Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

 

 

 

 

 

Il flauto sulla luna

 

 

 

 

 

 

 

index

 

Giù la maschera!!! Intervista a Italo Soffiolotti

 

Tutto bello, tutto grande, tutto...falso!

 

Flauti in legno tra avanguardia e revival

 

Pirati, turisti, mercanti istrioni: in una parola... Maestri!

 

Un pensiero di Shakespeare

 

 

   

 

Giù la maschera!!!

 

Italo Soffiolotti, il più grande flautista italiano, il primo dei primi flauti in orchestra, il plurimpegnato docente in corsi e masterclasses, il membro onnipresente in concorsi e audizioni, lui, il "flauto italiano", l' onnipotente, l' onnisciente, l' onnivoro, l' uno e il trino, ha chiesto a un prete di volersi confessare. E' stanco e sente un grosso peso sullo stomaco. Vuole liberarsi la coscienza, chiedere perdono al mondo e ai flautisti, sperare di vivere in pace gli ultimi anni della sua vita. Ma nessun prete ha voluto assumersi un compito così gravoso…….. Soffiolotti è solo, solo con i suoi rimorsi, piegato in due dal dolore. Non suona più, non fa altro che piangere e digiunare tutto il giorno; ha chiesto ad OZ di poterlo intervistare, promettendo - questa volta - di dire tutta, ma proprio tutta la verità e sperare, se non in quello di Dio, almeno nel perdono degli uomini. OZ ha accettato per amore di verità e per venire incontro ad un povero, misero uomo che il caso e la sorte hanno spacciato - da sempre - per un artista di primissima classe.

 

OZ. Maestro Soffiolotti, ma cosa le è successo, perché questa voglia di volersi confessare………

 

S. Mi aiuti, OZ, la prego; non ce la faccio più. Non voglio più vivere come ho fatto finora, succhiando il sangue degli altri, calpestando i sentimenti e la dignità delle persone, truffando il pubblico, gli allievi……. Mi aiuti, OZ, la prego, o altrimenti mi uccido. Non sto scherzando…..voglio pentirmi!!!!

 

OZ. Che parole grosse, Maestro……. Si calmi ora, vedrò come posso aiutarla. Ma intanto mi dica: è disposto a dire tutta la verità? Sa, prima del pentimento è necessaria la confessione…..

 

S. Sì, sì, lo giuro. Voglio dire la verità anche se ciò mi coprirà d' infamia; ma non mi importa. Voglio andare davanti a Dio con la pancia piena e …..accidenti! ma che diavolo sto dicendo? voglio andare davanti a Dio con la coscienza pulita e lasciare sulla terra la memoria sporca di me, perché questo è quello che merito, per quello che sono, per come mi sono comportato, per il male che ho fatto…….

 

OZ. Capperi!, Maestro, il fatto non è di poco conto…. Da dove vogliamo cominciare?

 

S. Dall' inizio, OZ, voglio dire tutto dall' inizio.

 

OZ. OK. Allora, Maestro Soffiolotti, mi dica: come era da studente?

 

S. Oh, bravo, veramente…..

 

OZ. Non starà mica mentendo, vero?

 

S. No, no; ero veramente bravo. Passavo intere giornate sullo strumento e il mio Maestro era molto orgoglioso di me.

 

OZ. Come è entrato in Orchestra? Deve aver superato una selezione difficilissima, suppongo…..

 

S. Ecco la prima bugia. Questo è quello che ho fatto sempre credere. In verità, mi hanno chiamato perché non c' era nessun altro oltre me. Mi facevano fare il primo flauto, il secondo, l' ottavino, l' usciere e il guardarobiere; alcune volte ho cantato addirittura nel coro…. Dunque, concorrenza zero, era tutto facile, non c' era da lottare per niente. E dire che in orchestra non ero neanche un asso, lo confesso. Allora, per prima cosa, mi feci insegnare tutti i trucchetti: questa posizione per non calare, quest' altra quando il fa diesis è forte, qui puoi anche far finta di suonare perché tanto non si sente niente, qui sono importanti solo le ultime tre note perché nelle altre sei coperto dalle percussioni, ecc. ecc. Ecco, ho imparato il mestiere come un macellaio, senza raffinatezza, cercando di fregare i direttori, specialmente i più fessi.

 

OZ. Mamma mia, cosa sento, Maestro! E il pubblico?

 

S. Il pubblico? E chi lo ha mai visto! Non me ne sono mai curato…… Se qualcuno veniva a congratularsi con me (e io non ho mai capito perché), facevo come i miei colleghi: gli mostravo un bel sorrisone, accennavo un inchino ipocrita e via. Ma lei lo sa perché tutti mi hanno sempre definito una "persona amabile"? Perché non ho mai preso posizione, non ho mai espresso un parere, ho sempre detto di sì, e loro hanno incominciato a pensare che io fossi gentile, amabile, buono. In realtà, sono un ipocrita, un egoista, uno che non dice mai quello che pensa perché ………….. non mi frega niente degli altri! Mi faccio sempre gli affari miei io - eh!, eh!, eh! - e agli altri dico sempre di sì. Funziona, sa? Non disturbi, non dai fastidio, e loro ti accettano, anzi, ti ringraziano pure……

 

OZ. Ma così facendo dimostra di essere - umanamente parlando - una……… beh!, ora non vorrei offenderla.

 

S. Sì, sì, lo dica pure, se vuole! Sono proprio quello che lei pensa. Ma gli altri non lo sanno o, almeno, non tutti se ne sono ancora accorti. Ma ora lo dica lei, OZ, per cortesia, lo urli al mondo, dica a tutti di aprire gli occhi davanti a questa melma di uomo…. Voglio espiare, voglio espiare!!!!!

 

OZ. Su, si calmi, beva un po' d' acqua. E ora mi dica: come è - o come è stato - il suo rapporto con gli allievi?

 

S. Anche qui, mi rendo conto di esser solo una melma! All' inizio, ho approfittato dei miei allievi più bravi per farmi il nome di buon insegnante e poi …….via, li ho gettati come spazzatura. Non ho mai mosso un dito per loro. Non mi espongo mica, io, per gli allievi. Io mi faccio solo gli affari miei - eh!, eh!, eh!. Oggi non saprei neanche dirle quanti allievi ho, non li conto più ……………

 

OZ. Quanto prende a lezione?

