PROMESSE DEL SACRO CUORE COMMENTATE 

La devozione al S. Cuore di Gesù è sempre attuale. Essa è fondata sull'amore ed è espressione di amore. «Il santissimo Cuore di Gesù è fornace ardente di carità, simbolo e immagi­ne espressa di quell'eterno amore con il quale «Dio ha tanto amato il mondo da dargli il suo figlio unigenito» (Gv. 3,16)

Il Sommo Ponteficei, Paolo VI, in varie occasioni e in di­versi documenti ci richiama a ritornare ed attingere sovente a questa divina fonte del Cuore di Cristo. «Il Cuore di Nostro Signore è la pienezza di ogni grazia e di ogni sapienza, dove possiamo noi diventare buoni e cristiani, e donde noi possia­mo trarre qualcosa per dispensare agli altri. Nel culto del Sacro Cuore di Gesù troverete la consolazione se avete bi­sogno di conforto, troverete i buoni pensieri se avete biso­gno di questa luce interiore, troverete l'energia per essere coerenti e fedeli quando foste tentati o di rispetto umano o di paura o di incostanza. Troverete soprattutto la gioia di es­sere cristiani, quando c'è il cuore nostro che tocca il Cuore di Cristo». «Desideriamo soprattutto che il culto al Sacro Cuore si realizzi nella Eucarestia che è il dono più prezioso. Di fatto, nel sacrificio dell'Eucarestia il nostro stesso Salvato­re si immola e viene assunto, «sempre vivo per intercedere per noi» (Eb 7,25): il suo cuore è aperto dalla lancia del sol­dato, il suo sangue prezioso misto ad acqua si effonde sul genere umano. In questo sublime vertice e centro di tutti i sacramenti, si gusta la dolcezza spirituale alla sua stessa fon­te, si celebra la memoria di quell'immenso amore che nella passione di Cristo ha dimostrato. Perciò è necessario - usando le parole di s. Giovanni Damasceno - che «ci avvici­niamo a lui con ardente desiderio, perché il fuoco del nostro amore attinto a questo carbone acceso, bruci i nostri peccati e illumini il cuore».

Ci sembrano queste delle ragioni molto opportune perché il culto del Sacro Cuore che - lo diciamo addolorati - si è affievolito in alcuni, rifiorisca sempre più, e sia da tutti stima­to come una egregia forma di pietà necessaria che ai nostri tempi e richiesta dal Concilio Vaticano li, perché Gesù Cri­sto, primogenito dei risorti, realizzi il suo primato su tutto e su tutti» (Col 1,18).

(Lettera apostolica «Investigabiles divitias Christi»).

Gesù, dunque, ci ha aperto il suo Cuore, come una sorgente d'acqua zampillante per la vita eterna. Affrettiamoci ad attin­gervi, come il cervo assetato corre alla fonte.

 

LE PROMESSE DEL S. CUORE

1 Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.

2 Io metterò la pace nelle loro famiglie.

3 Io li consolerò in tutte le loro afflizioni.

4 Io sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte.

5 Io spanderò le più abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese.

6 I peccatori troveranno nel mio cuore la fonte e l'o­ceano della misericordia.

7 Le anime tiepide diventeranno fervorose.

8 Le anime fervorose s'innalzeranno rapidamente a grande perfezione.

9 Io benedirò le case dove l'immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta e venerata

10 Io darò ai Sacerdoti il dono di commuovere i cuori più induriti.

11 Le persone che propagheranno questa mia devozio­ne avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà mai cancellato.

12 A tutti quelli che per nove mesi consecutivi si co­municheranno al primo venerdì di ogni mese io prometto la grazia della penitenza finale; essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i sacra­menti e il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo.

 

La devozione al S. Cuore è già per se stessa sorgente di gra­zia e di santità, ma Gesù ha voluto maggiormente attirarci e legarci con una serie di PROMESSE, una più bella e più utile dell'altra.

Esse costituiscono come «un piccolo Codice dell'amore e della misericordia, una splendida sintesi del Vangelo del S. Cuore».

 

Quante sono le promesse? È come rivolgere quest'altra domanda: quanti sono i colori? oppure, quanti sono i suoni? Sono proprio molti i colori e i suoni, ma tutti riducibili ai set­te colori dell'iride e alle sette note musicali. Similmente le promesse pullulano dal Cuore di Gesù e traboccano negli scritti della Santa, ma si possono ridurre alle dodici scelte nelle opere della fortunata confidente e ordinate con tanto gusto e buon senso forse dalle pie consorelle della Santa che avevano tanto familiari gli autografi.

Tutte e dodici si trovano ripetute più volte nei documenti e sono espresse da Gesù in forma impegnativa: «Io promet­to...», soltanto la undicesima non è espressa in forma diretta con le parole di Gesù in prima persona, però si trova in una lettera scritta dalla Santa alla Madre De Saumaise ed è esposta con le stesse parole, sia pure con carattere di narra­zione e non di impegno.

 

Sono autentiche le promesse?

