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Il flauto sulla luna |
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Giù la maschera!!! Intervista a
Italo Soffiolotti Tutto bello, tutto grande, tutto...falso! Flauti in legno tra avanguardia e revival Pirati, turisti, mercanti istrioni: in una parola... Maestri! |
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Giù la maschera!!! Italo Soffiolotti, il più grande
flautista italiano, il primo dei primi flauti in orchestra, il plurimpegnato
docente in corsi e masterclasses, il membro onnipresente in concorsi e
audizioni, lui, il "flauto italiano", l' onnipotente, l'
onnisciente, l' onnivoro, l' uno e il trino, ha chiesto a un prete di volersi
confessare. E' stanco e sente un grosso peso sullo stomaco. Vuole liberarsi
la coscienza, chiedere perdono al mondo e ai flautisti, sperare di vivere in
pace gli ultimi anni della sua vita. Ma nessun prete ha voluto assumersi un
compito così gravoso…….. Soffiolotti è solo, solo con i suoi rimorsi, piegato
in due dal dolore. Non suona più, non fa altro che piangere e digiunare tutto
il giorno; ha chiesto ad OZ di poterlo intervistare, promettendo - questa
volta - di dire tutta, ma proprio tutta la verità e sperare, se non in quello
di Dio, almeno nel perdono degli uomini. OZ ha accettato per amore di verità
e per venire incontro ad un povero, misero uomo che il caso e la sorte hanno
spacciato - da sempre - per un artista di primissima classe. OZ. Maestro Soffiolotti, ma cosa le è
successo, perché questa voglia di volersi confessare……… S. Mi aiuti, OZ, la prego; non ce la faccio
più. Non voglio più vivere come ho fatto finora, succhiando il sangue degli
altri, calpestando i sentimenti e la dignità delle persone, truffando il
pubblico, gli allievi……. Mi aiuti, OZ, la prego, o altrimenti mi uccido. Non
sto scherzando…..voglio pentirmi!!!! OZ. Che parole grosse, Maestro……. Si calmi
ora, vedrò come posso aiutarla. Ma intanto mi dica: è disposto a dire tutta
la verità? Sa, prima del pentimento è necessaria la confessione….. S. Sì, sì, lo giuro. Voglio dire la verità
anche se ciò mi coprirà d' infamia; ma non mi importa. Voglio andare davanti
a Dio con la pancia piena e …..accidenti! ma che diavolo sto dicendo? voglio
andare davanti a Dio con la coscienza pulita e lasciare sulla terra la
memoria sporca di me, perché questo è quello che merito, per quello che sono,
per come mi sono comportato, per il male che ho fatto……. OZ. Capperi!, Maestro, il fatto non è di poco
conto…. Da dove vogliamo cominciare? S. Dall' inizio, OZ, voglio dire tutto dall'
inizio. OZ. OK. Allora, Maestro Soffiolotti, mi dica:
come era da studente? S. Oh, bravo, veramente….. OZ. Non starà mica mentendo, vero? S. No, no; ero veramente bravo. Passavo intere
giornate sullo strumento e il mio Maestro era molto orgoglioso di me. OZ. Come è entrato in Orchestra? Deve aver
superato una selezione difficilissima, suppongo….. S. Ecco la prima bugia. Questo è quello che ho
fatto sempre credere. In verità, mi hanno chiamato perché non c' era nessun
altro oltre me. Mi facevano fare il primo flauto, il secondo, l' ottavino, l'
usciere e il guardarobiere; alcune volte ho cantato addirittura nel coro….
Dunque, concorrenza zero, era tutto facile, non c' era da lottare per niente.
E dire che in orchestra non ero neanche un asso, lo confesso. Allora, per
prima cosa, mi feci insegnare tutti i trucchetti: questa posizione per non
calare, quest' altra quando il fa diesis è forte, qui puoi anche far finta di
suonare perché tanto non si sente niente, qui sono importanti solo le ultime
tre note perché nelle altre sei coperto dalle percussioni, ecc. ecc. Ecco, ho
imparato il mestiere come un macellaio, senza raffinatezza, cercando di
fregare i direttori, specialmente i più fessi. OZ. Mamma mia, cosa sento, Maestro! E il
pubblico? S. Il pubblico? E chi lo ha mai visto! Non me
ne sono mai curato…… Se qualcuno veniva a congratularsi con me (e io non ho
mai capito perché), facevo come i miei colleghi: gli mostravo un bel
sorrisone, accennavo un inchino ipocrita e via. Ma lei lo sa perché tutti mi
hanno sempre definito una "persona amabile"? Perché non ho mai
preso posizione, non ho mai espresso un parere, ho sempre detto di sì, e loro
hanno incominciato a pensare che io fossi gentile, amabile, buono. In realtà,
sono un ipocrita, un egoista, uno che non dice mai quello che pensa perché
………….. non mi frega niente degli altri! Mi faccio sempre gli affari miei io -
eh!, eh!, eh! - e agli altri dico sempre di sì. Funziona, sa? Non disturbi,
non dai fastidio, e loro ti accettano, anzi, ti ringraziano pure…… OZ. Ma così facendo dimostra di essere -
umanamente parlando - una……… beh!, ora non vorrei offenderla. S. Sì, sì, lo dica pure, se vuole! Sono
proprio quello che lei pensa. Ma gli altri non lo sanno o, almeno, non tutti
se ne sono ancora accorti. Ma ora lo dica lei, OZ, per cortesia, lo urli al
mondo, dica a tutti di aprire gli occhi davanti a questa melma di uomo….