 

S. Dipende, 150, 200 mila lire.

 

OZ. E non le sembra un po' esagerato?

 

S. Altroché, se è esagerato; anzi, sono soldi letteralmente rubati…….. e poi, senza dire niente!

 

OZ. Come sarebbe "senza dire niente"?

 

S. Sì, sì, proprio così! L' allievo suona; io ascolto - o faccio finta di ascoltare. Quando ha finito dico le cose che lui vuole sentire, non la verità - mica sono fesso io….. - sempre smozzicando le parole. Per esempio: "sì, va bene il Mozart che hai suonato, solo ci vorrebbe un po' più ….. un po' più ….. un po' più scatto. Ecco sì: un po' più scatto!" E basta. L' allievo torna a casa contento. Si è fatto magari 300, 400 chilometri per venire a sentire solo due parole. E io intanto intasco i soldi…. Avanti un altro….Debussy, Syrinx: "Sì, va bene, solo il suono può essere un po' più ……… un po' più…… un po' più in alto. Ecco, sì: il suono un po' più in alto". E via, altre 200 mila lire. Loro sono contenti perché sul curriculum possono scrivere che sono allievi di Soffiolotti, i genitori mi osannano e io …….. io mi faccio gli affari miei! - eh!, eh!, eh!

 

OZ. Madre mia, Soffiolotti, lei è una spregevole sanguisuga…….

 

S. Altroché! E lo divento ogni giorno di più, sempre di più, sempre di più. Meno dico, e più gli allievi vengono ………. E io mi faccio gli affari miei, eh!, eh!, eh! E poi, diciamo la verità: di Bach, di Mozart, di Debussy, io non so proprio niente ……….

 

OZ. Come non sa proprio niente ………

 

S. Sì, sì, è la verità. Io non ho mai studiato, non ho mai approfondito. Ripeto più o meno quello che mi ricordo di aver sentito, da un direttore d' orchestra o da un altro flautista……… Racconto gli aneddoti, insomma, capisce? …….. 'e fatterielle, come dicono a Napoli. Gli allievi si divertono, io non faccio fatica, intasco i soldi, e mi faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!.

 

OZ. Ma il Maestro non dovrebbe aprire gli occhi all' allievo?

 

S. Chiedo scusa, ma non ho capito la domanda ……..

 

OZ. OK, lasciamo perdere. Torniamo a noi: quindi lei è soltanto …….. un grande bluff?

 

S. Sostanzialmente sì. Se il pubblico, come una volta, potesse tirare i pomodori ma sa quante volte sarei tornato a casa tutto impataccato, come il parabrezza di una macchina parcheggiata per una giornata intera sotto un nido di piccioni ………. Ma ora - per fortuna - sono tutti educati.

 

OZ. Scusi, Soffiolotti, ma io non capisco: è possibile che gli allievi non l' abbiano mai smascherata?

 

S. Eh!, eh!, eh!, no…. e per vari motivi. Primo: non esiste alternativa alle mie accademie. Secondo: non c' è abitudine alla ricerca. Terzo: c' è il ricatto nascosto delle audizioni.

 

OZ. Confessi tutto, Soffiolotti, si spieghi meglio.

 

S. Va bene. In Italia insegnano quasi tutti come me e allora, melma per melma, è meglio sporcarsi con il mio nome, no? Non hanno alternativa, capisce, gli allievi sono "costretti" a studiare con me, io, l' onnipotente, l' onnisciente, l' onnivoro, l' uno e il trino …… Secondo: nessuno vuole che l' allievo apra veramente gli occhi perché, in questo caso, finirebbe poi con il separarsi presto dal Maestro, col rendersi artista autonomo. E io questo non lo voglio perché se no finiscono i soldi. E allora, solo due parole, un bel sorriso e via, arrivederci e grazie - e io mi faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!. Nelle accademie non si fa mica ricerca: è solo consumo, aneddoti e sorrisini. Certo, se ci fosse un' Accademia seria, io chiuderei bottega ……… Terzo: il ricatto delle audizioni. L' allievo fa questo ragionamento (e io mi faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!): siccome Soffiolotti è in commissione dappertutto, io studio con lui così - forse - avrà per me un occhio di riguardo. Ma questo ragionamento non funziona, non può funzionare.

 

OZ. Perché?

 

S. Intanto perché a me degli allievi non me ne importa niente. E poi anche per un altro motivo….. Ascolti, le voglio fare un esempio, così lei capisce bene.

 

OZ. Ma io ho già capito tutto, Soffiolotti…….

 

S.E' ora che capiscano anche gli allievi, allora. Ecco l' esempio: è stato bandito un concorso per un posto di primo flauto nell' Orchestra Tal dei Tali. Io, Soffiolotti, l' onnivoro, l' uno e il trino, sono ovviamente in commissione. 50 candidati. 35 si presentano come miei allievi. Vince un mio allievo. Si sparge subito la notizia: ha vinto un allievo di Soffiolotti. Altri allievi corrono a studiare con me - e io mi faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!. Al prossimo concorso si presentano 70 allievi. Incredibile: 60 sono allievi miei! Anche questa volta vince un mio allievo ma ………ecco ora il punto, ecco la verità: un mio allievo ha vinto ma 59 miei allievi hanno perso, 59 capisce? Così come nel concorso precedente 34 allievi miei avevano perso …… Ma questo non fa notizia, nessuno se ne accorge! Nessuno sembra convincersi del fatto che se è vero che vince un mio allievo, è anche vero che perdono 50 miei allievi!!! Ma fa notizia solo chi vince; gli altri intanto continuano a pagare - e io mi faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!.

 

OZ. Ma come è possibile……… le sarà pure capitato che qualche candidato escluso - magari bravino - le abbia chiesto delle spiegazioni, abbia voluto conoscere la ragione della sua esclusione….

 

S. Sì, sì, certo…… Ma anche in queste occasioni riesco sempre a cavarmela bene, sfuggendo come una anguilla alla loro delusione, alla loro rabbia.