Le rivelazioni in genere e le promesse in particolare fatte a S. Margherita sono state meticolosamente esaminate e dopo severa deliberazione approvate dalla Sacra Congregazione dei Riti, il cui giudizio fu poi confermato dal Sommo Pontefi­ce Leone XII nel 1827. Di più sono state proposte in termini espressi alla pietà dei fedeli nelle lezioni dell'ufficio della san­ta, da Leone XIII nella sua Lettera Apostolica del 28 giugno 1889 che ha esortato a rispondere agli inviti del S. Cuore in vista delle «ammirabili ricompense promesse»; dai suoi Suc­cessori in più occasioni, fino a Paolo VI che esplicitamente ne ha parlato in varie occasioni.

 

LA NOSTRA RISPOSTA

Noi però non dobbiamo essere devoti del Sacro Cuore esclu­sivamente e neppure principalmente in vista delle promesse. La devozione al Sacro Cuore dev'essere un'ardente risposta dell'amore umano all’infinito amore divino, più che una de­vozione dev'essere la devozione e perciò essa non può con­sistere in una serie di pratiche più o meno formali, più o me­no meccaniche, ma si deve risolvere interamente nello spirito d'amore, cioè in un ininterrotto dialogo cuore a cuore del fe­dele con Gesù.

Se la devozione al Sacro Cuore venisse svuotata dall'amore per essere ridotta a semplici formule o ad una fredda e cal­colata prassi di atti, di parole e di gesti, non solo risulterebbe morta per il fedele, ma sarebbe un'amarissima delusione per Gesù che mostra il suo Cuore trafitto per mendicare conforto e non già calcolate pratiche di farisei.

Ora per aiutarci in questa amorosa risposta, cerchiamo di tracciare un rapidissimo commento per ciascuna promessa. Tuttavia il migliore commento ad esse l'ha fatto Gesù stesso con queste parole: «Io sono fedele alle mie promesse».

«Tu mancherai del mio soccorso solo quando il mio Cuore mancherà di potenza».

 

1° "DARÒ A1 MIEI DEVOTI TUTTE LE GRAZIE NECES­SARIE AL LORO STATO".

È la traduzione questa del grido di Gesù che si rivolge alle folle di tutto il mondo: «o voi che andate ansimando sotto il peso della fatica, venite a me e vi ristorerò».

Come la sua voce raggiunge tutte le coscienze, così le sue grazie arrivano ovunque una creatura umana respira e si rin­nova ad ogni battito del Suo Cuore. Gesù invita tutti a disse­tarsi in una maniera unica. Il Sacro Cuore ha mostrato il Suo Cuore trafitto perché gli uomini vi attingessero la vita e l'at­tingessero più abbondantemente di quanto non l'abbiano at­tinta per il passato. Gesù promette grazia di una efficacia tutta particolare per adempiere gli obblighi del proprio stato a chi sul serio praticherà la devozione così amabile.

Dal Suo Cuore Gesù fa sgorgare una fiumana di aiuti inter­ni: buone ispirazioni, soluzioni di problemi che balenano improvvise, spinte interiori, vigore insolito nella pratica del bene.

Da quel Cuore divino sgorga una seconda fiumana, quella degli aiuti esterni: utili amicizie, affari provvidenziali, perico­li scampati, salute riacquistata.

Genitori, padroni, operai, domestiche, maestri, medici, avvo­cati, commercianti, industriali, tutti nella devozione al Sacro Cuore troveranno la difesa dal tragico quotidiano ed il ristoro nella loro stanchezza. Ed a ciascuno in particolare il Sacro Cuore desidera prodigare innumerevoli grazie in ogni stato, in ogni evento, in qualsiasi ora.

Come il cuore dell'uomo irrora ad ogni battito le singole cel­lule dell'organismo, così il Cuore di Gesù per ogni palpito ir­rora con la sua grazia tutti e singoli i fedeli suoi.

 

2° "METTERÒ E CONSERVERÒ LA PACE NELLE LORO FAMIGLIE".

È necessario assolutamente che nella famiglia entri Gesù con il suo Cuore. Ci vuole entrare e si presenta con il dono più bello e più attraente: la pace. Egli la metterà dove non c'è; la conserverà dove c'è.

Difatti Gesù anticipando la sua ora operò il primo miracolo proprio per non turbare la pace della famiglia sbocciante ac­canto al Suo Cuore; e lo operò provvedendo il vino che del­l'amore è soltanto il simbolo. Se quel Cuore fu tanto sensibi­le per il simbolo, che non sarà disposto a fare per l'amore che ne è la realtà? Quando le due lampade vive illuminano la casa ed i cuori sono ebbri di amore, si diffonde nella famiglia una fiumana di pace. E la pace è la pace di Gesù, non la pa­ce del mondo, ossia quella che il «mondo irride e che rapir non può». Una pace che avendo per sorgente il Cuore stes­so di Gesù non verrà mai meno e perciò può coesistere an­che con la povertà e con il dolore.

Pace si ha quando tutto sta a posto. Il corpo soggetto all'a­nima, le passioni alla volontà, la volontà a Dio..., la moglie cristianamente al marito, i figli ai genitori e i genitori a Dio... quando nel mio cuore dò agli altri e alle altre cose il posto  stabilito da Dio...