Voglio espiare, voglio espiare!!!!! OZ. Su, si calmi, beva un po' d' acqua. E ora
mi dica: come è - o come è stato - il suo rapporto con gli allievi? S. Anche qui, mi rendo conto di esser solo una
melma! All' inizio, ho approfittato dei miei allievi più bravi per farmi il
nome di buon insegnante e poi …….via, li ho gettati come spazzatura. Non ho
mai mosso un dito per loro. Non mi espongo mica, io, per gli allievi. Io mi
faccio solo gli affari miei - eh!, eh!, eh!. Oggi non saprei neanche dirle
quanti allievi ho, non li conto più …………… OZ. Quanto prende a lezione? S. Dipende, 150, 200 mila lire. OZ. E non le sembra un po' esagerato? S. Altroché, se è esagerato; anzi, sono soldi
letteralmente rubati…….. e poi, senza dire niente! OZ. Come sarebbe "senza dire
niente"? S. Sì, sì, proprio così! L' allievo suona; io
ascolto - o faccio finta di ascoltare. Quando ha finito dico le cose che lui
vuole sentire, non la verità - mica sono fesso io….. - sempre smozzicando le
parole. Per esempio: "sì, va bene il Mozart che hai suonato, solo ci
vorrebbe un po' più ….. un po' più ….. un po' più scatto. Ecco sì: un po' più
scatto!" E basta. L' allievo torna a casa contento. Si è fatto magari
300, 400 chilometri per venire a sentire solo due parole. E io intanto
intasco i soldi…. Avanti un altro….Debussy, Syrinx: "Sì, va bene,
solo il suono può essere un po' più ……… un po' più…… un po' più in alto.
Ecco, sì: il suono un po' più in alto". E via, altre 200 mila lire. Loro
sono contenti perché sul curriculum possono scrivere che sono allievi di
Soffiolotti, i genitori mi osannano e io …….. io mi faccio gli affari miei! -
eh!, eh!, eh! OZ. Madre mia, Soffiolotti, lei è una
spregevole sanguisuga……. S. Altroché! E lo divento ogni giorno di più,
sempre di più, sempre di più. Meno dico, e più gli allievi vengono ………. E io
mi faccio gli affari miei, eh!, eh!, eh! E poi, diciamo la verità: di Bach,
di Mozart, di Debussy, io non so proprio niente ………. OZ. Come non sa proprio niente ……… S. Sì, sì, è la verità. Io non ho mai
studiato, non ho mai approfondito. Ripeto più o meno quello che mi ricordo di
aver sentito, da un direttore d' orchestra o da un altro flautista………
Racconto gli aneddoti, insomma, capisce? …….. 'e fatterielle, come dicono a
Napoli. Gli allievi si divertono, io non faccio fatica, intasco i soldi, e mi
faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!. OZ. Ma il Maestro non dovrebbe aprire gli
occhi all' allievo? S. Chiedo scusa, ma non ho capito la domanda
…….. OZ. OK, lasciamo perdere. Torniamo a noi:
quindi lei è soltanto …….. un grande bluff? S. Sostanzialmente sì. Se il pubblico, come
una volta, potesse tirare i pomodori ma sa quante volte sarei tornato a casa
tutto impataccato, come il parabrezza di una macchina parcheggiata per una giornata
intera sotto un nido di piccioni ………. Ma ora - per fortuna - sono tutti
educati. OZ. Scusi, Soffiolotti, ma io non capisco: è
possibile che gli allievi non l' abbiano mai smascherata? S. Eh!, eh!, eh!, no…. e per vari motivi. Primo:
non esiste alternativa alle mie accademie. Secondo: non c' è abitudine alla
ricerca. Terzo: c' è il ricatto nascosto delle audizioni. OZ. Confessi tutto, Soffiolotti, si spieghi
meglio. S. Va bene. In Italia insegnano quasi tutti
come me e allora, melma per melma, è meglio sporcarsi con il mio nome, no?
Non hanno alternativa, capisce, gli allievi sono "costretti" a
studiare con me, io, l' onnipotente, l' onnisciente, l' onnivoro, l' uno e il
trino …… Secondo: nessuno vuole che l' allievo apra veramente gli occhi
perché, in questo caso, finirebbe poi con il separarsi presto dal Maestro,
col rendersi artista autonomo. E io questo non lo voglio perché se no
finiscono i soldi. E allora, solo due parole, un bel sorriso e via,
arrivederci e grazie - e io mi faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!. Nelle
accademie non si fa mica ricerca: è solo consumo, aneddoti e sorrisini.
Certo, se ci fosse un' Accademia seria, io chiuderei bottega ……… Terzo: il
ricatto delle audizioni. L' allievo fa questo ragionamento (e io mi faccio
gli affari miei - eh!, eh!, eh!): siccome Soffiolotti è in commissione
dappertutto, io studio con lui così - forse - avrà per me un occhio di
riguardo. Ma questo ragionamento non funziona, non può funzionare. OZ. Perché? S. Intanto perché a me degli allievi non me ne
importa niente. E poi anche per un altro motivo….. Ascolti, le voglio fare un
esempio, così lei capisce bene. OZ. Ma io ho già capito tutto, Soffiolotti……. S.E' ora che capiscano anche gli allievi,
allora. Ecco l' esempio: è stato bandito un concorso per un posto di primo
flauto nell' Orchestra Tal dei Tali. Io, Soffiolotti, l' onnivoro, l' uno e
il trino, sono ovviamente in commissione. 50 candidati. 35 si presentano come
miei allievi. Vince un mio allievo. Si sparge subito la notizia: ha vinto un
allievo di Soffiolotti. Altri allievi corrono a studiare con me - e io mi
faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!. Al prossimo concorso si presentano 70
allievi. Incredibile: 60 sono allievi miei! Anche questa volta vince un mio
allievo ma ………ecco ora il punto, ecco la verità: un mio allievo ha vinto ma
59 miei allievi hanno perso, 59 capisce? Così come nel concorso precedente 34
allievi miei avevano perso …… Ma questo non fa notizia, nessuno se ne
accorge! Nessuno sembra convincersi del fatto che se è vero che vince un mio
allievo, è anche vero che perdono 50 miei allievi!!! Ma fa notizia solo chi
vince; gli altri intanto continuano a pagare - e io mi faccio gli affari miei
- eh!, eh!, eh!. OZ. Ma come è possibile……… le sarà pure
capitato che qualche candidato escluso - magari bravino - le abbia chiesto
delle spiegazioni, abbia voluto conoscere la ragione della sua esclusione…. S. Sì, sì, certo…… Ma anche in queste
occasioni riesco sempre a cavarmela bene, sfuggendo come una anguilla alla
loro delusione, alla loro rabbia. OZ. E come? S. Confondendoli ancora di più (e intanto,
mentre loro si mordono le labbra, io mi faccio gli affari miei - eh!, eh!,
eh!). Spesso, con loro, ci sono pure i genitori; quasi sempre ignari, poverini,
senza parlare, non sospettano mai nulla, men che meno che io sia quel viscido
che ora lei sa….. Ecco, quando un ragazzo mi chiede "Maestro, come ho
suonato, cosa può dirmi della mia esecuzione, perché sono stato
escluso?", io rispondo quasi sempre così, perché funziona, sa?