 

OZ. E come?

 

S. Confondendoli ancora di più (e intanto, mentre loro si mordono le labbra, io mi faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!). Spesso, con loro, ci sono pure i genitori; quasi sempre ignari, poverini, senza parlare, non sospettano mai nulla, men che meno che io sia quel viscido che ora lei sa….. Ecco, quando un ragazzo mi chiede "Maestro, come ho suonato, cosa può dirmi della mia esecuzione, perché sono stato escluso?", io rispondo quasi sempre così, perché funziona, sa? "Vedi, hai suonato molto bene, sai?……. solo che, di tanto in tanto, nel tuo suono si avverte come una punta di asprigno….. ma che testata usi?" Così dicendo, il poverino se ne va ancora più confuso pensando di dover cambiare testata, credendo che il problema è nella boccoletta, ecc., ecc. - e io mi faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!.

 

OZ. Madre mia, Soffiolotti, lei è un essere davvero spregevole, andrà sicuramente all' inferno, verrà messo su una graticola e cucinato come uno spezzatino……..

 

S. No, la prego, OZ…… non dica queste cose……. non mi parli di spezzatino………

 

OZ. Va bene. Un' altra domanda allora: che flauti ha usato?

 

S. Ma che mi frega dei flauti…….. ne ho cambiati tanti, come fossero spazzolini da denti! Con tutti i soldi che ho rubato agli allievi…… Qualche volta ho anche mandato i miei allievi a comprare un flauto nuovo, o una nuova testata, e poi passavo al negozio a intascare la percentuale ………

 

OZ. Come è stato il suo rapporto con i colleghi?

 

S. Ma che mi frega dei colleghi…….. Davanti una faccia, e dietro l' altra. Però non ho mai parlato male di loro, non ho voluto mai inimicarmi con nessuno. Non mi sono mai esposto, io! Sempre zitto, acquattato nell' ombra, a pensare ai fatti miei - eh!, eh!, eh!. Quando si suona in pubblico, tutta cortesia e sorrisi. Dietro, ognuno per sé. Non esiste amicizia tra me e i colleghi, perché non mi sono mai curato di nessuno.

 

OZ. E il suo rapporto con i compositori?

 

S. Dei passati non ho capito mai un granché. Mi sono sempre limitato a seguire il solito cliché esecutivo, imitando ora questo, ora quello tra i maggiori flautisti del momento. Dei contemporanei, non solo non capisco nulla ma non penso nulla. Loro mi chiedono di suonare quella roba lì, e io lo faccio. Punto. Il pubblico ascolta in silenzio senza capire niente, ma non osa mai muovere una critica per paura di fare la figura dell' ignorante e così, di anno in anno, continuo a spacciare tanta immondizia per ora colato. Esecutori, compositori, pubblico: tutti contenti, e io mi faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!.

 

OZ. E dunque, Soffiolotti, sta dicendo di non aver ricercato mai uno stile interpretativo ………

 

S. Ma se non so neanche che cosa sia uno stile interpretativo …….. Ma mi ha visto bene in faccia? E secondo lei, uno che ha una faccia come la mia perde il suo tempo alla ricerca di uno… come ha detto?…ah sì, di uno “stile interpretativo”? Ma non mi faccia ridere… E’ vero: dicono che c' è differenza tra barocco tedesco e barocco italiano e, in  quest' ultimo, tra Vivaldi e Pergolesi…….: ma io che ne so? Il piano è piano e il forte è forte; qua legato e là staccato… ecco cosa penso io! Poi, se qualcuno si inventa un effettino che mi piace, allora lo imito e diventa di moda, se no niente, rimane tutto com' è. Del resto, provi a riflettere: esiste oggi, secondo lei, un flautista che corrisponda a Benedetti Michelangeli per i pianisti, a Karajan per i direttori, alla Callas per i cantanti, a Rostropovich per i violoncellisti? Certamente no! E allora perché dovrei essere proprio io a incominciare? Io mi faccio solo gli affari miei - eh!, eh!, eh!. Sorrido agli allievi e a chi organizza i miei corsi e vado avanti così. Certo, se ci fosse un' Accademia seria ……..

 

OZ. Cosa pensa dei flautisti della nuova generazione?

 

S. Sono tutti più bravi di me. Ma proprio tutti, sa? Forse anche loro lo sanno e se vengono ancora a studiare con me è solo per la storia delle audizioni…. Anche se ultimamente ……

 

OZ. Insomma, Maestro, stiamo tutti sotto ricatto……

 

S. Sì, è proprio questa la verità, un' intera generazione sotto ricatto. Per mancanza di alternative valide (certo, se ci fosse un' Accademia seria …...), o per l' affare delle audizioni. Io sguazzo felice in questa situazione, ma ora voglio espiare. Non ce la faccio più. Cosa posso fare per liberare la mia coscienza? Per favore, OZ, mi dica cosa pensa, mi dia una parola di conforto ……

OZ. E' perfettamente inutile che io le dica cosa penso di lei, Soffiolotti: lei è spregevole, su questo non ci sono dubbi. E' spregevole perché non ha mai agito per aiutare gli altri, ma si è mosso solo per il suo esclusivo tornaconto personale. E' spregevole perché non ha mai preso posizione, non ha mai lottato per il bene, è vissuto sempre dietro quella maschera bonaria dell' ipocrisia. E' spregevole perché anche quando non le sarebbe costato niente, non ha mai mosso un dito a favore di chi aveva veramente stima di lei ……

 

S. Accidenti, OZ, e ora che posso fare ……..

 

OZ. E' tardi, Soffiolotti, lei non può fare proprio più nulla. Può solo augurarsi che gli allievi e il pubblico aprano presto gli occhi sul suo conto e la lascino sola, a tormentarsi con la sua coscienza, tra lo sporco delle sue memorie, senza infierire su di lei. I soldi che ha rubato, intanto, li restituisca……

 

S. E a chi, se non ricordo neanche a chi li ho presi …….

 

OZ. Faccia una donazione anonima a un ente di beneficenza o a una associazione umanitaria.