«Il Signore comandò ai venti e al mare e si fece una grande calma» (Mt 8,16).

Non così ce la darà. È un dono, ma richiede la nostra coope­razione. È la pace, ma è frutto di lotta con l'amor proprio, di piccole vittorie, di sopportazione, d'amore. Gesù promette degli AIUTI SPECIALI che faciliteranno questa lotta in noi e riempiranno di benedizioni e quindi di pace il nostro cuore e la nostra casa. «Fate che il Cuore di Gesù regni nei vostri fo­colari da Signore assoluto. Egli asciugherà le vostre lacrime, santificherà le vostre gioie, feconderà il vostro lavoro, bene­dirà la vostra vita, vi sarà dappresso nell'ora dell'ultimo respi­ro» (PIO XII).

 

3° "IO CONSOLERÒ IN TUTTE LE LORO AFFLIZIONI, IN TUTTE LE LORO PENE I DEVOTI DEL MIO CUO­RE".

Alle nostre anime tristi, Gesù presenta il suo Cuore e offre la sua consolazione.

«Chiuderò la tua cicatrice e ti guarirò dalle tue ferite» (Ger. 30,17).

«Cambierò in gioia le loro pene, li consolerò e nei loro dolori li riempirò di allegrezza» (Ger. 31,13). «Come una madre ac­carezza il suo bimbo così anch'io ti consolerò» (Is. 66,13). Così Gesù ci manifesta il Cuore del Padre suo e Padre no­stro, dal cui Spirito è stato consacrato e mandato a evange­lizzare i poveri, a sanare i cuori infermi, annunziare ai prigio­nieri la liberazione, donare la vista ai ciechi, a tutti aprire tempi nuovi di redenzione e di vita (cfr. Lc. 4,18,19).

Gesù, dunque, manterrà la sua promessa, adattandosi alle singole anime. Con alcune anime più deboli, liberandole del tutto; con altre, aumentando la forza di resistenza; con altre, svelando loro i segreti tesori del suo amore... a tutte, SVE­LANDO IL SUO CUORE, cioè facendo vedere le spine, la croce, la piaga - segni di passione, di sofferenza e di sacri­ficio - in un cuore fiammeggiante, comunicherà il segreto che dà forza, pace e gioia anche nel dolore: l'Amore.

E questo in diverso grado, secondo i suoi disegni e la corri­spondenza delle anime... Con alcune fino ad inebriarle d'a­more in modo che non desiderino altro che di soffrire, d'es­sere ostie immolate con Lui in espiazione dei peccati del mondo.

«In ogni occasione ricorrete all'adorabile Cuore di Gesù, de­ponendovi le vostre amarezze e angustie. Fatene la vostra di­mora e tutto sarà mitigato. Egli vi consolerà in ogni afflizione e sarà la forza della vostra debolezza. Là troverete un rime­dio per i vostri mali, un rifugio in tutte le vostre necessità» (S. Margherita Maria)

 

4° "SARÒ LORO SICURO RIFUGIO IN VITA, MA SPE­CIALMENTE IN PUNTO DI MORTE".

Gesù ci apre il Suo Cuore come asili di pace e rifugio tra il turbine della vita.

Iddio Padre volle «che il Figlio suo Unigenito pendente dalla croce fosse trafitto dalla lancia del soldato affinché il suo Cuore aperto... fosse riposo e rifugio di salvezza...» È un ri­fugio caldo e palpitante d'amore. Un rifugio sempre aperto, di giorno, di notte, sono venti secoli, scavato nella forza stessa di Dio, nel suo amore.

«Facciamo in Lui, nel Cuore divino, la nostra dimora conti­nua e perpetua; nulla ci potrà turbare. In questo Cuore si go­de una pace inalterabile». Quel rifugio è asilo di pace soprat­tutto per i peccatori che vogliono sfuggire l'ira divina. Lo stesso invito ci viene anche da altri Santi. S. Agostino: «Longino mi ha aperto con la lancia il costato di Gesù e io sono entrato e ho riposato là con sicurezza». S. Bernardo: «Il tuo Cuore è stato ferito, o Signore, perché io possa abita­re in lui e in te. Com'è bello abitare in questo Cuore». S. Bo­naventura: «Penetrando nelle piaghe di Gesù, io arrivo sino in fondo al suo amore. Entriamo interamente e vi troveremo riposo e ineffabile dolcezza».

Rifugio in vita ma specialmente in punto di morte. Quando l'intera vita, senza riserve, è stata tutta un dono al Sacro Cuore, si aspetta la morte con soavità.

«Com'è dolce morire dopo aver avuto una tenera e costante devozione al Sacro Cuore di Gesù!». Gesù comunica al mo­rente la certezza della sua grande parola: «Chiunque vive e crede in me non morrà in eterno». Il sospiro dell'anima si compie.

Ha bramato di uscire dal corpo per unirsi a Gesù: e Gesù si accinge a cogliere il fiore della sua predilezione, per trapian­tarlo nel giardino eterno delle sue delizie.