"Vedi, hai suonato molto bene, sai?……. solo che, di tanto in tanto, nel
tuo suono si avverte come una punta di asprigno….. ma che testata usi?"
Così dicendo, il poverino se ne va ancora più confuso pensando di dover cambiare
testata, credendo che il problema è nella boccoletta, ecc., ecc. - e io mi
faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!. OZ. Madre mia, Soffiolotti, lei è un essere
davvero spregevole, andrà sicuramente all' inferno, verrà messo su una
graticola e cucinato come uno spezzatino…….. S. No, la prego, OZ…… non dica queste cose…….
non mi parli di spezzatino……… OZ. Va bene. Un' altra domanda allora: che
flauti ha usato? S. Ma che mi frega dei flauti…….. ne ho cambiati
tanti, come fossero spazzolini da denti! Con tutti i soldi che ho rubato agli
allievi…… Qualche volta ho anche mandato i miei allievi a comprare un flauto
nuovo, o una nuova testata, e poi passavo al negozio a intascare la
percentuale ……… OZ. Come è stato il suo rapporto con i
colleghi? S. Ma che mi frega dei colleghi…….. Davanti
una faccia, e dietro l' altra. Però non ho mai parlato male di loro, non ho
voluto mai inimicarmi con nessuno. Non mi sono mai esposto, io! Sempre zitto,
acquattato nell' ombra, a pensare ai fatti miei - eh!, eh!, eh!. Quando si
suona in pubblico, tutta cortesia e sorrisi. Dietro, ognuno per sé. Non
esiste amicizia tra me e i colleghi, perché non mi sono mai curato di
nessuno. OZ. E il suo rapporto con i compositori? S. Dei passati non ho capito mai un granché.
Mi sono sempre limitato a seguire il solito cliché esecutivo, imitando
ora questo, ora quello tra i maggiori flautisti del momento. Dei
contemporanei, non solo non capisco nulla ma non penso nulla. Loro mi chiedono
di suonare quella roba lì, e io lo faccio. Punto. Il pubblico ascolta in
silenzio senza capire niente, ma non osa mai muovere una critica per paura di
fare la figura dell' ignorante e così, di anno in anno, continuo a spacciare
tanta immondizia per ora colato. Esecutori, compositori, pubblico: tutti
contenti, e io mi faccio gli affari miei - eh!, eh!, eh!. OZ. E dunque, Soffiolotti, sta dicendo di non
aver ricercato mai uno stile interpretativo ……… S. Ma se non so neanche che cosa sia uno stile
interpretativo …….. Ma mi ha visto bene in faccia? E secondo lei, uno che ha
una faccia come la mia perde il suo tempo alla ricerca di uno… come ha
detto?…ah sì, di uno “stile interpretativo”? Ma non mi faccia ridere… E’
vero: dicono che c' è differenza tra barocco tedesco e barocco italiano e,
in quest' ultimo, tra Vivaldi e
Pergolesi…….: ma io che ne so? Il piano è piano e il forte
è forte; qua legato e là staccato… ecco cosa penso io!
Poi, se qualcuno si inventa un effettino che mi piace, allora lo imito e
diventa di moda, se no niente, rimane tutto com' è. Del resto, provi a
riflettere: esiste oggi, secondo lei, un flautista che corrisponda a
Benedetti Michelangeli per i pianisti, a Karajan per i direttori, alla Callas
per i cantanti, a Rostropovich per i violoncellisti? Certamente no! E allora
perché dovrei essere proprio io a incominciare? Io mi faccio solo gli affari
miei - eh!, eh!, eh!. Sorrido agli allievi e a chi organizza i miei corsi e
vado avanti così. Certo, se ci fosse un' Accademia seria …….. OZ. Cosa pensa dei flautisti della nuova
generazione? S. Sono tutti più bravi di me. Ma proprio
tutti, sa? Forse anche loro lo sanno e se vengono ancora a studiare con me è
solo per la storia delle audizioni…. Anche se ultimamente …… OZ. Insomma, Maestro, stiamo tutti sotto
ricatto…… S. Sì, è proprio questa la verità, un' intera
generazione sotto ricatto. Per mancanza di alternative valide (certo, se ci
fosse un' Accademia seria …...), o per l' affare delle audizioni. Io sguazzo
felice in questa situazione, ma ora voglio espiare. Non ce la faccio più.
Cosa posso fare per liberare la mia coscienza? Per favore, OZ, mi dica cosa
pensa, mi dia una parola di conforto …… OZ. E' perfettamente inutile che io le dica
cosa penso di lei, Soffiolotti: lei è spregevole, su questo non ci sono
dubbi. E' spregevole perché non ha mai agito per aiutare gli altri, ma si è
mosso solo per il suo esclusivo tornaconto personale. E' spregevole perché
non ha mai preso posizione, non ha mai lottato per il bene, è vissuto sempre
dietro quella maschera bonaria dell' ipocrisia. E' spregevole perché anche
quando non le sarebbe costato niente, non ha mai mosso un dito a favore di
chi aveva veramente stima di lei …… S. Accidenti, OZ, e ora che posso fare …….. OZ. E' tardi, Soffiolotti, lei non può fare
proprio più nulla. Può solo augurarsi che gli allievi e il pubblico aprano
presto gli occhi sul suo conto e la lascino sola, a tormentarsi con la sua
coscienza, tra lo sporco delle sue memorie, senza infierire su di lei. I
soldi che ha rubato, intanto, li restituisca…… S. E a chi, se non ricordo neanche a chi li ho
presi ……. OZ. Faccia una donazione anonima a un ente di
beneficenza o a una associazione umanitaria. S. E a che serve? OZ. A potersi guardare allo specchio senza disgusto,
ad espiare in parte il suo egoismo onnivoro, a restituire un po' di dignità
al suo nome. S. E' quello che vorrei riuscire a fare, OZ.