 

S. E a che serve?

 

OZ. A potersi guardare allo specchio senza disgusto, ad espiare in parte il suo egoismo onnivoro, a restituire un po' di dignità al suo nome.

 

S. E' quello che vorrei riuscire a fare, OZ. Ma lei - la prego - non agisca mai come ho agito io…..

 

OZ. Cosa fa, Soffiolotti, si mette a fare anche le prediche, adesso?

 

S. No, no, mi scusi…. Non volevo. Per un attimo mi è sembrato come di voler pensare a lei. Proprio io, che per tutta la vita non ho fatto altro che pensare agli affari miei - eh!, eh!, eh!.

 

 

TORNA SU

 

Tutto bello, tutto grande, tutto......falso!

 

 

Quando si fa ricorso alla tecnica espressiva del discorso vacuo, si può dire tutto senza, in realtà, dire niente. E chi legge, o ascolta, crede di capire, ma si sbaglia. O, meglio, capisce benché non ci sia proprio nulla da capire perché ....... non c’è niente di vero, è tutto falso. Ne volete una prova?

Divertiamoci a leggere l’ intervista virtuale che OZ ha fatto a due sorelle: Virginia Batter, celebre prostituta e Flora Batter, altrettanto celebre flautista. OZ ha rivolto le stesse identiche domande sia all’ una che all’ altra artista, ricevendo risposte che - guarda un po’ - coincidono perfettamente, cioè sono validissime in entrambe i casi. Al di là di qualsiasi e fin troppo facile insinuazione, ciò dimostra quanto siano inutili quelle interviste in cui i problemi si affrontano solo in superficie, senza sostanza, nel linguaggio sterile che non comunica conoscenza, che non promuove alcuna forma di ricerca, che serve solo ad un patetico esibizionismo di facciata.

 

D. La prima domanda è d’ obbligo, Signora: è contenta dei traguardi finora raggiunti?

R. Sarei un’ ipocrita se fingessi modestia. Sì, sono molto contenta della strada percorsa, così piena di soddisfazioni, di apprezzamenti da ogni lato. Mi ha permesso di aprirmi ad ogni esperienza che - le garantisco - non ho mai rinunciato a vivere con la massima intensità.

 

D. Come e quando ha deciso di intraprendere la Sua professione?

R. Oh....., ero molto giovane e poi - come forse anche Lei saprà - sono figlia d’ arte. Mia madre e mia nonna avevano il mio stesso talento. Da bambina, ricordo, per farmi mangiare mi raccontavano degli entusiasmi che mia nonna sapeva suscitare a corte......Restavo incantata davanti alla magia di quelle storie. Mi raccontavano sempre di quando, ad un ricevimento, il Re in persona prese la mano di mia nonna (esperta su più strumenti) ed esclamò, tra lo stupore dei suoi ospiti: “Signora, Lei è una vera artista, ha saputo mostrare a tutti l‘ infinito che è dentro di Lei. Non c’ è strumento, qui a Palazzo, che Lei non abbia saputo dominare”. E così, cosa vuole, non volevo essere proprio io la pecora nera che interrompesse una gloriosa tradizione di famiglia. E poi, in confidenza, anch’ io ci tenevo a raggiungere una certa posizione. E dunque, grazie ai consigli e alle mani paterne dei miei primi Maestri, vidi la strada del mio lavoro aprirsi davanti a me.

 

D. Riconoscerà che è una professione stancante, Signora, che obbliga a ritmi forzati, a continui spostamenti........

R. Sì, è vero, alle volte, dopo una giornata di lavoro, mi sento sfinita e vorrei stare finalmente sola con me stessa. Pensi, la mia giornata inizia presto, alle nove sono già pronta per il mio training quotidiano. E non tutti i partners - glielo voglio proprio dire - si rivelano graditi; pensi che alcuni (soprattutto i direttori) vogliono che io stia sempre in piedi perché, in tale posizione, si sente tutto molto meglio fino giù, in fondo. Quando siamo in ensemble, allora va bene anche seduti, benché i muscoli dell’ addome finiscano con il contrarsi troppo anche se, in questa posizione - lo riconosco -, si migliora notevolmente il sostegno all’ imboccatura. L’ importante è che non ci siano le percussioni, altrimenti c’è sempre da cambiare posizione tra una sessione e l’ altra. Sì, è vero, so bene che le percussioni, tutta la batteria, sono importanti; nella nostra arte il ritmo è fondamentale. Se non hai il senso del ritmo, questo lavoro non lo puoi fare o forse sì, se non hai nient’ altro stretto in mano, puoi comunque provarci, ma non farai molta strada.

 

D. Mi stava parlando dei Suoi primi Maestri: che ricordo ha di loro? Cosa Le resta dei loro insegnamenti?

R. Un ricordo fantastico! Erano persone stra-or-di-na-rie! Ricordo quel che mi disse il mio primo Maestro: “Mia cara, ricordati sempre di non cavalcare due tigri contemporaneamente!” Che uomo che era! Ogni cosa che gli usciva dalla bocca aveva il sapore della verità, anche se a volte ...... era un po’ amaro. Era un didatta formidabile! Mi ha dato tutto, ma proprio tutto; e sapeva sempre dove mettere le mani. Solo una volta - credo - non comprese la mia interpretazione e allora si ritirò arrabbiato. Lo vidi farsi piccino piccino. Poi, però, volle scusarsi. Ci riunì tutte nella stanza dove facevamo lezione, disse di aver capito il suo errore: io cercavo di minimizzare ma lui, sorridendo bonariamente e con aria quasi dimessa, riconobbe davanti a tutte noi di aver sbagliato e volle mostrarci il peso del suo fallo. E fu solo allora che io capii veramente di che pasta era fatto. Degli altri Maestri ricordo poco, li frequentavo solo d’ estate, più che altro per farmi dare una controllatina alla tecnica. Per i miei gusti, erano comunque un po’ troppo maniacali: uno era fissato con i colpi di lingua, mamma mia quanti ne conosceva! un altro insisteva sempre perché io migliorassi nei salti. Ma, a parte ciò, di loro non mi è rimasto dentro niente.

 

D. Come sono i rapporti con la Sua famiglia; voglio dire: riesce a conciliare i Suoi impegni professionali con il Suo ruolo di moglie e di madre?