Corriamo a questo rifugio e fermiamoci! Non mette soggezione a nessuno.

È abituato ad accogliere peccatori e peccatrici... e tutte le miserie, anche le più vergognose, lì dentro scompaiono.

 

5° "SPANDERÒ ABBONDANTI BENEDIZIONI SOPRA OGNI LORO IMPRESA".

Chi parla è Gesù, la fonte di ogni benedizione, che ha l'onni­potenza a servizio di un cuore tutto amore per noi. La sua benedizione significa: protezione, aiuto, ispirazioni opportu­ne, forza per superare le difficoltà, facilitazioni nella ricerca dei mezzi... esito che tocca certo il nostro vero bene. Impre­se: tutto, eccetto naturalmente il disordine, il peccato.

Il Signore ci promette benedizioni su TUTTO quello che in­traprenderemo, su tutte le nostre iniziative private, in fami­glia, in società... su tutta la nostra attività. Ora quando il Signore promette le sue benedizioni sottintende senz'altro questi limiti:

1) che non siano di danno al nostro bene spirituale: molti con l'agiatezza si scordano del Signore... e peggio;

2) non solo, ma che Lui guiderà le cose in modo da arric­chirci principalmente di beni spirituali, perché la nostra felici­tà vera, quella che dura in eterno, sia aumentata. È questo ciò che vuole il suo amore per noi: il vero nostro bene, il ve­ro nostro vantaggio.

Quindi non è detto che non verrà mai l'ora della prova, della povertà, del bisogno. Senza prova, cioè senza croce, non si entra in paradiso. Ma anche in queste prove la benedizione ci sarà: o una forza speciale a portare facilmente il peso, o una luce che ci fa capire i tesori nascosti nella croce...

La fortunata confidente è esplicita a questo riguardo: «Il divi­nissimo Cuore ha una sete ardentissima di spandere sopra di loro le sue misericordie e le sue grazie» e per attirarli a que­sta fonte di grazie celesti «promette anche di provvedere a tutti i loro bisogni». Ma noi, indipendentemente dai beni temporali, doniamo generosamente il nostro cuore a chi tan­to ci ha amati per primo.

 

6° "I PECCATORI TROVERANNO NEL MIO CUORE LA SORGENTE E L'OCEANO INFINITO DELLA MISERI­CORDIA".

L'amore di Gesù per i peccatori è ad un tempo predilezione e passione! Nel Cuore di Gesù i primi posti sono i figliuoli pro­dighi ed invero l'inaugurazione del Paradiso è stata compiuta dal buon ladrone. Egli manifesta la sua onnipotenza soprat­tutto perdonando sempre; misericordioso significa appunto colui che dona il cuore ai miserabili. Come il capo del corpo fisico ha delle preferenze per le membra malate, così il Capo del corpo mistico usa delle premure speciali per i poveri pec­catori che sono le membra sue più doloranti. Apre il suo Cuore «come una fortezza ed un asilo sicuro a tutti i poveri peccatori che vorranno rifugiarsi».

Scrive Santa Margherita Maria: «Questa devozione è come l'ultimo sforzo dell'amore di Gesù che in questi ultimi secoli vuol concedere agli uomini una tale redenzione amorosa per attirarli al suo amore». «Là, in quel cuore, i peccatori evite­ranno la divina giustizia che li travolgerebbe come un torren­te».

Anche «i cuori più induriti e le anime ree dei più enormi de­litti saranno con questo mezzo condotte a penitenza».

E pochi anni fa il Cuore di Gesù lanciava un altro messaggio agli uomini bisognosi della sua misericordia: «Amo le anime dopo il primo peccato, se vengono umilmen­te a chiedermi perdono... le amo ancora dopo che hanno pianto il secondo peccato e se cadessero non dico un miliar­do di volte, ma dei milioni di miliardi, io le amo e le perdono sempre e lavo nello stesso mio sangue l'ultimo come il primo peccato... ».

E ancora: «Voglio che il mio amore sia il sole che illumina e il calore che riscalda le anime... Voglio che il mondo sappia che sono un Dio di amore e di perdono, di misericordia. Voglio che tutto il mondo legga il mio desiderio ardente di perdonare e di salvare, che i più miserabili non temano... che i più colpevoli non fuggano lontano da me!... che tutti vengano, li aspetto come un padre a braccia aperte...». Non deludiamo quest'oceano di misericordia!

 

7° "LE ANIME TIEPIDE DIVENTERANNO FERVORO­SE".

Il Cuore di Gesù è fornace ardente d'amore. Non ci si può accostarsi a lui senza risentirne il calore...

Eppure c'è qualcuno che pur vivendo insieme con Lui, nella sua casa, a contatto con il suo amore, rimane indifferente, si raffredda, cade nell'apatia... Però Gesù ci dona la sua pro­messa: «Le anime tiepide diventeranno fervorose».