Ma lei - la prego - non agisca mai come ho agito io….. OZ. Cosa fa, Soffiolotti, si mette a fare anche
le prediche, adesso? S. No, no, mi scusi…. Non volevo. Per un
attimo mi è sembrato come di voler pensare a lei. Proprio io, che per tutta
la vita non ho fatto altro che pensare agli affari miei - eh!, eh!, eh!. Tutto bello, tutto
grande, tutto......falso! Quando si
fa ricorso alla tecnica espressiva del discorso vacuo, si può dire tutto senza, in realtà, dire niente. E chi legge, o
ascolta, crede di capire, ma si sbaglia. O, meglio, capisce benché non ci sia
proprio nulla da capire perché ....... non c’è niente di vero, è tutto falso.
Ne volete una prova? Divertiamoci
a leggere l’ intervista virtuale che OZ
ha fatto a due sorelle: Virginia
Batter, celebre prostituta e Flora
Batter, altrettanto celebre flautista. OZ ha rivolto le stesse identiche domande sia all’ una che all’
altra artista, ricevendo risposte che - guarda un po’ - coincidono
perfettamente, cioè sono validissime in entrambe i casi. Al di là di
qualsiasi e fin troppo facile insinuazione, ciò dimostra quanto siano inutili
quelle interviste in cui i problemi si affrontano solo in superficie, senza
sostanza, nel linguaggio sterile che non comunica conoscenza, che non
promuove alcuna forma di ricerca, che serve solo ad un patetico esibizionismo
di facciata. D. La prima
domanda è d’ obbligo, Signora: è contenta dei traguardi finora raggiunti? R. Sarei un’ ipocrita se fingessi modestia.
Sì, sono molto contenta della strada percorsa, così piena di soddisfazioni,
di apprezzamenti da ogni lato. Mi ha permesso di aprirmi ad ogni esperienza
che - le garantisco - non ho mai rinunciato a vivere con la massima
intensità. D. Come e
quando ha deciso di intraprendere la Sua professione? R. Oh....., ero molto giovane e poi - come forse
anche Lei saprà - sono figlia d’ arte. Mia madre e mia nonna avevano il mio
stesso talento. Da bambina, ricordo, per farmi mangiare mi raccontavano degli
entusiasmi che mia nonna sapeva suscitare a corte......Restavo incantata
davanti alla magia di quelle storie. Mi raccontavano sempre di quando, ad un
ricevimento, il Re in persona prese la mano di mia nonna (esperta su più
strumenti) ed esclamò, tra lo stupore dei suoi ospiti: “Signora, Lei è una vera artista, ha saputo mostrare a tutti l‘
infinito che è dentro di Lei. Non c’ è strumento, qui a Palazzo, che Lei non
abbia saputo dominare”. E così, cosa vuole, non volevo essere proprio io
la pecora nera che interrompesse una gloriosa tradizione di famiglia. E poi,
in confidenza, anch’ io ci tenevo a raggiungere una certa posizione. E
dunque, grazie ai consigli e alle mani paterne dei miei primi Maestri, vidi
la strada del mio lavoro aprirsi davanti a me. D. Riconoscerà
che è una professione stancante, Signora, che obbliga a ritmi forzati, a
continui spostamenti........ R. Sì, è vero, alle volte, dopo una giornata
di lavoro, mi sento sfinita e vorrei stare finalmente sola con me stessa.
Pensi, la mia giornata inizia presto, alle nove sono già pronta per il mio training quotidiano. E non tutti i
partners - glielo voglio proprio dire - si rivelano graditi; pensi che alcuni
(soprattutto i direttori) vogliono che io stia sempre in piedi perché, in
tale posizione, si sente tutto molto meglio fino giù, in fondo. Quando siamo
in ensemble, allora va bene anche
seduti, benché i muscoli dell’ addome finiscano con il contrarsi troppo anche
se, in questa posizione - lo riconosco -, si migliora notevolmente il
sostegno all’ imboccatura. L’ importante è che non ci siano le percussioni,
altrimenti c’è sempre da cambiare posizione tra una sessione e l’ altra. Sì,
è vero, so bene che le percussioni, tutta la batteria, sono importanti; nella
nostra arte il ritmo è fondamentale. Se non hai il senso del ritmo, questo
lavoro non lo puoi fare o forse sì, se non hai nient’ altro stretto in mano,
puoi comunque provarci, ma non farai molta strada. D. Mi stava
parlando dei Suoi primi Maestri: che ricordo ha di loro? Cosa Le resta dei
loro insegnamenti? R. Un ricordo fantastico! Erano persone
stra-or-di-na-rie! Ricordo quel che mi disse il mio primo Maestro: “Mia cara, ricordati sempre di non
cavalcare due tigri contemporaneamente!” Che uomo che era! Ogni cosa che
gli usciva dalla bocca aveva il sapore della verità, anche se a volte ......
era un po’ amaro. Era un didatta formidabile! Mi ha dato tutto, ma proprio
tutto; e sapeva sempre dove mettere le mani. Solo una volta - credo - non
comprese la mia interpretazione e allora si ritirò arrabbiato. Lo vidi farsi
piccino piccino. Poi, però, volle scusarsi. Ci riunì tutte nella stanza dove
facevamo lezione, disse di aver capito il suo errore: io cercavo di
minimizzare ma lui, sorridendo bonariamente e con aria quasi dimessa,
riconobbe davanti a tutte noi di aver sbagliato e volle mostrarci il peso del
suo fallo. E fu solo allora che io capii veramente di che pasta era fatto.