R. Fantastici! Ho un marito fantastico! Oh, il mio caro maritino, così pieno di vita, si interessa di tutto: di bricolage, di vela, di equitazione, di astronomia, di arredamento.... ah! che uomo! Di recente mi dice che accusa spesso come un peso alla testa: credo - ma non ci giurerei - che sia a causa del mio lavoro. Anche il mio psicanalista mi ha consigliato di tenerlo un po’ più ai margini dei miei interessi. Per la sua tranquillità, dice. Poi ho tre splendidi figli: Lulù, che vive a Parigi e studia art design; Gustavo, nato dal mio primo matrimonio con un fantino italiano, e l’ ultima - si chiama come me e mi dicono che mi somigli come una goccia d’ acqua. Pensi, ha solo nove anni e già rivela un fortissimo talento artistico anche se - bisogna capirla - non sa ancora che pesci pigliare.

 

D. Dove vive abitualmente?

R. Ma come glielo devo dire: la mia casa è il mondo, mio caro. Però, in tutta franchezza, preferisco le grandi città, perché danno maggiori opportunità sia al centro che in periferia. Anche se oggi, con l’ inquinamento, il traffico, l’ elettrosmog, essere artisti è diventato un mestiere difficile. Nessuno cerca più la bellezza, tutti corrono dietro alla tecnologia..... Si figuri quanto sia diventato difficile per me, io che non amo affatto la tecnologia; sarà perché ho una impostazione molto naturale..... Ma oggi, tutto questo non basta più. Si vuole la perfezione a tutti i costi. Se scoprono che hai un neo, sei fregata per sempre. E allora occorre una grande capacità di manovra per orientarsi tra tutto ciò ti viene messo davanti, giorno dopo giorno; e la dote più importante resta sempre la flessibilità. Senza flessibilità non si va avanti. Si sta fermi sulle gambe o, se sei fortunata, si va all’ indietro. Occorre dunque una grande apertura per poter accogliere il nuovo senza scalzare il vecchio e stare sempre al passo con i tempi. Ciò che una volta poteva andar bene, oggi può risultare stretto, e questo non è più ammissibile, non è arte......

 

D. Signora, come si prepara al lavoro di ogni giorno, qual è il segreto che rende così magiche le Sue performances?

R. Alimentazione frugale, passeggiate solitarie anche d’ inverno, ogni tanto un breve soggiorno al fresco, per ritemprare le ferite causate dallo stress. E poi, analisi, analisi e ancora analisi! Senza analisi non potrei mai conoscere i valori esatti che mi richiede chi mi sta davanti; chi paga pretende da te sempre il meglio e non ti guarda mica in faccia! L’ analisi, dunque, è fondamentale.

 

D. Mi scusi se oso: assume farmaci, o droghe, o alcool?

R. Ora non più. Una volta, ma ero all’ inizio della mia carriera, ogni tanto assumevo qualcosa per via orale, ma ora preferisco una bella porzione di pesce, quando capita, che è altamente nutritivo e ti tira su. Di tanto in tanto, però, non so rinunciare ad una spremutina.

 

D. Come è il Suo rapporto con i produttori artistici?

R. Fantastico! Stupendo! Ma anche qui, la strada è stata tutta in salita. Dapprima nessuno ti garantiva niente, non c’ erano impegni scritti, si faceva tutto oralmente. Poi - ero in tournée in Africa, ricordo - imparai a mettere nero su bianco, come si dice. Che è poi sempre la cosa migliore. Oggi, comunque, in un modo o nell’ altro mi conoscono quasi tutti i produttori e soprattutto quelli con i quali sono entrata in contatto (e sono tanti) muovendomi in lungo e in largo. Guardi, non lo dico per vantarmi ma ogni volta che mi incontrano, basta che io apra bocca, prima ancora di accostarmi lo strumento alle labbra, subito si alzano tutti in piedi. Era già successo al mio primo concorso, con il membro esterno che non riusciva più a calmarsi per la gioia.... Che giornata fu quella!: eseguii le Danze che erano obbligatorie in programma tutte d’ un fiato, senza mai fermarmi. I presenti erano eccitatissimi. In città non si parlava d’ altro; in pochi giorni, mi ritrovai letteralmente sulla bocca di tutti. Ma alla serata conclusiva, solo pochissimi riuscirono a venire. Gli altri, poverini, restarono a bocca asciutta e con le mani in mano, per motivi organizzativi, spiegò il Sindaco. Mi diedero ovviamente il primo premio; alcune signore, tutte vestite con i costumi tradizionali mi recarono una corona di fiori, ma i membri del Comitato artistico, giudicando la corona un po’ .... funebre, subito scompaginarono i fiori e mi fecero un mazzo enorme e, infine, anche il direttore artistico volle lasciarmi un ricordo personale: l’ AIDS (Associazione Internazionale dello Spettacolo); ne divenni presto socio onorario. Lei ha già avuto modo di sentire questa sigla?

 

D. Ha qualche allieva desiderosa di apprendere e di continuare la Sua arte?

Ne potrei avere tante, ma non ho mai voluto insegnare. Vorrei urlarlo ai quattro venti: ognuna deve trovare la sua strada e sapersi collocare al posto giusto e lasciarsi illuminare dal fuoco della sua passione. Prima o poi, l’ incontro avverrà. E poi, vede, oggi non avrebbe più alcun senso parlare di scuole: gli apporti ci giungono da ogni parte, dall’ Albania, dall’ Ucraina, senza dimenticare il grande contributo da sempre datoci dall’ Africa, la terra di Cleopatra, dove le gazzelle corrono felici e i leoni dormono a pancia all’ aria..... Non voglio dare lezioni, dunque, ma un consiglio forse sì, lo posso e lo voglio dare, soprattutto ai più giovani: ascoltate la vostra voce, apprezzate ciò che sta dentro di voi ed imparate poi a tirarlo fuori, nel modo e al momento giusto. Questa è l’ unica cosa che mi sento di dire.