La tiepidezza è una specie di languore, di torpore che non è ancora il freddo della morte del peccato; è una anemia spiri­tuale che apre la via all'invasione di un germe morboso affie­volendo a poco a poco le forze morali. Ed è proprio questo progressivo indebolimento di cui si lamenta tanto il Signore con Santa Margherita Maria. I cuori tiepidi lo amareggiano più dell'offesa aperta dei nemici. Perciò la devozione al Sa­cro Cuore è la celeste rugiada che ridona vita e freschezza all'anima appassita. Qualunque ghiaccio non può resistere al­l'azione delle fiamme del divin Cuore e prima o poi si scioglie in lacrime di pentimento e di gioia.

Quando le vampe dell'amore di Dio investivano in pieno il cuore di S. Filippo Neri, il Santo era costretto a gridare: «Mio Dio, basta, basta; non ne posso più!». Ma quando gli capitava qualche penitente agghiacciato dalla tiepidezza, se lo stringeva al petto e gli comunicava il suo fuoco.

Se tanto può un cuore di Santo, che sarà del Cuore di Ge­sù? È proprio del fuoco bruciare; è proprio di quel cuore in­fervorare!

Infatti gli scritti di S. Margherita Maria non fanno altro che mostrarci il S. Cuore come sorgente di calore, come rimedio "per rimettere in fervore le anime quando per il peccato sia­no intiepidite".

Possa Gesù riservarci sempre "una scintilla della sua divina Carità", così da evitare nella nostra vita questa paralisi spiri­tuale.

 

8° "LE ANIME FERVOROSE SI INNALZERANNO RAPI­DAMENTE A GRANDE PERFEZIONE".

Le anime fervorose mediante la devozione al Sacro Cuore saliranno a grande perfezione senza fatica. Tutti sappiamo che quando si ama non si fa fatica e che, se si fa fatica, si trasforma in amore la fatica stessa.

Il Sacro Cuore è la «fonte di ogni santità ed è anche la fonte di ogni consolazione», sicché, avvicinando le labbra a quel Costato ferito, noi beviamo ad un tempo santità e gioia. Di­fatti basta scorrere gli scritti di santa Margherita Maria o le pagine di un trattato sul S. Cuore per persuadersi che vera­mente questa devozione è un passo in avanti nello sviluppo del modo di elevarsi delle anime.

Ecco le parole della santa: «Non so che vi sia un altro eserci­zio di devozione nella vita spirituale che sia più a proposito per elevare un'anima IN POCO TEMPO alla perfezione più al­ta e per farle gustare le vere dolcezze che si trovano al servi­zio di Gesù Cristo.

Il Papa Pio XII dice nell'Enciclica Haurietis Aquas: «È degna dunque d'essere tenuta in grande onore quella forma di culto (la devozione al S. Cuore) grazie alla quale l'uomo è in grado di onorare ed amare maggiormente Dio e di consacrarsi più facilmente e prontamente al servizio della divina carità».

Santa Teresa del Bambino Gesù chiamava ascensore le brac­cia di Gesù; ascensore dell'amore che doveva sollevarla fino al cielo. Questa simpatica immagine conviene riferirla molto di più al Sacro Cuore!

Gesù stesso parlando ad un'anima santa diceva: «NO. Ama­re il mio Cuore non è cosa difficile e dura, ma soave ed age­vole. Non occorre alcunché di straordinario per giungere ad un alto grado di amore: purità d'intenzione nelle azioni pic­cole e grandi... unione intima al mio Cuore e l'amore farà il resto».

E arriva fino a questo punto: «Sì, l'amore trasforma tutto e tutto divinizza e la Misericordia tutto perdona!».

Fidiamoci di Gesù e usiamo senza diffidenza questo mezzo rapido e sicuro!

 

9° "IO BENEDIRÒ LE CASE DOVE L'IMMAGINE DEL AL MIO S. CUORE SARA’ ESPOSTA E VENERATA".

Gesù in questa nona promessa mette a nudo tutto il suo amore sensibile, proprio come ciascuno di noi s'intenerisce nel veder custodita la propria immagine. Se una persona che amiamo apre il portafogli sotto i nostri occhi e ci mostra sor­ridendo la nostra fotografia che custodisce gelosamente sul cuore, nell'intimo ne sentiamo dolcezza; ma ancor più ci sentiamo presi da tanta tenerezza allorché vediamo la nostra immagine nell'angolo più visibile della casa e tenuta con somma cura dai nostri cari. Così Gesù. Egli insiste tanto sul «piacere particolare» che prova nel rivedere esposta la pro­pria immagine da farci pensare alla psicologia delle adole­scenti, le quali più facilmente si lasciano intenerire da espres­sioni delicate di tenerezza e di premura. Quando si pensa che Gesù ha voluto prendere l'umanità nella sua interezza, eccetto il peccato, non ci si meraviglia più, anzi si trova as­sai naturale che tutte le sfumature della sensibilità umana, nella loro vasta gamma e nella massima intensità, siano sin­tetizzate in quel Cuore divino che è più tenero del cuore di mamma, più delicato del cuore di sorella, più fervente del cuore di sposa, più semplice del cuore di bimbo, più genero­so del cuore d'eroe.