Degli altri Maestri ricordo poco, li frequentavo solo d’ estate, più che
altro per farmi dare una controllatina alla tecnica. Per i miei gusti, erano
comunque un po’ troppo maniacali: uno era fissato con i colpi di lingua, mamma
mia quanti ne conosceva! un altro insisteva sempre perché io migliorassi nei
salti. Ma, a parte ciò, di loro non mi è rimasto dentro niente. D. Come sono
i rapporti con la Sua famiglia; voglio dire: riesce a conciliare i Suoi
impegni professionali con il Suo ruolo di moglie e di madre? R. Fantastici! Ho un marito fantastico! Oh, il
mio caro maritino, così pieno di vita, si interessa di tutto: di bricolage,
di vela, di equitazione, di astronomia, di arredamento.... ah! che uomo! Di recente mi dice che accusa spesso
come un peso alla testa: credo - ma non ci giurerei - che sia a causa del mio
lavoro. Anche il mio psicanalista mi ha consigliato di tenerlo un po’ più ai
margini dei miei interessi. Per la sua tranquillità, dice. Poi ho tre
splendidi figli: Lulù, che vive a Parigi e studia art design; Gustavo, nato
dal mio primo matrimonio con un fantino italiano, e l’ ultima - si chiama
come me e mi dicono che mi somigli come una goccia d’ acqua. Pensi, ha solo
nove anni e già rivela un fortissimo talento artistico anche se - bisogna
capirla - non sa ancora che pesci pigliare. D. Dove vive
abitualmente? R. Ma come glielo devo dire: la mia casa è il
mondo, mio caro. Però, in tutta franchezza, preferisco le grandi città, perché
danno maggiori opportunità sia al centro che in periferia. Anche se oggi, con
l’ inquinamento, il traffico, l’ elettrosmog, essere artisti è diventato un
mestiere difficile. Nessuno cerca più la bellezza, tutti corrono dietro alla
tecnologia..... Si figuri quanto sia diventato difficile per me, io che non
amo affatto la tecnologia; sarà perché ho una impostazione molto
naturale..... Ma oggi, tutto questo non basta più. Si vuole la perfezione a
tutti i costi. Se scoprono che hai un neo, sei fregata per sempre. E allora
occorre una grande capacità di manovra per orientarsi tra tutto ciò ti viene
messo davanti, giorno dopo giorno; e la dote più importante resta sempre la
flessibilità. Senza flessibilità non si va avanti. Si sta fermi sulle gambe
o, se sei fortunata, si va all’ indietro. Occorre dunque una grande apertura
per poter accogliere il nuovo senza scalzare il vecchio e stare sempre al
passo con i tempi. Ciò che una volta poteva andar bene, oggi può risultare
stretto, e questo non è più ammissibile, non è arte...... D. Signora,
come si prepara al lavoro di ogni giorno, qual è il segreto che rende così
magiche le Sue performances? R. Alimentazione frugale, passeggiate
solitarie anche d’ inverno, ogni tanto un breve soggiorno al fresco, per
ritemprare le ferite causate dallo stress. E poi, analisi, analisi e ancora
analisi! Senza analisi non potrei mai conoscere i valori esatti che mi
richiede chi mi sta davanti; chi paga pretende da te sempre il meglio e non
ti guarda mica in faccia! L’ analisi, dunque, è fondamentale. D. Mi scusi
se oso: assume farmaci, o droghe, o alcool? R. Ora non più. Una volta, ma ero all’ inizio
della mia carriera, ogni tanto assumevo qualcosa per via orale, ma ora preferisco
una bella porzione di pesce, quando capita, che è altamente nutritivo e ti
tira su. Di tanto in tanto, però, non so rinunciare ad una spremutina. D. Come è il
Suo rapporto con i produttori artistici? R. Fantastico! Stupendo! Ma anche qui, la
strada è stata tutta in salita. Dapprima nessuno ti garantiva niente, non c’
erano impegni scritti, si faceva tutto oralmente. Poi - ero in tournée in Africa, ricordo - imparai a
mettere nero su bianco, come si dice. Che è poi sempre la cosa migliore.
Oggi, comunque, in un modo o nell’ altro mi conoscono quasi tutti i
produttori e soprattutto quelli con i quali sono entrata in contatto (e sono
tanti) muovendomi in lungo e in largo. Guardi, non lo dico per vantarmi ma
ogni volta che mi incontrano, basta che io apra bocca, prima ancora di
accostarmi lo strumento alle labbra, subito si alzano tutti in piedi. Era già
successo al mio primo concorso, con il membro esterno che non riusciva più a
calmarsi per la gioia.... Che giornata fu quella!: eseguii le Danze che erano obbligatorie in
programma tutte d’ un fiato, senza mai fermarmi. I presenti erano
eccitatissimi. In città non si parlava d’ altro; in pochi giorni, mi ritrovai
letteralmente sulla bocca di tutti. Ma alla serata conclusiva, solo
pochissimi riuscirono a venire. Gli altri, poverini, restarono a bocca
asciutta e con le mani in mano, per motivi organizzativi, spiegò il Sindaco.
Mi diedero ovviamente il primo premio; alcune signore, tutte vestite con i
costumi tradizionali mi recarono una corona di fiori, ma i membri del
Comitato artistico, giudicando la corona un po’ .... funebre, subito
scompaginarono i fiori e mi fecero un mazzo enorme e, infine, anche il
direttore artistico volle lasciarmi un ricordo personale: l’ AIDS
(Associazione Internazionale dello Spettacolo); ne divenni presto socio
onorario. Lei ha già avuto modo di sentire questa sigla? D. Ha
qualche allieva desiderosa di apprendere e di continuare la Sua arte? Ne potrei avere tante, ma non ho mai voluto
insegnare. Vorrei urlarlo ai quattro venti: ognuna deve trovare la sua strada
e sapersi collocare al posto giusto e lasciarsi illuminare dal fuoco della
sua passione. Prima o poi, l’ incontro avverrà. E poi, vede, oggi non avrebbe
più alcun senso parlare di scuole: gli apporti ci giungono da ogni parte,
dall’ Albania, dall’ Ucraina, senza dimenticare il grande contributo da
sempre datoci dall’ Africa, la terra di Cleopatra, dove le gazzelle corrono
felici e i leoni dormono a pancia all’ aria..... Non voglio dare lezioni,
dunque, ma un consiglio forse sì, lo posso e lo voglio dare, soprattutto ai
più giovani: ascoltate la vostra voce, apprezzate ciò che sta dentro di voi
ed imparate poi a tirarlo fuori, nel modo e al momento giusto. Questa è l’
unica cosa che mi sento di dire. D. Lei
predilige qualche strumento in particolare? R. Ho imparato ad esprimermi con qualsiasi
strumento, che considero parte integrante del mio corpo. Di recente, però, ne
ho acquistato uno in legno perché è di spessore maggiore e ha una migliore
capacità di proiezione. Ma non voglio dire di più, in questo sono e resto
abbottonatissima. D. Un’
ultima domanda, prima di lasciarla: quale repertorio preferisce di più? R. Il romantico, dal trio fino all’ ottetto,
così complesso, profondo, coinvolgente. D. E delle
registrazioni cosa pensa? R. C’ è, per i miei gusti, un ricorso
eccessivo all’ elettronica e si finisce col perdere la tattilità dell’
esperienza. Una volta gli artisti come me lasciavano sempre la propria
impronta personale. Era considerato un dovere, un obbligo verso la società.
