa su presupposti erronei, perché non fissa le condizioni al contorno ed in particolare:

- non fa riferimento alcuno alla dispersione a 90° e oltre degli impianti non schermati ed ai difetti tipici degli apparecchi da adeguare, quindi il confronto si basa su apparecchi con R% > 0 (non citato dagli autori, supponiamo ad esempio 3 – 5 %) e R = 0 circa. Invitiamo gli autori a ripetere il calcolo schermando gli apparecchi da adeguare fino a portarli a R% = 0 e scopriranno che i risultati del loro calcolo non sono più gli stessi, come le stesse conclusioni.

 

note al paragrafo livello di illuminazione, sicurezza e luce verso l’alto:

- non ci risulta che qualcuno sia contrario all’illuminazione dei marciapiedi o aree importanti annesse al luogo da illuminare ma in questo modo gli autori eludono il ben noto e marcato problema dell’illuminazione del retropalo (un recente articolo in merito, a mia firma, è stato pubblicato su Astronomia UAI) che a detta degli stessi costruttori è un problema esistente su molti apparecchi; d’altronde, per accertarsene basta intervistare qualche malcapitato che ha la camera da letto illuminata a giorno (un problema che ebbe lo scrivente) o misurare l’illuminamento del retropalo, si troveranno dei valori impensabili, fino a 2 – 4 lux a più di 10 metri dalla base del palo!

- sull’affermazione che l’illuminazione diminuisca gli incidenti e le vittime non ci pronunciamo anche se esistono articoli che affermano il contrario di quanto affermato dagli autori

 - sulla diminuzione del crimine ad opera dell’illuminazione siamo piuttosto scettici, infatti se può essere vero in situazioni localizzate, in linea generale i dati della Suprema Corte di Cassazione forniti negli ultimi decenni, non sono congruenti con quanto affermato dagli autori. Purtroppo, ci vediamo costretti a citare un caso orrendo e mostruoso come l’attentato del 11 Settembre a New York, se non sbagliamo le torri gemelle sono state abbattute in pieno giorno e non di notte

-         l’affermazione degli autori che il 50% della luce emessa non cada sull’asfalto! ci conforta in quanto, fra l’altro, valida i nostri dati sul rinculo del fascio luminoso, crediamo sia opportuno intervenire drasticamente; abbiamo condotto delle campagne di rilevamento in tal senso ed in special modo abbiamo constatato illuminamenti non necessari a centinaia di metri dalle torri faro.

 

Note al paragrafo luce spuria:

- siamo d’accordo con gli autori che la maggior quantità di flusso diretto verso l’alto sia dovuto al flusso riflesso ma bisogna specificare che ciò è vero, ad esempio, per impianti stradali ben progettati ma non lo è per gli impianti di arredo urbano costituiti da globi luminosi o da proiettori industriali non schermati e/o mal installati ed in quest’ultimo caso la potenza d’impianto per punto luce è ben maggiore delle lampade stradali (1000 – 200 W contro 100 – 250 W) e di conseguenza lo è la quantità di flusso disperso direttamente. Nello studio di Civitavecchia, più volte citato dagli autori, è detto chiaramente che il problema è dovuto in maggior percentuale ai fari e torri faro

- in linea generale, salvo le zone dove la potenza delle lampade è sovradimensionata, e con riferimento alla zona degli  impianti stradali adeguati, a Civitavecchia abbiamo riscontrato e misurato una riduzione  dell’inquinamento luminoso, dovuto sia agli impianti schermati installati dalla Sole ed al miglioramento dello spettro; la situazione è rimasta critica laddove ci sono impianti industriali e sportivi in quanto su tali impianti non si sono effettuate, in genere, schermature e le lampade sono al mercurio od agli alogenuri. La questioni dell’emissione spettrale delle lampade è fondamentale ma è trascurata dagli autori

- riguardo al citato studio di Civitavecchia ed altri lavori successivi,  al calcolo di R% (17% valore relativo alla emissione diretta, 25 % valore totale), più volte citato dagli autori, rimandando allo studio ed al calcolo, prendendo a riferimento l’affermazione degli autori: la perdita di magnitudini stellari è “anche” di 4, (tenendo presente che in linea di massima, poiché la diminuzione delle magnitudini presa in esame riguardava stelle con una certa altezza sull’orizzonte, più si osserva in basso e più l’effetto inquinante è maggiore), precisiamo che in piena città si vedevano stelle con magnitudine media pari a circa 3 – 4,  in periferia o al lato del centro 4 – 5, fuori città da 4 – 5 a 5 – 6, quindi la perdita in media era pari a 3 in centro, 2 in periferia, 1 in campagna, 0 lontani dalla città (circa 20 Km). La punta si aveva in pieno centro con perdita assoluta di 4 magnitudini. Ciò non contrasta con quanto affermato sopra sul leggero miglioramento riscontrato in zone con impianti adeguati, in quanto il centro risente pesantemente dell’illuminazione del porto e ferrovie (circa 40 torri faro agli alogenuri metallici).