Bisogna però subito aggiungere che Gesù desidera tanto ve­dere esposta alla pubblica venerazione l'immagine del suo Sacro Cuore, non solo perché questa delicatezza appaga, in parte, quel suo bisogno intimo di premure e di attenzioni, ma soprattutto perché con quel suo Cuore trafitto dall'amore vuol colpire l'immaginazione e, attraverso la fantasia, con­quistare il peccatore che guarda l'immagine, e aprirsi una breccia attraverso i sensi.

«Ha promesso d'imprimere il suo amore nel cuore di tutti co­loro che porteranno quest'immagine e di distruggere in loro ogni movimento sregolato».

Accogliamo questo desiderio di Gesù come un atto di amore e di onore, in modo che Egli ci custodisca nell'amore del Suo Cuore.

 

10° "IO DARÒ AI SACERDOTI IL DONO DI COM­MUOVERE I CUORI PIÙ INDURITI".

Gesù dice ai suoi sacerdoti: «Vi mando nel mondo, ma voi non dovete essere del mondo». Il Sacerdote di continuo evo­ca la presenza del crocifisso e più di ogni altro ne porta nel proprio corpo le stigmate: a lui è possibile e lecita una sola gioia che però vince tutti i gaudi: «dissetare Gesù che ha se­te di anime, dissetare Gesù che ha sete che si abbia sete di lui». Se viene meno a quest'unico scopo, la sua esistenza si riduce davvero ad un'agonia del Golgota. Ma Gesù buono che ha bevuto fino all'ultima stilla il calice del Getsemani ed ha quindi esperimentato tutta l'agonia sacerdotale sente infi­nita pietà per gli apostoli affranti dall'insuccesso, e consegna loro l'esca d'oro: il suo Cuore.

Propagando la grande devozione il sacerdote riuscirà a lique­fare il ghiacchio, a piegare la volontà più ribelle; renderà sere­ni i malati, rassegnati i poveri, sorridenti gli agonizzanti.

«Il mio divin Maestro mi ha fatto conoscere che coloro i qua­li lavorano per la salvezza delle anime, lavoreranno con suc­cesso meraviglioso e conosceranno l'arte di commuovere i cuori più induriti, purché abbiano una tenera devozione al Sacro Cuore, e si impegnino ad ispirarla e a stabilirla dovun­que».

Gesù ci è garante che noi salveremo le anime nella misura che ameremo e faremo amare il suo Sacro Cuore, e salvan­do i fratelli, non solo ci assicureremo la salvezza eterna, ma conseguiremo un alto grado di gloria, proporzionato appunto al nostro impegno nello zelare il culto del Sacro Cuore. Ecco le precise parole della Confidente: «Gesù mette al sicuro la salvezza di tutti coloro che si consacrano a lui per procurar­gli tutto l'amore, l'onore, la gloria che sarà in loro potere ed ha premura di santificarli e di renderli tanto grandi dinanzi al Suo eterno Padre, quanto essi si saranno preoccupati di dila­tare il regno del suo amore nei cuori».

«Fortunati quelli che Egli impiegherà per l'esecuzione dei suoi disegni!».

 

11° "LE PERSONE CHE PROPAGHERANNO QUESTA MIA DEVOZIONE AVRANNO IL LORO NOME SCRITTO NEL MIO CUORE E NON NE SARÀ MAI CANCELLATO".

Questa si potrebbe definire la promessa della gratitudine divi­na; infatti, se la dodicesima è un eccesso della misericordia, l'undicesima è un eccesso della riconoscenza del Cuore di Gesù.

L'amante del Cantico dei Cantici si incide sul braccio un se­gno dell'amata. Gesù, il vero amante delle anime nostre, non sul braccio pone un «segnacolo» dei suoi prediletti, ma scri­ve i nomi nel Cuore! Certo avere scritto il proprio nome in queste pagine rosseggianti del Cuore di chi ci ha creato e re­dento, di chi ci deve giudicare è una gioia immensa e dona tanta pace all'anima.

Infatti l'aver il proprio nome scritto nel Cuore di Gesù, vuol dire godere un intimo scambio di interessi, ossia un alto grado di grazie. Ma il privilegio straordinarissimo che rende la promessa «la perla del Sacro Cuore», sta nelle parole «e non ne saranno mai cancellati». Se si cadesse in un peccato mortale, almeno temporaneamente quella intimità cesserebbe e verrebbero cancellati quei nomi con la perdita dello stato di grazia; quindi se quei nomi non verranno mai cancellati vuol dire che le anime che portano quei nomi scritti nel Cuo­re di Gesù, saranno continuamente in stato di grazia e go­dranno, per così dire, del dono di impeccabilità. (P. Agosti­ni).

Forse è un privilegio riservato a pochi, a poche anime scelte, innocenti e sante... NOI Dipende da noi. Il Signore ha mes­so una condizione facile: propagare la devozione al Cuore di Gesù. Ciò è possibile a tutti, in tutte le condizioni.

In famiglia, in ufficio, nella fabbrica, fra gli amici... Basta un po' di buona volontà; e la ricompensa è bellissima.

Facciamo perciò di tutto per costringere dolcemente Gesù a registrare i nostri nomi nel Cuore suo che è il libro della vita, è il libro dell'amore.