 

D. Lei predilige qualche strumento in particolare?

R. Ho imparato ad esprimermi con qualsiasi strumento, che considero parte integrante del mio corpo. Di recente, però, ne ho acquistato uno in legno perché è di spessore maggiore e ha una migliore capacità di proiezione. Ma non voglio dire di più, in questo sono e resto abbottonatissima.

 

D. Un’ ultima domanda, prima di lasciarla: quale repertorio preferisce di più?

R. Il romantico, dal trio fino all’ ottetto, così complesso, profondo, coinvolgente.

 

D. E delle registrazioni cosa pensa?

R. C’ è, per i miei gusti, un ricorso eccessivo all’ elettronica e si finisce col perdere la tattilità dell’ esperienza. Una volta gli artisti come me lasciavano sempre la propria impronta personale. Era considerato un dovere, un obbligo verso la società. Oggi invece è tutto elettronico, non fa più per me. A costo di apparire un po’ retrò, preferisco ancora il rapporto diretto alla  registrazione: stare lì, quando ti chiamano per il tuo turno, in una stanzetta insonorizzata, con gli altri che ti ascoltano da dietro la vetrata, sotto un cono di luce, mentre le bobine cominciano a girare........

 

Bene, l’ intervista alle artiste Virginia/Flora Batter è finita. Tutto chiaro? Bello il mondo dell’ arte, vero? Fantastico!..... Stupendo!....... Meraviglioso!...... E, dietro l’ iperbole, solo l' esibizionismo del narcisista, il vuoto del pensiero. Ma certo, mi direte, nessuno pubblica interviste come questa, questa è soltanto un' intervista virtuale…

Che Iddio Vi illumini.

Un saluto da OZ.

TORNA SU

 

Flauti in legno tra avanguardia e revival

 

 

Negli ultimi tempi non è insolito vedere flautisti impegnati su flauti o testate di legno; stiamo parlando dei flauti in legno sistema Boehm – ovviamente – e non del più antico traversiere. Si tratta per lo più di concertisti che hanno deliberatamente scelto uno strumento in legno dopo e nonostante l’ invasione massiccia dei flauti in argento, oro e platino. Le ragioni di questa scelta possono essere tante e tutte di natura diversa. In ogni caso, per cercare di capire se ciò significhi un ritorno al passato o un passo avanti verso il futuro, è opportuno soffermarsi ad alcune considerazioni. Tutti sanno che il flauto appartiene alla famiglia dei legni ed è dunque quanto meno bizzarro constatare che siano costruiti in metallo. Il motivo di ciò è da ricercarsi nell’ impagabile lavoro effettuato nel 19° secolo da Th. Boehm (1794-1881), straordinaria figura di virtuoso, didatta, costruttore, orchestrale, scrittore e compositore. Boehm, con impegno geniale e paziente, ha saputo evolvere il flauto dall’ antico tra versiere (su cui compì i suoi studi) – basti pensare che quando lui nacque Quantz era morto da poco più di venti anni) – al modello di poco precedente a quello che noi tuttora adottiamo, fondando la sua attività di costruttore sempre su una rigorosissima indagine scientifica. Si pensò di superare i limiti del tra versiere e del primo flauto traverso in legno costruendo un nuovo strumento in metallo: tali limiti consistevano principalmente in flessibilità di suono, disomogeneità timbrica, problemi di intonazione (solo in parte), prontezza di attacco, facilità di emissione. E’ vero, l’ argento può aiutare a risolvere questi problemi, e così fu, se sempre più massicciamente il metallo andò a sostituire il legno nella costruzione dei flauti. Ma ben presto emersero nuovi limiti di natura – questa volta – più musicale che tecnica: suono alquanto “snaturato” (trattandosi di uno strumento pur sempre appartenente alla famiglia dei legni), eccessiva aggressività timbrica, scarsa definizione musicale nel ppp o nel fff, presenza quasi costante di un fastidiosissimo “taglio” metallico. Ma, tutto considerato, il flauto di metallo risultava, per suono, di gran lunga superiore al flauto di legno e anche più affidabile per la maggiore stabilità della meccanica, non più costretta a soffrire per gli “umori” delle fibre della grenadilla o del cocus-wood. E così il flauto lasciò la propria famiglia …… per vendere l’ anima al diavolo. Oggi si propongono nuovamente flauti in legno: è solo un revival? un vezzo per pochi? o una scelta intelligente? Non saprei dire. Certo è che i moderni flauti in legno risultano eccellenti perché figli da una parte della tecnologia più sofisticata e, dall’ altra, della vecchia anima artigianale. E, come tutte le creature “miste”, hanno un fascino e un’ attrazione particolare, non si discute. Cerchiamo dunque di capire meglio.

In un flauto traverso la testata rappresenta il 70 – 80% dell’ intero strumento, in termini generali di “suono”. Ne rappresenta il motore, insomma. Nella testata, un ruolo di primaria importanza è dato poi dal foro di imboccatura. Analizziamo in dettaglio. L’ efficienza di una testata scaturisce dai seguenti parametri:

-          lunghezza della testata;

-          spessore del metallo o del legno;

-          parabola interna;

-          distanza tra il tappo a vite e il centro del foro di imboccatura;

-          forma e dimensione del foro di imboccatura;

-          altezza e inclinazione del caminetto;

-          materiale impiegato (tipo di legno o di metallo).

Se una testata riesce ad esprimere un rapporto ottimale tra i parametri suindicati, allora può essere montata anche su un flauto di infima qualità per dare risultati prodigiosi. Anzi, questa può essere proprio la prova che dimostra senza alcun dubbio il ruolo primario della testata sull’ intero strumento. Ovviamente questi parametri interagiscono tra di loro; allo stesso tempo però presiedono alle caratteristiche del suono in modo più autonomo, e cioè:

-          lunghezza della testata influisce soprattutto sull’ intonazione;

-          spessore del legno determina il “colore” del suono;

-          curva parabolica determina l’ equilibrio nell’ intonazione e l’apertura della voce;

-          distanza tappo/centro foro è importante per l’ equilibrio tra le ottave;

-          forma e dimensione del foro di imboccatura creano il colore e il peso del suono;

-          orli del foro garantiscono la prontezza di attacco;

-          altezza del caminetto favorisce la proiezione del suono;

-          materiale impiegato determina la natura timbrica.