Oggi invece è tutto elettronico, non fa più per me. A costo di apparire un
po’ retrò, preferisco ancora il rapporto diretto alla registrazione: stare lì, quando ti chiamano
per il tuo turno, in una stanzetta insonorizzata, con gli altri che ti
ascoltano da dietro la vetrata, sotto un cono di luce, mentre le bobine
cominciano a girare........ Bene, l’
intervista alle artiste Virginia/Flora Batter è finita. Tutto chiaro?
Bello il mondo dell’ arte, vero? Fantastico!..... Stupendo!.......
Meraviglioso!...... E, dietro l’ iperbole, solo l' esibizionismo del
narcisista, il vuoto del pensiero. Ma certo, mi direte, nessuno pubblica
interviste come questa, questa è soltanto un' intervista virtuale… Che Iddio
Vi illumini. Un saluto
da OZ. Flauti in legno tra avanguardia e
revival Negli ultimi tempi non
è insolito vedere flautisti impegnati su flauti o testate di legno; stiamo
parlando dei flauti in legno sistema Boehm – ovviamente – e non del più
antico traversiere. Si tratta per lo più di concertisti che hanno
deliberatamente scelto uno strumento in legno dopo e nonostante l’ invasione
massiccia dei flauti in argento, oro e platino. Le ragioni di questa scelta
possono essere tante e tutte di natura diversa. In ogni caso, per cercare di
capire se ciò significhi un ritorno al passato o un passo avanti verso il
futuro, è opportuno soffermarsi ad alcune considerazioni. Tutti sanno che il
flauto appartiene alla famiglia dei legni ed è dunque quanto meno bizzarro
constatare che siano costruiti in metallo. Il motivo di ciò è da ricercarsi
nell’ impagabile lavoro effettuato nel 19° secolo da Th. Boehm (1794-1881),
straordinaria figura di virtuoso, didatta, costruttore, orchestrale,
scrittore e compositore. Boehm, con impegno geniale e paziente, ha saputo
evolvere il flauto dall’ antico tra versiere (su cui compì i suoi studi) –
basti pensare che quando lui nacque Quantz era morto da poco più di venti
anni) – al modello di poco precedente a quello che noi tuttora adottiamo,
fondando la sua attività di costruttore sempre su una rigorosissima indagine
scientifica. Si pensò di superare i limiti del tra versiere e del primo
flauto traverso in legno costruendo un nuovo strumento in metallo: tali
limiti consistevano principalmente in flessibilità di suono, disomogeneità
timbrica, problemi di intonazione (solo in parte), prontezza di attacco,
facilità di emissione. E’ vero, l’ argento può aiutare a risolvere questi
problemi, e così fu, se sempre più massicciamente il metallo andò a
sostituire il legno nella costruzione dei flauti. Ma ben presto emersero
nuovi limiti di natura – questa volta – più musicale che tecnica:
suono alquanto “snaturato” (trattandosi di uno strumento pur sempre
appartenente alla famiglia dei legni), eccessiva aggressività timbrica,
scarsa definizione musicale nel ppp
o nel fff, presenza quasi costante
di un fastidiosissimo “taglio” metallico. Ma, tutto considerato, il flauto di
metallo risultava, per suono, di gran lunga superiore al flauto di legno e
anche più affidabile per la maggiore stabilità della meccanica, non più
costretta a soffrire per gli “umori” delle fibre della grenadilla o del
cocus-wood. E così il flauto lasciò la propria famiglia …… per vendere l’
anima al diavolo. Oggi si propongono nuovamente flauti in legno: è solo un
revival? un vezzo per pochi? o una scelta intelligente? Non saprei dire.
Certo è che i moderni flauti in legno risultano eccellenti perché figli da
una parte della tecnologia più sofisticata e, dall’ altra, della vecchia
anima artigianale. E, come tutte le creature “miste”, hanno un fascino e un’
attrazione particolare, non si discute. Cerchiamo dunque di capire meglio. In un flauto traverso
la testata rappresenta il 70 – 80% dell’ intero strumento, in termini
generali di “suono”. Ne rappresenta il motore, insomma. Nella testata, un
ruolo di primaria importanza è dato poi dal foro di imboccatura. Analizziamo
in dettaglio. L’ efficienza di una testata scaturisce dai seguenti parametri: -
lunghezza della testata; -
spessore del metallo o del legno; -
parabola interna; -
distanza tra il tappo a vite e il centro del foro di
imboccatura; -
forma e dimensione del foro di imboccatura; -
altezza e inclinazione del caminetto; -
materiale impiegato (tipo di legno o di metallo). Se una
testata riesce ad esprimere un rapporto ottimale tra i parametri suindicati,
allora può essere montata anche su un flauto di infima qualità per dare
risultati prodigiosi. Anzi, questa può essere proprio la prova che dimostra
senza alcun dubbio il ruolo primario della testata sull’ intero strumento.