 

12° "LA GRANDE PROMESSA"

Un eccesso del Suo amore e della Sua onnipotenza, defini­sce Gesù la sua ultima promessa che i fedeli in coro hanno definita «grande».

La grande promessa, nei termini fissati dall'ultima critica te­stuale, suona così: «Io ti prometto nell'eccessiva misericordia del mio Cuore che il mio amore onnipotente concederà a tut­ti quelli che si comunicheranno per nove primi venerdì del mese, consecutivi, la grazia della penitenza; ESSI NON MORRANNO IN MIA DISGRAZIA, ma riceveranno i santi Sacramenti ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel mo­mento estremo».

Da questa dodicesima promessa del Sacro Cuore nacque la pia pratica dei «Primi Venerdì». Questa pratica è stata vaglia­ta, accertata e studiata scrupolosamente a Roma. Infatti la pia pratica insieme col «Mese al Sacro Cuore» riceve una so­lenne approvazione ed un valido incoraggiamento da una let­tera che il Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti scrisse per volere di Leone XIII il 21 luglio 1899. Da quel giorno gli incoraggiamenti dei romani pontefici per la pia pratica non si contano più; basti ricordare che Benedetto XV aveva tanta stima della «grande promessa» da inserirla nella bolla di ca­nonizzazione della fortunata Veggente.

In che consiste la grande promessa?

Tutte le promesse sono bellissime, ma tutte sono in funzione della grande che annunziano o preparano. Essa è la grande effettivamente perché promette il massimo dei doni: la per­severanza finale. Per perseveranza finale si intende la perse­veranza nel bene, ma soprattutto la morte in stato di grazia. In altri termini Gesù promette la coincidenza dell'ultimo istante della vita con lo stato di grazia, e con la perseveranza finale Gesù promette anche la grazia degli ultimi Sacramenti che costituiscono i mezzi normali per la perseveranza mede­sima. Si capisce che, siccome la promessa riguarda lo stato di grazia in punto di morte, passa in secondo ordine la rece­zione degli ultimi Sacramenti qualora il morente fosse già in grazia di Dio.

È ovvio, però, che la privilegiata pratica non va presentata come un talismano dal momento che l'ingresso al cielo non è determinato da nessuna pratica, ma esclusivamente dallo stato di grazia. Non si intende affatto dire che i primi venerdì aprirebbero l'ingresso in cielo anche a coloro che muoiono in peccato mortale, assolutamente, ma che Gesù, nella sua bontà, non permetterà che chi con fervore ha seguito la pra­tica abbia a morire in stato di peccato o impenitente. Si ten­ga anche presente che la pratica dei primi venerdì è soltanto una condizione voluta dal Sacro Cuore e non può mai assur­gere a diritto per la perseveranza finale. Se ogni grazia è ap­punto grazia perché gratuita, tanto più deve essere gratuita la perseveranza finale che è la grazia delle grazie. Essa non è legata ad un nostro diritto, ma soltanto all'eccessiva miseri­cordia del Sacro Cuore.

 

La grande promessa limita il tremore, attutisce il timore, ali­menta la speranza del Paradiso e dona un fiducioso abban­dono nel Sacro Cuore. È anche da notare che chi fa bene i primi venerdì del mese è sicuro di salvarsi, ma non con quel­la sicurezza con cui sa, per esempio, che per la morte l'ani­ma si separa dal corpo o con cui sa che due più due fanno quattro, ossia la grande promessa offre una certezza, ma una certezza morale e non già metafisica o matematica. La certezza di tipo morale esclude la temerarietà spregiudicata e ci tiene nell'umile circospezione di chi è sempre vigilante, anche perché non siamo certi di avere fatto bene le nove co­munioni; fondandosi però la grande promessa sull'eccessiva misericordia e sul trionfo «di un amore onnipotente», ci offre la garanzia piena per il più fiducioso abbandono sul Cuore di Gesù che si apre quale «asilo sicuro in quell'ultimo momen­to».

Se sbalordisce la grandezza del dono, si porti lo sguardo sul­la ricchezza del donatore; non per altro, Gesù alla magnifi­cenza del privilegio ha premesso che è accordato dall'«amore onnipotente nell'eccessiva misericordia».

Se la grande promessa ha per causa l'amore che può tutto e la misericordia che è eccessiva, qualunque sia il suo sconfi­nato valore, resterà sempre un effetto sproporzionato alla causa che è infinita, perciò nessun timore può essere giustifi­cato per poco che si conosca il Sacro Cuore! «Chi mangia di questo pane vivrà in eterno». Così aveva detto Gesù ed ora sembra che sia ritornato a precisare e a stabilire le condizioni del minimo indispensabile di quel pane per conseguire la vita eterna.

Non resta che premunirsi per tempo del tanto economico biglietto di ingresso al Paradiso. E si tenga anche presente che, come neppure un miliardario è dispensato dal premunir­si contro gli infortuni, così anche i fervorosi devono prepa­rarsi all'incertezza della morte, con la pratica dei primi vener­dì. (P. Agostini).