Ogni costruttore adotta misure leggermente diverse cercando comunque di raggiungere l’ ottimizzazione del rapporto tra i parametri indicati. Da qui la differenza – il marchio – tra le diverse “firme”: questa testata risulta più scura, questa favorisce una migliore proiezione del suono, quella appare più chiara, ecc. ecc. Ora, bisogna sapere che la lavorazione del metallo è cosa assai diversa dalla lavorazione del legno. Il metallo consente una migliore replicabilità nella lavorazione; per contro, testate di legno ben difficilmente potranno essere tra loro identiche. Ancora: cosa importantissima anzi, direi, la più importante è il metodo adottato nella lavorazione per la definizione del foro di imboccatura. Nel metallo ciò avviene per fusione mediante stampi, per cui troviamo boccolette identiche, perfettamente definite, e caminetti lisci e levigati. Nel legno la fusione è ovviamente impossibile. Allora è proprio ciò che rende poco “affidabili” testate (e flauti) di legno: foro di imboccatura non sempre regolarissimo, caminetti non perfettamente levigati, orlature un po’ arbitrarie. Dunque, prima necessità: definire un metodo di realizzazione del foro e della boccoletta che garantisca assoluta perfezione nella definizione degli stessi e la loro assoluta replicabilità. Secondo: la forma del foro ha la sua importanza, può essere ellittica o quadrangolare, con angoli arrotondati, con misure più o meno di mm. 12 x 10 (ma è il più o meno che fa la differenza!); con il bordo più o meno arcuato, con le alette o senza, ecc. ecc. Ogni costruttore propone un suo modello, con caratteristiche diverse. Per quanto riguarda il tipo di legno impiegato potrei dire che – in linea generale – la grenadilla offre un suono molto stabile e ricco di armonici; il bosso è più proiettivo, chiaro e brillante; il legno di rosa risulta morbido, caldo e pastoso. Come si vede, il segreto di una eccellente testata sta sia nella giusta definizione dei singoli parametri che nella loro sapiente combinazione.

 

TORNA SU

 

Pirati, turisti, mercanti, istrioni:

 in una parola… Maestri!

 

Se ci fermassimo solo per un istante a meditare sulla radice etimologica della parola “Maestro”, forse proveremmo un certo imbarazzo nel vederla così inflazionata: magister, a sua volta derivante da magis, avverbio latino che significa “di più”. Il Maestro è un uomo (o una donna, s’intende) che dunque “vale” di più, perché conosce di più, perché sa di più, perché sa fare di più; ma anche perché sa dare di più, sa offrire di più; infine perché conosce il modo – le tecniche – per far maturare di più, per far crescere di più, per aiutare di più i propri allievi sulla strada della conoscenza e della ricerca. E allora – non fosse altro che per rispetto alla lingua (e alla civiltà latina) – dovremmo stare più attenti a non abusare troppo frequentemente di un titolo così importante, anche in considerazione del fatto che venivano chiamati “Maestro” Gesù Cristo, o Socrate, o Michelangelo…

 

Mi giungono diverse email in cui si lamentano atteggiamenti ricorrenti da parte di “Maestri” incontrati dagli Autori (per lo più giovani flautisti) nel corso di masterclasses o in sede di audizioni e concorsi:

-          scarsa disponibilità al rapporto interpersonale;

-          attenzione labile ed intermittente durante l’ esecuzione dell’ allievo;

-          incapacità di intraprendere una ricerca critica sul repertorio insieme all’ allievo, ma- per contro

-          superficialità nell’ indicare la “diagnosi” (es. “suoni troppo trattenuto” – “potresti dare di più” – “hai un bel suono ma non basta”, ecc. ecc.);

-          assoluta mancanza di una “terapia” personalizzata in grado di favorire concretamente lo sviluppo tecnico, musicale, artistico dell’ allievo.

Questi Maestri (meglio allora sarebbe chiamarli “Minestri” da “minus”=meno) rivelano – molto probabilmente – una formazione pedagogica alquanto ….. ballerina o, per meglio dire, pressoché nulla in quanto – se esistono davvero – certamente non devono mai essersi posto il problema fondamentale per chi voglia esercitare l’ affascinante arte della didattica: quello della centralità. Centralità dell’ allievo, ovviamente, e non certo del maestro nell’ ambito del rapporto formativo.  Cristo, quando insegnava, era attento più al prossimo che a se stesso, Socrate si sforzava con ogni mezzo di far scaturire dall’ allievo la verità, Michelangelo diceva che l’ opera d’ arte deve scaturire dalla materia, dove è già rinchiusa. Dunque Maestro come “illuminatore” di una ragione, di un logos, di una psyché che sono già dentro l’ allievo; Minestro, al contrario, è colui che ruba (soldi per lo più, ma anche tempo, speranze, attese) agli allievi; o che percorre la nostra Penisola piazzandosi con la propria bancarella ora qui, ora lì, imbonendo bravi ragazzi con piccole ricette più simili agli oroscopi delle cartomanti; o, e questo è il massimo, cioè il “Minestrone”, il Minestro dei Minestri, esibendosi giorno dopo giorno nell’ interminabile telenovela della propria carriera, a cominciare dagli studi con l’ altrettanto illustri Maestro XY, per poi deliziare i giovani astanti con i racconti dei viaggi, le cene, gli incontri, i pernottamenti, gli hobbies, i vezzi, i gusti particolari, ecc. ecc. Oggi, poi, hanno inventato la cosa più “figa”: l’ albero genealogico (flautisticamente parlando, s’intende), per cui tutti, alla fine, scopriamo trionfalmente di “discendere” o da Briccialdi, o da Devienne, o da Quantz. Roba da pazzi! Mi dite tutto questo, cari amici, flautisti, a che serve? Aiutatemi a capire, vi prego… La formazione culturale ed artistica – alla fine – è un fatto individuale; e ad essa concorrono tanti e tanti fattori, personali e non: intelligenza, sensibilità, talento, metodo, impegno, volontà, cultura, organizzazione, incontri casuali… Che c’entrano Quantz o Devienne o Briccialdi… Bigiotteria per i gonzi. Eppure…