Ovviamente questi parametri interagiscono tra di loro; allo stesso tempo però
presiedono alle caratteristiche del suono in modo più autonomo, e cioè: -
lunghezza della testata influisce soprattutto sull’ intonazione; -
spessore del legno determina il “colore” del suono; -
curva parabolica determina l’ equilibrio nell’ intonazione e
l’apertura della voce; -
distanza tappo/centro foro è importante per l’ equilibrio tra le
ottave; -
forma e dimensione del foro di imboccatura creano il colore e il
peso del suono; -
orli del foro garantiscono la prontezza di attacco; -
altezza del caminetto favorisce la proiezione del suono; -
materiale impiegato determina la natura timbrica. Ogni
costruttore adotta misure leggermente diverse cercando comunque di
raggiungere l’ ottimizzazione del rapporto tra i parametri indicati. Da qui
la differenza – il marchio – tra le diverse “firme”: questa testata risulta
più scura, questa favorisce una migliore proiezione del suono, quella appare
più chiara, ecc. ecc. Ora, bisogna sapere che la lavorazione del metallo è
cosa assai diversa dalla lavorazione del legno. Il metallo consente una
migliore replicabilità nella lavorazione; per contro, testate di legno ben
difficilmente potranno essere tra loro identiche. Ancora: cosa
importantissima anzi, direi, la più importante è il metodo adottato nella
lavorazione per la definizione del foro di imboccatura. Nel metallo ciò
avviene per fusione mediante stampi, per cui troviamo boccolette identiche,
perfettamente definite, e caminetti lisci e levigati. Nel legno la fusione è
ovviamente impossibile. Allora è proprio ciò che rende poco “affidabili”
testate (e flauti) di legno: foro di imboccatura non sempre regolarissimo,
caminetti non perfettamente levigati, orlature un po’ arbitrarie. Dunque,
prima necessità: definire un metodo di realizzazione del foro e della
boccoletta che garantisca assoluta perfezione nella definizione degli stessi
e la loro assoluta replicabilità. Secondo: la forma del foro ha la sua
importanza, può essere ellittica o quadrangolare, con angoli arrotondati, con
misure più o meno di mm. 12 x 10 (ma è il più
o meno che fa la differenza!); con il bordo più o meno arcuato, con le
alette o senza, ecc. ecc. Ogni costruttore propone un suo modello, con
caratteristiche diverse. Per quanto riguarda il tipo di legno impiegato
potrei dire che – in linea generale – la grenadilla offre un suono molto
stabile e ricco di armonici; il bosso è più proiettivo, chiaro e brillante;
il legno di rosa risulta morbido, caldo e pastoso. Come si vede, il segreto di
una eccellente testata sta sia nella giusta definizione dei singoli parametri
che nella loro sapiente combinazione. Pirati, turisti, mercanti, istrioni: in una parola… Maestri! Se ci fermassimo solo per
un istante a meditare sulla radice etimologica della parola “Maestro”, forse
proveremmo un certo imbarazzo nel vederla così inflazionata: magister, a sua volta derivante da magis, avverbio latino che significa
“di più”. Il Maestro è un uomo (o una donna, s’intende) che dunque “vale” di più, perché conosce di più, perché sa di più, perché sa fare di
più; ma anche perché sa dare di più,
sa offrire di più; infine perché
conosce il modo – le tecniche – per far maturare di più, per far crescere di
più, per aiutare di più i
propri allievi sulla strada della conoscenza e della ricerca. E allora – non
fosse altro che per rispetto alla lingua (e alla civiltà latina) – dovremmo
stare più attenti a non abusare troppo frequentemente di un titolo così
importante, anche in considerazione del fatto che venivano chiamati “Maestro”
Gesù Cristo, o Socrate, o Michelangelo… Mi giungono diverse
email in cui si lamentano atteggiamenti ricorrenti da parte di “Maestri”
incontrati dagli Autori (per lo più giovani flautisti) nel corso di
masterclasses o in sede di audizioni e concorsi: -
scarsa disponibilità al rapporto interpersonale; -
attenzione labile ed intermittente durante l’ esecuzione dell’
allievo; -
incapacità di intraprendere una ricerca critica sul repertorio
insieme all’ allievo, ma- per contro -
superficialità nell’ indicare la “diagnosi” (es. “suoni troppo trattenuto” – “potresti dare di più” – “hai un bel suono ma non basta”, ecc.
ecc.); -
assoluta mancanza di una “terapia” personalizzata in grado di
favorire concretamente lo sviluppo tecnico, musicale, artistico dell’
allievo. Questi
Maestri (meglio allora sarebbe chiamarli “Minestri” da “minus”=meno) rivelano
– molto probabilmente – una formazione pedagogica alquanto ….. ballerina o,
per meglio dire, pressoché nulla in quanto – se esistono davvero – certamente
non devono mai essersi posto il problema fondamentale per chi voglia
esercitare l’ affascinante arte della didattica: quello della centralità. Centralità dell’ allievo,
ovviamente, e non certo del maestro nell’ ambito del rapporto formativo. Cristo, quando insegnava, era attento più
al prossimo che a se stesso,
Socrate si sforzava con ogni mezzo di far scaturire dall’ allievo la verità, Michelangelo diceva che l’ opera d’ arte
deve scaturire dalla materia, dove
è già rinchiusa. Dunque Maestro come “illuminatore” di una ragione, di un logos, di una psyché che sono già dentro l’ allievo; Minestro, al contrario, è
colui che ruba (soldi per lo più, ma anche tempo, speranze, attese) agli allievi;
o che percorre la nostra Penisola piazzandosi con la propria bancarella ora
qui, ora lì, imbonendo bravi ragazzi con piccole ricette più simili agli
oroscopi delle cartomanti; o, e questo è il massimo, cioè il “Minestrone”, il
Minestro dei Minestri, esibendosi giorno dopo giorno nell’ interminabile
telenovela della propria carriera, a cominciare dagli studi con l’
altrettanto illustri Maestro XY, per poi deliziare i giovani astanti con i
racconti dei viaggi, le cene, gli incontri, i pernottamenti, gli hobbies, i
vezzi, i gusti particolari, ecc. ecc. Oggi, poi, hanno inventato la cosa più
“figa”: l’ albero genealogico (flautisticamente parlando, s’intende), per cui
tutti, alla fine, scopriamo trionfalmente di “discendere” o da Briccialdi, o
da Devienne, o da Quantz. Roba da pazzi! Mi dite tutto questo, cari amici,
flautisti, a che serve? Aiutatemi a capire, vi prego… La formazione culturale
ed artistica – alla fine – è un fatto individuale; e ad essa concorrono tanti
e tanti fattori, personali e non: intelligenza, sensibilità, talento, metodo,
impegno, volontà, cultura, organizzazione, incontri casuali… Che c’entrano
Quantz o Devienne o Briccialdi… Bigiotteria per i gonzi. Eppure… Essere
Maestro è affare serio, molto serio. Occorre innanzitutto una “base” etica
che ti fa essere serio ed onesto nel lavoro didattico. Ciò significa, in primis, attenzione costante ed attiva verso l’ allievo che – ripeto – è
elemento centrale nel rapporto formativo. E attenzione vuol dire osservazione
del suo profilo tecnico-musicale, certo, ma – ancor prima – della sua
personalità individuale, che è sintesi di intelligenza razionale,
sensibilità, emotività, identità fisiologica, ecc. ecc.Altro che discendere
da Devienne o da Quantz! (maggiori dubbi e curiosità mi assalgono talvolta
allorché mi chiedo se discendo da Adamo o da una scimmia; poi però,
osservandomi bene…. i dubbi crescono!!!). Il Maestro, dunque, deve partire
dall’ allievo e non pensare presuntuosamente che sia l’ allievo a doversi
porre al suo livello. E deve anche tenere a mente che ogni allievo è diverso
– fisiologicamente, intellettivamente, culturalmente, emotivamente,
caratterialmente, comportamentalmente, ecc. ecc. – e che, pertanto, ciò che
dico per l’ uno può non andar bene per l’ altro, anzi, potrebbe addirittura
sortire effetti diametralmente opposti. Qualche esempio? Un allievo suona con
labbra eccessivamente “tirate”: se io dico “bisogna rilassare le labbra” non enuncio un principio
universalmente valido, ma sto dando una indicazione molto “personalizzata”.