 

note al paragrafo leggi ed inquinamento luminoso:

- in merito al giudizio espresso sulle leggi che non hanno possibilità di successo non siamo d’accordo, anche se riconosciamo che sarebbe bello progettare gli impianti con una Norma tecnica seria e rigorosa ma ad oggi a causa della mancanza di tale Norma, le Regioni hanno legiferato e le leggi vanno rispettate. Il nostro giudizio sulle leggi è noto: pessime le leggi Valle D’Aosta e Piemonte che si ispirano alla Norma UNI 10819, le altre (escluse la legge Lombardia, Emilia e Marche) sono applicabili in pieno (alcuni valori di dispersione sono gli stessi caldeggiati dagli autori). Le tre leggi di cui sopra hanno dato uno scrollone all’inerzia vigente, ma riconosciamo che in determinati casi pongono problemi tecnici. L’innovazione tecnologica non è bloccata dalle leggi ma bensì incentivata dalle stesse, tutte si intende

- Sui valori di R% rilevati a Civitavecchia ed altri dati annessi, precisiamo che lo studio è relativo ad impianti pubblici e privati con “tutto acceso”, come si verifica in alcune serate estive, dove anche tutti gli impianti sportivi sono “a palla”. Quindi l’osservazione degli autori è giusta (è comunque ben precisata nell’articolo relativo) i dati di Civitavecchia sono particolari sia per il peso industriale/sportivo degli impianti sia per il “tutto acceso”. Bisogna anche precisare che essendo stato uno studio pilota, il primo e forse l’unico in Italia, effettuato su quasi tutti gli impianti di illuminazione, con alcuni dati non noti esattamente, altri supposti e con l’imprecisione di un metodo pilota, esso ha dato luogo ad una percentuale d’errore così come riportato nell’articolo stesso. Riteniamo, che a grandi linee il valore di R% determinato sia in linea con gli altri dati pubblicati dagli autori, infatti se si toglie l’incidenza dell’illuminazione sportiva /industriale ed il tutto acceso, in prima approssimazione siamo su valori del 10 %. Questo non toglie che le città industriali o portuali o con grandi impianti (aeroporto di Malpensa e Fiumicino) abbiano valori di R% che si avvicina a 15% con punte localizzate che vanno ben oltre. Chiaramente il dato di Civitavecchia si è trascinato gli altri valori citati dagli autori

- sulla extrapolazione dei dati di Civitavecchia a livello nazionale bisogna specificare che se R% medio in Italia fosse minore del dato rilevato a Civitavecchia, l’extrapolazione dai dati di Civitavecchia è errata o gonfiata, ma in realtà se si tiene conto sia della possibile riduzione delle potenze delle lampade  sia della riduzione del flusso luminoso attuabile, allora riguardo al possibile risparmio energetico/economico ci siamo, anzi si può risparmiare ben di più

- una piccola nota per gli autori: a Civitavecchia non esiste l’illuminazione monumentale o decorativa, quindi non può essere eliminata!

Concludendo, non siamo d’accordo con le proposte di modifica al p.d.l. nazionale n. 697 che non siano di “Luce e Ambiente” (come confermano i documenti a supporto della nostra richiesta di modifica consegnati alla Commissione parlamentare che ascoltò in audizione la Commissione Nazionale “Luce e Ambiente”, rappresentata dal prof. Paolo Candy, l’Arch. Michele Galice ed il sottoscritto), non siamo disposti al “confino” per osservare le stelle ed infine riguardo alla affermazione riportata dagli autori a nome del fisico Prof. Zichichi, celebriamo la risposta al prof. Zichichi dell’astronomo Prof. Paolo Maffei, chiaramente non citata dagli autori.

 

 

Bibliografia:

(1) – Articoli vari sul sito Internet dell’autore: http://digilander.libero.it/illuminazioneesterna “Illuminazione per esterni - L’illuminotecnica del XXI secolo”, sito dell’autore e sito di riferimento della Commissione Nazionale “Luce e Ambiente”

(2) – Relazione sull’inquinamento luminoso rilevato su Civitavecchia e zone limitrofe – Ed. Museo della Scienza e dell’informazione scientifica – anno 1995

(3) - C. Rossi-  Manuale per la lotta all’inquinamento luminoso – ed. UAI – 2000

(4) - Articoli vari su  Astronomia – Ed. UAI – anni 1998 – 2004

(5) - Articoli citati -  Luce – AIDI

(6) - Studi e ricerche dell’Associazione Astrofili Monti della Tolfa di Civitavecchia: www.astrosolare.it astrosindinqlum@libero.it

(7) - C. Rossi - Aldo Di Pietro - "Il protocollo Sole / UAI" Astronomia, anno 2001, Editore UAI

 

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