 

Essere Maestro è affare serio, molto serio. Occorre innanzitutto una “base” etica che ti fa essere serio ed onesto nel lavoro didattico. Ciò significa, in primis, attenzione costante ed attiva verso l’ allievo che – ripeto – è elemento centrale nel rapporto formativo. E attenzione vuol dire osservazione del suo profilo tecnico-musicale, certo, ma – ancor prima – della sua personalità individuale, che è sintesi di intelligenza razionale, sensibilità, emotività, identità fisiologica, ecc. ecc.Altro che discendere da Devienne o da Quantz! (maggiori dubbi e curiosità mi assalgono talvolta allorché mi chiedo se discendo da Adamo o da una scimmia; poi però, osservandomi bene…. i dubbi crescono!!!). Il Maestro, dunque, deve partire dall’ allievo e non pensare presuntuosamente che sia l’ allievo a doversi porre al suo livello. E deve anche tenere a mente che ogni allievo è diverso – fisiologicamente, intellettivamente, culturalmente, emotivamente, caratterialmente, comportamentalmente, ecc. ecc. – e che, pertanto, ciò che dico per l’ uno può non andar bene per l’ altro, anzi, potrebbe addirittura sortire effetti diametralmente opposti. Qualche esempio? Un allievo suona con labbra eccessivamente “tirate”: se io dico “bisogna rilassare le labbra” non enuncio un principio universalmente valido, ma sto dando una indicazione molto “personalizzata”. Un altro suona con labbra troppo “rilassate”: bene, a costui dirò “unisci meglio le labbra con i muscoli laterali, quelli che sono ai lati della bocca”. Se un allievo è troppo impulsivo o “fantasioso”, cercherò di ricondurlo ad una migliore compostezza esecutiva; per contro, a chi mostra – nello stesso brano – una quasi freddezza esecutiva, cercherò di stimolare flessibilità, dinamicità, gusto. Potrei continuare all’ infinito, ma mi fermo qui per non abusare della pazienza del lettore. Attenzione prioritaria verso l’ allievo, dunque.

Andiamo avanti.

Una volta consapevole dell’ importanza della centralità dell’allievo (sarebbe cosa già fantastica!), al Maestro è richiesto un  altro dovere, questa volta più specifico: indicare all’ allievo cosa fare, perché farlo, come farlo. Vediamo di capire. Ipotizziamo che, dopo l’ esecuzione del Concerto in Sol K 313, l’ allievo, stanco e parzialmente soddisfatto, resti in attesa che il Maestro “si pronunci”. Ed ecco che, dopo qualche attimo di profonda meditazione, la Sibilla emette il responso: “sì, va bene, ma potresti cercare un po’ più di scatto, capisci?...più scatto!... anche il suono..può essere un po’ più… un po’ più… come dire…. un po’ più in alto, ecco sì! più in alto, capisci?... con più luce… pensa ai quadri di Klimt (mo’ che c… centra Klimt, mi direte voi!)”. Poi, continuando: “ricordo quando io l’ ho studiato con …. (e vai! Giù con il curriculum!!!) era il ’54? No, forse il ’64 perché ero già in Orchestra (di nuovo giù con il curriculum!!!)… il Divino Elvetico mi disse: ricordati, figliolo, che Mozart è completamente diverso da tutti gli altri: Mozart o si suona o non si suona. Ecco, anche tu… sì, insomma… lasciati un po’ più andare negli Adagi e usa più controllo negli Allegri”. Bene, cari amici, una lezione come questa è una offesa all’ intelligenza, una appropriazione indebita del denaro altrui, una autentica “presa per i fondelli”. Dimmi piuttosto, caro Maestro, che l’ articolazione in Mozart esige un maggior controllo esecutivo rispetto a quella – poniamo – in Reinecke (ecco cosa) perché l’ estetica classica esalta la misura, la simmetria, l’ equilibrio, la compostezza (ecco perché); e che, per fare ciò, occorre un maggiore controllo dell’ emissione ma, soprattutto, evitare accentuazioni ed appoggi eccessivi e regolare al massimo il peso delle singole note (ecco come). Poi, andando nello specifico esecutivo: maggiore stabilità dello strumento ma anche…di tutto il corpo (evitando persino inutili e stridenti pantomime sulla scena); uguaglianza delle dita (raggiungibile con appropriati esercizi tecnici, tra cui varianti e intervalli); uniformità di emissione con maggior utilizzo dei muscoli facciali (zigomi, arcate sopraccigliari, muscoli frontali) per favorire una migliore risonanza del suono “in alto”, ecc. ecc. Questo è far lezione! Ma non basta ancora: occorre ora saper calare, cioè adattare, ciò che si è detto alla particolare personalità dell’ allievo che si ha davanti in quel momento: lui e non altri. Altro che Klimt, nel ’64 ero già in Orchestra, discendo da Giulio Briccialdi… Questa è vergogna. Vergogna e ignoranza! E chi è ignorante non può certo insegnare. Per definizione. Può solo limitarsi a far chiacchiere inutili che non costruiscono un bel niente, non potranno mai costruire. Un Maestro ignorante – un Minestro, dunque – inganna ed offende l’ allievo già nel momento in cui pone se stesso al centro del rapporto: per narcisismo, per autoincensarsi, per….problemi molto seri derivanti dalla sua incompiuta evoluzione psichica ed intellettiva. Minestri così non servono a niente – forse solo un po’ per il curriculum, è vero – men che meno ad aiutare l’ allievo a crescere come artista. Ad essi resta solo di capire da chi discendono veramente. E forse, a loro più che ad altri, la risposta potrà venire più dalla scienza che dalla Bibbia.

Che Iddio vi illumini.

Un saluto da OZ

TORNA SU

 

Un pensiero di Shakespeare

 

L’uomo che non ha alcuna musica dentro di sé

che non si sente commuovere dall’armonia di dolci suoni

è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine.

 

I motivi del suo animo sono foschi come la notte,

i suoi appetiti neri come l’Erebo.

Non vi fidate di un uomo siffatto.

 

Ascoltate la musica.

 

(W. Shakespeare)

 

 

TORNA SU