Un altro suona con labbra troppo “rilassate”: bene, a costui dirò “unisci meglio le labbra con i muscoli
laterali, quelli che sono ai lati della bocca”. Se un allievo è troppo
impulsivo o “fantasioso”, cercherò di ricondurlo ad una migliore compostezza
esecutiva; per contro, a chi mostra – nello stesso brano – una quasi
freddezza esecutiva, cercherò di stimolare flessibilità, dinamicità, gusto.
Potrei continuare all’ infinito, ma mi fermo qui per non abusare della
pazienza del lettore. Attenzione prioritaria verso l’ allievo, dunque. Andiamo
avanti. Una
volta consapevole dell’ importanza della centralità dell’allievo (sarebbe
cosa già fantastica!), al Maestro è richiesto un altro dovere, questa volta più specifico:
indicare all’ allievo cosa fare, perché farlo, come
farlo. Vediamo di capire. Ipotizziamo che, dopo l’ esecuzione del Concerto in
Sol K 313, l’ allievo, stanco e parzialmente soddisfatto, resti in attesa che
il Maestro “si pronunci”. Ed ecco che, dopo qualche attimo di profonda
meditazione, la Sibilla emette il responso: “sì, va bene, ma potresti cercare
un po’ più di scatto, capisci?...più scatto!... anche il suono..può essere un
po’ più… un po’ più… come dire…. un po’ più in alto, ecco sì! più in alto,
capisci?... con più luce… pensa ai quadri di Klimt (mo’ che c… centra Klimt,
mi direte voi!)”. Poi, continuando: “ricordo quando io l’ ho studiato con ….
(e vai! Giù con il curriculum!!!) era il ’54? No, forse il ’64 perché ero già
in Orchestra (di nuovo giù con il curriculum!!!)… il Divino Elvetico mi
disse: ricordati, figliolo, che Mozart
è completamente diverso da tutti gli altri: Mozart o si suona o non si suona.
Ecco, anche tu… sì, insomma… lasciati un po’ più andare negli Adagi e usa più
controllo negli Allegri”. Bene, cari amici, una lezione come questa è una
offesa all’ intelligenza, una appropriazione indebita del denaro altrui, una
autentica “presa per i fondelli”. Dimmi piuttosto, caro Maestro, che l’
articolazione in Mozart esige un maggior controllo esecutivo rispetto a
quella – poniamo – in Reinecke (ecco cosa)
perché l’ estetica classica esalta la misura, la simmetria, l’ equilibrio, la
compostezza (ecco perché); e che,
per fare ciò, occorre un maggiore controllo dell’ emissione ma, soprattutto, evitare
accentuazioni ed appoggi eccessivi e regolare al massimo il peso delle
singole note (ecco come). Poi,
andando nello specifico esecutivo: maggiore stabilità dello strumento ma
anche…di tutto il corpo (evitando persino inutili e stridenti pantomime sulla
scena); uguaglianza delle dita (raggiungibile con appropriati esercizi
tecnici, tra cui varianti e intervalli); uniformità di emissione con maggior
utilizzo dei muscoli facciali (zigomi, arcate sopraccigliari, muscoli
frontali) per favorire una migliore risonanza del suono “in alto”, ecc. ecc.
Questo è far lezione! Ma non basta ancora: occorre ora saper calare, cioè
adattare, ciò che si è detto alla particolare personalità dell’ allievo che
si ha davanti in quel momento: lui e non altri. Altro che Klimt, nel ’64 ero
già in Orchestra, discendo da Giulio Briccialdi… Questa è vergogna. Vergogna
e ignoranza! E chi è ignorante non può certo insegnare. Per definizione. Può
solo limitarsi a far chiacchiere inutili che non costruiscono un bel niente,
non potranno mai costruire. Un Maestro ignorante – un Minestro, dunque –
inganna ed offende l’ allievo già nel momento in cui pone se stesso al centro
del rapporto: per narcisismo, per autoincensarsi, per….problemi molto seri
derivanti dalla sua incompiuta evoluzione psichica ed intellettiva. Minestri
così non servono a niente – forse solo un po’ per il curriculum, è vero – men
che meno ad aiutare l’ allievo a crescere come artista. Ad essi resta solo di
capire da chi discendono veramente. E forse, a loro più che ad altri, la
risposta potrà venire più dalla scienza che dalla Bibbia. Che
Iddio vi illumini. Un saluto da OZ L’uomo che non ha alcuna musica dentro di sé che non si sente commuovere dall’armonia di dolci suoni è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine. I motivi del suo animo sono foschi come la notte, i suoi appetiti neri come l’Erebo. Non vi fidate di un uomo siffatto. Ascoltate la musica. (W. Shakespeare) |
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