 

Spirito dei Primi Venerdì

Gesù, un giorno, mostrando il Suo Cuore e lamentandosi delle ingratitudini degli uomini, disse a S. Margherita Maria (Alacoque): «Tu almeno dammi questa consolazione, supplisci quanto puoi alla loro ingratitudine... Mi riceverai nella S. Comunione con la maggior frequenza che l'obbedienza ti permetterà... Farai la Comunione ogni primo venerdì del mese... Pregherai con Me per mitigare l'ira divina e per chiedere misericordia verso i peccatori».

In queste parole Gesù fa intendere quale debba essere l'ani­ma, lo spirito della Comunione mensile dei primi Venerdì: spirito di amore e di riparazione.

Di amore: per contraccambiare con il nostro fervore l'immen­so amore del Cuore divino verso di noi.

Di riparazione: per consolarlo delle freddezze e delle indiffe­renze con cui gli uomini ripagano tanto amore.

Questa richiesta, dunque, della pratica dei Primi Venerdì dei mese, non deve essere accolta solo per ottemperare alle no­ve Comunioni e così ricevere la promessa della perseveranza finale, fatta da Gesù; ma deve essere una risposta d'un cuo­re ardente e fedele che desidera incontrarsi con Colui che gli ha donato tutta la sua vita.

Questa Comunione, intesa così, porta con certezza ad una unione vitale e perfetta con Cristo, a quell'unione che Egli ci ha promesso in premio alla Comunione ben fatta: «Colui che mangia di Me, vivrà per Me» (Gv. 6,57).

Per Me, ossia avrà una vita che è simile alla Sua, vivrà quella santità che Egli desidera.

 

Condizioni richieste

Questo incontro mensile deve possedere alcune condizioni e disposizioni, richieste da Gesù, per ottenere il fine della «Grande Promessa».

1 - Accostarsi alla Comunione con le dovute disposizioni. La S. Comunione deve essere fatta bene, cioè in grazia di Dio, senza che si richieda un fervore speciale. È evidente che colui che facesse qualcuna o tutte queste Comunioni, sapen­do di essere in peccato mortale, si rende indegno della Mise­ricordia divina e mette in pericolo la salvezza eterna.

Gesù, inoltre, non parla di Comunioni fervorose; basta che siano comunioni ben fatte. È evidente che le comunioni dei primi venerdì non sarebbero ben fatte se il fedele ragionasse così: «Ora posso liberamente darmi al vizio, tanto ho messo al sicuro l'anima mial». Non è affare di banca il nostro, ma è problema di grazia e di amore.

2 - Ogni primo Venerdì del mese.

Queste Comunioni vanno fatte assolutamente al primo Ve­nerdì del mese, e non otterrebbero il loro fine della «Grande Promessa» se venissero compiute in altro giorno della setti­mana oppure in un altro venerdì del mese.

Invece si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.

3 - Per nove mesi consecutivi.

Significa che le nove Comunioni devono essere fatte, al pri­mo venerdì del mese, di seguito, senza alcuna interruzione. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per di­menticanza, per malattia, ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo, sebbene le Comunioni già fatte siano sante e meritorie.

 

Offerta

In unione con tutte le anime consacrate, io ti offro, o mio Dio, per il Cuore immacolato di Maria, rifugio dei peccatori, le espiazioni e l'amore infinito del Cuore di Gesù in riparazio­ne delle colpe, che feriscono più amaramente il tuo amore, perché commesse da quelli che maggiormente hai amato, in riparazione dei peccati miei, dei peccati di coloro che io amo, dei peccati degli agonizzanti e per la liberazione delle anime del Purgatorio.

O Cuore di Gesù, vittima di carità, fa' di me un'Ostia viva, santa, a Dio gradevole. Distaccato da me stesso e dalle crea­ture, in ispirito di penitenza e di riparazione io voglio con te, che ogni giorno ti immoli per amor mio sul santo altare, ab­bandonarmi interamente alla tua volontà, per essere una vit­tima del lavoro, della preghiera e della sofferenza, secondo le intenzioni che ti sono più care: la gloria della SS. Trinità e la salvezza delle anime.

Sacro Cuore di Gesù, abbi pietà di noi!

Cuore Immacolato di Maria, rifugio dei peccatori, prega per noi!

S. Margherita Maria, prega per noi!

 

Un Cuore aperto a tutti O Cuore, arca che racchiudi la legge non dell'antica schiavitù, ma della grazia, del perdono e d'ogni misericordia.

O Cuore, santuario inviolato del nuovo patto d'amore, tempio più santo del primo e velo più utile di quello squarciato. L'amore ti volle trafitto da una ferita a tutti visibile, perché potessimo venerare le ferite dell’amore invisibile. Sotto un tal simbolo d'amore, soffrendo in modo cruento e mistico Cristo sull'altare della Croce immolò l'anima e il corpo.

Come non riamare chi ci ha tanto amati? Come non prediligere il nostro Salvatore? Come non riporre nel suo Cuore la nostra eterna dimora? Gloria a te, o Signore, che dal Cuore effondi ogni grazia, e al Padre e allo Spirito Santo, sempre per tutti i secoli. Amen. (Brev. Rom. )

 

 

 
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